Donne in via d’estinzione

novembre 25, 2012

 

Oggi è la Giornata contro la violenza sulle donne. Un’altra giornata “a tema” per mostrare che si è consapevoli di un problema e lo si sta affrontando.

Si parlerà di femminicidio: 113 donne dall’inizio dell’anno, in aumento rispetto allo scorso anno, 73 uccise dai loro compagni o ex compagni, una donna uccisa ogni 2 giorni, di prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. Tutti si scandalizzeranno. Ma lo guarderanno come un problema di altri, di altre soprattutto. Ascolteranno, tra sé e sé penseranno che l’aver ascoltato li rende solidali e cosa si può chiedere più della solidarietà per qualcosa di così lontano dalla nostra vita? Proporranno di cambiare le leggi, si indigneranno per le scarcerazioni facili, tutti insieme diranno, «Si deve fare qualcosa, dobbiamo intervenire, è inaccettabile…». Si cercheranno colpevoli tra gli uomini, dentro la religione e la cultura, nella società… e non in noi stessi. Finché rimarrà una giornata che riguarda altre donne, altri uomini, non potrà cambiare niente.

Oggi è la giornata dedicata alle vittime della violenza degli uomini. Le vittime saranno le protagoniste, per “non dimenticare”, ma come si può dimenticare? Possiamo abituarci all’idea di essere massacrate ogni due giorni, possiamo assuefarci all’idea di un piccolo sterminio, possiamo arrivare a pensare che sia la normale vita, cose che succedono, cose che le donne per natura sono portate a sopportare per il bene della famiglia, ma non possiamo dimenticare.

Gli uomini oggi è meglio che restino in casa a guardare le partite perché saranno i primi a essere additati. In fondo se la meritano una giornata di punizione e di occhiate in cagnesco, un po’ come me quando guardo “Amore Criminale”. Poco male, tanto gli uomini sono biologicamente immuni a ogni senso di colpa.

I colpevoli, gli assassini sono gli uomini. Si dirà che sono uomini che confondono l’amore con il possesso, che non sanno amare, uomini che all’inizio si presentavano in un certo modo e poi sono improvvisamente cambiati. Uomini insicuri che non riescono ad accettare l’indipendenza e l’emancipazione delle donne. Uomini che non riescono a sopportare l’onta dell’abbandono, uomini che non possono permettere che una donna metta loro i piedi in testa.

Ci sono uomini così. E non sono solo i 73 che hanno ucciso quest’anno. Diranno che sono pazzi, sono malati, sono degli animali. Nessuno di questi termini a mio avviso è dispregiativo, perché nessuna delle categorie citate ha l’abitudine di compiere questi crimini, di cui è pienamente capace l’essere umano ritenuto “normale”.

Vorrei provare a fare un percorso a ritroso per arrivare al nocciolo del problema.

Gli uomini che commettono violenza sulle donne, nella stragrande maggioranza dei casi sono normalissimi con vite normalissime. La società li accetta e li integra, non perché questi uomini siano bravi a dissimulare le loro “debolezze”, ma perché non sono considerate cose gravi. Il controllo, la gelosia, le frasi dette al bar del tipo «se mi fa le corna l’ammazzo» e giù grandi risate… In realtà la nostra società, con le sue 113 vittime, non dovrebbe proprio permettersi di ridere o sorridere, ma dovrebbe mettersi in allarme.

Il primo passo è renderci conto e ammettere che il problema riguarda tutti noi, uomini e donne. Non il rapporto tra uomo e donna, un rapporto malato dove non si conosce l’amore e il rispetto, ma l’essere umano uomo e l’essere umano donna. Dobbiamo distruggere una volta per tutte i ruoli sociali, che sono un abominio, e concentrarci sugli esseri umani. Non esiste un capo famiglia, un uomo che ha il compito di proteggere la famiglia, di portare i soldi a casa, di vegliare sulla moralità e la sacralità del focolare domestico. Ogni essere umano deve essere responsabile per se stesso e per i figli quando sono piccoli. Io vengo ancora percorsa da un brivido quando sento le donne dirsi realizzate e appagate nel matrimonio e nella famiglia. Non sono mai stata totalmente appagata in famiglia come figlia e non credo che potrei esserlo come moglie. E con questo non voglio dire che non ci si debba sposare o fare una famiglia, ma che la vita continua anche dopo! Dopo non c’è solo la vita di coppia o familiare, dopo ci sono ancora dei singoli esseri umani che non essendo stati fatti con lo stampino hanno per forza di cose, gusti, bisogni e desideri che non coincidono. Per quanto una coppia possa essere affiatata e una famiglia possa essere “mulino bianco” è sano e giusto che ognuno abbia i suoi spazi per prendersi cura di sé come essere umano, anche per non impazzire e per non sentirsi soffocare. Condividere è una scelta e non una costrizione.

Infine arriviamo ad analizzare il problema di fondo: la differenza di educazione dei maschi e delle femmine. Quando sono piccoli ai bambini è permesso quasi tutto, è tollerato quasi tutto perché i maschi sono più vivaci, sono più irruenti, più difficili da gestire e hanno maggiore bisogno di sfogarsi. Le bambine invece devono essere, brave, carine ed educate.

Tante mamme italiane hanno creato dei mostri, e nemmeno tanto in senso figurato. Hanno insegnato ai maschi a fare le cose dei maschi e alle femmine a fare le cose da femmine. E non era così 100 anni fa, è ancora così. Se così tanti uomini sono ancora convinti di potere o dovere controllare la vita delle loro donne, deciderne il destino, che il compito di uomo è proteggere la donna in quanto sesso debole, vuol dire che la nostra società e le loro famiglie hanno sbagliato a crescere questi figli.

Consideriamo lo stupro. Quante mamme di stupratori hanno dichiarato «Mio figlio è un bravo ragazzo». Forse tutte quelle a cui la cronaca ha dato risalto. Vogliamo inasprire le leggi per la violenza contro le donne? Cominciamo ad arrestare queste madri. Perché se ci sarà mai una speranza di recuperare e rieducare un uomo sarà lontano da madri e famiglie come queste.

Non ci dovrebbe essere differenza tra uomini e donne. Le donne oggi non vanno difese in quanto donne, non vanno tutelate come un animale in via d’estinzione. Le donne devono cominciare a essere concepite come esseri umani e basta. Non ci servono leggi speciali, decenni di carcere, nuovi reati, ci serve che la nostra vita sia considerata come quella degli uomini e non alle loro dipendenze. Ci serve che la società smetta di volerci solo madri di famiglia, un ruolo che ci sta troppo stretto e ci rende delle martiri pronte a sacrificare la propria vita per i figli. Vogliamo dire che non è giusto, che nessuna donna si dovrebbe sacrificare per nessuno, ma che soprattutto il sacrificio non deve essere un’imposizione della società. Abbiamo bisogno di libertà, che ogni nostra scelta o non scelta non ricada sotto un giudizio che suona come una sentenza. Non sbagliano solo gli uomini. Gli uomini uccidono perché sono stupidi, perché vengono viziati dalla società che li adula e promette loro che se nella vita saranno degli incapaci non c’è problema, perché saranno sempre i capi e signori di una donna, di una famiglia.

Ma siamo noi donne che partoriamo gli assassini e vorrei tanto che qualcuno in questa giornata mi insegnasse cosa si deve fare per non generare degli assassini seriali.

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