Istinto e Razionalità

agosto 22, 2014

amore_psiche

Ho sognato una me che non ero io.
Non so dire se fosse come dovrei essere, so per certo che era una parte di me, era una me.
Era l’istinto, il sentimento, priva di qualunque razionalità. Era il mio istinto.
L’ho sognata pochi istanti prima di svegliarmi, in una specie di dormiveglia. C’era una piccola percentuale di coscienza in quel sogno e questo ha permesso il mio sdoppiamento: io (razionale) osservavo la me istinto.
Ho scoperto che l’istinto non ha a che fare solo con pulsioni sessuali, aggressive e antisociali. Chissà perché ero convinta che fosse qualcosa da reprimere. Ora ho capito il vero motivo per cui ho sempre cercato di reprimerlo.
Il mio istinto, o meglio, la mia rappresentazione “umana” dell’istinto, è ingenua, di una ingenuità disarmante e commovente. Appena mi sono svegliata ho sentito la voglia irrefrenabile di piangere. Man mano che ricostruivo il sogno, che riaffioravano le immagini e le parole, mi si riempivano gli occhi di lacrime. Un pianto involontario, senza smorfie di dolore, solo lacrime, tante lacrime. Non so quale delle me stesse realmente piangendo. Potrebbe essere stata Istinto, che una volta sveglia si è sentita intrappolata nel mio corpo e nella mia razionalità. Potrebbe essere stata Razionalità che dopo aver conosciuto Istinto in sogno si è commossa, si è sentita in colpa per averla imprigionata e per non averle concesso la possibilità di vivere. O forse il senso di colpa di Razionalità poteva nascere anche dalla consapevolezza di non aver dato a Istinto la vita che si sarebbe meritata e di averla resa infelice.
Istinto non sa che la sua vita è infelice. È come una bambina, è come una farfalla che sbatte contro un vetro. Istinto desidera una cosa e non riesce a concepire come quella cosa possa non trasformarsi in realtà. Pensa che la Volontà debba essere il mondo intero. Pensa che il suo volere andare al di là della finestra, farà sparire automaticamente il vetro. Istinto non ha memoria, non impara dall’esperienza, per questo la sua ingenuità e la sua volontà rimangono candide e immutate.
Razionalità ha pensato che fosse tutto molto triste, e che Istinto non sappia veramente, non abbia la piena consapevolezza di quanto la vita possa essere crudele.
Forse hanno pianto tutte e due stamattina.

Un sogno in cui si sono condensate immagini e pensieri di questi ultimi giorni. Per Razionalità si è trattato di un sogno vagamente angosciante. Una valigia che rimane nel portabagagli di un autobus, dimenticata. Il percorso per recuperare la valigia. Senza la valigia provo un certo senso di inadeguatezza. Sono inadeguata. Tutti intorno a me sono tranquilli mentre io sbatto dappertutto, sono agitata e questa differenza tra me e gli altri mi fa sentire ridicola. C’è una persona di fronte alla quale non vorrei apparire ridicola, la sua presenza mi tranquillizza, ma non è la sua presenza, è quello spazio tra me e lui.

Prima immagine: io seduta a gambe incrociate, lui con la testa sulle mie gambe, io che lo bacio chinandomi sulle sue labbra. Un bacio, due baci, tre baci. Istinto non vuole lasciare quello spazio. Istinto sta bene lì e ora, non dà significato a nulla, non sa che cosa sia un significato. Non concepisce passato né futuro, rimpianti o conseguenze. Conosce il piacere, il presente, sta bene, questo è tutto (o niente).
Istinto però si ricorda di avere ascoltato delle parole su quello spazio. Non sa cosa volessero dire, non ne capisce il significato, però si ricorda che per questa persona lei non dovrebbe stare in questo spazio da sola con lui. Non sa il perché, non gli interessa, non se lo chiede. Le basta che quelle parole esprimano una Volontà. Volontà è verità per lei. Si fida. Il suo mondo si regola così, semplicemente, senza pensieri. Istinto lascia quello spazio alla persona che lo richiedeva. Rinuncia al suo piacere e si scusa.
Continua il percorso per ritrovare la valigia. Ci sono treni, sentieri nel bosco, mi perdo, mi ritrovo, incontro persone, le perdo, le ritrovo.

Seconda immagine: un sentiero, Istinto, lui e un’altra ragazza. Loro due sono gli adulti, Istinto la bambina. La ragazza c’è e non c’è. È una figura priva di consistenza perché incapace di suscitare piacere. Non crea uno spazio di relazione nell’incontro con Istinto. È una figura vuota. Per Istinto non esiste nemmeno, tanto è inutile una figura così nel mondo che concepisce. Camminano insieme, Istinto e lui. Si ricrea lo spazio, incontro, relazione, piacere. Istinto gli prende la mano. Lui la tiene per mano. Istinto si ricorda le parole. Non sa se lui prova o no piacere. Se non lo provasse gli lascerebbe la mano? Solo così Istinto potrebbe capire. Però ci sono le parole, quelle parole.
Prima di lasciare il suo piacere Istinto chiede «Questo è troppo per il tuo spazio?». Forse non avrebbe dovuto chiederlo, anche queste parole cambiano lo spazio e la sua percezione di piacere (condiviso?). Lo guarda, lui è adulto, lui non è istinto. Lei è sempre bambina. «Sì, te l’ho detto».
Istinto non capisce. Se avesse lasciato la sua mano avrebbe capito, se non fosse stato con la testa sulle sue gambe a chiedere quei baci, avrebbe capito. Volontà e realtà non coincidono. La volontà di lui è contraddittoria e per Istinto inconcepibile. Si sente tradita. No, è stata tradita. Istinto lascia la mano e inizia a correre. Lo lascia con la ragazza che è sempre stata lì con loro. Ora vede il volto di quella figura senza volto, capisce che tipo di figura è: vuota, ma non ridicola, di quelle figure che stanno bene nel mondo perché appaiono nel modo giusto, anche se non danno niente.

Terza immagine: Istinto corre veloce, sembra quasi volare, e non si stanca mai. Si vede correre a rallentatore, tocca a malapena la terra, potrebbe continuare per ore, spinta da quel senso di tradimento. Il tempo è lento ma Istinto sa che è già molto distante da loro due. Questo pensiero la fa fermare su un sentiero bianco e polveroso. Razionalità si sta svegliando. «Se li lasci soli il vostro spazio scomparirà per sempre». Istinto ci ripensa, sta per tornare indietro. Razionalità ha espresso un pensiero logico, immediato e superficiale. Ma ce n’è uno ancora più profondo «E se fosse lei, il vuoto, una lei qualsiasi dalle stesse fattezze, la scelta della sua Volontà?».

Una volta sveglia rispondo che è molto probabile che sia così. Istinto mi ha portata dove non ero mai stata. Mai mi sono ritrovata a farmi questa domanda. Ho provato a chiederle perché ma Istinto non sa rispondere, non sa cosa siano i significati e le spiegazioni. Anche Istinto però è delusa, confusa, frustrata: se la Volontà non cambia il mondo e se il piacere non è la legge regolatrice, come si fa a imparare a vivere?

C’è Razionalità, per questo. È lei che ha il compito di valutare tutte le variabili, di interpretare l’astratto, di costruire significati sopra le cose e le azioni. È lei che ti ricondurrà dentro la stanza prima che tu ti uccida a forza di sbattere contro il vetro per uscire dalla finestra.

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