Letteratura femminile

dicembre 27, 2009

Pochi giorni fa sono entrata in libreria. Erano i giorni prima di Natale e devo dire che il mio stato d’animo non era quello rilassato di quando mi rifugio nei libri per cercare chi tra di loro abbia qualcosa di impellente da dirmi. Tra la gente e la confusione non si riesce ad ascoltare molto bene i libri e quindi si gira più del solito, un po’ disorientati. Ed è così che ho scoperto come ormai ogni angolo della vita sociale quotidiana voglia spingere le donne sempre un gradino sotto agli uomini.
Tra le tante categorie in cui vengono classificati i libri ci sono le novità, i gialli, fantascienza, una generica letteratura che copre lo spazio più ampio del negozio, i libri per ragazzi e proprio davanti a questi alcuni piccoli scaffali in cui campeggia l’etichetta “letteratura femminile“. Devo ammettere, in tutta sincerità che mi sono alterata ancora prima di vedere quali libri avevano scelto di includere in una tale specifica categoria. Se quei quattro ripiani in croce sono “letteratura femminile”, la “letteratura maschile” quale sarebbe, il resto del negozio? Interessante, considerando che in Italia le donne leggono più degli uomini. Le lettrici sono infatti il 53,1% mentre i lettori il 40,1%. Forse che lIstat non ha considerato che le donne leggono e rileggono sempre gli stessi miseri libri e per questo lo fanno più velocemente?

Volendomi fare ancora più del male mi sono avvicinata per vedere quali perle di saggezza avessero così accuratamente scelto per noi fragili e tanto speciali creature, sperando per lo meno di trovarmi di fronte a Simone de Beauvoir, Virginia Wolf, Sylvia Plath, Sibilla Aleramo, Keren Blixen, Isabelle Allende, Banana Yoshimoto, Dacia Maraini, Amélie Nothomb… Sarei stata lo stesso arrabbiata perché invece di “letteratura femminile” avrebbero dovuto scrivere “letteratura al femminile”, ma non mi sarebbe dispiaciuto poi tanto far parte di una letteratura di nicchia, che affronta le donne nelle loro numerose sfaccettature e infiniti ruoli, che guarda il mondo da un punto di vista diverso e più intimo. In fondo ho sempre avuto il sospetto che riguardo a certi temi gli uomini siano poco portati alla comprensione, ma restava comunque il fatto che se le donne che leggono sono molte di più, perché è la nostra letteratura ad essere di nicchia?
Ero andata un bel po’ in là con la mente, già intravedendo interessanti spunti riflessivi sul perché le scrittrici fossero sempre un numero minore e sul perché dunque le donne spesso si sentano più capite o meglio rappresentate da scrittori maschi. Forse gli uomini sfoderano tutte le loro armi di empatia e comprensione solo quando si tratta di fare uscire un libro e di guadagnare soldi? O forse le donne sono più interessate ad esplorare punti di vista diversi dal loro?

Tutto questo temo che dovrà essere argomento di un altro post, perché quello che ho trovato tra quegli scaffali non aveva niente a che fare con le donne, ma con il marketing, i pregiudizi, le etichette, i ruoli sociali, gli stereotipi: I love shopping, I love shopping per il baby, Baby o non baby?, Lo shopping di mezzanotte, Lost in fashion, L’importanza di essere sposata, Giovane, brillante e cotto a puntino, La stagione dei matrimoni, Cercasi amore disperatamente, La solitudine dell’amore, Il bisbetico domato, E’ un cesso ma lo sposo, Guida al matrimonio, Bello ricco e che resti a colazione, Ma l’amore non finisce, Gli uomini sono pesci, Ti aspetterò per sempre, Vita bassa e tacchi a spillo, Maledetti quarant’anni, Assolutamente glam….
Ora, non voglio generalizzare dicendo che con tutti questi libri non ci si potrebbe fare altro che un bel falò. Sono convinta che i libri meritino sempre un rispetto speciale, ma anche le donne. Molti di questi libri magari contengono anche storie divertenti, ironiche e autoironiche, possono essere scritti anche bene e risultare una vera e propria satira sul mondo maschile, ma qui il problema è un altro. Queste siamo noi? È questa tutta la nostra vita? La ricerca di un uomo ricco da sposare, il dover essere fashion e alla moda in ogni momento,  senza accettare di invecchiare, il doversi tenere un uomo a tutti i costi perché senza la vita non ha più senso? È tutta qui la letteratura che ci riguarda? È tutto qui quello che si può dire di noi? Single fashion, mogli premurose, madri con i tacchi a spillo. E soprattutto, è così necessario usare titoli così infinitamente stupidi?

Il primo grave errore che è stato fatto è stato quello di identificare la “letteratura rosa” con quella femminile, mentre non sono affatto la stessa cosa. Il “rosa” è il colore dell’evasione, del divertissement, del non impegno, può essere un aspetto della letteratura femminile, non il suo complesso. È offensivo vedersi categorizzate e identificate con quanto c’è di più effimero e sdolcinato. Perché poi la necessità di eticchettare noi e non gli uomini? Potevano fare uno scaffale di libri porno e calendari da officina e chiamarlo “letteratura maschile”, almeno sarebbe stato equo. Io amo leggere e trovarmi di fronte a quel cartello che mi indicava “questi sono i libri per te” è stato umiliante. Non è questione di essere una femminista radicale ma la nostra società ha bisogno di un equilibrio e per bilanciare quel maschilismo strisciante che attecchisce molto più in profondità proprio nelle donne, c’è bisogno di essere radicali e anche di incazzarsi ogni tanto. In pizzeria ieri un uomo raccontava ad un conoscente che la fidanzata con cui stava per sposarsi l’aveva lasciato. Il commento dell’altro è stato «l’hai comprato il fucile?». Era una battuta e chissà quante altre di questo tipo vengono fatte ogni giorno. Ma non mi fa ridere. Non mi fa ridere ricordare che la violenza  subita da partner, mariti, fidanzati o padri è la prima causa di morte o di invalidità permanete per le donne tra i 16 e i 44 anni.

È arrivato il momento di essere radicali e intolleranti. E che gli uomini si adeguino.

Giada

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17 Risposte to “Letteratura femminile”

  1. tito said

    Giada, ritengo tu abbia scritto cose assolutamente condivisibili, ma forse ti posso un po’ “rassicurare” relativamente alla violenza come causa di morte: l’affermazione “la violenza […] è la prima causa di morte o di invalidità permanente per le donne tra i 16 e i 44 anni” è stata liquidata come non corretta (praticamente una “leggenda metropolitana”) anni addietro da Amnesty International, ecco il link a un errata corrige http://asiapacific.amnesty.org/library/index/engACT770012004

    Mi sono interessato alla cosa e ritengo di parlare a ragion veduta, se ci sono dubbi non esitare a contattarmi e vedrò di fornirti qualche altro documento. Naturalmente potrei anche aver male interpretato i dati in mio possesso ed essere caduto in errore, perciò ti sarò molto grato se mi indirizzerai verso le informazioni più corrette. Grazie per il tuo contributo.

  2. giadinskj said

    Grazie Tito per la precisazione… è rassicurante sapere che gran parte dei siti di informazione fanno riferimento a dati non corretti! Personalmente non capisco molto di statistica per cui tendo a fidarmi quando ritengo che la fonte possa essere attendibile, ma forse dovrò imparare a fare da sola pure questo!

    In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, sono stati pubblicati dei dati Istat secondo cui in Italia 1 donna su 3 tra i 16 e i 70 anni è stata vittima della violenza di un uomo, per un totale di 6 milioni e 743 mila. Alcune associazioni per la difesa delle donne segnalerebbero che 4 reati su 5 si consumano tra le mura domenstiche. Secondo il sito http://www.deltanews.it/ nel 2008 ci sono stati 171 omicidi in famiglia: in 56 casi le vittime sono coniugi/conviventi, in 19 ex, in 11 partner attuali.

    Sinceramente non ho gli strumenti per dire con certezza che questi dati rappresentino la situazione reale, quindi il tuo aiuto potrebbe farmi comodo! Mi piacerebbe poter dedicare più tempo a questi temi per cercare di combattere la mentalità che se una ragazza viene stuprata se l’è cercata per come era vestita, e se un marito uccide la moglie è comprensibile perchè voleva lasciarlo.

    • tito said

      Ciao Giada, non so se ti posso essere di particolare aiuto visto che neanch’io sono uno statistico (nella vita mi occupo di progettazione software) ma visto che si parla di libri potrei intanto consigliare la lettura di “How to lie with statistics” di Darrell Huff di cui esiste anche un’edizione italiana http://gandalf.it/htlws/

      È un libro leggero ma molto rigoroso, non è recente ma contiene vari consigli utili e sempre attuali per riconoscere le statistiche presentate (spesso in buona fede) in modo ingannevole.

      Per il resto mi sembra che le informazioni cui fai riferimento siano sostanzialmente corrette: a voler proprio cercare il pelo nell’uovo, non sono sicuro che quelli dell’ISTAT siano a stretto rigore dei “dati” e non piuttosto “risultati” di uno studio. Nel senso che l’indagine è stata condotta nel 2006 intervistando telefonicamente 25.000 donne tra i 16 e i 70 anni (nel 2006 le residenti in Italia nella fascia d’età considerata erano 21 milioni e rotti, quindi il campione corrisponde a poco più di un millesimo del totale)

      I dati raccolti sono stati poi utilizzati per stimare la dimensione reale del fenomeno. Banalizzando un po’, è come avere un vaso con diecimila fagioli bianchi e neri: ne estraggo una dozzina, e contando quanti fagioli neri ho in mano mi faccio un’idea di quanti ce ne siano in totale (se ne vedo sei posso immaginare che nel vaso ce ne siano 5.000).

      Ovviamente nella realtà le cose sono ben più complicate… Se interessa, i risultati completi insieme con le note sul metodo utilizzato si trovano qui: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070221_00/

      Ti segnalo qualche altro link utile:
      * Dati ufficiali ISTAT sulla popolazione residente: http://demo.istat.it/
      * Dati ISTAT sulle cause di morte per l’anno 2006: http://www.istat.it/dati/dataset/20090302_00/
      * Dati OMS sulla mortalità nel mondo: http://apps.who.int/whosis/database/mort/table1.cfm

  3. […] me il post di Giada (Teorie comu… Secondo me il post di Giada (Teorie comunicazione) è da leggere. Malgrado tanti progressi materiali la nostra è una […]

  4. iamarf said

    La qualità e l’interesse del post non sono minimamente inficiati dalla correzione di questi dati, che comunque ben venga. §Riporto qui il commento fatto nel daily: http://infomedfi.wordpress.com/.

    Secondo me il post di Giada (Teorie comunicazione) è da leggere. Malgrado tanti progressi materiali la nostra è una società primitiva e fra gli elementi di tale primitività si annovera la sua essenza sostanzialmente maschile.

    Sono proprio i metodi e i valori del sistema intero che sono improntati alla psicologia maschile e sarebbe importante che la sacrosanta radicalità invocata da Giada contemplasse un radicale sovvertimento di metodi e valori.

    Per questo mi piace il post di Giada, perché coglie un ottimo spunto, non per farne la solita banale questione di occupare più posti di lavoro di livello elevato, ma per mettere in evidenza l’esistenza di un pensiero dominante pervasivo che finisce con l’influenzare un po’ tutti gli aspetti della vita sociale.

  5. learner68 said

    Cara Giada, complimenti per l’attenzione che hai avuto nel tuo viaggio in libreria. Ho una sorella che possiede una libreria a Roma e, dopo aver letto il tuo post, le ho telefonato per chiedere se anche da lei c’è questa consuetudine e cosa significa classificare “cotante perle” di letteratura sotto la voce “femminile” o “rosa”, o qualsivoglia aggettivo o sostantivo, di etichettatura e classificazione.
    Beh! Lei mi ha risposto che nella sua libreria non c’è una tale suddivisione e non si sognerebbe mai di farlo. E’ vero: i libri “così interessanti” li tiene tutti insieme in uno scaffale, ma proprio sotto la voce svago ed insieme a libri di altrettanto spessore culturale per il genere maschile.
    La cosa che mi ha lasciata perplessa è la tua forte indignazione verso questa forma di discriminazione sessuale. Perdonami…io non mi ci ritrovo per niente!!Sono una donna, non sono e non mi sento soggiogata o inferiore al sesso forte; sono sensibili alle problematiche sociali che però colpiscono tutti(donne, bambini, anziani, uomini etc.etc.).
    Dov’era tutta la tua indignazione quando Andreas ha postato nel suo blog l’annuncio sulla giornata mondiale contro la violenza sulle donne? E’ una cosa che mi ha colpita molta: nemmeno un post di commento.
    Perchè? Non ci colpisce da vicino? Siamo distratti o ci giriamo dall’altra parte? Perchè siamo così ipocriti da indignarci per certe cose e siamo invece così assuefatti da altre ben peggiori?
    Sono certissima che queste mie domande non riguardano te e la tua sensibilità, ma devo dirti che sono abbastanza stanca di sentire le mie amiche che si lamentano. Noi siamo sempre il prodotto di ciò che vogliamo essere: non credere agli stereotipi sul maschilismo, sulla violenza a prescindere, sul razzismo, sulla discriminazione, sui soprusi. Io non credo a nulla di questo, come non credo al fatto che chi è vittima se l’è cercata (non voglio e non posso crederlo). Penso solo che ci sia il bene e il male, ovunque.Questo puoi essere riportabile a luoghi comuni?

  6. giadinskj said

    Innanzi tutto volevo ringraziare Andreas per aver capito lo “spirito” del mio post. La radicalità che auspico non riguarda l’eliminazione totale degli uomini, ma una semplice e civile convivenza più rispettosa per tutti, soprattutto dell’identità delle persone. Auspico una vera libertà che ci permetta di esprimerci per quello che siamo senza sentirci imbrigliati in anacronistiche convenzioni sociali, così subdole e inconsciamente accettate da sembrare “normali”.

