Non siamo innocenti

dicembre 15, 2011

razzismo-fascista

Torino, 11 dicembre – Il campo rom nell’area della Continassa di Torino viene bruciato da alcune persone che partecipavano alla manifestazione di protesta per lo stupro, da parte di due zingari, di una ragazza di 16 anni. Lo stupro si è scoperto poi essere una tragica bugia. Il gip di Torino, Silvia Salvadori, ha convalidato gli arresti di Guido Di Vito, 59 anni, e Luca Oliva, 20 anni, in carcere da sabato scorso con l’accusa di aver partecipato al raid incendiario contro il campo rom abusivo. Sono stati inoltre trasmessi alla procura dei minori gli atti del procedimento contro la sedicenne che, per paura di confessare di aver perso la verginità, aveva raccontato di essere stata violentata mercoledì pomeriggio: gli inquirenti stanno decidendo se procedere o meno con l’accusa di simulazione di reato.

Firenze, 13 dicembre – Gianluca Casseri, cinquantenne di origini pistoiesi, militante di estrema destra e frequentatore di CasaPound, arriva al mercato di piazza Dalmazia impugnando una Smith & Wesson calibro 357 magnum e spara a Samb Modou, 40 anni, senegalese e a Diop Mor, 54 anni, stessa nazionalità, uccidendoli sul colpo. Riparte poi alla caccia di altri immigrati, dirigendosi questa volta al mercato di San Lorenzo, dove comincia a sparare tra la folla. Alla fine i feriti saranno 3: Sougou Mor, 32 anni, colpito al torace, Mbenghe Cheike, 42 anni e Moustapha Dieng, 37 anni, colpito alla colonna vertebrale.

 Non chiamiamoli giorni di ordinaria follia perché qui di folle non c’è niente. C’è il razzismo, c’è la violenza. E non mettiamo le mani avanti dissociandoci da quello che sta succedendo come se non ci appartenesse. Perché è anche colpa nostra, di tutti noi. Non difendiamo le nostre città, il nostro Paese, le nostre famiglie, ma facciamoci un esame di coscienza, se veramente ci importa qualcosa. E parliamo di questo. Affrontiamolo a viso aperto il problema, senza sviare l’attenzione con argomenti da salotto televisivo. A Torino sembra che la tragedia sia la ragazzina imbecille che ha perso la verginità. Se proprio dobbiamo individuare un problema collaterale andiamo a vedere la famiglia di questa giovane imbecille, perché se a 16 anni è così idiota la colpa è sicuramente dei genitori. Non voglio entrare nel merito della religione, della promessa strappata di arrivare vergine al matrimonio, dell’innato senso di colpa su cui si fonda il cattolicesimo e che questi genitori devono avere inevitabilmente fomentato. Quello che mi lascia perplessa e demoralizzata è la totale indifferenza per ciò che è giusto o sbagliato. Invece di sprecare tempo ad insegnare l’importanza di rimanere illibate per non dispiacere a dio, avrebbero potuto insegnarle cos’è l’istigazione alla violenza e quali conseguenze ha… facile dare la colpa a chi non si può difendere, perché considerato, senza appello, fonte principale dei mali della società. E poi ci sono i giustizieri della notte, vigliacchi bastardi, che avrebbero potuto, e probabilmente voluto, fare una strage. Hanno bruciato le case dei rom e tutto quello che avevano. Ma per l’opinione pubblica non è così grave perché non percepisce quel campo come la “casa di qualcuno”, ma come un insieme di baracche. Non può essere tanto grave dare fuoco ad un mucchio di stracci e materassi sgangherati.

