Siamo tutti coinvolti

luglio 20, 2008

piazza carlo giuliani, ragazzo

CANZONE DEL MAGGIO

“Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c’eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le “verità” della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credente ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare

verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.”

Fabrizio De Andrè

Sono passati 7 anni dal giorno in cui in quel pullman di Firenze sono venuta a sapere che a quel maledetto G8 di Genova era stato ucciso un ragazzo di 23 anni. Ed ho pensato che lo sapevo che prima o poi qualcuno dalla parte di quelli che le armi, quelle vere, ce l’avevano avrebbe sparato e sparato per uccidere, perchè fosse d’esempio per tutti. E lo sapevo perchè era tutto il giorno che uscivano notizie, quelle vere, sulle aggressioni ingiustificate e indistinte da parte di forze dell’ordine ormai totalmente confuse e disorganizzate.

Avevo appena compiuto 20 anni e 23 anni mi sembravano tanti, abbastanza per lottare con fermezza per delle idee, per avere delle idee.

Oggi ne ho 26 e quello che era più grande è diventato più piccolo. A 23 anni non si può morire e sarebbe giusto che prima di parlare di qualunque cosa si riflettesse su questo semplice dato di fatto.

Giada

“Spruzzi di coscienza

nel clima angosciante

della guerra.


E meno male che c’è l’Occidente!

“Minchia, signor tenente.”


Bambini spensierati

giocano contenti

e fanno capriole sul cemento.

Fermiamoci un momento ad osservarli,

a capire il loro divertimento:

forse non sanno del giuramento

e neppure delle stelle

e del firmamento.

Hanno solo un sentimento:

ridere, e non pensare al turbamento

delle bombe,

a quegli spari che tanto

male hanno portato.


Ecco che si alza un canto,

chissà se arriva in cielo

sospinto

pian piano

dal vento…

Carlo Giuliani

“Mi è stato detto che avrei dovuto parlare di Carlo.

Un mio vecchio collega di scuola diceva: ‘non chiedete ad una madre di parlarvi dei propri figli: vi dirà sempre che sono meravigliosi’.

Non dovete chiedermi come era mio figlio: era meraviglioso.

(…)

In una società che bada più all’apparenza che alla sostanza, Carlo non badava a quello che si metteva addosso, non voleva abiti nuovi: il pantalone di una tuta, una maglietta, e via. Lavorava un po’ qui un po’ là, giusto per guadagnare il necessario per vivere. Non gli interessava un lavoro stabile. Io non capivo: ‘che cosa vuoi fare della tua vita, figlio?’

Era il suo modo di reagire. Non alla sua famiglia: con noi è sempre stato molto tenero. Ma ad una società opulenta che non condivideva, ad un malessere (questo si globale!) che lo faceva soffrire. Aveva da poco terminato il servizio civile, si era messo a lavorare con un amico: ‘girerò il mondo‘ diceva. Ora siamo noi, i suoi genitori, a girare il mondo per portare la sua testimonianza. La testimonianza di un ragazzo che non voleva stare dalla parte dei privilegiati, di quelli che hanno una casa, un lavoro, una pace. Perchè fino a quando ci saranno popoli che muoiono di sete e di fame, o che perdono le tracce delle proprie origini e della propria cultura, perchè sottomessi dalla cultura dei più forti, dovremo vergognarci anche di avere una casa, un lavoro, una pace.

Mio figlio mi ha dato una grande lezione”

Heidi Gaggio Giuliani

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