    Cara learner68, grazie per aver condiviso le tue perplessità, spero di riuscire a chiarire meglio il mio punto di vista e la mia indignazione!
    Quando ero piccola volevo essere La Stella della Senna e rimediare a tutte le ingiustizie del mondo. Crescendo mi sono resa conto che bisogna scegliersi le proprie battaglie per potersi impegnare a fondo. Impegnarsi per me significa informarmi e provare a diffondere quello che apprendo con i mezzi che ho (compreso quello di fare una testa così a amici e conoscenti!). Vorrei, e forse un giorno mi ci avvicinerò, essere informata su tutte le tragedie umane, per ora il mio criterio è stato “ciò di cui si parla meno o di cui si parla male”.
    Non era mia intenzione spingere le donne ad una rivoluzione sessuale. Rispetto chiunque si senta a suo agio in questa società, ma dal momento che non credo di vivere nella “città del sole”, mi viene da pensare che chi sta “troppo” bene, non ha guardato attentamente.
    Personalmente non ho commentato il post di Andreas sulla giornata mondiale contro la violenza sulle donne per due motivi: innanzi tutto perchè pensavo che fosse uno spunto su cui ognuno fosse chiamato a riflettere intimamente, vista la vastità dell’argomento, e poi perché non sono particolarmente favorevole alle “giornate a tema”. Alla violenza sulle donne non può essere dedicata una sola giornata ignorando le altre 364.
    Non credo agli stereotipi ma osservo e ascolto. E chiamo le cose con il loro nome senza girarci intorno. Devastare i negozi di extracomunitari o bruciare i campi rom è razzismo, accoltellare due ragazzi che si baciano è omofobia, uccidere il ragazzo di un centro sociale quando si ha una croce celtica tatuata su un braccio è un’aggressione fascista. Significa che il singolo atto fa parte di un problema molto più ampio che va affrontato con urgenza, perché far finta di non vedere non aiuta nessuno.
    Stesso discorso per la nostra società, in cui predomina il pensiero maschilista. Viviamo in una società dove un uomo che collabora alle faccende domestiche viene considerato “buono”. Non “normale”, ma “buono”. Dove una donna che non vuole avere figli viene considerata un’egoista e una che rimane incinta e chiede un’aspettativa dal lavoro un’opportunista che mette in difficoltà il datore di lavoro. Sono piccole cose forse con cui si può imparare a convivere ma ciò non toglie che non siano giuste, almeno secondo il mio personale punto di vista! Poi ci sono le cose più gravi come le violenze, la maggior parte delle quali in famiglia, i cui dati dimostrano una regolarità tale da non poter parlare di coincidenze o casi fortuiti dovuti alla malvagità di qualcuno. E’ un fenomeno così esteso proprio perché ha alle spalle una mentalità che per troppo tempo è stata accondiscendente e tollerante verso questi soprusi. Sarebbe da illusi credere che in poco più di 30 anni questa mentalità sia del tutto sparita. Sono stati introdotti nuovi reati, abbiamo acquistato qualche diritto in più, ma gli strascichi di quel modo di pensare li ritroviamo nelle battute da bar, nei pettegolezzi di paese, nell’obbligo di avere almeno una maggiorata per ognuna di quelle trasmissioni considerate “per famiglie”, negli stipendi che per le donne sono in media il 23% inferiori a quelli degli uomini (http://www.libertadiscelta.com/stipendi-delle-donne-piu-bassi.html), nelle pubblicità di prodotti per la casa che hanno sempre donne come protagoniste, per non parlare di quella povera bambina delle sottilette kraft che fa tanta tenerezza mentre lava i piatti e cucina per il marito che non si stacca dalla partita in tv!!!……e da tante, troppe altre “disattenzioni”.
    Ripeto: questo non significa che reputi tutti gli uomini cattivi, ma credo che sia il momento di ripensare i principi su cui si basa la società.

  7. learner68 said

    Cara Giada, abbandono questo incontro gettando la spugna. Siamo così diverse (e questa è senza dubbio una ricchezza) e mi riprometto di leggere con curiosità il tuo bellissimo ed interessante blog anche in futuro, ma chiudo questa argomentazione che trovo affascinante, ma purtroppo sterile. Non le tue parole, che trovo giuste, argomentate, interessanti e ricche di spunti di riflessione, ma continuo a ritenere che mi sembri(senza dubbio è una mia impressione) troppo intransigente. Non ho mai detto nè pensato che volessi spingere le donne ad una rivoluzione sessuale; dici: “mi viene da pensare che chi sta “troppo” bene, non ha guardato attentamente”.
    Non pensare che sia così: chi sta bene con sè stesso sta bene anche con gli altri, chi guarda attentamente riesce a vedere i vari punti di vista e ad essere più moderato.
    Io conosco il tuo “calore”, fa parte del mio carattere, ma la vita per fortuna mi ha portata ad essere maggiormente attenta alle sfumature, ai particolari, alle gradazioni di colore che fanno parte della scala cromatica. Io ero come te a 20/30 anni. Ora sono così miracolosamente diversa, maggiormente consapevole e controllata nei miei giudizi. Non vuol dire arrendersi, non vuol dire soccombere, non vuol dire farsi condizionare dal falso perbenismo, non vuol dire girare la faccia da un’altra parte. Vuol dire mettersi nei panni degli altri.

    Dici: “Non credo agli stereotipi ma osservo e ascolto. E chiamo le cose con il loro nome senza girarci intorno. Devastare i negozi di extracomunitari o bruciare i campi rom è razzismo, accoltellare due ragazzi che si baciano è omofobia, uccidere il ragazzo di un centro sociale quando si ha una croce celtica tatuata su un braccio è un’aggressione fascista”. Come puoi fare affermazioni così indiscutibili, così lapidarie. La stupidità umana impera sovrana in ognuno di noi e c’è molta gente che fa idiozie, che crede in cose folli, che fa gesti eclatanti. Mi domando perchè e soprattutto per chi? Ma non per questo si possono lanciare termini così sensazionalici quali “razzismo”, “omofobia”, “fascismo”.
    Ed il maschilismo è la stessa cosa: chi è maschilista è idiota come chi è razzista o fascista. PUNTO. Queste persone continueranno ad esistere solo se li facciamo esistere noi.
    Io non penso che un uomo che aiuta la donna in casa sia un buono. C’è la parità dei sessi e se uno non sente questa parità è solo perchè non la sente propria.

    Dici: “..ma gli strascichi di quel modo di pensare li ritroviamo nelle battute da bar, nei pettegolezzi di paese, nell’obbligo di avere almeno una maggiorata per ognuna di quelle trasmissioni considerate “per famiglie”, negli stipendi che per le donne sono in media il 23% inferiori a quelli degli uomini, nelle pubblicità di prodotti per la casa che hanno sempre donne come protagoniste…”. Ma che bar frequenti? Che trasmissioni vedi? Basta non frequentarli, basta non vederle…mi ripeto..basta non farsi coinvolgere dalla stupidità umana. Io guadagno molto di più di molti mariti di mie amiche e di molti miei colleghi uomini e non mi è mai parso che vi fossero atteggiamenti frustrati da parte loro. Non saremo forse noi ad avere uno sguardo miope?

  8. Giovanna said

    Giada,se me lo permetti vorrei partire dalla frase di chiusura del tuo post ” … credo sia il momento di ripensare i principi su cui si basa la società” . A me sorgono spontanee alcune domande : chi educa oggi i figli? L’educazione è delegata ancora alla madre come una volta o viene condivisa fra i genitori? Qual è il modello maschile che un figlio ha davanti agli occhi e qual è il modello femminile con cui si confronta? Penso che i figli trovino nella propria famiglia i modelli in cui identificarsi e poi crescono e si inseriscono nella società. Bisognerebbe verificare il comportamento delle madri verso i loro figli e se si differenziano a seconda del loro sesso. Di fatto nella scuola si presentano ai colloqui quasi sempre le madri e sono loro che si interessano dei figli. Molte volte mi è capitato di osservare atteggiamenti di privilegio nei confronti dei maschi e non a caso all’estero ci guardano con sospetto. Si chiedono come facciano le donne italiane a reggere il lavoro, l’educazione dei figli e l’organizzazione della casa. Siamo veramente molto brave anche a prevenire i desideri di chi vive con noi e molte volte fatichiamo a ritagliarci un nostro spazio, non ne siamo capaci o ci sentiamo in colpa e chi vive vicino a noi nemmeno si rende conto di ciò che facciamo. A volte ho il sospetto che molti matrimoni falliscano e molti uomini ritornino dalla mamma perchè non ci sarà mai un’altra donna così brava o all’altezza dei compiti richiesti. Molte donne hanno “lottato” per riuscire ad affermarsi come persone, impegnandosi nello studio e nel lavoro ma altre si sono svendute con tanta superficialità accettando dei ruoli che hanno minato la loro dignità. Molti genitori stranieri vietano ai loro figli la visione di programmi televisivi italiani ed io non so dar loro torto. Forse bisogna riflettere sul ruolo dell’educazione e quanto i neo-genitori siano preparati a questo compito in modo da poter spezzare quella catena antica che ancora non permette ai figli di essere considerati pari, nel rispetto delle differenze di genere ma senza
    esasperazione.
    Spero con queste riflessioni di non avere urtato nessuno perchè credo che essere donna sia bello e sono consapevole che ci sono anche tanti uomini che sanno confrontarsi con noi con serenità senza pregiudizi o prevaricazioni.

  9. giadinskj said

    Learner68, io continuo a pensare che non voler vedere e non farsi coinvolgere non sia una buona soluzione, è senz’altro la più comoda e capisco che ci sono momenti nella vita dove non si ha nè tempo nè voglia di dedicarsi a ciò che sta fuori. Certo, se la nostra vita va bene perchè deprimersi con le brutte notizie. Però ritengo che sia importante informare e informarci quantomeno per avere gli strumenti che ci permettano di orientarci nella vita nel modo migliore possibile. Il fatto che tu guadagni più di tuoi colleghi magari è una variabile che è stata tenuta in cosiderazione negli studi sulle condizioni delle donne, ma non credo che possa influenzare in modo significativo il risultato finale.
    Certo che la stupidità esiste, tanto nei bar e nelle pizzerie di gente comune che frequento io, quanto nei vari Rotary o club esclusivi in cui si ritrova la “gente per bene”. Io continuo ad essere soddisfatta dei miei piccoli impegni, del mio blog, di quando mi arrabbio e di quando mi commuovo. Penso che la società non sia qualcosa che ci è stato imposto, ma qualcosa che si può migliorare tutti insieme con il dialogo, l’ascolto e lo scambio di informazioni per con-vivere e non solo sopravvivere. I blog in fondo servono anche a questo!

  10. iamarf said

    Succosa questa discussione.

    Credo di avere una visione ancora più radicale.

    La società si è evoluta seguendo i paradigmi del pensiero maschile che ha ispirato quasi ogni forma di organizzazione, sin dagli albori della “civiltà”.

    Il sistema intero si ispira a valori maschili: controllo, gerarchia, leadership, enfasi sulla performance e sulla sua misura, visione “quantitativa”.

    Immagino che questa visione possa essere stata vantaggiosa quando la specie umana aveva da attecchire nella competizione naturale: pochi piccoli uomini in un grande aspro mondo.

    Ora non è più così perché abbiamo saturato il pianeta. I valori che ci hanno condotto sin qui non possono più funzionare, anzi, ci condurranno al suicidio.

    Non c’è più niente da conquistare, c’è da curare.

    Le donne non devono divenire competitive con gli uomini, questa sarebbe la tragedia finale, l’annientamento di ogni speranza.

    Le donne, e gli uomini con sufficiente sensibilità, devono invece lavorare per femminilizzare il sistema, che è tutta un’altra cosa.

  11. […] Succosa discussione nel blog di Giada (Teorie comunicazione).   […]

  12. learner68 said

    Cara Giada, innanzi tutto ti ringrazio per avermi risposto con rinnovata enfasi e questo mi stuzzica molto. Cerco di astenermi dal farlo, ma tu mi ci tiri per i capelli!! Comunque devi andare da un buon oculista: la tua miopia sta peggiorando. SCHERZO:-)
    😉
    Dici: “io continuo a pensare che non voler vedere e non farsi coinvolgere non sia una buona soluzione, è senz’altro la più comoda e capisco che ci sono momenti nella vita dove non si ha nè tempo nè voglia di dedicarsi a ciò che sta fuori”.
    Come puoi dare giudizi sulle persone in maniera così affrettata? Come puoi sapere com’è la vita delle persone che partecipano al tuo blog? Come fai a sapere come sono le persone che ti circondano?

    Dici: “Penso che la società non sia qualcosa che ci è stato imposto, ma qualcosa che si può migliorare tutti insieme con il dialogo, l’ascolto e lo scambio di informazioni per con-vivere e non solo sopravvivere”.
    Sei cerca di ascoltare? o sei troppo condizionata dai sondaggi, dai dati ISTAT. Ho paura che tu senta, ma che non ascolti.
    Sei certa di saper convivere e non solo sopravvivere? Tutti noi facciamo qualcosa per la società in cui viviamo e la somma di queste cose formerà la società futura (condivido ogni parola di Giovanna). Dobbiamo fare piccoli passi, ogni giorno per non rischiare di commettere troppe stupidaggini.
    Riduci anche tu il passo e vedrai che arriverai dove desideri e in un mondo che riterrai migliore. 😉 Andreas parla di femminilizzare il mondo: dacci una mano, non stare chiusa nelle tue posizioni.

  13. Rischio di andare fuori tema, non voglio discutere dell’argomento che trovo molto complesso da analizzare con l’attuale mal di testa che mi perseguita, probabilmente ci tornerò in seguito. Però una cosa devo dirla.
    Oggi ero passato in questo blog per fare gli auguri di un buon 2010 ad una persona in qualche modo speciale…in una società sempre più addormentata, è diventato raro trovare persone come Giada. Pensieri come quelli che lei esterna nel suo blog potrebbero essere benissimo definiti come “radicali”…il problema è tutto qui…veniamo da generazioni che hanno fatto di tutto per addormentare e cloroformizzare l’opinione pubblica.
    Oggi non c’è più la passione civile, ma ci sono le strategie, le convenienze e quelli che hanno contribuito a rendere l’opiniione pubblica così addormentata ora ci dicono che dobbiamo essere razionali, che non dobbiamo commettere i loro errori…

    Giada…io ti auguro un 2010 incendiario…e pieno dei tuoi “sogni grandiosi” che nessuno potrà mai razionalizzare…

  14. learner68 said

    …………..la nostra meta non è di trasformarci l’un l’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e di imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento…………..Narciso e Boccadoro, Hermann Hesse.
    Ho rubato queste parole dalla tua presentazione. Parole che condivido insieme a te (FINALMENTE!!)
    Ti auguro anch’io, con sincerità, un meraviglioso Nuovo Anno pieno di cose belle e grandi emozioni.
    AUGURIIIIIIIII

  15. Monica said

    Nel leggere questa discussione ho ripensato alla mia esperienza personale. Sono la maggiore di tre figlie, cresciuta in una famiglia di piccoli artigiani tessitori, investita molto presto di responsabilità “maschili”. Mamma e papà lavoravano tutto il giorno tra le macchine per la tessitura e, appena hanno ritenuto che fossi in grado di farlo mi hanno coinvolto nella gestione della piccola azienda anzi, mio padre mi ha letteralmente delegato a tenere i rapporti con commercialisti, fornitori,avvocati ecc. Ha ritenuto che sapessi farlo meglio di lui, avevo solo 16/17 anni ma stavo studiando e questo per lui bastava. Ora sono madre di tre figli maschi (ironia della sorte). Come mi rapporto con loro? Per forza di cose, adesso poi che sto studiando, mi aiutano in casa…e mio marito si sta adeguando! Sì, si sta adeguando perché non è partito nel migliore dei modi in quanto a collaborazione ma, tempo al tempo, in questo è cresciuto, un po’ come i suoi figli e ancor di più quando ho deciso che dovevo prendermi un po’ più di spazio per me. E’ una continua ricerca di equilibrio. Le donne sono spesso vittima di violenza, è vero ma gli uomini non di meno a volte (vedi post di Giada su Aldo Branzino). Il rispetto per la persona umana è un valore da recuperare a 360°.

    Nel frattempo mi sono ricordata del titolo di un libro che ho letto in passato: L’eterno femminile

    Riporto un frammento dell’introduzione:

    «Era l’anima quella!… Il femminile in ciascuno di noi…
    l’eterno femminile che dà vita al mondo, agli uomini, e
    come un immenso cerchio non si esaurisce mai, non ha
    mai fine!». Così scrive Paolo Agnello, nel suo commento
    artistico alle tre conferenze di Steiner contenute in questo
    libro.
    … qual è l’elemento più scontato,
    e quindi più intimo e profondo, della lingua e della
    cultura italiane? La risposta non s’è fatta attendere: è
    l’arte! è l’anima! è quella sensibilità interiore fatta d’infinite
    sfumature che noi associamo al femminile, che non è
    l’elemento più debole di ognuno di noi, bensì quello più
    forte e più bello!…

    http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/maestri/iside.pdf

    Maschile e femminile da ritrovare artisticamente miscelati in ciascuno di noi.

  16. giadinskj said

    Rinnovo a tutti gli auguri per un buon 2010! Volevo anche ringraziarvi per l’interessante discussione aperta da un episodio che a molti poteva sembrare banale. Spero che tornerete a trovarmi e che continuiate a commentare i miei post con lo stesso entusiasmo!

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