 Ci sentiamo tanto diversi da questi pazzi, ma non siamo diversi per niente. Siamo violenti ogni giorno quando al bar o sull’autobus ci escono fuori parole immonde di cui nemmeno ci rendiamo conto. Gli extracomunitari che prima ci rubavano il lavoro, ora, anche se puliscono e guardano gli anziani di cui non ci vogliamo più occupare, ci rubano le case popolari e i contributi di solidarietà. In modo inconcepibile riusciamo a provare invidia e rabbia verso chi sta peggio di noi. Invece di incazzarci con chi ruba, non i 20 euro dal portafoglio, ma i milioni di euro. Con chi si compra le barche e i macchinoni grazie all’evasione fiscale, con chi truffa gli investitori come Don Callisto, con chi non regolarizza i dipendenti per non pagare le tasse e i contributi, con chi non viene mai punito perché magicamente sa sempre il giorno in cui la finanza andrà a fare i controlli, ce la prendiamo con chi ogni giorno cerca di sopravvivere come può. Questa è l’Italia. Quello che percepiamo come problema o disagio sono  principalmente gli stranieri. Non tolleriamo niente di quello che fanno. Ci infastidiscono perché spacciano, perché si ubriacano, perché ascoltano la musica ad alto volume, perché cucinano troppo speziato, perché vivono in troppi in minuscoli appartamenti, perché i loro bambini piangono troppo forte, perché sporcano le strade, perché ci puliscono i vetri delle auto, perché ci chiedono gli spiccioli… Come se niente di tutto questo appartenesse anche agli italiani, ai francesi, ai tedeschi, agli olandesi, agli americani, agli spagnoli… Vediamo quello che fanno alcuni e, per estensione, è colpa di tutti, del loro paese di origine, della loro religione.

Ieri gli ambulanti del mercato di San Lorenzo a Firenze hanno tenuto chiuse le loro bancarelle in segno di lutto per quello che è successo martedì. Voglio credere alle loro buone intenzioni, voglio credere che siano veramente e sinceramente dispiaciuti. Ma qualche anno fa le proteste di chi viveva e lavorava nel quartiere sono state molto pesanti. Ci sono state manifestazioni al grido di “tornatevene a casa vostra”. Io ho fatto molte interviste per il mercatino e alcuni commenti erano veramente imbarazzanti. Si parlava di degrado, di quartiere in mano agli immigrati, a cui, evidentemente, qualche ricco fiorentino aveva affittato negozi e appartamenti. Ma nessuno si poneva il problema che qualche illustre concittadino guadagnasse, e anche tanto, su quegli affitti. Il pensiero comune era che lì non ci dovevano stare e che il comune, in un modo o nell’altro, doveva mandarli via non importava dove e a quali condizioni. La presenza degli stranieri per loro era indice di mancata sicurezza. Bisognava impedirgli di arrivare nel nostro Paese e non avevano nessun pudore a dirlo, persino a me, che avevo un microfono e registravo tutto. Oggi esprimono solidarietà. Magari si sono accorti a cosa può portare quell’odio che anche loro provavano. Magari, feriti e stesi a terra, non hanno potuto non riconoscerli come esseri umani. Magari non sanno perché provano dispiacere, ma si fermano per rispetto e per pensare.

E io spero tanto che la gente pensi in questi giorni. Che pensi che il male non viene da fuori, ma ce lo portiamo noi dentro, con le nostre parole cariche di violenza e di disprezzo verso tutti. Quando diciamo che non ci importa niente dei carcerati ammassati come le bestie dentro le celle, tanto sono assassini, quando vorremmo ammazzare i vicini che fanno casino, quando vorremmo picchiare i tifosi della squadra avversaria o chi non ci dà la precedenza in strada. Quando imprechiamo e mandiamo gli accidenti, quando litighiamo sputando odio e ci giustifichiamo dicendo che non pensavamo quello che c’è uscito dalla bocca. Forse non lo abbiamo elaborato coscientemente e forse il filtro inibitore nel nostro cervello ha aperto il rubinetto, ma quelle cose erano comunque dentro di noi e non dentro qualcun altro. Sono nostre, ci appartengono. Pensiamo all’uso che facciamo delle parole. E se non riusciamo a cambiare il modo di pensare, proviamo intanto ad usare bene le parole. Proviamo a non sottovalutarle. E smettiamola di pensare di risolvere le situazioni allontanandole dai nostri occhi. 5 corpi erano stesi per le strade di Firenze, ora che li abbiamo visti non possiamo continuare a ripeterci che non siamo un Paese razzista. Perché quel fascista sarà stato pure un solitario, ma di sicuro avrà parlato con qualcuno (tanti a CasaPound) che la pensava come lui. E qualcuno magari avrà sorriso delle sue intenzioni, avrà condiviso il suo odio. E penso a quell’ambulante di piazza Dalmazia, con cui Casseri aveva scambiato qualche parola prima di dire “ora a questi ci penso io” e andare a prendere la pistola. La mia sensazione è che l’ambulante abbia intavolato una conversazione di quelle che tutti i giorni si sentono al bar o sugli autobus sugli extracomunitari. Una stupida conversazione razzista, ma di senso comune del tipo “non se ne può più”…. Chi poteva immaginare che portasse a questo?

