Non siamo innocenti

dicembre 15, 2011

razzismo-fascista

Torino, 11 dicembre – Il campo rom nell’area della Continassa di Torino viene bruciato da alcune persone che partecipavano alla manifestazione di protesta per lo stupro, da parte di due zingari, di una ragazza di 16 anni. Lo stupro si è scoperto poi essere una tragica bugia. Il gip di Torino, Silvia Salvadori, ha convalidato gli arresti di Guido Di Vito, 59 anni, e Luca Oliva, 20 anni, in carcere da sabato scorso con l’accusa di aver partecipato al raid incendiario contro il campo rom abusivo. Sono stati inoltre trasmessi alla procura dei minori gli atti del procedimento contro la sedicenne che, per paura di confessare di aver perso la verginità, aveva raccontato di essere stata violentata mercoledì pomeriggio: gli inquirenti stanno decidendo se procedere o meno con l’accusa di simulazione di reato.

Firenze, 13 dicembre – Gianluca Casseri, cinquantenne di origini pistoiesi, militante di estrema destra e frequentatore di CasaPound, arriva al mercato di piazza Dalmazia impugnando una Smith & Wesson calibro 357 magnum e spara a Samb Modou, 40 anni, senegalese e a Diop Mor, 54 anni, stessa nazionalità, uccidendoli sul colpo. Riparte poi alla caccia di altri immigrati, dirigendosi questa volta al mercato di San Lorenzo, dove comincia a sparare tra la folla. Alla fine i feriti saranno 3: Sougou Mor, 32 anni, colpito al torace, Mbenghe Cheike, 42 anni e Moustapha Dieng, 37 anni, colpito alla colonna vertebrale.

 Non chiamiamoli giorni di ordinaria follia perché qui di folle non c’è niente. C’è il razzismo, c’è la violenza. E non mettiamo le mani avanti dissociandoci da quello che sta succedendo come se non ci appartenesse. Perché è anche colpa nostra, di tutti noi. Non difendiamo le nostre città, il nostro Paese, le nostre famiglie, ma facciamoci un esame di coscienza, se veramente ci importa qualcosa. E parliamo di questo. Affrontiamolo a viso aperto il problema, senza sviare l’attenzione con argomenti da salotto televisivo. A Torino sembra che la tragedia sia la ragazzina imbecille che ha perso la verginità. Se proprio dobbiamo individuare un problema collaterale andiamo a vedere la famiglia di questa giovane imbecille, perché se a 16 anni è così idiota la colpa è sicuramente dei genitori. Non voglio entrare nel merito della religione, della promessa strappata di arrivare vergine al matrimonio, dell’innato senso di colpa su cui si fonda il cattolicesimo e che questi genitori devono avere inevitabilmente fomentato. Quello che mi lascia perplessa e demoralizzata è la totale indifferenza per ciò che è giusto o sbagliato. Invece di sprecare tempo ad insegnare l’importanza di rimanere illibate per non dispiacere a dio, avrebbero potuto insegnarle cos’è l’istigazione alla violenza e quali conseguenze ha… facile dare la colpa a chi non si può difendere, perché considerato, senza appello, fonte principale dei mali della società. E poi ci sono i giustizieri della notte, vigliacchi bastardi, che avrebbero potuto, e probabilmente voluto, fare una strage. Hanno bruciato le case dei rom e tutto quello che avevano. Ma per l’opinione pubblica non è così grave perché non percepisce quel campo come la “casa di qualcuno”, ma come un insieme di baracche. Non può essere tanto grave dare fuoco ad un mucchio di stracci e materassi sgangherati.

