In ricordo…

settembre 11, 2008

Ultime ore di questo 11 settembre e ho qualcosa sul cuore che devo dire, anche perché sono passati 5 anni ed è sempre difficile parlare di te, anche solo per dire che ti ricordiamo.

Questo è il giorno del World Trade Center e dei loro 3 mila morti, addirittura nemmeno si ricorda più che lo stesso giorno del 1973 c’è stato il golpe di Pinochet ed è stato ucciso Salvador Allende. Ma per noi è diverso, perché questo è il giorno in cui piangiamo per te.

Mi ricordo uno stupido gioco fatto con le parole quando ti avevo detto che l’unica cosa che sapevo di voler fare nella vita era scrivere; mi ricordo la tua assurda paura che ti attaccassi la mononucleosi solo respirando, mi ricordo una partita di calcetto fatta il 25 aprile in cui mi sono divertita da morire; mi ricordo una mattina in cui mi hai lasciato fuori casa perché non sentivi che suonavo da un’ ora il campanello; mi ricordo le tue camice bianche in macchina, perfette e stiratissime, per andare a lavoro; mi ricordo il tuo sorriso, sempre, per tutti; mi ricordo che non avevi mai una lira dietro e scroccavi sempre le sigarette e i passaggi… e mi ricordo quel 11 settembre in cui non volevo credere che eri tu. Si dovevano essere sbagliati, volevo che si sbagliassero, che fosse un altro ragazzo su quel motorino.

“11-9-03 Perché sto scrivendo? perché ho deciso di scrivere? non ce la faccio a tenere la penna in mano. Roby è morto e io ancora non so che vuol dire. Forse avrei dovuto avere il coraggio di vederlo. Come era vestito? Gli avevano messo i pantaloni a zampa? L’anello e il braccialetto. È morto. Sarebbe stato contento di vederci tutti lì. Gli avrebbe fatto piacere. Ci ha visti vero? Ci deve aver visto. Come? Com’è potuto succedere? Non ho mai visto nessuno morto. Roby è l’unica persona al mondo che non ha mai pensato nemmeno una volta voglio morire”.

Tutte le volte che io e mia mamma ti abbiamo accompagnato al lavoro e lei ancora si chiede perché non le hai chiesto un passaggio quel giorno invece di prendere quel motorino. Eri l’unica persona che era contenta di accompagnare. Avevi conquistato anche lei che all’inizio della stagione aveva promesso “non accompagno più nessuno a Castiglioni, basta fare la tassista! Ci pensa ancora a te, ti vuole bene.

“13-9-03 È difficile pensare che non c’è più, che non lo vedrai mai più, né ai festini, né al capannone, né al circolino, né a Firenze… mai più. 20 anni, e non ha senso, ed è ancora più difficile perché non è possibile morire così. Non si può a 20 anni, non si può quando sei Roby che ha la vita negli occhi e nel sorriso. ‘Scrivi le prime tre parole che ti vengono in mente, dai, le scrivo anch’io. Ma come vuoi fare la scrittrice e non ti vengono tre parole?’ Eravamo tanti vero? Eravamo belli, eravamo lì per te, perché a tutti hai regalato qualcosa. A me tre parole che non mi ricordo nemmeno”.

Sono sicura che non si è mai vista tanta gente ubriaca a un funerale e sono sicura che non ci avresti voluti vedere in nessun altro modo. A ridere perché quello stupido giornale aveva scritto che ti piaceva la musica irlandese e la cornamusa, senza nemmeno pensare che su quell’annuario scolastico avevi scritto un sacco di cavolate perché ti stava sul cazzo l’annuario scolastico e in fondo hai continuato a prenderli tutti in giro anche da lassù.

Insomma ti volevo ricordare oggi  e sentirti un po’ vicino. Perché se solo ti avessi conosciuto un po’ meglio mi sarei innamorata di te pure io!

Ciao Roby

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