 C’è dentro di noi e nelle nostre città un razzismo quotidiano, che prende spunto da quei fastidi comuni che facilmente imputiamo agli stranieri, ai diversi. Abbiamo il coraggio di ripeterci che siamo troppo buoni e che gli immigrati se ne approfittano! Ne parliamo come se niente fosse, perché è socialmente accettato generalizzare. Ne parliamo e intanto l’intolleranza e il clima di tensione comincia piano piano a salire. Ne parliamo e qualcuno prova sempre più fastidio per gli atteggiamenti di alcuni stranieri e comincia a parlarne con più enfasi al bar o sull’autobus. Ne parliamo e ci sentiamo dare ragione e raccontare altri episodi “che schifo”. Ne parliamo e qualcuno comincia a pensare che aveva ragione quel politico che voleva sparare ai barconi degli immigrati e quasi quasi alle prossime elezioni lo vota. Ne parliamo e intanto una realtà alternativa si è ormai instaurata: noi e loro, loro tolgono qualcosa a noi. Dalle parole, che si insinuano ogni giorno nella nostra coscienza e nel nostro cervello atrofizzato, la società si sveglia come ci svegliamo noi oggi. Razzisti e violenti.

Siamo ancora convinti di essere innocenti?

“Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso

la notte che le pantere ci mordevano il sedere,

lasciandoci in buona fede massacrare sui marciapiedi,

anche se ora ve ne fregate, voi quella notte, voi c’eravate.

Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”.

F. De André

La canzone del maggio

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9 Risposte to “Non siamo innocenti”

  1. Giadinskj,

    desideravo e aspettavo di leggere un tuo nuovo post: QUESTO fa male…
    Ma ormai E’ la realtà sottocasa.
    Che dire? Che fare?
    Va raccontata, va denunciata?
    Se gli occhi non vedono, i cervelli capiranno?
    I cuori battono sempre?
    I TEMPI SONO CAMBIATI. I “VALORI” SONO CAMBIATI.
    Nel “Vicolo della desolazione”, nella “Via della povertà” (dove De André incontrò Dylan…), a me pare di poter dire per certo (o quasi) solo questo.
    Condivido tutto quello che scrivi, eccetto il concetto di COLPA, che mi è estraneo.
    Sto a 500 metri da piazza Dalmazia.
    Non ho sentito nulla quel pomeriggio, ero in casa.
    Se fossi stato in strada e avessi visto la scena, i cadaveri, credo che sarei rimasto scioccato: un’immagine, una sensazione, può rimanerti incisa addosso per tutta la vita…
    Io AMO le parole, ma siamo in pochi, ormai.
    Ecco un’altra cosa che non condivido: oggi, chi è che dà più il giusto valore alle parole?
    Qual è poi il GIUSTO valore delle parole?
    Tendo sempre più a pensare che l’essenziale stia nei FATTI, nelle AZIONI…
    Al giorno d’oggi (ma forse è sempre stato così…) quasi tutte le parole servono per COPRIRE, MISTIFICARE, MISCHIARE LE CARTE, non per DISVELARE, STRAPPARE LE MASCHERE.

    Per fortuna le tue mi sembrano della seconda specie…

    Grazie.

    Billy The Kid

    • giadinskj said

      Sono d’accordo sul fatto che le parole oggi venano usate per manipolare, nascondere o mistificare la realtà, ma secondo me il processo di cambiamento non può prescindere dalla riappropriazione di un linguaggio autentico. Il linguaggio è una struttura innata del nostro cervello e credo che dovremmo sforzarci di esprimere al meglio il nostro pensiero non solo con le azioni, ma anche con le parole che hanno un potere incredibile. Molti di noi non sono razzisti con le azioni (per fortuna), ma lo sono, a volte, con le parole. Se non cominciamo a fare autocritica non cambierà mai niente. E credo che questo sia il momento giusto, perché sono convinta che il dispiacere della gente, sia sincero. Se ci assolviamo solo perché non abbiamo sparato noi, siamo un po’ ipocriti. Perché è la nostra società che ha prodotto quello che è successo e noi siamo parte di questa società. Casseri non era un pazzo, era perfettamente sano di mente, senza nessuna anomalia psichiatrica. Ha potuto coltivare il suo piano in un contesto sociale che non ha mai condannato le sue parole, ma le tollerava in virtù della libertà di espressione. Se fai un giro sui siti di estrema destra ne trovi migliaia di Casseri. Sono solo parole, è vero. Ma non credo che siano meno gravi.