 Ci sentiamo tanto diversi da questi pazzi, ma non siamo diversi per niente. Siamo violenti ogni giorno quando al bar o sull’autobus ci escono fuori parole immonde di cui nemmeno ci rendiamo conto. Gli extracomunitari che prima ci rubavano il lavoro, ora, anche se puliscono e guardano gli anziani di cui non ci vogliamo più occupare, ci rubano le case popolari e i contributi di solidarietà. In modo inconcepibile riusciamo a provare invidia e rabbia verso chi sta peggio di noi. Invece di incazzarci con chi ruba, non i 20 euro dal portafoglio, ma i milioni di euro. Con chi si compra le barche e i macchinoni grazie all’evasione fiscale, con chi truffa gli investitori come Don Callisto, con chi non regolarizza i dipendenti per non pagare le tasse e i contributi, con chi non viene mai punito perché magicamente sa sempre il giorno in cui la finanza andrà a fare i controlli, ce la prendiamo con chi ogni giorno cerca di sopravvivere come può. Questa è l’Italia. Quello che percepiamo come problema o disagio sono  principalmente gli stranieri. Non tolleriamo niente di quello che fanno. Ci infastidiscono perché spacciano, perché si ubriacano, perché ascoltano la musica ad alto volume, perché cucinano troppo speziato, perché vivono in troppi in minuscoli appartamenti, perché i loro bambini piangono troppo forte, perché sporcano le strade, perché ci puliscono i vetri delle auto, perché ci chiedono gli spiccioli… Come se niente di tutto questo appartenesse anche agli italiani, ai francesi, ai tedeschi, agli olandesi, agli americani, agli spagnoli… Vediamo quello che fanno alcuni e, per estensione, è colpa di tutti, del loro paese di origine, della loro religione.

Ieri gli ambulanti del mercato di San Lorenzo a Firenze hanno tenuto chiuse le loro bancarelle in segno di lutto per quello che è successo martedì. Voglio credere alle loro buone intenzioni, voglio credere che siano veramente e sinceramente dispiaciuti. Ma qualche anno fa le proteste di chi viveva e lavorava nel quartiere sono state molto pesanti. Ci sono state manifestazioni al grido di “tornatevene a casa vostra”. Io ho fatto molte interviste per il mercatino e alcuni commenti erano veramente imbarazzanti. Si parlava di degrado, di quartiere in mano agli immigrati, a cui, evidentemente, qualche ricco fiorentino aveva affittato negozi e appartamenti. Ma nessuno si poneva il problema che qualche illustre concittadino guadagnasse, e anche tanto, su quegli affitti. Il pensiero comune era che lì non ci dovevano stare e che il comune, in un modo o nell’altro, doveva mandarli via non importava dove e a quali condizioni. La presenza degli stranieri per loro era indice di mancata sicurezza. Bisognava impedirgli di arrivare nel nostro Paese e non avevano nessun pudore a dirlo, persino a me, che avevo un microfono e registravo tutto. Oggi esprimono solidarietà. Magari si sono accorti a cosa può portare quell’odio che anche loro provavano. Magari, feriti e stesi a terra, non hanno potuto non riconoscerli come esseri umani. Magari non sanno perché provano dispiacere, ma si fermano per rispetto e per pensare.

E io spero tanto che la gente pensi in questi giorni. Che pensi che il male non viene da fuori, ma ce lo portiamo noi dentro, con le nostre parole cariche di violenza e di disprezzo verso tutti. Quando diciamo che non ci importa niente dei carcerati ammassati come le bestie dentro le celle, tanto sono assassini, quando vorremmo ammazzare i vicini che fanno casino, quando vorremmo picchiare i tifosi della squadra avversaria o chi non ci dà la precedenza in strada. Quando imprechiamo e mandiamo gli accidenti, quando litighiamo sputando odio e ci giustifichiamo dicendo che non pensavamo quello che c’è uscito dalla bocca. Forse non lo abbiamo elaborato coscientemente e forse il filtro inibitore nel nostro cervello ha aperto il rubinetto, ma quelle cose erano comunque dentro di noi e non dentro qualcun altro. Sono nostre, ci appartengono. Pensiamo all’uso che facciamo delle parole. E se non riusciamo a cambiare il modo di pensare, proviamo intanto ad usare bene le parole. Proviamo a non sottovalutarle. E smettiamola di pensare di risolvere le situazioni allontanandole dai nostri occhi. 5 corpi erano stesi per le strade di Firenze, ora che li abbiamo visti non possiamo continuare a ripeterci che non siamo un Paese razzista. Perché quel fascista sarà stato pure un solitario, ma di sicuro avrà parlato con qualcuno (tanti a CasaPound) che la pensava come lui. E qualcuno magari avrà sorriso delle sue intenzioni, avrà condiviso il suo odio. E penso a quell’ambulante di piazza Dalmazia, con cui Casseri aveva scambiato qualche parola prima di dire “ora a questi ci penso io” e andare a prendere la pistola. La mia sensazione è che l’ambulante abbia intavolato una conversazione di quelle che tutti i giorni si sentono al bar o sugli autobus sugli extracomunitari. Una stupida conversazione razzista, ma di senso comune del tipo “non se ne può più”…. Chi poteva immaginare che portasse a questo?

 C’è dentro di noi e nelle nostre città un razzismo quotidiano, che prende spunto da quei fastidi comuni che facilmente imputiamo agli stranieri, ai diversi. Abbiamo il coraggio di ripeterci che siamo troppo buoni e che gli immigrati se ne approfittano! Ne parliamo come se niente fosse, perché è socialmente accettato generalizzare. Ne parliamo e intanto l’intolleranza e il clima di tensione comincia piano piano a salire. Ne parliamo e qualcuno prova sempre più fastidio per gli atteggiamenti di alcuni stranieri e comincia a parlarne con più enfasi al bar o sull’autobus. Ne parliamo e ci sentiamo dare ragione e raccontare altri episodi “che schifo”. Ne parliamo e qualcuno comincia a pensare che aveva ragione quel politico che voleva sparare ai barconi degli immigrati e quasi quasi alle prossime elezioni lo vota. Ne parliamo e intanto una realtà alternativa si è ormai instaurata: noi e loro, loro tolgono qualcosa a noi. Dalle parole, che si insinuano ogni giorno nella nostra coscienza e nel nostro cervello atrofizzato, la società si sveglia come ci svegliamo noi oggi. Razzisti e violenti.

Siamo ancora convinti di essere innocenti?

“Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso

la notte che le pantere ci mordevano il sedere,

lasciandoci in buona fede massacrare sui marciapiedi,

anche se ora ve ne fregate, voi quella notte, voi c’eravate.

Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”.

F. De André

La canzone del maggio

ROMA CAPUT FASCI

agosto 31, 2008

Bellissima Roma. La città immortale. La città della “Dolce vitae dell’omicidio di Renato Biagetti, del Colosseo e dell’aggressione degli stranieri al Pigneto, del colonnato del Bernini di piazza San Pietro e dell’aggressione fascista di Villa Ada, di Villa Borghese e dell’assalto agli studenti della Sapienza. La città delle svastiche e dei saluti romani il giorno dell’elezione a sindaco di Gianni Alemanno. La città in cui il suddetto sindaco porta al collo una croce celtica. La città che vuole intitolare una strada ad Almirante e dell’esercito nelle strade. Bellissima città Roma.

Non credo che ci sia da rimanere stupiti se i neofascisti, i cui reati sono sempre sottovalutati, si sentono i padroni della città e continuano ad accoltellare chiunque sia ritenuto diverso. Qualcuno gli ha detto o fatto capire che possono e devono farlo.

Ieri al parco Schuster è stata organizzata una serata per ricordare Renato Biagetti, ucciso 2 anni fa a Focene da Vittorio Emiliani (condannato a 15 anni, il massimo della pena richiesta considerato il rito abbreviato), e da G. A., minorenne. Immancabili i fascisti che verso le 4 e 30 del mattino, nei pressi del centro sociale Pirateria, hanno aggredito  al grido di “Zecche, andatevene, abbiamo i coltelli”, 3 ragazzi con armi da taglio e catene: uno di loro è ricoverato al Cto con ferite profonde alla coscia.
Teste rasate, 10 contro 3, coltelli e catene alle spalle, scappati come topi subito dopo: strategia tipica dell’assalto fascista.

I militari dell’esercito magari in quel momento erano occupati a piantonare qualche pericolosissimo bambino rom che dormiva nella sua baracca, o forse si riposavano per la pesante giornata che li attendeva l’indomani a intimare a tutti quei turisti di non mangiare panini sulla scalinata di piazza di Spagna.

