Gelosia

ottobre 20, 2008

Ci sto pensando molto ultimamente. A un certo punto quest’anno ho scoperto la gelosia ed ho scoperto anche che è diversa da quella che credevo. La gelosia, non è desiderare qualcosa che qualcun’altro ha, la gelosia è legata alla paura della perdita e alla sensazione di impotenza. Naturalmente io credevo di essere onnipotente, ma contrariamente a quanto si possa pensare non per megalomania ma per autodifesa. Consideravo me stessa e la mia vita solo nella mia immancabile e inevitabile diversità rispetto a tutti e solo lì mi sentivo padrona di me stessa. Unica padrona, in grado di difendere tutto il mio mondo perché non vedevo niente all’esterno che esistesse in assoluto e di per sé. Tutto veniva da me rielaborato in funzione della particolarità e dell’eccezione. In questo modo mi difendevo o credevo di potermi difendere dalle brutte sorprese, dai pregiudizi degli altri, da tutte quelle situazioni in cui potevo non sentirmi all’altezza. Ma si cresce anche confrontandosi con l’esterno e rendendosi conto che è molto raro che prima dei 120 anni si possa aver capito tutto della vita. E così il primo sentimento che ho visto emergere appena ho mollato le difese è stato la gelosia. Per tutto quello che prima credevo solo mio e che invece era stato condiviso anche da altri, per l’impossibilità di potermi imporre come qualcosa di speciale. Ho scoperto la normalità, mia e degli altri, nel modo che avevano di comportarsi con me. E questo vale per l’amore quanto per l’amicizia. Ci sono persone che ci danno più sicurezza di altre. Alcune sappiamo, anzi so, che non le perderò mai, che potrò passare anni senza sentirle e tutte le volte riprenderò il discorso proprio dove lo avevamo interrotto, riallacciando il filo con un solo sguardo. Per altre è diverso e c’è come la sensazione che siamo destinati a perderle, che siano solo una meteora nella nostra vita, destinate a lasciare solo un bel ricordo. Siamo impotenti, anche se vorremmo che il rapporto continuasse. E qui la normalità si riaffaccia in modo minaccioso, perché ci sono tanti motivi per cui le persone si allontanano, ma quello che fa più male è l’essere considerata una parentesi, che in quanto tale, naturalmente, si chiude. Non è l’arroganza di sentirsi diversi a tutti i costi, è l’aver dentro talmente tanto da dare a qualcuno da sentirsi implodere. L’impossibilità di condividere è come un’amputazione. E siamo gelosi di quelle voci che ci arrivano da lontano, di una vita che si allontana e che non ha bisogno di noi, di quel di più che avevamo da offrire. La me di prima si sarebbe detta che quello che conta veramente è ciò che ci siamo scambiati nel momento della nostra conoscenza. Ed è vero, in fondo si deve lasciare agli altri la possibilità di decidere cosa va coltivato. Ma la me di ora vorrebbe decidere e non solo accettare le scelte degli altri. E sono gelosa di tutto quello che mi allontana dal coltivare quello che vorrei, dal potermi confrontare, dallo stare bene, dal sentirmi leggera. Sono gelosa di tutto ciò che mi costringe ora a parlare di questo mio sentimento di inadeguatezza e di impotenza, senza potermi mostrare in positivo.

La me di prima sarebbe riuscita a non farsi scoraggiare da questo piccolo dolore. La me di ora si chiede perché non sono riuscita a comunicare i miei sentimenti.

Giada

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