      Giada

      • Giada,

        grazie per avermi risposto.
        Mi spieghi una cosa che mi sfugge? Perché IO dovrei sentirmi in colpa per questo omicidio?
        Non sono razzista né a parole né nei fatti.
        E’ un bisogno, quello che senti TU, di autocritica?
        Perché io non lo sento, sinceramente…
        COLPEVOLE di un REATO è chi commette IL FATTO, in primo luogo. In questo caso un omicida.
        Certo, anche chi ISTIGA al reato, è vero…
        Non sono un giurista e non me ne intendo, ma penso così.
        QUINDI?
        La LIBERTA’ DI ESPRESSIONE a me piace, che ci sia ancora.
        Quello che NON mi piace è la CENSURA, e i CENSORI.
        La censura non mi piace, NE’ NERA … NE’ ROSSA!
        Non faccio differenza, perché la CENSURA è INCOLORE…

        Billy The Kid

  2. giadinskj said

    C’è solo una piccola differenza: l’apologia di fascismo è REATO e non censura. Poi personalmente credo che ci sia una certa differenza tra il predicare il razzismo, la xenofobia o la violenza e l’uguaglianza e pari diritti per tutti (almeno per quel che riguarda l’Italia)… Ma magari se avrai modo di leggere alcuni miei post precedenti capirai meglio come la penso. Il fascismo mi fa schifo, non lo tollero e credo che la società dovrebbe essere meno permissiva e questo non significa censurare, ma EDUCARE (come mi piace dare il giusto valore alle parole!!!!) alla civiltà, alla convivenza pacifica, all’UMANITÅ e al rispetto per tutti. Queste non sono proprietà accesorie, ma sono necessarie, indispensabili, irrinunciabili se si vuole vivere con gli altri. Per quanto riguarda il senso di colpa era solo un occasione per riflettere sulle cose, sulle loro cause soprattutto, perché secondo me non cadono così dal cielo ma sono effetto di una causa. Pensavo fosse un dovere di tutti pensare a come migliorare la nostra società perché la società e fatta di esseri umani e di esseri umani perfetti non ne ho ancora mai visti… ma questo non significa che non esistano!
    Ti consiglio un documentario che si chiama NAZIROCK, se non ti scandalizza nemmeno questo e mi continui a difendere i fascisti mi sa che dobbiamo cominciare a litigare sul serio 😉

    Giada

    Ps: in uno dei post sopracitati c’è anche un piccolo scambio di idee con una ragazza… tanto per avere un esempio pratico della differenza tra estrema destra e estrema sinistra.

  3. Ciao Giada,

    è vero: l’apologia di fascismo è reato.
    SPERO che venga perseguito come tale.
    Il fascismo fa schifo anche a me.
    Anzi, TUTTI i fascismi.
    Non “TI continuo a difendere i fascisti”, semplicemente perché non ho mai iniziato a farlo.
    IO NON HO DA DIFENDERE NESSUNO.
    NON HO DA DIFENDERE NESSUNA IDEOLOGIA, NEANCHE “IDEA”.
    Tantomeno intendo “EDUCARE” le persone, in quanto sono IO maleducato.
    Le persone ci pensa la vita ad “educarle”.
    (Noto adesso che nella parola “eDUCare” c’è la stessa radice di “DUX”…)

    Credo che nel momento in cui si inizia a PREDICARE si diventa nemici di noi stessi.

    Se tu lo vuoi fare, educare, predicare, essere un MODELLO IN QUALCHE MODO, ecco allora che ti rispondo in rima…beccati ‘sto fardello.

    Pesante…!!!
    La pesantezza…
    E il piacere…?

    Credo proprio che tu sappia l’inglese:
    “ANOTHER SIDE OF BOB DYLAN”.
    Ascolta TUTTE le canzoni e LEGGI TUTTI I TESTI, bene bene, parola per parola.
    Credo che tu sia in grado di farlo.
    Non so se te lo permetterà il tuo ORGOGLIO.
    Non so se te lo permettera il tuo FEMMINISMO.
    Ma, ripeto, se sei così, RIMANICI.

    http://www.bobdylan.com/music/another-side-bob-dylan-0
    http://www.maggiesfarm.it/ttt.htm

    Cercherò il documentario che mi hai consigliato.

    POI…
    …potremo andare anche a prenderci un caffè e DISCUTERE di quello che abbiamo visto e/o ascoltato.

