Una morte pietosa lo strappò alla pazzia: Francesco Mastrogiovanni

novembre 9, 2009

deadlyRestraints

Art 32 della Costituzione:

«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.»

Francesco Mastrogiovanni, detto Franco, era insegnante elementare originario di Castelnuovo Cilento, in provincia di Salerno. Aveva 58 anni quando lo hanno trovato morto nell’ospedale di San Luca Vallo il 4 agosto scorso, dopo essere stato sottoposto a TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Difficile pensare ad una tragica fatalità, quando per tutta la vita ha dovuto pagare un grave colpa, quella di essere un anarchico. Negli anni Settanta era stato coinvolto negli scontri che portarono alla morte di Carlo Falvella, vicepresidente del Fronte Universitario d’Azione Nazionale di Salerno. Francesco si trovava con due compagni Giovanni Marini e Gennaro Scariti sul lungomare di Salerno quando furono aggrediti da un gruppo di fascisti. A scatenare l’aggressione probabilmente furono le indagini che Marini stava compiendo sull’incidente che aveva portato alla morte di 5 anarchici calabresi nei pressi di Faretino (Frosinone), dove i ragazzi si stavano recando per consegnare i risultati di un’inchiesta condotta sulle stragi fasciste del tempo. Carte che non furono mai rinvenute nel luogo dell’incidente avvenuto all’altezza di una villa di Valerio Borghese, in cui fu coinvolto un autotreno guidato da un salernitano con aperte simpatie fasciste. Marini colpì a morte Falvella, togliendogli dalle mani il coltello che questi impugnava, con il quale aveva già ferito Mastrogiovanni ad una gamba. Il processo assolse pienamente Francesco dall’accusa di rissa mentre Marini fu condannato a 9 anni. Ma dall’accusa di anarchia lo Stato non dà assoluzioni: è un marchio di pericolosità sociale che non si dimentica e non si perdona.

E nel 1999 ecco che si presenta l’occasione per ricordargli che è colpevole e lo sarà per sempre: colpevole di credere all’autonomia e alla libertà degli individui che scelgono di relazionarsi tra loro con rapporti non-autoritari, di pensare una società che si basi sul libero accordo, sulla solidarietà, sul rispetto per la singola individualità secondo il principio che le decisioni valgono solo per chi le accetta, di considerare l’uomo come essere evoluto, intelligente e responsabile tanto da non aver bisogno di leggi. Francesco viene arrestato, con botte e manganellate perché protestava per una multa. Condotto in caserma l’accusa sarà di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. In primo grado viene condannato a 3 anni di reclusione, più volte apostrofato come il “noto anarchico” dal pm. Sconta un mese in carcere e 5 mesi agli arresti domiciliari finché il processo d’Appello lo assolve per non aver commesso il fatto e lo risarcisce per ingiusta detenzione. Anche questa esperienza, correlata alle varie angherie subite durante il periodo di detenzione, contribuisce a far crescere in Francesco un’incontrollabile sentimento di insicurezza e paura delle forze dell’ordine. In più occasioni fugge terrorizzato alla semplice vista di una divisa. Niente di più utile per rafforzare quell’idea di anarchico insofferente al sistema, patologico, pericoloso, tanto che dal 2002 al 2003 viene sottoposto a 2 TSO.

Ma da allora le cose erano cambiate, era diventato un ottimo insegnante a cui i suoi alunni erano molto affezionati, tanto che quest’anno avrebbe dovuto ottenere un posto di ruolo, essendo diciottesimo nella graduatoria provinciale. Non è così che è andata perchè il 31 luglio scorso, mentre trascorreva le sue vacanze nel campeggio Club Costa Cilento, di proprietà di una sua amica, viene trascinato nell’ospedale di San Luca Vallo con l’ennesima ordinanza di TSO, mentre guardando la sua amica le dice «se mi portano all’ospedale di Vallo della Lucania non ne esco vivo». Restano ancora oscuri i motivi di questa decisione: si dice per disturbo della quiete pubblica, senza che nessuno abbia mai presentato alcun tipo di segnalazione al riguardo. E soprattutto una tale, stupida, motivazione non può giustificare il dispiegamento di decine di carabinieri e polizia municipale a cui si unì una motovedetta della guardia costiera che dall’altoparlante avvertiva i bagnanti «caccia all’uomo in corso», messo in campo per catturare il pericoloso anarchico. Inspiegabile se non fosse che forse quell’assedio doveva servire a terrorizzarlo, viste quelle paure irrazionali (?) che negli ultimi anni della sua vita si era impegnato a superare, e a spingerlo ad agire come un folle.