E mi viene in mente la discussione che la settimana scorsa ho fatto con un ragazzo a proposito della violenza. Fermo restando che come tutte le persone ragionevoli sono contro la violenza e penso che ci sono sempre e ci devono essere soluzioni alternative all’uso forza, credo che non tutte le forme di violenza siano uguali. Credo che siano diverse le cause e soprattutto le implicazioni e che ci siano gradi diversi di pericolosità per la società. I partigiani hanno usato la forza per liberare l’Italia dai fascisti ma sono indubbiamente degli eroi.

La nostra società forse è più complicata da un certo punto di vista perchè si fa più fatica a capire chi sia il nemico, quale sia il male per noi e quali possono essere le reali e concrete alternative a questo stato di cose. Siamo talmente immersi e complici di tutto ciò che non va che è difficile essere pronti a staccarsi da tutto e a voler davvero cambiare. Ed è anche da questo che nasce la violenza.

Ma è stupido, buonista e ipocrita affermare che la violenza è tutta uguale. Un uomo che uccide la moglie che lo vuole lasciare non è come una donna che uccide il marito dopo 15 anni di violenze fisiche e psicologiche. Allo stesso modo la violenza del nuovo fascismo, di questa nuova corrente razzista, xenofoba e misogina è pericolosa e lo sarà sempre di più se continuerà questo lassismo, questo rifiuto di voler prendere una posizione netta e rigorosa verso questo tipo di comportamenti. Sono in gioco i nostri valori la nostra cultura, il nostro essere umani. Ma probabilmente tutto questo non è abbastanza importante, almeno non quanto gli interessi economici che stanno dietro alla distruzione di un traliccio dell’enel, o alla devastazione della vetrina di una banca (reati per cui l’accusa di terrorismo è quasi scontata). E anche se credo che siano più efficaci altri tipi di lotta non violenta che possono cambiare la società in modo più profondo e maturo, le motivazioni (e non i metodi) di chi vuole difendere i più deboli, il pianeta, i diritti di tutti, perchè pensa che siamo tutti uguali e abbiamo tutti pari dignità, rispetto a chi pensa che esiste una razza superiore, una religione superiore, una cultura superiore, un sesso superiore, mi sembrano senza dubbio più valide.
Non credo che si possa far finta che le cose non stiano così e che basti dire che si è contro la violenza per far si che smetta di esistere e che il mondo cambi magicamente. Il volemose bbene, il perenne compromesso che pende sempre in favore dei più potenti, se non c’è una soluzione concreta non fa altro che irritare le persone che poi sbottano nei modi peggiori.
Ma c’è anche l’odio strisciante dei fascisti che ci sta avvelenando, un odio che non ha scuse, motivi, senso, giustificazioni, se non una cattiva educazione. Un odio che al momento è il più grande pericolo per le belle città come Roma, ma non credo che ci sia esercito o poliziotto addestrato per fermarlo.

Giada

Siamo tutti coinvolti

luglio 20, 2008

piazza carlo giuliani, ragazzo

CANZONE DEL MAGGIO

“Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c’eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le “verità” della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credente ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare

verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.”

Fabrizio De Andrè

Sono passati 7 anni dal giorno in cui in quel pullman di Firenze sono venuta a sapere che a quel maledetto G8 di Genova era stato ucciso un ragazzo di 23 anni. Ed ho pensato che lo sapevo che prima o poi qualcuno dalla parte di quelli che le armi, quelle vere, ce l’avevano avrebbe sparato e sparato per uccidere, perchè fosse d’esempio per tutti. E lo sapevo perchè era tutto il giorno che uscivano notizie, quelle vere, sulle aggressioni ingiustificate e indistinte da parte di forze dell’ordine ormai totalmente confuse e disorganizzate.

Avevo appena compiuto 20 anni e 23 anni mi sembravano tanti, abbastanza per lottare con fermezza per delle idee, per avere delle idee.

Oggi ne ho 26 e quello che era più grande è diventato più piccolo. A 23 anni non si può morire e sarebbe giusto che prima di parlare di qualunque cosa si riflettesse su questo semplice dato di fatto.

Giada

“Spruzzi di coscienza

nel clima angosciante

della guerra.


E meno male che c’è l’Occidente!

“Minchia, signor tenente.”


Bambini spensierati

giocano contenti

e fanno capriole sul cemento.

Fermiamoci un momento ad osservarli,

a capire il loro divertimento:

forse non sanno del giuramento

e neppure delle stelle

e del firmamento.

Hanno solo un sentimento:

ridere, e non pensare al turbamento

delle bombe,

a quegli spari che tanto

male hanno portato.


Ecco che si alza un canto,

chissà se arriva in cielo

sospinto

pian piano

dal vento…

Carlo Giuliani

“Mi è stato detto che avrei dovuto parlare di Carlo.

Un mio vecchio collega di scuola diceva: ‘non chiedete ad una madre di parlarvi dei propri figli: vi dirà sempre che sono meravigliosi’.

Non dovete chiedermi come era mio figlio: era meraviglioso.

(…)

In una società che bada più all’apparenza che alla sostanza, Carlo non badava a quello che si metteva addosso, non voleva abiti nuovi: il pantalone di una tuta, una maglietta, e via. Lavorava un po’ qui un po’ là, giusto per guadagnare il necessario per vivere. Non gli interessava un lavoro stabile. Io non capivo: ‘che cosa vuoi fare della tua vita, figlio?’

Era il suo modo di reagire. Non alla sua famiglia: con noi è sempre stato molto tenero. Ma ad una società opulenta che non condivideva, ad un malessere (questo si globale!) che lo faceva soffrire. Aveva da poco terminato il servizio civile, si era messo a lavorare con un amico: ‘girerò il mondo‘ diceva. Ora siamo noi, i suoi genitori, a girare il mondo per portare la sua testimonianza. La testimonianza di un ragazzo che non voleva stare dalla parte dei privilegiati, di quelli che hanno una casa, un lavoro, una pace. Perchè fino a quando ci saranno popoli che muoiono di sete e di fame, o che perdono le tracce delle proprie origini e della propria cultura, perchè sottomessi dalla cultura dei più forti, dovremo vergognarci anche di avere una casa, un lavoro, una pace.

Mio figlio mi ha dato una grande lezione”

Heidi Gaggio Giuliani

IN-TOLLERANZA ZERO

giugno 4, 2008

ART. 1. (RIORGANIZZAZIONE DEL DISCIOLTO PARTITO FASCISTA).

AI FINI DELLA XII DISPOSIZIONE TRANSITORIA E FINALE (COMMA PRIMO) DELLA COSTITUZIONE, SI HA RIORGANIZZAZIONE DEL DISCIOLTO PARTITO FASCISTA QUANDO UNA ASSOCIAZIONE O UN MOVIMENTO PERSEGUE FINALITÀ ANTIDEMOCRATICHE PROPRIE DEL PARTITO FASCISTA, ESALTANDO, MINACCIANDO O USANDO LA VIOLENZA QUALE METODO DI LOTTA POLITICO O PROPUGNANDO LA SOPPRESSIONE DELLE LIBERTÀ GARANTITE DALLA COSTITUZIONE O DENIGRANDO LA DEMOCRAZIA, LE SUE ISTITUZIONI E I VALORI DELLA RESISTENZA O SVOLGENDO PROPAGANDA RAZZISTA, OVVERO RIVOLGE LA SUA ATTIVITÀ ALLA ESALTAZIONE DI ESPONENTI, PRINCIPII, FATTI E METODI PROPRI DEL PREDETTO PARTITO O COMPIE MANIFESTAZIONI ESTERIORI DI CARATTERE FASCISTA.
Legge 20 giugno 1953, n. 645 (GU n. 143 del 23/06/1952).

