Beata Ignoranza

novembre 23, 2009

Poco più di un anno fa nascevano in tutta Italia le prime contestazioni per l’approvazione dei decreti legge 112/2008 e 137/2008 adottati durante l’estate e convertiti in legge rispettivamente 133 approvata il 6 agosto 2008 e la 169 approvata il 29 ottobre 2008. L’Onda Anomala, movimento di studenti universitari e medi nato negli atenei e nelle scuole superiori nell’autunno del 2008, è stato ed è tutt’oggi l’espressione di un dissenso civile ma profondamente attivo che ha per un po’ destabilizzato il potere politico. Nessuno si aspettava un tale livello di organizzazione ma soprattutto di informazione degli studenti. I professori hanno avuto un ruolo centrale nello spiegare ai ragazzi la riforma e le relative ripercussioni e nel mettersi a disposizione per manifestazioni o metodi alternativi di insegnamento che si potessero conciliare con la protesta. Poi però il passaparola è rimbalzato nei blog e nei social networks così che nessuno avesse più il diritto di disinteressarsi:

–       TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE ALL’UNIVERSITA’: per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013.

–       TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO” : lo Stato consente alle Università di trasformarsi in fondazioni private per sopperire all’improvviso ammanco dei finanziamenti pubblici. Le fondazioni universitarie avrebbero così la possibilità di decidere l’entità delle tasse degli studenti, tasse che oggi hanno un tetto massimo che non può superare il 20% dell’importo del finanziamento ordinario dello Stato (FFO). Questo mette in crisi il fondamentale diritto allo studio universitario visto che una formazione di qualità potrà essere garantita solo a chi avrà una certa disponibilità economica, oltre a ledere il principio di eguaglianza e pari dignità tra i cittadini.

–       TAGLIO DI PERSONALE DOCENTE, DI RICERCA E TECNICO-AMMINISTRATIVO: impossibile di fatto rispettare l’articolo 9 della CostituzioneLa Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. Le Università dovranno trovarsi degli “sponsor” che le finanzino e questo controllo economico avrà effetti devastanti sulla ricerca in tutti i settori, condotta secondo le direttive impartite dalle società finanziatrici, in base alla redditività e al livello economico.

–       TURN OVER: le Università si troveranno costrette improvvisamente a mandare obbligatoriamente in pensione chi ha maturato i requisiti necessari, o altrimenti licenziare parte del proprio organico, imponendo un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni cinque pensionamenti o licenziamenti. Unica soluzione sopprimere corsi d’insegnamento, fino a giungere addirittura alla cancellazione dei corsi di laurea meno frequentati o considerati di minor interesse.

Questi sono solo alcuni dei provvedimenti riguardanti le sole Università. I giovani visti sempre con i soliti pregiudizi dai “vecchi” media, si prendono i loro spazi, difendono il loro futuro e raccontano la loro verità a chi vorrà ascoltarli. Il loro punto di vista però non può più essere ignorato. Non c’è più solo il telegiornale che manipola le interviste per far sembrare superficiale e improvvisata la contestazione o il giornale che strumentalizza manifestazioni e manifestanti a fini politici. C’è un terzo spazio che è quello di Internet in cui si informa e ci si informa, ci si organizza e ci si confronta.

La scuola è l’istituzione che ha in assoluto subito meno cambiamenti dal momento della sua nascita ad oggi. Disposizione e arredamento delle aule, libri di testo come principali strumenti di apprendimento e trasmissione delle conoscenze, rapporti autoritari e gerarchici tra insegnanti e alunni rendono la scuola di oggi impreparata ad affrontare le importanti innovazioni apportate dalle nuove tecnologie e questo rischia di creare un contrasto insanabile tra scuola e società. Ed è proprio per la constatazione in prima persona di questo contrasto e di un mutato clima all’interno dell’aula scolastica che il professor Michael Wesch, antropologo culturale della Kansas State University si chiede che cosa è andato storto e come poter risvegliare l’interesse degli studenti nelle classi. Con un’espressione che ricorda l’ultimo film di Woody AllenWhatever works”, Welch nota come gli studenti siano ormai degli esperti nell’arte del “tirare avanti”, raggiungere i loro obbiettivi, il superamento di un esame senza prestare attenzione durante i corsi, senza partecipare alle lezioni. Appunti, studio e libri di testo sono tutto ciò che in fin dei conti risulta indispensabile per riuscire, quindi perchè dare qualcosa in più. Dai cellulari all’ipod, passando per i computer, soprattutto con i programmi di messaggeria istantanea e social networks, le nuove tecnologie oltre a scandire le fasi della vita dei giovani d’oggi entrano di prepotenza anche nelle scuole. E questo dato di fatto non può più essere ignorato come anche le conseguenze che ne derivano.

Il problema è complesso perchè non se ne possono trovare soluzioni né mostrando una eccessiva indulgenza verso comportamenti talvolta poco rispettosi del lavoro altrui, né continuando perpetuare regole e  tradizioni che in certi casi risultano lontani dalla vita sociale. Concordo con Neil Postman quando nel suo libro “Ecologia dei media” dice che i mezzi di comunicazione di massa sono ormai il paradigma educativo preponderante nella nostra società e che proprio per questo la scuola deve fare da contraltare a questa influenza per raggiungere un equilibrio che consenta una formazione più completa e non deviata, ma è anche necessario che la scuola fornisca gli strumenti necessari affiché i giovani usino in modo proficuo e consapevole le nuove tecnologie. Sebbene la maggior parte dei giovani si sabbia orientare con notevole facilità tra i nuovi media a volte l’uso che ne viene fatto non è utile ad un accrescimento personale quando non addirittura dannoso. Il concetto di privacy, ad esempio, non viene quasi mai concepito come un diritto da dover proteggere e rivendicare, ma in molti casi è visto come un ostacolo alle relazioni interpersonali. Come ogni cosa anche le nuove tecnologie hanno luci ed ombre ed anche le tecnologie richiedono un comportamento idoneo che non può prescindere da certi principi.

È necessaria come prima cosa un’educazione ai media ma che vada di pari passo con un’educazione tradizionale. Si devono creare spazi in cui poter mettere in discussione quella relazione unidirezionale e autoritaria tra insegnanti e alunni, favorendo il dialogo e l’ascolto e qui le nuove tecnologie possono avere un ruolo decisivo soprattutto per lo sviluppo di progetti collaborativi che mettano a confronto realtà e punti di vista diversi. In questo modo la scuola può (e deve) favorire lo sviluppo della riflessione personale e del pensiero critico, cosa che per molto tempo è stata sottovalutata. Quanti ricordi, nei miei anni di liceo, di professori che di anno in anno non cambiavano una virgola delle loro spiegazioni e la cui unica richiesta era che fosse ripetuto parola per parola il loro punto di vista durante i compiti in classe. Quante volte una domanda o una richiesta di spiegazione veniva vista con sospetto e trasformata in un’interrogazione a sorpresa. Non bisogna confondere l’autorità con il rispetto e qui la scuola ha ancora molto da imparare. Gli insegnanti possono essere dei buoni mediatori nelle discussioni (mediate o meno), possono guidare gli studenti perchè sviluppino punti di vista coerenti e consapevoli, cercando magari di arginare l’illusione spesso data dalle nuove tecnologie che si possa parlare di tutto senza conoscere in maniera approfondita gli argomenti.

L’occasione della protesta dello scorso anno, ancora non del tutto sopita, è stata un buon momento per mettere a confronto società e scuola, nuove tecnologie e insegnamento. Anche se in alcuni casi si è lasciata la protesta fuori dalle aule per continuare le lezioni come se nulla fosse, c’è stato un incontro tra studenti e professori e forse da entrambe le parti stiamo cominciando a capire che i professori non sono figure da temere ma persone con cui collaborare per una crescita reciproca.

Giada

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: