La sindrome dell’areoplanino

luglio 27, 2009

aeroplanino

Sono shoccata dall’ipocrisia del mondo in cui viviamo. Shoccata dal moltiplicarsi di manifestazioni che provino la fondatezza e l’ineluttabilità di queste ipocrisie. Dai film, dai libri, dalla pubblicità, dalle trasmissioni, dalle riviste, dalle persone… che non dicono niente. L’era della multimedialità, delle comunicazioni, è l’era della comunicazione del NULLA. In ogni ambito ormai è solo la forma che conta, una forma che sia il più facile e digeribile possibile per chi è destinato a riceverla. E non importa quanto sia stata masticata prima, purché sia diluita abbastanza da non far fare al ricevente la fatica di PENSARE. Ed ecco che questa semplice verità viene mascherata con l’ ipocrisia numero 1: fidarsi dell’istinto. Miliardi di anni di evoluzione per poi basare la vita sull’istinto!! Tanto valeva rimanere scimmie!! Qualcuno deve dirci che noi non abbiamo nessun istinto, che qualunque atavico residuo di esso sparisce non appena cominciamo a comprendere e a usare il linguaggio. Tutti i nostri bisogni sono indotti, dalla nostra famiglia, dagli amici, dalla pubblicità, dalle serie televisive e dai film americani, per non parlare di religioni varie, partiti politici, lavoro, insomma di società. No, nemmeno nei sentimenti c’è spazio per l’istinto e per un motivo molto semplice: l’istinto non porta mai all’autodistruzione (a meno che non ci sia qualche disfunzione cerebrale). Quando si schiudono le uova nella sabbia, l’istinto non guida le tartarughe marine ad arrampicarsi sugli alberi, ma ad andare verso il mare. Se la scelta di un compagno fosse un fatto d’istinto, tutti avremmo l’uomo o la donna perfetti per noi, cosa alquanto improbabile! Nel momento stesso in cui ci siamo resi conto di avere una scelta, che ci portava a valutare tutta una serie di fattori (pro, contro, cause, effetti), abbiamo preferito la razionalità all’istinto.
Non appena il pensiero razionale si è impossessato di noi ed abbiamo cominciato i nostri interminabili monologhi interiori, l’istinto si è assopito. Si è operata la scissione tra noi e il mondo, tra interno ed esterno ed abbiamo cominciato a porci domande mettendo in dubbio tutto quello che vedevamo, che sentivamo, la realtà o noi stessi. Così è nata la nostra coscienza. L’evoluzione ci avrebbe dunque portato a diventare degli insicuri, eterni insoddisfatti… gran bel lavoro che ha fatto la Natura! Ma questi siamo noi.

Tutto quello che vediamo oggi o che leggiamo ci vuole far credere che possiamo fidarci solo dell’istinto senza il bisogno e la scocciatura di dover pensare. Ma se da ciò che siamo togliamo il pensiero non torniamo all’istinto originario, ma abbiamo il NULLA. Vale a dire la società di oggi. Una società dove le persone si nascondono dietro alla scusa (anche fondata) della cattiva informazione per giustificare la mancanza di voglia di sapere e di capire, perché poi questo comporterebbe il dover prendere una posizione, costruirsi un’opinione e magari dover anche fare qualcosa. Potremmo avere ciascuno un premio Pulitzer a testa che viene a spiegarci cosa succede nel mondo, ma non avremmo lo stesso voglia di pensare. E allora c’è bisogno di qualcuno che pensi per noi e ci spiattelli le cose come stanno, meglio se in modo simpatico e divertente, perché se troppo serio facciamo fatica a seguire e ci annoiamo. Così pendiamo dalle labbra di comici come Beppe Grillo, Sabina Guzzanti, o giornalisti che tra i discorsi troppo difficili mettono qualche battutina come Marco Travaglio. Come quando la mamma per far mangiare le verdure al bambino gli dice “apri la bocca che arriva l’areoplanino“. E noi tutti lì con la bocca spalancata a credere che l’informazione, come la conoscenza debba essere una cosa che fa ridere.

Giusto o sbagliato che sia quello che diconoi questi personaggi diventati così popolari da qualche anno a questa parte, quello che più mi spaventa, anche in questo caso è l’assenza di senso critico di chi sta a bocca aperta aspettando l’areoplanino. Perché se ci pensiamo bene, c’è sempre meno differenza tra i mediocri che votano Berlusconi, vanno ai suoi meeting e lo difendono qualunque cosa faccia (cose per cui ultimamente diventa sempre più difficile trovare aggettivi) perché è carismatico e simpatico e quelli che ricercano le stesse caratteristiche in personaggi anche opposti per quanto riguarda il credo politico, l’etica o la lealtà. La buona fede con cui Grillo o Sabina facevano i loro spettacoli, li portava a credere che il potere della satira e della risata potesse risvegliare le persone. Ma non avevano fatto i conti con una popolazione afflitta dalla “sindrome del balcone“, che si sta sempre più trasformando in “sindrome dell’areoplanino“. Infatti se prima il senso critico poteva essere sacrificato in nome della speranza, ora viene ritenuto semplicemente inutile. Ci ritroviamo a bocca aperta di fronte ad una forma accattivante e divertente il cui contenuto è ridotto a qualche slogan facilmente ricordabile ma che sapremmo a malapena spiegare.

Siamo vulnerabili. Perché con il cervello fuori uso è chiaro che può succederci qualunque cosa. Siamo in balia delle opinioni comuni di qualunque genere e argomento. Opinioni che sono spesso anche contraddittorie, ma quando sono accompagnate da immagini sgargianti non ce ne rendiamo nemmeno conto. Il mondo in cui viviamo viene ovunque descritto come terribile, violento, insicuro, spietato, immorale, ma contemporaneamente ci viene vomitato addosso quel melenso ottimismo che dice che posso farcela, che i miei sogni si avvereranno (basta crederci), che avrò un un lavoro che mi farà indossare fantastici tailleur di Chanel, un marito bellissimo che mi aiuterà a lavare i piatti, due bambini perfettamente educati che la domenica mattina mi porteranno la colazione con pane e nutella a letto, un divano bianco, che rimarrà bianco per sempre senza sporcarsi, una macchina che sfreccerà su ogni strada senza mai incontrare traffico….. Basta crederci?! Basta volerlo?! Basta non arrendersi?! Questa è l’ipocrisia numero 2: la nostra mente può influenzare solo i nostri pensieri, non può certo manipolare la realtà.

… to be continued

Giada

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