una vita felice…

gennaio 6, 2009

bosch

C’è chi lo chiama pessimismo, ma per come la vedo io la felicità non appartiene agli esseri umani. Potremmo discutere su cosa si intende per felicità e allora puntualizzerei che non condanno l’umanità a un destino di tristezza e miseria ma semplicemente pretenderei meno dagli esseri umani e darei loro obiettivi molto più raggiungibili: serenità e gioia. Difficile, a mio modo di vedere, averle entrambe nello stesso momento. Per raggiungere la gioia si deve passare attraverso un percorso più o meno breve di difficoltà o dolore, fisico o morale, e questo è tutt’altro che sereno. La serenità è uno stato prolungato di benessere, un equilibrio tra se stessi e ciò che ci circonda. Non c’è la “necessità” di qualcosa al di fuori di ciò che abbiamo o che possiamo avere (cosa che potrebbe portarci gioia). È un appagamento.

La felicità è troppo per noi. È uno stato di grazia che dovrebbe durare tutta la vita e dovrebbe pervaderla tutta. E come si fa a essere felici per tutta la vita? Non che creda in qualcosa tipo Inferno o Paradiso dopo la morte, ma felicità e vita per me si escludono a vicenda. La vita è dubbio, curiosità, ricerca, desiderio… Se gli uomini fossero felici non avrebbero più desideri, smetterebbero di sognare e di vivere. Forse non è stata poi una cattiva idea mangiare quella mela che dal Paradiso terrestre ci ha fatto scaraventare sulla Terra. E non a caso quest’idea l’ha avuta una donna!

Abbiamo bisogno di qualcosa a cui tendere, di obiettivi, per questo facciamo e disfaciamo, roviniamo cose belle perché abbiamo bisogno di “altro”, di sentirci più liberi, più appagati, diversi o uguali. Poi rimpiangiamo gli errori, il passato, dicendoci che impareremo da quegli errori, ma non lo facciamo, perché ci sono degli istinti, comuni a tutti gli uomini, che non si possono dominare. Primo fra tutti l’amore. Abbiamo bisogno di amare e anche se l’amore ci incatena, non possiamo farne a meno. La grande condanna dell’umanità è che l’amore non basta a se stesso, per questo l’uomo lo distrugge così spesso. Lo maltratta, lo sminuisce e lo tradisce, perché non può farne a meno, perché non può far altro che scappare, perché non può far altro che continuare a sentire che c’è “altro”. Altro amore forse, o altra gioia. Non ci basta nemmeno l’unico senso che la nostra vita può avere per essere felici. E non lo saremo mai.

Cosa cerchiamo? Tutto quello che non abbiamo o non possiamo avere. Tutto quello che hanno gli altri. Tutto quello che ci rende uguali agli altri. Non sappiamo distinguere l’orgoglio dalla soddisfazione. Siamo dei pazzi schizzofrenici che non sanno trovare pace. E nessuno ci insega a trovarla. Forse le religioni possono acquietare l’animo di qualcuno, ma mi sembra sempre che scordino il “mondo”, tutto il resto, l’altro, il diverso, il contesto in cui viviamo che è una delle fonti dei nostri difetti peggiori. E come si fa a dimenticare il mondo, pensando solo a sé e alle svariate preghiere? Il mondo cambia e cambiamo noi. Quello che ci rendeva “felici”, o meglio, soddisfatti, non ci basta più perché siamo in continuo movimento e in continua scoperta. Chi si ferma, forse, può trovare pace, ma dimentica gli altri. È difficile camminare insieme, essere coerenti, rispettarsi e l’amore non ci aiuta perché ci cambia.

Nella nostra imperfezione c’è qualcosa di romantico, qualcosa che ci identifica e che ci rende diversi e speciali. Dovremmo saperla accettare, con la consapevolezza che ci potrà allontanare da chi amiamo o da quello in cui abbiamo creduto. Ma la vita va avanti, e il bello è questo, che anche se per noi non esiste il per sempre, ci sarà sempre “altro”, perché il passato non può tenerci bloccati se smettiamo di identificarlo con la nostra storia e lo cogliamo invece nel suo significato: ciò che si trova alle nostre spalle.

Giada

Annunci

2 Risposte to “una vita felice…”

  1. La felicità non è uno stato continuo, ma come dico spesso viviamo schegge di felicità. Sono queste che ci pungono e ci fanno risvegliare dal nostro torpore e cercare quell’altro di cui tu parli. Non siamo destinati ad una vita di dolore per una ricompensa finale (preferisco pensare al viaggio non alla meta), ma ad una vita degna di essere vissuta fino in fondo e non come sonnambuli nella notte. Direi ad occhi aperti!.
    Grazie
    Ciao

  2. giadinskj said

    No, non siamo destinati al dolore, anche se spesso ci complichiamo la vita! in quanto al ruolo del destino, lo sto ancora valutando, proprio perchè non credo ad un disegno finale o ad un culmine che possa spiegare e giustificare tutto il percorso della vita. Credo nell’uomo che sceglie la sua vita tra le tante possibili e non che gliene sia stata assegnata una dalla sorte. E se non cercassimo incessantemente la felicità smetteremmo di vivere, perchè una volta trovata non avremmo bisogno di altro.

    Grazie a te!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: