Ora basta! (sfogo di 2 giorni fa)

maggio 28, 2011

ATTENZIONE: il presente post potrebbe contenere un linguaggio non adatto a minori, perbenisti, bigotti e persone inspiegabilmente in pace con il mondo che non comprendono i motivi delle incaz… ops arrabbiature degli altri. Pertanto se ne sconsiglia la lettura alle suddette categorie.

Porca puttana! È un po’ di tempo che evito le trasmissioni di approfondimento perché non sopporto i commenti facili del tipo “i giovani non hanno futuro”. Non ne posso più che si continuino a ripetere cose che tutti noi comuni mortali, che viviamo nel mondo reale, sappiamo benissimo, solo per rivolgersi, evidentemente, a quei privilegiati che non hanno idea nemmeno di quanto costi un litro di latte o una cavolo di camera in affitto. E ce l’ho con tutti: con la destra che mi fa schifo e con la sinistra che continua ad andare dietro ai temi che detta la destra. «Il governo non parla dei problemi degli italiani: la disoccupazione, le fabbriche che chiudono, i giovani poveri sfortunati ecc…». Ma la sinistra con chi sta parlando? Con noi o con il governo? Perché se parla con noi mi sembra idiota e alquanto irritante che continui a ripeterci tutta quelle serie di sfighe che conosciamo benissimo e sarebbe l’ora che ci dicesse come si esce da questa situazione del cavolo. Se invece sta parlando solo con il governo, fregandosene di dare risposta alle nostre perplessità e paure, vaffanculo! E pure i grillini hanno rotto perché è una ripetizione alla terza di cose risapute, con un’aggiunta di qualunquismo e di ignoranza, perché tra le battute e gli spettacoli di satira c’è il mondo vero che va cambiato, tutto, e cambiarlo è difficile e faticoso. Non si cambia facendo ridere perché i tempi dello spettacolo e quelli della realtà sono ben diversi.

E questa era la premessa…

Stasera io volevo andare a mangiare un bel gelatino al festival del gelato e invece, porca miseria, mi hanno dato buca e mi sono trovata a guardare Anno Zero. Un dialogo tra sordi. Non si dice niente, non serve a niente parlare in questo modo, solo a far morire dentro chi vive questa situazione. Hanno intervistato un lavoratore della Fincantieri di Castellammare, che sta chiudendo. Ha detto che la sua più grande preoccupazione, nel perdere il lavoro, è l’esempio che darà ai suoi figli di 17 e 19 anni. Ai loro occhi, lui che si è fatto il culo, che ha sempre lavorato duro e onestamente, sarà un fallito, perché non sarà più in grado di provvedere alla famiglia. Ed ha paura che loro possano fare qualcosa di stupido, di illegale e soprattutto di pericoloso, per portare i soldi a casa, qualcosa che comprometterà irrimediabilmente il loro futuro e la loro vita. Mi sono sentita morire… perché non si può riempirsi la bocca di come sia ovvio e logico essere contro tutte le mafie, quando si toglie il lavoro in zone come la Campania, cancellando di fatto la libertà di scelta di chi ci vive.

Passiamo ai giovani. Secondo le statistiche solo 1 giovane su 4, tra i 16 e i 24 anni ha un lavoro in Italia. Ma che cazzo di statistica è? A parte il fatto che io, a 29 anni, per la statistica, sono vecchia, senza speranza e fallita. Ma mi sforzerò di non essere così egoista, da pensare solo alla mia situazione personale. A 16 anni è bene che gli adolescenti (così ci si chiama a quell’età) siano a scuola, finiscano le superiori e non abbiano la preoccupazione di portare i soldi a casa o mettere su famiglia (per carità di dio). Ma poi, che lavoro si può fare a 16 anni? Per la maggior parte dei lavori è necessaria la maggiore età, in pochi si prendono la responsabilità di assumere un minorenne, e ci sono anche ragioni di sicurezza. Sicuramente ci sono situazioni economiche che richiedono che anche i minori lavorino, ma a parte il fatto che personalmente non lo trovo uno strumento educativo, ma semmai una necessità, spero che siano situazioni eccezionali e non la normalità. Perché, a parte i casi in cui i ragazzi anche a 16 anni hanno una grande maturità e senso di responsabilità, credo che il tempo di un sedicenne potrebbe essere impiegato in centomila attività più belle e proficue per la sua crescita, che cominciare a sgobbare a servizio di qualcuno.

