Risorse (inutilmente) umane: stage ed affini.

maggio 10, 2011

Continuo ad addentrarmi nel mondo del lavoro, o meglio nei sistemi per entrare nel mondo del lavoro. Non avendo più la scusa di essere studente mi farebbe piacere contribuire all’affitto del mio appartamento o quantomeno potermi permettere di sopravvivere. Ma il mondo del lavoro, specie se sei giovane, non è portato a considerare il sostentamento individuale come un diritto della persona, ma come un privilegio. La volontà di vivere nel posto che hai scelto, magari vicino alla tua famiglia o a quel nucleo consolidato di rapporti di cui tutti noi abbiamo bisogno, è un lusso, o peggio, molto spesso viene interpretato come un segno di poca flessibilità.

La prima cosa che ti viene proposta una volta uscito dall’università sono gli stage. “Fa curriculum” ti ripeti, “fa comodo a loro” è la realtà dei fatti. Ogni corso universitario prevede i suoi tirocini formativi obbligatori, che, in effetti sono esperienze interessanti e proficue per sviluppare capacità professionali in relazione agli sbocchi occupazionali pertinenti al proprio corso di studi e, anche se si ha la consapevolezza di non poter essere assunti, se non in caso di morte improvvisa di uno o più dipendenti regolarmente assunti, si è lo stesso felici di percorrere quel ponte che ti porta verso l’età adulta. Quando però l’età adulta diventa, o dovrebbe diventare, la tua nuova realtà, le cose cambiano. E senza quasi accorgertene ti ritrovi ad analizzare parole e formule, nel loro vero, inquietante significato.

I candidati che si presentano per un lavoro o per uno stage sono risorse umane, definizione che mette i brividi, dove per umano non si intende ciò che è proprio dell’uomo, nella sua interezza e natura, ma ciò che lo differenzia dagli altri strumenti inanimati indispensabili per lo svolgimento di un lavoro e per l’arricchimento del capitale materiale di un azienda. Vengono valutati i tuoi punti di forza e le tue debolezze, ti spingono a “venderti” per apparire più allettante rispetto ad altri candidati. Ti pongono la domanda più stupida di tutte «perchè dovremmo scegliere te?» a cui tu non puoi permetterti di rispondere secondo la logica costi/benefici, da loro adottata, ma devi inventare arricchimenti professionali e personali, sentimenti di stima, rispetto e profonda ammirazione per quello che fanno, istinto al sacrificio e al martirio, totale devozione, sottomissione incondizionata. «No, ma si figuri se mi interessa che non mi vengano pagati gli straordinari! Se dovrò fare quelle 10 ore in più a settimana sarò già ripagata con l’esperienza che mi date modo di fare, tale è l’onore di lavorare per voi!».

Gli stage proposti dopo la fine degli studi vengono definiti stage di orientamento al lavoro e servono per migliorare la professionalità ai fini dell’inserimento al lavoro. Ogni altra forma di lavoro non retribuito non può essere definita stage, in quanto non regolamentata da alcuna normativa. Si tratta semplicemente di lavoro volontario. Se uno specifico tirocinio deve inserirmi nel lavoro, la logica suggerirebbe che fosse lo stesso lavoro che sto svolgendo a titolo gratuito. E invece non è sempre così. Quando chiedi se dopo le ore di onorata schiavitù potrai serbare la speranza di una vera assunzione, sembra quasi che tu li stia offendendo. I più onesti rispondono che non hanno possibilità di assumere, altri usano formule del tipo “mai dire mai” o “chi lo sa, un giorno le nostre strade potrebbero incrociarsi di nuovo”. In realtà molto spesso lo stagista si trova a svolgere il lavoro di un qualunque altro dipendente, magari in un settore in cui le risorse scarseggiano, e finito il periodo stabilito, verrà assunto un altro stagista che porterà avanti il lavoro. Se per lo stagista tutto ciò è frustrante, immagino la serietà di un azienda totalmente disinteressata alla continuità e alla costruzione di un gruppo di lavoro compatto che garantisca un lavoro costante nel tempo, i cui risultati dovrebbero mirare a migliorare, e non a ripartire da zero ogni 3-6 mesi!

Qualche mese fa un’agenzia per il lavoro interinale mi ha proposto una stage in risorse umane di 6+6, con un rimborso spese di 250 euro al mese, per un totale di 40 ore settimanali: 1.920 ore di stage finito il quale, tanti saluti e avanti il prossimo. Fico no? Mi sarei dovuta occupare dei curriculum dei tanti miei compagni di sventura, naturalmente da sola, senza una figura di riferimento a cui essere affiancata. Praticamente avrei avuto tutti i doveri e le responsabilità di un lavoratore, senza percepire uno stipendio che fosse minimamente dignitoso e non una presa in giro. L’azienda mi dice che se ho intenzione di lavorare in questo settore, un’esperienza di questo tipo in un’agenzia per il lavoro è sicuramente un buonissimo precedente. Obiezione: ma se dopo una sola giornata di lavoro vengo lasciata sola alle mie pratiche, significa che questo lavoro non necessita di una formazione così lunga!

Un altro serio problema delle aziende è la convinzione che tutti i laureati siano deficienti. Si lamentano della nostra poca esperienza nel mondo del lavoro, cosa che ritengono molto più importante di un pezzo di carta. La prima osservazione è che se nessuno mi dà la possibilità di fare esperienza io non ne avrò mai abbastanza, ma questo è fin troppo ovvio. Il fatto è che non tutti i lavori comportano questioni di vita o di morte. Non sto chiedendo di fare un’operazione a cuore aperto, sto chiedendo che mi si dia la possibilità di fare quello per cui ho studiato, partendo dal gradino più basso. E quanto tempo mi ci vorrà mai per imparare a fare un lavoro che già conosco in teoria e che appartiene al mio ambito di interesse, verso cui sono fortemente motivata? Di quanta esperienza c’è bisogno per cominciare a fare la gavetta? Mi chiedono se so scrivere e fare ricerca.… ma porca puttana, ho scritto 2 tesi!! Ho alle spalle più di 300 pagine di ricerca, prove di scrittura, correzioni, traduzioni, ma veramente pensate che non sia in grado di scrivere un articolo? O di scrivere qualunque cosa vogliate sentirvi dire? E se anche non lo sapessi fare come dote innata, pensate veramente che spiegandomi quello che volete io continuerei a non capire?

Forse più che esperienze lavorative, dovremmo allegare al curriculum una risonanza magnetica, qualche esame neurologico o neurocognitivo che attesti che le nostre capacità mentali sono idonee ad un lavoro che, bene che ti vada, ti farà guadagnare 800 euro al mese.

Giada

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Una Risposta to “Risorse (inutilmente) umane: stage ed affini.”

  1. […] ripreso il suo per scrivere il Diario di una laureata neo-precaria. Stamani ho letto il suo post Risorse (inutilmente) umane: stage ed affini e per tutto il giorno una frase mi ha martellato la mente: Ma il mondo del lavoro, specie se sei […]

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