    Billy The Kid

    • giadinskj said

      Ho riletto il mio commento precedente per capire se ci poteva essere qualcosa di offensivo che potesse aver turbato la tua sensibilità… la faccina scherzosa mi sembrava che chiarisse bene che quella era una battuta, ma forse sono troppo vecchia per usare gli emoticons… Sinceramente sono un po’ sconcertata. Non mi aspettavo questa aggressività e tutte queste parole maiuscole, urlate, in un contesto di scambio tranquillo, civile e, fino a questo momento di discreto livello. Forse si è stupito anche wordpress perchè mi ha chiesto per la seconda volta se volevo approvare il tuo commento, cosa molto insolita. A questo punto non so se cercare di spiegarmi ancora, visti gli insulti scaturiti dal tentativo precedente. Ci provo: non voglio essere un modello per nessuno. Ho aperto il blog per fare delle riflessioni su quello che vedo e che provo. È solo la mia opinione, che può essere condivisa o meno, derisa e banalizzata, anche. Non voglio educare nessuno, non ho gli strumenti né le competenze per farlo. Auspico solo che le persone possano raggiungere un’apertura tale da non chiudersi in loro stesse come monadi, ma si rendano disponibili, agli altri, alla conoscenza, al cambiamento come risorsa e come ricchezza. E sono consapevole, e anche felice, del fatto che non sarò certo io ad operare questo cambiamento negli altri. Ma solo per me stessa. L’idea di educazione che avevo espresso precedentemente era riferita ai neofasciti, di cui l’assassino di Firenze faceva parte, ai quali secondo me andrebbero insegnati il rispetto, l’umanità, la rinuncia ad ogni forma di violenza, fisica o verbale, così da prevenire gesti drammatici come quelli che abbiamo vissuto nelle ultime settimane…Sto cercando di capire cosa ti possa avere infastidito a tal punto da passare dai complimenti a… questo. Mi sembrava semplice e banale buon senso. Per quanto riguarda il caffè a questo punto ho paura che sia un pretesto per tirarmelo in faccia! Se fosse una bevanda non ustionante mi sentirei più tranquilla!

      con la massima tranquillità

      Giada

      • Ciao Giada,

        ho appena visto il documentario “Nazirock. Come sdoganare la svastica e i saluti romani”, di Claudio Lazzaro, 2008: è quello che mi avevi suggerito te?
        L’ho trovato molto interessante e davvero ben fatto.
        Grazie per avermelo fatto conoscere, per avermi fatto conoscere quel pezzo di realtà che, appunto, documenta.

        Mi dispiace se nel mio commento ho utilizzato parole e espressioni che ti hanno in qualche modo offesa: per questo, PER CAPIRE, TI PREGO PER FAVORE DI RIPORTARE PRECISAMENTE LE FRASI CHE TI SONO SEMBRATE OFFENSIVE, naturalmente se lo desideri fare.
        Vorrei capire anche io, sinceramente, quali siano per te gli insulti di cui parli e i passaggi che hai sentito come “aggressivi” da parte mia.
        Per quanto riguarda l’uso del maiuscolo, lo considero semplicemente un modo per sottolineare il significato di una parola o di una affermazione in relazione al contesto.

        “[…] non voglio essere un modello per nessuno. Ho aperto il blog per fare delle riflessioni su quello che vedo e che provo. È solo la mia opinione, che può essere condivisa o meno, derisa e banalizzata, anche. Non voglio educare nessuno, non ho gli strumenti né le competenze per farlo. Auspico solo che le persone possano raggiungere un’apertura tale da non chiudersi in loro stesse come monadi, ma si rendano disponibili, agli altri, alla conoscenza, al cambiamento come risorsa e come ricchezza […]”

        IN QUESTO SONO COMPLETAMENTE D’ACCORDO CON TE.

        Ciò che mi infastidisce sono le prese di posizione ideologiche, di ogni sorta.
        Per me la violenza non ha colore.
        Né nera, né rossa, né bianca, ecc….
        Penso anche che la violenza abbia molte forme, a volte estremamente manifeste e lampanti, altre volte più sottili ma ugualmente devastanti.
        Credo anche che la violenza e l’aggressività siano in qualche modo parte integrante dell’essere umano, in quanto animale.
        Non per questo giustifico l’uso della violenza (in NESSUN caso), né tantomeno mi reputo una persona violenta o aggressiva.
        Questo poi non lo posso giudicare io, ma le persone che mi conoscono.
        Per questo ti rinnovo l’invito a DISCUTERNE, a DIALOGARE, magari incontrandoci “offline” (credo sia L’UNICA FORMA DI CONOSCENZA VERA E REALE FRA LE PERSONE…): comprendo che tu ti possa sentire in qualche modo turbata e intimorita, sconcertata dal mio comportamento, ma ti assicuro che metto sempre al primo posto il rispetto per CHIUNQUE ho di fronte, e che non sarei mai capace (né ci vedrei niente di bello…!) nel tirarti il caffé in faccia, o qualche altro liquido “ustionante”…
        Diciamo, tagliando la testa al toro (ecco un comune modo di dire alquanto brutale e violento: non ci avevo mai fatto caso…!), che potremmo andare a prenderci un succo di frutta…!!! 😉 (questa volta l’emoticon ce la metto io, non mi vergogno dell’età: se rende la uso… 😛 …e la riuso!)

        Ieri sono tornato in università (frequentavo Lingue e Letterature Straniere) ed ho visto un volantino che si riferiva alla manifestazione di sabato 17 in ricordo dei senegalesi uccisi.
        Non sapevo della manifestazione e per questo non ho partecipato, ma adesso l’ho qui e potrò leggerlo con più attenzione…

        Fra l’altro ho visto che su Youtube c’è proprio un’intervista a Claudio Lazzaro, autore del documentario, realizzata anche da Ornella De Zordo, che ho avuto modo di conoscere personalmente quando insegnava, mi pare, Letteratura Inglese, “incrociandola” poi in varie altre occasioni…
        (http://www.youtube.com/watch?v=FgTn4R_eVi8)

        TU HAI AVUTO MODO E TEMPO DI FARE QUELLO CHE TI CONSIGLIAVO NEL POST PRECEDENTE?
        Se non l’hai fatto non importa.
        Non si possono fare le cose per obbligo.

        Un saluto, e scusa se ti ho offesa (…oltre che per la lunghezza…)

        Billy The Kid

        (P.s.: per me questa discussione sta diventando interessante proprio ora…)

  4. giadinskj said

    Caro Giovanni,
    con un po’ di ritardo sono tornata ad occuparmi un po’ del blog. I fraintendimenti credo che siano abbastanza frequenti con questi mezzi di comunicazione “in differita”. Niente di male. Capita. Purtoppo non possiamo prevedere il modo in cui le persone interpreteranno le nostre parole. Ci si chiarisce, si può trovare un punto in comune o avere opinioni divergenti, come in questo caso. Anche qui niente di male. Posso risultare pesante quando cerco di spiegare le mie idee, ma non ci posso fare niente perché ho aperto il blog proprio per esprimere le mie idee! Evito di elencarti le cose che mi sono sembrate un po’ aggressive perché sarei veramente troppo noiosa, e poi è solo una mia sensazione e non credo che valga la pena di approfondire, magari ne parleremo faccia a faccia. Cercherò di studiarmi le canzoni di Bob Dylan che mi hai consigliato, magari capirò meglio il tuo pensiero ed eviteremo fraintendimenti futuri!
    A presto
    Giada

  5. Grazie Giada…

    Sono contento che sei tornata ad occuparti del blog!
    Ero preoccupato…di non vedere novità…!
    Mi sa che pesante sono stato io, a scrivere tutta quella pappardella…
    Scusami se non ho rispettato le tue opinioni, anche se diverse dalle mie, o ti ho offesa in qualche modo.
    Il documentario che ho visto grazie a te è stato molto interessante e mi ha fatto riflettere…
    Tutto l’album “Another Side of Bob Dylan” si può condensare in queste due strofe:

    […] A self-ordained professor’s tongue
    Too serious to fool
    Spouted out that liberty
    Is just equality in school
    “Equality,” I spoke the word
    As if a wedding vow
    Ah, but I was so much older then
    I’m younger than that now

    In a soldier’s stance, I aimed my hand
    At the mongrel dogs who teach
    Fearing not that I’d become my enemy
    In the instant that I preach
    My pathway led by confusion boats
    Mutiny from stern to bow
    Ah, but I was so much older then
    I’m younger than that now […]

    Qui la smetto, sennò riscrivo una pappardella!!!
    Sono contento che sei tornata!

    The Kid

    (P.s.: l’invito a parlane davanti a un caffè o succo di frutta rimane sempre…!)

    g

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