La scoperta del reato di tortura: la negazione della tortura

marzo 7, 2014

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L’Italia introduce il reato di tortura.

Le persone che leggono i giornali sono felici e soddisfatte, io invece sono perplessa. Come è possibile che in Italia non si considerasse la tortura un reato? Cosa pensavano che fosse, un gioco erotico? Come è possibile che non si concepisse questa pratica in modo a sé stante, diverso e specifico, rispetto a ogni altra forma di violenza? Chi pratica la tortura ha una mente diversa dal comune aggressore, una mente perversa. C’è una lucidità raccapricciante e un senso di piacere, collegato all’eccitamento sessuale, che si definisce sadismo. Chi subisce tortura ha ripercussioni diverse da ogni altra vittima, fisiche e psicologiche.

“Meglio tardi che mai”, penserà qualcuno. E invece no. Chi ha stravolto il disegno di legge di Luigi Manconi ha fatto in modo che il reato di tortura non fosse collegato all’abuso di potere. Questo non solo esclude il contesto più comune entro cui si pratica, ma cambia addirittura il significato della parola “tortura”.

Dal vocabolario Treccani:

tortura s. f. [dal lat. tardo tortura, propr. «torcimento», der. di torquēre«torcere», part. pass. tortus]. –
1. Ant. nel sign. etimologico di torcimento o torcitura, per indicare sia l’atto del torcere sia il punto in cui qualche cosa è torta, piegata in curva o a gomito […].
2.
a. L’azione, il fatto di torcere le membra a un imputato o a un reo, per indurlo a confessare o per punizione. Per estens., t. legale o giudiziaria, e istituto giuridico della t., attuati dall’antichità fino all’Ottocento (oggi ripudiati, almeno formalmente, da tutti gli stati), e consistenti in varie forme di coercizione fisica applicate a un imputato, più di rado a un testimone o ad altro soggetto processuale, allo scopo di estorcere loro una confessione o altra dichiarazione utile all’accertamento di fatti non altrimenti accertati, dei quali si debba tener conto nel definire il giudizio […].
b. estens. e fig. Qualsiasi forma di coercizione, anche solo morale, avente gli stessi scopi […]; oppure, qualsiasi violenta coercizione per ottenere indicazioni di vario genere, fuori dell’àmbito giudiziario […] o ancora, qualsiasi sevizia o atto di crudeltà, o come fine a sé stessi, per mera brutalità, o come forma legale di pena corporale […]. Con uso fig., grave e prolungato patimento fisico o morale (cfr. tormento), o, per iperbole, molestia assai grave […].

Se pensiamo alla tortura ci vengono in mente l’Inquisizione, i campi di concentramento nazisti, Abu Ghraib e Guantanamo (tanto per citare fatti su cui tutti sono d’accordo). Potrebbero però anche venirci in mente Dexter, Criminal Minds o altri telefilm del genere, in cui abbondano serial killer assetati di sangue.

Ecco la legge italiana non si è basata sul significato originale di tortura (significato a.), ma ha deciso di perseguire, in modo forte e risoluto, i personaggi dei telefilm (significato b.).

Non è una differenza da poco. Si sono addirittura inventati una nuova definizione di tortura: più atti di violenza o minaccia. Dunque se torturo qualcuno solo per qualche ora, non è tortura. Capite che qui la lingua italiana si trova in difficoltà, per lo meno fino a quando non sarà completato il bipensiero orwelliano.

Il reato di tortura è generico e non specifico per un pubblico ufficiale. Ciò che rendeva questa legge estremamente urgente era difendere i detenuti o le persone momentaneamente private della libertà dagli abusi dei corpi di polizia. Era avere giustizia per Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Francesco Mastrogiovanni, Aldo Bianzino, Giuseppe Uva e tanti, troppi altri. Era poter finalmente chiamare criminali i responsabili dei fatti di Genova del 2001, in particolare della Diaz e di Bolzaneto. Era fare in modo che tutto questo non potesse più accadere. Invece accadrà di nuovo, perché chi tortura o uccide, con una divisa addosso, resta impunito. Questa ostinata difesa da parte dello Stato di personaggi violenti e socialmente pericolosi infetterà tutto il sistema e non metterà mai gli organismi di polizia nella condizione di farsi un esame di coscienza.

Alcuni estratti delle non torture operate a Bolzaneto:

Quella notte il cancello si apriva in continuazione. Dai furgoni scendevano quei ragazzi e giù botte. Li hanno fatti stare in piedi. Una volta all’interno gli sbattevano la testa contro il muro. A qualcuno hanno pisciato addosso, altri colpi se non cantavano faccetta nera. Una ragazza vomitava sangue e le kapò dei Gom la stavano a guardare. Alle ragazze minacciavano di stuprarle con i manganelli
da La Repubblica, 26 luglio 2001

Ancora con le mani legate venivamo scaraventati fuori dall’autobus e manganellati e picchiati tutti, chi più chi meno. Lì erano presenti militi di ogni tipo: poliziotti penitenziari, carabinieri e finanzieri, che erano i più violenti di tutti. Dopo averci slegato le mani e consegnato il documento d’identità, veniamo introdotti in un edificio con un corridoio centrale e diverse celle enormi ai lati, con alcuni manifestanti appoggiati faccia al muro. Ci fanno stare in piedi con la faccia contro il muro, le gambe divaricate e le braccia larghe alzate. Chiunque mostrasse segni di debolezza, lasciava scendere le braccia, staccava lo sguardo dal muro o stringeva le gambe veniva puntualmente percosso con schiaffi alla nuca, calci ai piedi o alle tibie, pugni ai fianchi o al ventre. In quella posizione ci hanno fatto stare diverse ore (nel mio caso 15 circa, dalle 17 di sabato alle 8 di domenica).
R.V. Bologna

Sono rimasto in quella posizione per 4 o 5 ore. Ci colpivano regolarmente sulle ferite, in modo da non aggiungere tracce a quelle riscontrate in ospedale. Ci sbattevano la testa contro il muro, vedevo il mio sangue colare.
Vincent Bonnecase
da Liberation 27 luglio 2001

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