Augurandoci che tutti i giovani arrivino almeno al diploma, non per il titolo in sé ma per l’importanza cruciale che ha nella vita di ognuno l’istruzione e l’esperienza scolastica come palestra di vita, circa il 50% dei ragazzi dopo la scuola superiore si iscrive all’Università. A 24 anni, se uno è stato particolarmente bravo e diligente, ha appena finito un corso di studi 3+2, nemmeno il tempo di cominciare a cercare lavoro che è già fuori dalla statistica, già senza speranza per il futuro. Questa statistica andrebbe riposizionata per il caso italiano almeno tra i 18 e i 30 anni (e io sarei comunque vicino al punto di non ritorno!). Probabilmente è stata scopiazzata da qualche altro studio europeo non considerando che l’Italia ha caratteristiche strutturali diverse dagli altri stati. Innanzi tutto la scuola primaria e secondaria da noi dura di più e non assomiglia lontanamente a quella che vediamo nei telefilm americani. Si esce dalle superiori a 19 anni e l’università, diciamolo, in Italia è più impegnativa. Non a caso i laureati che sono costretti ad emigrare all’estero sono tra i più preparati al mondo. Probabilmente la mia visone è parziale, perché non ho una conoscenza approfondita di tutte le università italiane, ma la mia esperienza, avvalorata da diverse testimonianze, mi fa propendere per il fatto che la maggior parte dei nostri esami sono molto più difficili, senza entrare nel merito se questo sia giusto/utile o meno.

Altra osservazione interessante è quella che vedrebbe tutti i giovani universitari come mantenuti che non hanno voglia di lavorare. Manteniamo la calma… Ci sono tantissimi studenti che con un sacco di sacrifici studiano e lavorano, nella maggior parte dei casi in nero, ed è per questo che non rientrano in quelle belle e utili statistiche. Si fanno un gran culo, prendono una miseria e danno pure gli esami, come se anche questo non fosse un lavoro! In più, ci sono i tirocini formativi obbligatori, non retribuiti, che sono un lavoro a tutti gli effetti per quanto riguarda l’impegno e l’impiego di tempo. Ogni anno circa 20.000 ragazzi tra i 18 e i 28 anni svolgono servizio civile nazionale (a cui negli ultimi anni sono aumentate le ore per la stessa cifra di rimborso spese… fico no?). Senza contare tutti quelli che fanno volontariato autonomamente. Ma siamo comunque dei fancazzisti. Si perché il lavoro nobilita l’uomo, ed è proprio piacevole sentirselo dire da chi guada 10.000 euro al mese.

Continuando con i giovani, sempre dal dibattito della trasmissione, emerge che la ragione di questa statistica, ovviamente per il governo, è che i giovani sono un po’ snob e non si accontentano più di fare lavori manuali più umili, per i quali vengono invece assunti gli stranieri. Qui c’è un grosso problema. Come prima cosa c’è da considerare il fatto che per molti di questi lavori gli stipendi sono da fame e il livello di sfruttamento sempre più alto. Poi vediamo che chiudono anche le fabbriche dove non credo si faccia filosofia, le piccole aziende falliscono e quindi imparare un “mestiere” non è comunque un’assicurazione per il futuro. Ma poi, secondo voi teste di cazzo, io mi sono fatta il culo tutti questi anni a studiare, ho fatto spendere un sacco di soldi ai miei genitori che si auguravamo per me un lavoro migliore del loro, mi sono laureata con 110 e lode, mi sono data da fare per migliorarmi dal punto di vista culturale e personale per andare a fare cosa? Le pulizie? Servire ai tavoli? Il mio desiderio di rifiutare questi lavori non viene dalla mia puzza sotto il naso, ma dall’impegno che ho messo in questi anni per fare quello che andava fatto, dai sacrifici miei e di tutta la mia famiglia. Da quell’insensata convinzione che forse, a questa società , potrei dare di più, potrei fare la mia parte in ciò che so fare meglio. Ho pagato migliaia di euro di tasse universitarie per l’opportunità di un lavoro diverso e visto che lo Stato i miei soldi se li è presi, ora il lavoro per cui ho studiato me lo merito. Lo Stato mi deve quanto meno una tutela e senza ombra di dubbio mi deve RISPETTO. E basta con le prese per il culo. Basta dare la colpa a noi. Perché io la cameriera l’ho fatta e non avevo bisogno della laurea. Ho fatto, e continuo a fare, le promozioni tutto il giorno in piedi con un sorriso idiota in faccia. Ho fatto, e continuo a fare, la hostess, accettando senza fiatare che le persone mi considerino solo una presenza vuota, buona solo a stare in piedi in tailleur e tacchi. Ho accettato i rimproveri perché le persone, che si ritenevano importanti, si lamentavano di non essere state riconosciute e riverite all’istante, mentre loro nemmeno si degnavano di salutare. Sarei voluta sprofondare tutte le volte che incontravo qualcuno che conoscevo, colleghi giornalisti o vecchi compagni di università, perché mi vergognavo di me stessa. Non del lavoro che stavo facendo, ma del mio fallimento. Della mia incapacità di continuare nel lavoro che volevo fare, dell’inutilità di tutti i miei 30 che in fondo non mi avevano dato niente.

Stavo per accettare un lavoro truffa che mi avrebbe fatto andare 9 ore al giorno porta a porta, su e giù per le case di tutti i quartieri e dove mi avrebbero pagato solo in base alle vendite, solo per non sentirmi una che non voleva fare niente e che non valeva niente. Poi sono tornata a casa e ho pianto. Ho pianto perché ero stanca, perché mi facevano male le gambe, perché mi sentivo frustrata e umiliata, perché quel giorno di prova massacrante non me lo avrebbe ridato (né rimborsato) nessuno, perché avrei preferito lavorare in fabbrica piuttosto che truffare le persone con ambigui contratti Enel (non so se erano truffe, ma da come erano incazzate alcune persone che si erano trovate bollette spropositate, penso di si). Perché gli altri venditori parlavano come se qualcuno avesse inculcato nel loro cervello parole a caso di statistica, filosofie di vendita senza la minima morale o rispetto per le persone,  e tutto questo era molto triste.

Sono questi i lavori che nobilitano l’uomo? È sulla fatica e sulla sofferenza che si basa la nobiltà e il valore di una persona? Vogliamo veramente parlare di quanto siano soddisfacenti e pieni di gratificazione i lavori “manuali”? Bene, chiedamolo alle famiglie di quei 246 morti per infortuni sul lavoro solamente quest’anno (490 se si aggiungono i lavoratori deceduti sulle strade ed in itinere). Il 25,7% in più rispetto all’anno scorso.  E che lavoro facevano queste vittime “bianche”? I medici? Gli architetti? I politici? Il 30,2% lavorava nell’edilizia, il 28% nell’agricoltura, il 10,8% nell’industria, il 7,7% negli autotrasporti. Scommetto che la loro nobiltà se la sono proprio goduta. Cercano di farci sentire in colpa anche per quei sogni e per quelle speranze che avevamo, come se non fossimo riconoscenti nei confronti di chi si spezza la schiena ogni giorno.

Ora basta, non continuatemi a ripetere che non ho futuro, che non avrò mai la possibilità di avere figli, perché sarei licenziata o comunque non potrei garantire loro una vita dignitosa, che non avrò mai una casa né una pensione. Non continuatemi a dire che continuerò per sempre a sentirmi un peso per i miei genitori. Voglio sapere che cosa dobbiamo fare per cambiare le cose. E voglio smettere di sentirmi a tratti vittima, a tratti un’incapace.

Giada

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5 Risposte to “Ora basta! (sfogo di 2 giorni fa)”

  1. Mele said

    La realtà dei fatti è che questa nostra società fa schifo e noi ci troviamo a pagare errori e superficialità di generazioni passate… Non sai come mi dispiace leggere di questa tua rabbia e frustrazione e ti auguro col cuore che tu possa presto avere un lavoro e una posizione che ti meriti. Che ti senta al 100% soddisfatta di te e di tutti i tuoi sacrifici e sforzi. Che tutta la tua passione e l’ardore che metti nelle cose che hai fatto finora abbiano la possibilità di fluire in quel lavoro che cerchi e che ti spetta. Perché sei l’esempio vivente che ancora oggi ci sono persone con cervello, con idee proprie e che non vogliono scorciatoie perché sono donne (e magari carine), ma che vogliono conquistare il loro posto nel mondo, quello per cui hanno sempre lottato dedicando il loro tempo e le loro forze. Quindi Jazz non ti arrendere, che sono convinto che il vento cambierà e riuscirai ad avere il lavoro sempre desiderato. Ma soprattutto non devi vergognarti di te stessa… io per esempio so chi sei veramente e ho per te pieno RISPETTO… e sono orgoglioso davvero che tu sei mia amica…

  2. Giadinskj…

    Amica di Jacopo Bessi, “Il Cantastorie Fiorentino”…?

    …scrivi sempre su questo blog…?

    …”May you have a strong foundation / When the winds of changes shift”…

    …anche se il vento e i tempi non cambiano, the answer, my friend, the answer is blowin’ in the wind… (e non c’è bisogno comunque di un meteorologo per capire in che direzione soffia…)

    Buona fortuna e a presto, spero!

    Billy The Kid

  3. S.T.E. said

    Ciao,
    sono capitata per caso nel tuo blog e ho letto l’articolo. Condivido pienamente e il tuo blog sembra proprio interessante. Io sono andata a cercare fortuna in UK, con il mio dottorato in statistica, ma poi sono ritornata in Italia. Avevo trovato un buon lavoro, che ripagava i miei sacrifici in termini economici e di prestigio. Ma non mi appassionava perche’ in UK non ho trovato lo stesso entusiasmo delle persone motivate che si trova in Italia. Quindi non e’ vero che in Italia fa tutto schifo. E’ solo che forse dovremmo lamentarci di meno e cercare di fare discorsi un po’ piu’ costruttivi. Se vuoi dare un occhiata alle mie riflessioni
    http://espressionesenzaforma.blogspot.com/2011/10/la-squadra.html
    Buona fortuna e a presto.

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