Con i piedi per terra…

aprile 6, 2009

terremoto

In giornate come questa ci si rende conto di quanto la nostra mente giri a vuoto ogni tanto, di quanto spesso siamo così occupati a pensare a cose che non sono reali, che non appartengono alla terra, alla strada, al sangue, al dolore vero, quello che sui corpi delle persone ci rimane. Vediamo la guerra e pensiamo ” è lontana” senza sforzarci più nemmeno di capire cosa sia e perché succeda. E pensiamo che sia più urgente per la nostra vita interrogarci su “chiamo io o aspetto che mi chiami lui?“. Siamo dei piccoli esserini patetici, troppo stanchi per interessarsi, che un giorno si svegliano e si rendono conto che succedono cose che spazzano via ogni castello in aria, perché spazzano via la vita, in un modo inspiegabile, senza poter trovare nessuno a cui dare la colpa. E allora non si ha più voglia di pensare ai compleanni, alle giornate splendide e assolate trascorse il giorno prima o a cosa fare a pasquetta. Non ci si ferma a pensare “mi devo ancora fidare di lui?“, “sta cambiando qualcosa o cambierà?“, perché sembra tutto così piccolo e insignificante. Tutte le preghiere, laiche o cristiane che rivolgiamo a qualcuno che confidiamo ci ascolti, per le cose più sciocche… poi un terremoto inghiotte paesi e città. E dov’erano tutti i nostri dei, santi, spiriti, forze…? Possono aver ascoltato i miei tormenti, le mie lacrimucce spaurite, se poi succede questo? E chi è che la sera pregherà perchè non ci sia un terremoto che gli butti giù la casa?
Siamo delle formichine che lavorano senza sosta nel loro formicaio senza pensare a cosa c’è sopra di loro, anche se prima o poi ci sarà un bambino stronzo che in quel formicaio ci butterà un fiammifero acceso e se ne starà lì a divertirsi, guardando tutte le formichine che scappano disperate. Non fa molta differenza che non esista un bambino stronzo gigante che se la prende anche con noi. La colpa non è di nessuno. E questo ci rende ancora più minuscoli e impotenti. Ed è difficile per il modo in cui concepiamo la nostra vita, superare il dolore senza poterci vendicare. Siamo abituati a cercare la vendetta o sotto le vesti di giustizia penale, divina, o di eterno castigo, di ordine delle cose che farà vivere il colpevole in una vita di rimorsi e miserie. Ma qui, c’è una causa senza colpa, e noi non siamo onnipotenti, niente è fatto solo per noi: il mare non è fatto per farci fare il bagno, il sole non è fatto per farci abbronzare, i boschi non sono fatti per farci trovare i funghi, le colline non sono fatte per le scampagnate della domenica… E noi che ci preoccupiamo delle cose più stupide, convincendoci che il pensiero nobilita l’uomo, senza essere capaci mai di stare con i piedi per terra.

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