Ma che cos’è il TSO? Il Trattamento Sanitario Obbligatorio sostituisce di fatto (pur non cambiandolo nella sostanza) il ricovero coatto, fortemente orientato verso la difesa sociale. Si tratta di un atto medico e giuridico che autorizza l’imposizione di determinati accertamenti e terapie ad un soggetto affetto da malattia mentale. Il TSO si basa su valutazioni di gravità clinica e di urgenza, procedura che dovrebbe essere finalizzata alla tutela della salute. Tale trattamento viene emanato dal sindaco del comune presso il quale si trova il paziente su proposta motivata di un medico. Qualora il trattamento preveda un ricovero ospedaliero è necessaria la convalida di un secondo medico appartenente ad una struttura pubblica. Infine l’informazione dell’avvenuto provvedimento deve giungere al giudice tutelare di competenza.
Nel caso di Francesco oltre a non esistere i motivi per un provvedimento urgente ed estremo come il TSO, o, nel caso in cui ci fossero stati, a non averne dato notizia alla famiglia in modo dettagliato e plausibile, troppe cose restano da chiarire:
– l’ordinanza è stata richiesta dal sindaco del comune di Pollica Acciaroli senza informare né il sindaco di residenza (Castelnuovo), né quello territorialmente competente (San Mauro Cilento) e i vigili urbani di Pollica hanno quindi operato fuori dal territorio comunale, non si sa con quale autorizzazione e per ordine di chi.
–  non si conosce il nome del medico che ha proposto il TSO.
– la fase coercitiva (esecutiva del TSO) avviene sulla spiaggia del comune di San Mauro Cilento prima della predisposizione delle certificazioni del medico proponente e del medico che convalida e prima dell’ordinanza del sindaco.
–  il medico intervenuto ha invocato lo “stato di necessità” (art.54 c.p.), ma come può essere stato invocato se, come riferito da numerosi presenti che hanno assistito alla cattura, Francesco non ha praticato nè minacciato violenza o danni né alla sua persona né ad altri?

Ancora più terribile è quello che è successo dal momento del ricovero di Francesco il 31 luglio fino alla sua morte avvenuta il 4 agosto. Dai primi esami la morte sarebbe stata causata da edema polmonare causato da insufficienza ventricolare sinistra. Sarebbero inoltre state riscontrate profonde ferite ai polsi e alle caviglie, compatibili con lacci di materiale rigido, segno che Francesco è stato legato al letto, evidentemente per troppe ore, più probabilmente per giorni visto che nel suo stomaco non c’erano residui di cibo solidi o liquidi. Verosimilmente la posizione supina in cui è stato costretto ne ha provocato la morte. Eppure nella cartella clinica non è stata annotata la contenzione né la motivazione di essa, come invece prevede la legge. Chi doveva “tutelare la sua salute” l’ha ucciso. 7 medici sono indagati per omicidio colposo. Ma non sono gli psichiatri gli unici assassini. C’è chi ha permesso che un uomo venisse privato della sua dignità e dei suoi diritti, perché doveva a tutti i costi essere “normale“, non nel senso di “sano“, ma di “uguale a tutti gli altri“.
Tutto questo mi fa venire in mente qualcosa: una punizione che infligge dolore ad un’intensità sempre maggiore così che il condannato accetti una realtà che non è tale. Una seconda e ultima fase di trattamento in cui il condannato viene portato nella Stanza 201, dove non è contenuto nessuno strumento di tortura specifico, ma è la materializzazione del peggior incubo di ogni persona… Non sto ripetendo da capo la storia di Francesco Mastrogiovanni, sto parlando del romanzo di George Orwell 1984: non è sufficiente confessare ed obbedire alle regole perché il Grande Fratello vuole possedere anche l’anima dei suoi sudditi. E l’anima di Francesco se la sono presa.

Ci piacerebbe pensare che il TSO colpisca solo pazzi furiosi, e che quindi non sia evitabile proprio per la pericolosità dei soggetti che vi vengono sottoposti. In realtà non è così perché si tratta di un abuso in sé. La pericolosità delle persone è difficilmente prevedibile e sicuramente non è guaribile con metodi a metà tra il carcere e il manicomio. Manca totalmente una cultura che metta al centro di ogni provvedimento l’uomo nella sua umanità, e non l’ordine pubblico e sociale. Non si può trattare un uomo come un errore di sistema. Non si può far credere che il TSO sia imposto per il bene dei pazienti. È uno strumento di controllo e repressione sociale, che considera il diverso come “deviato” e dunque pericoloso, non tanto per gli altri fisicamente, quanto per l’ordine costituito che non ammette di essere messo in discussione nemmeno teoricamente. E la storia di Francesco ne è la prova. Il pensiero anarchico va fermato con ogni mezzo perchè già di per sé sinonimo di follia o almeno è così che deve essere percepito dall’opinione pubblica. Per questo ci hanno sempre fatto credere che agli anarchici piacesse suicidarsi.

Di TSO si muore, nel silenzio dei mezzi d’informazione, nell’omertà dei reparti ospedalieri, nell’indifferenza dello Stato, nella semincoscienza di farmaci somministrati con la forza. È successo a Giuseppe Casu, ambulante di Quartu Sant’Elena ricoverato il 15 giugno 2008 presso l’ospedale Santissima Trinità, legato e sedato per 6 giorni consecutivi, fino alla sua morte, sopraggiunta il 22 giugno per trombo embolia polmonare. È successo a Bologna a Edhmund Hiden che la mattina del 27 maggio 2007 si era recato volontario nel reparto psichiatrico del Maggiore di Bologna, probabilmente perchè depresso ed è morto la mattina seguente dopo aver chiesto di poter lasciare l’ospedale, sotto gli occhi della sorella, circondato da numerosi poliziotti. Vite spezzate o rovinate come quella di Sabatino Capatano e di tanti, troppi altri nemmeno troppo difficili da trovare basta digitare su google “trattamento sanitario obbligatorio” e le storie assurde sembrano infinite.

Enzo Spatuzzi nel Comunicato dell’AipsiMed sulla morte del prof Mastrogiovanni, ci dà un’idea di come può succedere tutto questo:

«I colleghi quando si laurearono in medicina e chirurgia pensavano che
“da grandi” avrebbero fatto i medici. I colleghi dopo la
specializzazione in psichiatria hanno affinato la loro preparazione
anche intima, effettuando complessi e complicati percorsi formativi
pensando che da grandi avrebbero fatto gli psichiatri. Nulla di tutto
questo
. Sono stati sì assunti dall´azienda sanitaria locale, ma
arruolati con i compiti di psicopolizia, quella funzione che dai
manicomi in poi identifica ancora oggi la tipologia dell´intervento
psichiatrico in specie per le psicosi maggiori.

Di questo sono al corrente anche i tutori dell´ordine che ben
volentieri si fanno affiancare dagli psichiatri territoriali nella
“cattura” delle persone che appaiono di pubblico scandalo
e demandano
solo agli psichiatri dei reparti psichiatrici la custodia di quelle
stesse persone e prima ancora che sia stata effettuata una diagnosi
precisa sulle loro vere condizioni clinico-psicopatologiche.

Non solo, ma quegli stessi psichiatri devono anche far passare nel più
breve tempo possibile lo stato psichico che potrebbe aver sotteso
condotte antisociali. E con che? Con gli psicofarmaci in primis, con il
controllo costante da parte di loro stessi e degli infermieri
collaboratori e, estrema ratio, con la contenzione.

Insomma gli psichiatri vanno in guerra all´attacco e non in difesa,
combattendo una battaglia che mai avrebbero voluto condividere e,
soprattutto, vanno in campo con armi giocattolo finendo per tradire
ogni giuramento di Ippocrate
. Ma si può? …»

No, non si può.

Giada

ps: ai nomi delle vittime corrispondono link che oltre a dare informazioni si impegnano attivamente perché la verità venga accertata.

Annunci

Una Risposta to “Una morte pietosa lo strappò alla pazzia: Francesco Mastrogiovanni”

  1. mauro said

    Grazie per le riflessioni anti-normalizzazione. Tutti, a prescindere dalla ricerca di normalità, potremmo rappresentare un danno o pericolo verso la società

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: