Donne in via d’estinzione

novembre 25, 2012

 

Oggi è la Giornata contro la violenza sulle donne. Un’altra giornata “a tema” per mostrare che si è consapevoli di un problema e lo si sta affrontando.

Si parlerà di femminicidio: 113 donne dall’inizio dell’anno, in aumento rispetto allo scorso anno, 73 uccise dai loro compagni o ex compagni, una donna uccisa ogni 2 giorni, di prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. Tutti si scandalizzeranno. Ma lo guarderanno come un problema di altri, di altre soprattutto. Ascolteranno, tra sé e sé penseranno che l’aver ascoltato li rende solidali e cosa si può chiedere più della solidarietà per qualcosa di così lontano dalla nostra vita? Proporranno di cambiare le leggi, si indigneranno per le scarcerazioni facili, tutti insieme diranno, «Si deve fare qualcosa, dobbiamo intervenire, è inaccettabile…». Si cercheranno colpevoli tra gli uomini, dentro la religione e la cultura, nella società… e non in noi stessi. Finché rimarrà una giornata che riguarda altre donne, altri uomini, non potrà cambiare niente.

Oggi è la giornata dedicata alle vittime della violenza degli uomini. Le vittime saranno le protagoniste, per “non dimenticare”, ma come si può dimenticare? Possiamo abituarci all’idea di essere massacrate ogni due giorni, possiamo assuefarci all’idea di un piccolo sterminio, possiamo arrivare a pensare che sia la normale vita, cose che succedono, cose che le donne per natura sono portate a sopportare per il bene della famiglia, ma non possiamo dimenticare.

Gli uomini oggi è meglio che restino in casa a guardare le partite perché saranno i primi a essere additati. In fondo se la meritano una giornata di punizione e di occhiate in cagnesco, un po’ come me quando guardo “Amore Criminale”. Poco male, tanto gli uomini sono biologicamente immuni a ogni senso di colpa.

I colpevoli, gli assassini sono gli uomini. Si dirà che sono uomini che confondono l’amore con il possesso, che non sanno amare, uomini che all’inizio si presentavano in un certo modo e poi sono improvvisamente cambiati. Uomini insicuri che non riescono ad accettare l’indipendenza e l’emancipazione delle donne. Uomini che non riescono a sopportare l’onta dell’abbandono, uomini che non possono permettere che una donna metta loro i piedi in testa.

Ci sono uomini così. E non sono solo i 73 che hanno ucciso quest’anno. Diranno che sono pazzi, sono malati, sono degli animali. Nessuno di questi termini a mio avviso è dispregiativo, perché nessuna delle categorie citate ha l’abitudine di compiere questi crimini, di cui è pienamente capace l’essere umano ritenuto “normale”.

Vorrei provare a fare un percorso a ritroso per arrivare al nocciolo del problema.

Gli uomini che commettono violenza sulle donne, nella stragrande maggioranza dei casi sono normalissimi con vite normalissime. La società li accetta e li integra, non perché questi uomini siano bravi a dissimulare le loro “debolezze”, ma perché non sono considerate cose gravi. Il controllo, la gelosia, le frasi dette al bar del tipo «se mi fa le corna l’ammazzo» e giù grandi risate… In realtà la nostra società, con le sue 113 vittime, non dovrebbe proprio permettersi di ridere o sorridere, ma dovrebbe mettersi in allarme.

Il primo passo è renderci conto e ammettere che il problema riguarda tutti noi, uomini e donne. Non il rapporto tra uomo e donna, un rapporto malato dove non si conosce l’amore e il rispetto, ma l’essere umano uomo e l’essere umano donna. Dobbiamo distruggere una volta per tutte i ruoli sociali, che sono un abominio, e concentrarci sugli esseri umani. Non esiste un capo famiglia, un uomo che ha il compito di proteggere la famiglia, di portare i soldi a casa, di vegliare sulla moralità e la sacralità del focolare domestico. Ogni essere umano deve essere responsabile per se stesso e per i figli quando sono piccoli. Io vengo ancora percorsa da un brivido quando sento le donne dirsi realizzate e appagate nel matrimonio e nella famiglia. Non sono mai stata totalmente appagata in famiglia come figlia e non credo che potrei esserlo come moglie. E con questo non voglio dire che non ci si debba sposare o fare una famiglia, ma che la vita continua anche dopo! Dopo non c’è solo la vita di coppia o familiare, dopo ci sono ancora dei singoli esseri umani che non essendo stati fatti con lo stampino hanno per forza di cose, gusti, bisogni e desideri che non coincidono. Per quanto una coppia possa essere affiatata e una famiglia possa essere “mulino bianco” è sano e giusto che ognuno abbia i suoi spazi per prendersi cura di sé come essere umano, anche per non impazzire e per non sentirsi soffocare. Condividere è una scelta e non una costrizione.

Infine arriviamo ad analizzare il problema di fondo: la differenza di educazione dei maschi e delle femmine. Quando sono piccoli ai bambini è permesso quasi tutto, è tollerato quasi tutto perché i maschi sono più vivaci, sono più irruenti, più difficili da gestire e hanno maggiore bisogno di sfogarsi. Le bambine invece devono essere, brave, carine ed educate.

Tante mamme italiane hanno creato dei mostri, e nemmeno tanto in senso figurato. Hanno insegnato ai maschi a fare le cose dei maschi e alle femmine a fare le cose da femmine. E non era così 100 anni fa, è ancora così. Se così tanti uomini sono ancora convinti di potere o dovere controllare la vita delle loro donne, deciderne il destino, che il compito di uomo è proteggere la donna in quanto sesso debole, vuol dire che la nostra società e le loro famiglie hanno sbagliato a crescere questi figli.

Consideriamo lo stupro. Quante mamme di stupratori hanno dichiarato «Mio figlio è un bravo ragazzo». Forse tutte quelle a cui la cronaca ha dato risalto. Vogliamo inasprire le leggi per la violenza contro le donne? Cominciamo ad arrestare queste madri. Perché se ci sarà mai una speranza di recuperare e rieducare un uomo sarà lontano da madri e famiglie come queste.

Non ci dovrebbe essere differenza tra uomini e donne. Le donne oggi non vanno difese in quanto donne, non vanno tutelate come un animale in via d’estinzione. Le donne devono cominciare a essere concepite come esseri umani e basta. Non ci servono leggi speciali, decenni di carcere, nuovi reati, ci serve che la nostra vita sia considerata come quella degli uomini e non alle loro dipendenze. Ci serve che la società smetta di volerci solo madri di famiglia, un ruolo che ci sta troppo stretto e ci rende delle martiri pronte a sacrificare la propria vita per i figli. Vogliamo dire che non è giusto, che nessuna donna si dovrebbe sacrificare per nessuno, ma che soprattutto il sacrificio non deve essere un’imposizione della società. Abbiamo bisogno di libertà, che ogni nostra scelta o non scelta non ricada sotto un giudizio che suona come una sentenza. Non sbagliano solo gli uomini. Gli uomini uccidono perché sono stupidi, perché vengono viziati dalla società che li adula e promette loro che se nella vita saranno degli incapaci non c’è problema, perché saranno sempre i capi e signori di una donna, di una famiglia.

Ma siamo noi donne che partoriamo gli assassini e vorrei tanto che qualcuno in questa giornata mi insegnasse cosa si deve fare per non generare degli assassini seriali.

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Non siamo innocenti

dicembre 15, 2011

razzismo-fascista

Torino, 11 dicembre – Il campo rom nell’area della Continassa di Torino viene bruciato da alcune persone che partecipavano alla manifestazione di protesta per lo stupro, da parte di due zingari, di una ragazza di 16 anni. Lo stupro si è scoperto poi essere una tragica bugia. Il gip di Torino, Silvia Salvadori, ha convalidato gli arresti di Guido Di Vito, 59 anni, e Luca Oliva, 20 anni, in carcere da sabato scorso con l’accusa di aver partecipato al raid incendiario contro il campo rom abusivo. Sono stati inoltre trasmessi alla procura dei minori gli atti del procedimento contro la sedicenne che, per paura di confessare di aver perso la verginità, aveva raccontato di essere stata violentata mercoledì pomeriggio: gli inquirenti stanno decidendo se procedere o meno con l’accusa di simulazione di reato.

Firenze, 13 dicembre – Gianluca Casseri, cinquantenne di origini pistoiesi, militante di estrema destra e frequentatore di CasaPound, arriva al mercato di piazza Dalmazia impugnando una Smith & Wesson calibro 357 magnum e spara a Samb Modou, 40 anni, senegalese e a Diop Mor, 54 anni, stessa nazionalità, uccidendoli sul colpo. Riparte poi alla caccia di altri immigrati, dirigendosi questa volta al mercato di San Lorenzo, dove comincia a sparare tra la folla. Alla fine i feriti saranno 3: Sougou Mor, 32 anni, colpito al torace, Mbenghe Cheike, 42 anni e Moustapha Dieng, 37 anni, colpito alla colonna vertebrale.

 Non chiamiamoli giorni di ordinaria follia perché qui di folle non c’è niente. C’è il razzismo, c’è la violenza. E non mettiamo le mani avanti dissociandoci da quello che sta succedendo come se non ci appartenesse. Perché è anche colpa nostra, di tutti noi. Non difendiamo le nostre città, il nostro Paese, le nostre famiglie, ma facciamoci un esame di coscienza, se veramente ci importa qualcosa. E parliamo di questo. Affrontiamolo a viso aperto il problema, senza sviare l’attenzione con argomenti da salotto televisivo. A Torino sembra che la tragedia sia la ragazzina imbecille che ha perso la verginità. Se proprio dobbiamo individuare un problema collaterale andiamo a vedere la famiglia di questa giovane imbecille, perché se a 16 anni è così idiota la colpa è sicuramente dei genitori. Non voglio entrare nel merito della religione, della promessa strappata di arrivare vergine al matrimonio, dell’innato senso di colpa su cui si fonda il cattolicesimo e che questi genitori devono avere inevitabilmente fomentato. Quello che mi lascia perplessa e demoralizzata è la totale indifferenza per ciò che è giusto o sbagliato. Invece di sprecare tempo ad insegnare l’importanza di rimanere illibate per non dispiacere a dio, avrebbero potuto insegnarle cos’è l’istigazione alla violenza e quali conseguenze ha… facile dare la colpa a chi non si può difendere, perché considerato, senza appello, fonte principale dei mali della società. E poi ci sono i giustizieri della notte, vigliacchi bastardi, che avrebbero potuto, e probabilmente voluto, fare una strage. Hanno bruciato le case dei rom e tutto quello che avevano. Ma per l’opinione pubblica non è così grave perché non percepisce quel campo come la “casa di qualcuno”, ma come un insieme di baracche. Non può essere tanto grave dare fuoco ad un mucchio di stracci e materassi sgangherati.

 Ci sentiamo tanto diversi da questi pazzi, ma non siamo diversi per niente. Siamo violenti ogni giorno quando al bar o sull’autobus ci escono fuori parole immonde di cui nemmeno ci rendiamo conto. Gli extracomunitari che prima ci rubavano il lavoro, ora, anche se puliscono e guardano gli anziani di cui non ci vogliamo più occupare, ci rubano le case popolari e i contributi di solidarietà. In modo inconcepibile riusciamo a provare invidia e rabbia verso chi sta peggio di noi. Invece di incazzarci con chi ruba, non i 20 euro dal portafoglio, ma i milioni di euro. Con chi si compra le barche e i macchinoni grazie all’evasione fiscale, con chi truffa gli investitori come Don Callisto, con chi non regolarizza i dipendenti per non pagare le tasse e i contributi, con chi non viene mai punito perché magicamente sa sempre il giorno in cui la finanza andrà a fare i controlli, ce la prendiamo con chi ogni giorno cerca di sopravvivere come può. Questa è l’Italia. Quello che percepiamo come problema o disagio sono  principalmente gli stranieri. Non tolleriamo niente di quello che fanno. Ci infastidiscono perché spacciano, perché si ubriacano, perché ascoltano la musica ad alto volume, perché cucinano troppo speziato, perché vivono in troppi in minuscoli appartamenti, perché i loro bambini piangono troppo forte, perché sporcano le strade, perché ci puliscono i vetri delle auto, perché ci chiedono gli spiccioli… Come se niente di tutto questo appartenesse anche agli italiani, ai francesi, ai tedeschi, agli olandesi, agli americani, agli spagnoli… Vediamo quello che fanno alcuni e, per estensione, è colpa di tutti, del loro paese di origine, della loro religione.

Ieri gli ambulanti del mercato di San Lorenzo a Firenze hanno tenuto chiuse le loro bancarelle in segno di lutto per quello che è successo martedì. Voglio credere alle loro buone intenzioni, voglio credere che siano veramente e sinceramente dispiaciuti. Ma qualche anno fa le proteste di chi viveva e lavorava nel quartiere sono state molto pesanti. Ci sono state manifestazioni al grido di “tornatevene a casa vostra”. Io ho fatto molte interviste per il mercatino e alcuni commenti erano veramente imbarazzanti. Si parlava di degrado, di quartiere in mano agli immigrati, a cui, evidentemente, qualche ricco fiorentino aveva affittato negozi e appartamenti. Ma nessuno si poneva il problema che qualche illustre concittadino guadagnasse, e anche tanto, su quegli affitti. Il pensiero comune era che lì non ci dovevano stare e che il comune, in un modo o nell’altro, doveva mandarli via non importava dove e a quali condizioni. La presenza degli stranieri per loro era indice di mancata sicurezza. Bisognava impedirgli di arrivare nel nostro Paese e non avevano nessun pudore a dirlo, persino a me, che avevo un microfono e registravo tutto. Oggi esprimono solidarietà. Magari si sono accorti a cosa può portare quell’odio che anche loro provavano. Magari, feriti e stesi a terra, non hanno potuto non riconoscerli come esseri umani. Magari non sanno perché provano dispiacere, ma si fermano per rispetto e per pensare.

E io spero tanto che la gente pensi in questi giorni. Che pensi che il male non viene da fuori, ma ce lo portiamo noi dentro, con le nostre parole cariche di violenza e di disprezzo verso tutti. Quando diciamo che non ci importa niente dei carcerati ammassati come le bestie dentro le celle, tanto sono assassini, quando vorremmo ammazzare i vicini che fanno casino, quando vorremmo picchiare i tifosi della squadra avversaria o chi non ci dà la precedenza in strada. Quando imprechiamo e mandiamo gli accidenti, quando litighiamo sputando odio e ci giustifichiamo dicendo che non pensavamo quello che c’è uscito dalla bocca. Forse non lo abbiamo elaborato coscientemente e forse il filtro inibitore nel nostro cervello ha aperto il rubinetto, ma quelle cose erano comunque dentro di noi e non dentro qualcun altro. Sono nostre, ci appartengono. Pensiamo all’uso che facciamo delle parole. E se non riusciamo a cambiare il modo di pensare, proviamo intanto ad usare bene le parole. Proviamo a non sottovalutarle. E smettiamola di pensare di risolvere le situazioni allontanandole dai nostri occhi. 5 corpi erano stesi per le strade di Firenze, ora che li abbiamo visti non possiamo continuare a ripeterci che non siamo un Paese razzista. Perché quel fascista sarà stato pure un solitario, ma di sicuro avrà parlato con qualcuno (tanti a CasaPound) che la pensava come lui. E qualcuno magari avrà sorriso delle sue intenzioni, avrà condiviso il suo odio. E penso a quell’ambulante di piazza Dalmazia, con cui Casseri aveva scambiato qualche parola prima di dire “ora a questi ci penso io” e andare a prendere la pistola. La mia sensazione è che l’ambulante abbia intavolato una conversazione di quelle che tutti i giorni si sentono al bar o sugli autobus sugli extracomunitari. Una stupida conversazione razzista, ma di senso comune del tipo “non se ne può più”…. Chi poteva immaginare che portasse a questo?

 C’è dentro di noi e nelle nostre città un razzismo quotidiano, che prende spunto da quei fastidi comuni che facilmente imputiamo agli stranieri, ai diversi. Abbiamo il coraggio di ripeterci che siamo troppo buoni e che gli immigrati se ne approfittano! Ne parliamo come se niente fosse, perché è socialmente accettato generalizzare. Ne parliamo e intanto l’intolleranza e il clima di tensione comincia piano piano a salire. Ne parliamo e qualcuno prova sempre più fastidio per gli atteggiamenti di alcuni stranieri e comincia a parlarne con più enfasi al bar o sull’autobus. Ne parliamo e ci sentiamo dare ragione e raccontare altri episodi “che schifo”. Ne parliamo e qualcuno comincia a pensare che aveva ragione quel politico che voleva sparare ai barconi degli immigrati e quasi quasi alle prossime elezioni lo vota. Ne parliamo e intanto una realtà alternativa si è ormai instaurata: noi e loro, loro tolgono qualcosa a noi. Dalle parole, che si insinuano ogni giorno nella nostra coscienza e nel nostro cervello atrofizzato, la società si sveglia come ci svegliamo noi oggi. Razzisti e violenti.

Siamo ancora convinti di essere innocenti?

“Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso

la notte che le pantere ci mordevano il sedere,

lasciandoci in buona fede massacrare sui marciapiedi,

anche se ora ve ne fregate, voi quella notte, voi c’eravate.

Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”.

F. De André

La canzone del maggio

ROMA CAPUT FASCI

agosto 31, 2008

Bellissima Roma. La città immortale. La città della “Dolce vitae dell’omicidio di Renato Biagetti, del Colosseo e dell’aggressione degli stranieri al Pigneto, del colonnato del Bernini di piazza San Pietro e dell’aggressione fascista di Villa Ada, di Villa Borghese e dell’assalto agli studenti della Sapienza. La città delle svastiche e dei saluti romani il giorno dell’elezione a sindaco di Gianni Alemanno. La città in cui il suddetto sindaco porta al collo una croce celtica. La città che vuole intitolare una strada ad Almirante e dell’esercito nelle strade. Bellissima città Roma.

Non credo che ci sia da rimanere stupiti se i neofascisti, i cui reati sono sempre sottovalutati, si sentono i padroni della città e continuano ad accoltellare chiunque sia ritenuto diverso. Qualcuno gli ha detto o fatto capire che possono e devono farlo.

Ieri al parco Schuster è stata organizzata una serata per ricordare Renato Biagetti, ucciso 2 anni fa a Focene da Vittorio Emiliani (condannato a 15 anni, il massimo della pena richiesta considerato il rito abbreviato), e da G. A., minorenne. Immancabili i fascisti che verso le 4 e 30 del mattino, nei pressi del centro sociale Pirateria, hanno aggredito  al grido di “Zecche, andatevene, abbiamo i coltelli”, 3 ragazzi con armi da taglio e catene: uno di loro è ricoverato al Cto con ferite profonde alla coscia.
Teste rasate, 10 contro 3, coltelli e catene alle spalle, scappati come topi subito dopo: strategia tipica dell’assalto fascista.

I militari dell’esercito magari in quel momento erano occupati a piantonare qualche pericolosissimo bambino rom che dormiva nella sua baracca, o forse si riposavano per la pesante giornata che li attendeva l’indomani a intimare a tutti quei turisti di non mangiare panini sulla scalinata di piazza di Spagna.

E mi viene in mente la discussione che la settimana scorsa ho fatto con un ragazzo a proposito della violenza. Fermo restando che come tutte le persone ragionevoli sono contro la violenza e penso che ci sono sempre e ci devono essere soluzioni alternative all’uso forza, credo che non tutte le forme di violenza siano uguali. Credo che siano diverse le cause e soprattutto le implicazioni e che ci siano gradi diversi di pericolosità per la società. I partigiani hanno usato la forza per liberare l’Italia dai fascisti ma sono indubbiamente degli eroi.

La nostra società forse è più complicata da un certo punto di vista perchè si fa più fatica a capire chi sia il nemico, quale sia il male per noi e quali possono essere le reali e concrete alternative a questo stato di cose. Siamo talmente immersi e complici di tutto ciò che non va che è difficile essere pronti a staccarsi da tutto e a voler davvero cambiare. Ed è anche da questo che nasce la violenza.

Ma è stupido, buonista e ipocrita affermare che la violenza è tutta uguale. Un uomo che uccide la moglie che lo vuole lasciare non è come una donna che uccide il marito dopo 15 anni di violenze fisiche e psicologiche. Allo stesso modo la violenza del nuovo fascismo, di questa nuova corrente razzista, xenofoba e misogina è pericolosa e lo sarà sempre di più se continuerà questo lassismo, questo rifiuto di voler prendere una posizione netta e rigorosa verso questo tipo di comportamenti. Sono in gioco i nostri valori la nostra cultura, il nostro essere umani. Ma probabilmente tutto questo non è abbastanza importante, almeno non quanto gli interessi economici che stanno dietro alla distruzione di un traliccio dell’enel, o alla devastazione della vetrina di una banca (reati per cui l’accusa di terrorismo è quasi scontata). E anche se credo che siano più efficaci altri tipi di lotta non violenta che possono cambiare la società in modo più profondo e maturo, le motivazioni (e non i metodi) di chi vuole difendere i più deboli, il pianeta, i diritti di tutti, perchè pensa che siamo tutti uguali e abbiamo tutti pari dignità, rispetto a chi pensa che esiste una razza superiore, una religione superiore, una cultura superiore, un sesso superiore, mi sembrano senza dubbio più valide.
Non credo che si possa far finta che le cose non stiano così e che basti dire che si è contro la violenza per far si che smetta di esistere e che il mondo cambi magicamente. Il volemose bbene, il perenne compromesso che pende sempre in favore dei più potenti, se non c’è una soluzione concreta non fa altro che irritare le persone che poi sbottano nei modi peggiori.
Ma c’è anche l’odio strisciante dei fascisti che ci sta avvelenando, un odio che non ha scuse, motivi, senso, giustificazioni, se non una cattiva educazione. Un odio che al momento è il più grande pericolo per le belle città come Roma, ma non credo che ci sia esercito o poliziotto addestrato per fermarlo.

Giada

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Vista l’importanza dell’argomento, che continua comunque ad essere taciuto o non sufficientemente approfondito in tutte le sue drammatiche conseguenze, credo che sia giusto aggiungere qualche altra riflessione.

Partendo dal fatto che alle 12,40 di oggi, 19 febbraio, l’Ansa batte la seguente notizia: “Una cinese di 20 anni è ricoverata in prognosi riservata in seguito, sembra ad un aborto che potrebbe esserle stato procurato. Sul caso indaga la squadra mobile di Firenze, dopo l’intervento la notte scorsa delle volanti all’ospedale fiorentino di Careggi, dove la giovane si è presentata sembra in compagnia di una parente, dopo aver accusato alcuni malori. E’ stato un medico di Careggi ad allertare la polizia. La ventenne è stata sottoposta ad intevento chirurgico: le condizioni sarebbero gravi. Indagini sono in corso per capire come e dove sia avvenuta l’interruzione di gravidanza. Per i sanitari l’aborto sarebbe stato procurato da terzi. La cinese, secondo quanto emerso al momento, avrebbe riferito alla zia di essersi provocata da sola l’interruzione di gravidanza utilizzando arnesi da cucina. Un sopralluogo nell’abitazione a Firenze della giovane è stato effettuato dalla polizia”.

Nè giornali nè telegiornali nazionali parleranno di questa cosa. Perchè bisogna continuare a spalleggiare Ferrara e la sua maledettissima lista per la vita, e a dare voce solo alle sue farneticazioni. Certo non si può parlare di cosa sta succedendo a questa ragazza di venti anni, perchè ricorderebbe cosa erano costrette a subire TUTTE le donne prima della legge 194. Questa legge che ci vogliono togliere, che ha salvato la vita a migliaia di donne eliminando quasi totalmente la piaga dell’aborto illegale che dava i risultati che vediamo oggi sulla pelle di questa povera ragazza.

La violenza alle donne ha varie forme: quella che ti impedisce di interrompere una gravidanza in modo legale e senza rischi per la salute, quella che in Italia uccide una donna ogni 3 giorni, ma anche quella che viene perpretrata in maniera collettiva. Maria Cristina Ghelli, presidente del Teatro delle donne ha detto: “Questa violenza viene da lontano, viene dallo storico bisogno del potere maschile di controllare la capacità riproduttiva delle donne, potere unico, immenso e non condivisibile che alle donne è stato fatto pagare a caro prezzo, in vari periodi storici e in molti modi, da società che non hanno accettato e non accettano la “diversità” delle donne. E di inaccettabile violenza di Stato si tratta nel recente caso di irruzione della polizia subito dopo un intervento di interruzione di gravidanza in un ospedale pubblico. Episodio d’inciviltà nei confronti di una donna che nasce da un clima nazionale di contestazione dei diritti fondamentali della persona, quando questa persona è una donna. Nessun criminale (camorrista o mafioso) è mai stato interrogato mentre usciva da una sala operatoria. Questo fatto dà la misura di quanto una donna venga ritenuta pericolosa nella sua possibilità di autodeterminazione rispetto alla maternità“.

In questi giorni le donne hanno manifestato in tutta Italia per portare la loro solidarietà alla donna di Napoli, alla faccia degli uomini che dicono che le donne non sono solidali tra di loro. Se la Natura ha deciso che devono essere le donne a dare inizio alla vita un motivo ci sarà. Però è strano come la lista per la vita non si sia anche schierata contro le guerre, quella in Afghanistan o quella in Iraq. Nessuno, nè la chiaesa nè Giuliano Ferrara ha pensato allora a salvare la vita dei bambini, nati e vivi, che sono sempre le prime vittime delle guerre. In Iraq grazie alla guerra di Bush sostenuta in tutto e per tutto dall’Italia sono morti più di 600 mila bambini sotto i 5 anni. Forse fuori dall’utero materno non vale più il diritto alla vita.

Giada

La caccia alle streghe

febbraio 17, 2008

giù le mani dal corpo delle donne

Gli uomini vogliono ancora una volta decidere della vita delle donne, del loro corpo, dei loro pensieri. La nostra società è ancora profondamente maschilista. Non ci sono donne al potere, in compenso si considera che il loro posto naturale se non è proprio a casa a tirare su 15 figli, è perlomeno quello di sculettare come oche stupide su un qualunque canale televisivo. E questo è quello che gli uomini intendono per parità tra i sessi. Le violenze in Italia sono altissime. 6 milioni e 743 mila donne hanno subito violenze fisiche o sessuali da parte di uomini. “I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei. Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. Gli sconosciuti commettono stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente l’11,4% e il 9,1% dei partner”. Questi sono i dati forniti l’anno scorso dal report Istat commissionato dal Ministero dei Diritti e delle Pari Opportunità. Altri numeri tanto per dare un idea:

  • il 27% delle donne ha subito ferite a seguito della violenza che nel 24% dei casi sono state gravi al punto da richiedere il ricorso a cure mediche;
  • 2 milioni e 77 mila donne hanno subito comportamenti persecutori da partner o ex;
  • 7 milioni e 134 mila donne hanno subito o subiscono violenza psicologica (isolamento o tentativo di isolamento, violenza economica, controllo, svalorizzazione, intimidazioni);
  • 1 milione e 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni (nella maggior parte dei casi gli autori sono conoscenti, parenti, amici di famiglia);
  • 674 mila donne hanno subito violenza ripetuta dal partner e avevano figli al momento della violenza;
  • dulcis in fundo, nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate, si supera il 90%. Credo che sia questo il dato più significativo, che dimostra quanto le donne siano sottomesse e in fondo quasi giustifichino i comportamenti violenti degli uomini, che però in generale si lavano facilmente la coscienza con gli cioccolatini per san Valentino e il fiorellino per la festa della donna.

Quello che sta succedendo ora è ancora più sconvolgente. La campagna elettorale si sta giocando sul nostro corpo e quando un ciccione tipo Ferrara ci passa sopra non è una cosa da poco. Al Federico II di Napoli si sono calpestati i diritti di una donna che stava probabilmente vivendo il momento più brutto e difficile della sua vita. E questo vuol dire che stanno calpestando i diritti di tutte le donne. Se nel momento in cui una donna è più fragile gli uomini possono accusarla, terrorizzarla, traumatizzarla, senza che nessuna legge e nessuna PERSONA possa difenderla vuol dire che stanno cercando di annientarci come esseri umani, con quei metodi fascisti che la destra conosce bene.

Una telefonata anonima ha fatto scattare il blitz, per presunto aborto illegale, come diceva De André “spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme”. In realtà al feto era stata diagnosticata la sindrome di Klinefelter, una patologia causata da un’anomalia cromosomica, e la donna, incinta alla 20esima settimana aveva deciso per l’aborto terapeutico. In questa situazione di dolore, senza preoccuparsi di fare ulteriori accertamenti, ha fatto irruzione la polizia sequestrando il feto e torturando una donna che stava soffrendo. D’altra parte gli ordini sono ordini e credo che faccia parte dell’addestramento delle forze armate passare come carri armati sopra la vita di chi non può difendersi, senza la minima obiezione di coscienza. Ma tutto si spiega. Perchè chi ha fatto la telefonata allarmista è un ex carabiniere di 52 anni che lavora come portantino nel reparto di ostetricia e che forse ha avuto un momento di nostalgia per i tempi andati di blitz e irruzioni.

Tutto questo è stato alimentato da un clima di terrore nei confronti della legge 194 che è cominciato con il referendum per la legge sulla fecondazione assistita, è continuato con i vaneggiamenti del papa e di Giuliano Ferrara contro l’aborto, ed arriva fino ad oggi, quando platealmente viene vietato il diritto di una donna, la privacy e il segreto professionale tra medico e paziente  e, tanto per gradire, viene pure violata la legge.

Il 15 febbraio Norma Rangeri scriveva sul ManifestoNoi della vecchia generazione di femministe avevamo l’incubo dei feti sotto vetro esposti in pubblico dal movimento per la vita di Carlo Casini, un cattolico oltranzista che non si faceva scrupolo di violentare, con macabri rituali, le donne che affrontavano il dramma dell’aborto. Oggi, a trent’anni dalla conquista della 194, ci ritroviamo con un neonato movimento per la vita, concepito e partorito da Giuliano Ferrara. Nel 2008 l’aborto torna a essere definito un omicidio e assassine sono le donne costrette a ricorrervi. Fino al punto di essere inseguite nelle corsie d’ospedale da squadre di poliziotti a caccia di feti. Naturalmente, ieri come oggi, a indossare i panni dei difensori della vita sono uomini, mossi dal desiderio di ristabilire il potere della generazione, grande e perduto”.

Ferrara ha anche detto che farà il test per la Klinefelter, perchè secondo lui ne è affetto, ma soprattutto per dimostrare che si può vivere degnamente anche avendo questa sindrome. Io non credo che gli riuscirà fare questa dimostrazione. Perchè tra i feti esposti e la minaccia che ti possa nascere un figlio come Giuliano Ferrara non so cosa può fare più paura. E comunque resta una decisione che solo una donna può prendere, in coscienza, senza pressioni psicologiche, pensando a quello che può essere meglio per lei, per la sua vita e per il suo bambino. Perchè non si può separare la vita di un bambino da quella della madre. C’è poi da far notare come nella maggior parte dei casi le donne decidano di tenere bambini anche con problemi, mentre probabilmente a quel punto sono gli uomini a scappare il più lontano possibile. Perchè le donne sono molto più coraggiose e la decisione di abortire non è mai presa a cuor leggero.

Poi c’è l’obiezione di coscienza di medici e di personale ospedaliero. Diventa così difficile anche avere la pillola del giorno dopo, che potrebbe evitare situazioni più difficili e complicate, perchè dall’alto di non si sa quale potere qualcuno pensa che sia giusto decidere della tua vita. Solo il 20% dei medici in Italia pratica l’aborto e questo comporta liste d’attesa lunghissime per l’interruzione di gravidanza quasi al limite delle 13 settimane stabilite per legge. E anche questo complica lo stato psicologico e emotivo delle donne che hanno preso questa scelta. Per non parlare del fatto che per rendere ancora più deboli e fragili le donne in Italia non si può usare la pillola abortiva RU 486 che eviterebbe l’intervento chirurgico e molte delle conseguenze psichiche e fisiche che dipendono da questo. Ma qualcuno pensa che sia giusto che la donna che abortisce debba soffrire il più possibile.

Non è questione di pensare se l’aborto sia giusto oppure no, se nell’embrione ci sia o no la vita o a quello che faremmo noi in una situazione simile. Quello che ognuno di noi pensa non può precludere la libertà di chi si trova in una situazione diversa dalla nostra o la pensa diversamente. Non si può obbligare qualcuno a fare quello che faremmo noi. Abbiamo anche noi il diritto di scegliere, come tutte le donne d’Europa, della nostra vita. Bisogna smettere di pensare che la libertà individuale di una donna, di scegliere per la sua vita, sia egoismo femminile. In più gli aborti dagli anni 80 ad oggi sono diminuiti del 40%, quindi non siamo quelle scellerate assassine che pensa il Vaticano. E’ triste constatare quanto il dito sia sempre puntato sulle donne: assassine, ammaliatrici, provocatrici, opportuniste, streghe…Si, allora bruciateci sul rogo e fate vedere quanto amate la vita.

Giada

Ps: ultima citazione: “I numerosi ragazzi-padri, gli incoscienti di fronte alle loro eiaculazioni, gli uomini che non hanno nessun rapporto con i “loro” bambini si sono presi l’incomodo di fare leggi sui nostri corpi, sui nostri figli, sulla nostra maternità. E ci fanno pagare il prezzo di averla, non dico scelta, ma accettata. Se esistesse davvero l’uguaglianza dei diritti, all’obbligo per la donna di portare avanti una gravidanza non voluta dovrebbe corrispondere parallelamente l’obbligo per l’uomo al coito interrotto o al preservativo. Se l’uomo ha la libertà di non gestire i suoi spermatozoi, la donna dovrebbe avere la libertà di non preoccuparsi delle proprie ovulazioni, e invece siamo solo noi che dobbiamo continuamente difenderci dalla libertà del maschio: l’unico non punibile dalla legge“.

Il processo degli angeli“, Gigliola Pierobon sul procedimento giudiziario intentato contro di lei nel 1973, dopo un aborto clandestino a 17 anni, per “delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe”.