Di nuovo una penna in mano…

aprile 8, 2008

Quello che ho scritto oggi durante la lezione di comunicazione multimediale…

Mi ricordo quando stavo a lezione e non seguivo niente perchè pensavo a te, a come ti avevo lasciato a casa che dormivi nel nostro letto, in quella camera che era nostra ma che aveva anche un sacco di cose che appartenevano alle nostre vite precenti, alle quali ci avvicinavamo con un po’ di imbarazzo. Era strano condividere tutto da subito. Strano e bellissimo. Ripenso a come è iniziata. Una cosa che sembrava facile e che non lo era per niente. Una cosa che forse ha fatto star male qualcuno o che comunque sembrava stonare un po’ a tutti tranne che a noi, che vivevamo in una camera sospesa chissà dove, ad ascoltare dischi in vinile e a fare frittelle alle 3 di notte.

Sono a lezione. Pensavo di appuntarmi solo una frase e invece non riesco più a smettere. Un pensiero ne richiama subito un altro. Mi piace scrivere e mi piace la semplicità con cui affiorano alla mente i ricordi che avevo un po’ sepolto, nella quotidianità che non vuole più idealizzazioni. Scrivere al computer non è la stessa cosa, almeno non ancora. Con lo sguardo torno sempre all’ultima frase scritta e il flusso di pensieri si interrompe in continuazione. E’ tutto meno fluido, meno naturale.

Ho convissuto con la paura di perderti e ora convivo con la paura che tu non sia un bene per me. La paura che ti possa mancare qualcuno da un momento all’altro ti insegna tanto, ed è vero, come ha detto qualcuno, che ti insegna cos’è la bellezza. La paura di perdermi che hai ora ti potrà essere utile anche nel tuo lavoro, nel distinguere quell’attimo perfetto che vuole essere immortalato, diverso da ogni altro istante. Non dovresti cercare di rendere troppo automatico quello che fai. Una foto non è un fatto, o una cosa che succede, sei te, quello che per te è bello.

Ora che non sto più male mi sembra che questo stato d’animo sia un dato di fatto con cui dovrò convivere per sempre. Certe cose non si dimenticano, lasciano segni, se non più nella mente, nel corpo. Ho sempre la sensazione che chiunque mi possa leggere in viso quello che mi è successo. Se dovessi seguire quello che sento mi chiuderei da qualche parte senza incontrare nessuno. Dovrei sistemare i miei pensieri per capire quello che provo. Ma ormai non è più questione di quello che provo, si tratta di quello che devo-posso fare o non fare. I miei sentimenti non mi possono proteggere e ormai non mi possono più fare stare meglio. Mi sento sola. Perchè devo fare da sola un lavoro enorme che alla fine è quello di ricostruirmi ma anche di giustificarmi e di dirmi che non è colpa mia. Ma io mi sento in colpa nei confronti di me stessa. C’è una parte di me che si sente in colpa per aver illuso la me stessa più ingenua, sognatrice, insomma l’unica cosa bella di me. Avrei potuto fare di più per rendere vera la favola? Oppure non si devono vivere le favole? Forse non stavo sognando niente, volevo solo stabilità. Forse non ti rendevo libero ma ti schiacciavo e ti impedivo di andare dove volevi veramente per paura di perderti.

Mi sembra di non riuscire a comportarmi bene con nessuno in questo momento: i miei amici, la mia famiglia, me stessa. A volte ho un senso di stanchezza così forte che non riesco a rispondere nemmeno ad un messaggio. C’è chi sa e chi non sa e non mi sento bene con nessuna delle due categorie. Con chi sa, mi vergogno perchè vorrei dimostrare che sono forte, che posso affrontare tutto e non perdere la mia identità. Ho paura di deludere i miei amici che mi sono stati tanto vicino: mi hanno detto o scritto parole dolcissime, mi hanno portato a cena fuori, hanno guardato con me film noiosissimi anche per non lasciarmi sola e non hanno mai giudicato né me né la mia storia. Chi non sa niente mi chiede se non sia difficile per me vivere una storia a distanza e mi fa battute su eventuali scappatelle che sarebbero solo questione di “necessità”. E io mi rendo conto che non so più niente. Non posso sorridere e prenderli in giro per la loro visione limitata e asfissiante dell’amore. Non posso dire “noi siamo diversi, noi siamo speciali”. Chi mi crederebbe?”

Giada

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