Non sono “bravate” di qualche giovane ricco annoiato, non sono bulli che se ne vanno in giro come i drughi di Arancia Meccanica, non sono ultrà che per tifare la loro squadra ricorrono alla violenza, non sono normali cittadini sfiniti dall’impunità degli extracomunitari e dalla mancanza dello stato, non sono uomini che cercano solo di difendere le loro famiglie, sono FASCISTI. E credo sia l’ora di ricominciare a chiamare le cose ( e i pezzi di merda) con il proprio nome perché se chi è contrario alla guerra è Comunista chi uccide o tenta di uccidere qualcuno solo perché diverso è un Fascista. E non ci sono scuse o giustificazioni. È patetico cercare di nascondere l’appartenenza politica e soprattutto umana o dis-umana di queste persone. È offensivo che l’ideologia fascista non costituisca un’aggravante per questi tipi di reati. È inaccettabile che si chiami “rissa” un agguato.

Se non è fascista chi con una croce celtica tatuata nel braccio uccide a coltellate un ragazzo di 26 anni, chi ammazza a calci e pugni un ventinovenne solo perché il suo aspetto non è quello del figlio di papà, chi al grido di “sporchi stranieri” con svastiche nelle bandane devasta i negozi degli extracomunitari picchiando i proprietari, chi armato di spranghe e catene attacca alle spalle alcuni militanti del collettivo, chi picchia e terrorizza un giovane di 24 anni perché gay, chi stupra una ragazza uscita da una festa perché lesbica…ecc…ecc…, allora QUALE SCONSIDERATA TRAGEDIA DEVE COMMETTERE UN ESSERE VIVENTE PER ESSERE CHIAMATO FASCISTA? C’è la soglia di un minimo di 6 milioni di persone da uccidere sotto la quale gli omicidi non possono essere dichiarati di stampo fascista? Ci devono essere nelle immediate vicinanze dei forni crematori per far subito scomparire i corpi delle vittime? Bisogna dichiarare guerra almeno a un paese o invaderlo militarmente mentre si sta commettendo il reato? Basta saperlo e noi persone per bene ci mettiamo l’anima in pace ed evitiamo di spendere soldi ed energie cercando la verità in processi FARSA.

Circa 400 tra aggressioni fasciste, atti vandalici, danneggiamenti e inneggiamenti al fascismo dal 2005 ad oggi. (Se loro stessi si identificano e si chiamano fascisti non vedo perché tutto questo impegno nel voler dimostrare che non lo sono). Atti di violenza con cadenze regolari a sedi di centri sociali, di partito, di sindacati, di ANPI, ma anche a simboli che ricordano lo sterminio degli ebrei, a Moschee e campi rom. Le vittime delle aggressioni non sono solo militanti e antifascisti, ma anche immigrati, omosessuali e chiunque abbia una religione diversa da quella cattolica (ebrei, mussulmani, testimoni di Geova…). Molti sono militanti e simpatizzanti di Forza Nuova, il Partito neofascista fondato da Roberto Fiore, LATITANTE in Inghilterra perché coinvolto nel processo sulla STRAGE DI BOLOGNA, che nel 1998 torna in Italia dopo che la Corte d’Appello dichiara PRESCRITTA l’associazione sovversiva. Altri sono leghisti, molti dei quali hanno un passato di picchiatori fascisti. Poi c’è il caso di Napoli dove la Camorra cerca di guadagnarsi l’appoggio popolare a scapito dello stato, organizzando la messa a ferro e fuoco dei campi rom. È paradossale il fatto che di fronte a una piaga come quella della Camorra che insanguina da 30 anni la Campania, che ha ucciso una quantità enorme di giovani, ciò che rende Napoli invivibile sono i rom! Troverei molto più logico che fossero questi ultimi a manifestare contro tutte le schifezze che la Camorra continua a fare, dalla spazzatura ai rifiuti tossici e sarei dalla loro parte se cercassero di buttare giù con una ruspa le case dei camorristi dopo avergli dato fuoco!
Ma questa è un’altra storia…

  • Il 16 marzo del 2004 a Milano una bella e allegra famigliola composta da Mattia (17 anni), Federico (28 anni) e Giorgio Morbi (54 anni) uccide accoltellandolo in un agguato Davide Cesare “Dax” (26 anni), militante del Centro Sociale O.R.So (Officina di Resistenza Sociale) e ferisce altri due suoi amici.
  • Il 27 agosto 2006 a Focene viene ucciso sempre a coltellate Renato Biagetti, 26 anni, mentre tornava da una festa reggae organizzata dal Centro Sociale Acrobax. Vittorio Emiliani, 18 anni, sul braccio un tatuaggio con una croce celtica e accanto la scritta ‘forza e onore’, e un suo amico minorenne sono accusati dell’omicidio. “Ragazzini che giocano a scimmottare i fascisti”, si minimizza. Mentre intanto sotto casa del ragazzo ucciso appare la scritta ACROBAX meno 1” con una svastica.
  • Il 24 maggio 2007 a Biella una ragazza marocchina di 15 anni viene sfregiata con una svastica sul viso. L’episodio era già accaduto 2 anni prima: nel settembre 2005 lo stesso ragazzo, che allora aveva 16 anni, le aveva inciso una svastica sul braccio con una pietra urlandole «sporca negra».
  • Il 28 giugno 2007 a Roma circa cinquanta persone col volto coperto armati di spranghe e coltelli irrompono a Villa Ada durante il concerto della Banda Bassotti inneggiando al duce. Gli aggressori lanciano tre bombe carta e accoltellano due persone. Nel febbraio 2008 vengono arrestati 20 neofascisti appartenenti a gruppi ultras della lazio.
  • Il primo maggio 2008 viene aggredito a calci e pugni Nicola Tommasoli, 29 anni. Morirà il 5 maggio dopo un agonia di 5 giorni. I 5 assassini neonazisti sono: Raffaele Delle Donne, 19 anni, già indagato per altri atti di violenza e xenofobi sferrati in città, Guglielmo Corsi, 19 anni, Andrea Vesentini, 20 anni, Nicolò Veneri e Federico Perini, in un primo momento fuggiti a Londra.
  • Il 24 maggio 2008 al Pigneto, quartiere multiculturale di Roma, un gruppo a volto coperto distrugge 2 alimentari e un call center gestiti da stranieri. Una vera e propria spedizione punitiva al grido di “sporchi stranieri”. Quando un ragazzo, magari di sinistra, tira un sasso alla vetrina di una banca, di un’agenzia di lavoro interinale o di un McDonald’s viene accusato di terrorismo e associazione sovversiva così in fretta da fargli girare la testa e poi magari anche terrorizzato con la minaccia del carcere a vita. Ma contro gli stranieri non si tratta di Terrorismo.
  • Il 27 maggio 2008 a Roma un gruppo di studenti viene aggredito davanti all’università La Sapienza. I ragazzi della rete per l’autoinformazione attacchinavano per l’università coprendo i manifesti fascisti attaccati nella notte che indicevano l’incontro sulle foibe organizzato (e poi annullato dal rettore) da Forza Nuova per il giovedì mattina. Una ventina di fascisti sono scesi di corsa da 4 macchine armati di spranghe bastoni e cinghie uncinate. Martin Avaro, responsabile della sezione piazza Vescovio e Coordinatore provinciale di Forza Nuova, fermato dagli inquirenti era già coinvolto nell’inchiesta sul raid avvenuto a Villa Ada l’estate scorsa.

Queste sono solo alcune delle aggressioni di evidente matrice fascista, quelle che i media, nonostante tutti i loro sforzi, non hanno potuto non trattare. A volte però sarebbe meglio che certi giornalisti tacessero invece di riportare le loro parziali verità. Non si può chiamare rissa un attacco in cui un gruppo armato accerchia e colpisce persone inermi. Basta parlare di ragazzi deviati dal disagio giovanile. Qui c’è qualcosa di molto più grosso dietro, qualcuno che manovra e manipola queste persone, (che già devono venire da famiglie discutibili dal punto di vista umano) che le arma e che le incita e le fomenta contro il diverso. L’aumento della violenza squadrista negli ultimi tempi è un chiaro segno dell’impunità di cui godono gli affiliati dei gruppi neonazisti e neofascisti. Poi i segnali da parte del governo non sono incoraggianti se addirittura si intitola una via di Roma ad Almirante…

…..c’è ancora speranza?.….

Giada

ps: per ulteriori informazioni sulle aggrossioni fasciste visitate il sito ANTIFA