Ascanio Celestini: La pecora nera

aprile 7, 2008

Basquiat

Io volevo essere Tarzan per conquistare Marinella che è bellissima. Io volevo essere Tarzan e invece sono un coniglio con una recchia arrugginita. Anche la maschera di Zorro mi poteva andare bene. Anche con quella da pirata nero avrei conquistato l’amore di Marinella che si è vestita da ballerina.

Ero più contento se pure io mi vestivo da ballerina. Anche se tutti gli altri compagni di classe vestiti da Zorro e da Pirata, da Tarzan e da tutte le altre maschere mi dicevano che ero vestito da frocio… io preferivo che ero frocio. Meglio frocio che coniglio.

Per questo che io non ci volevo andare alla festa di carnevale in parrocchia. Ma però mia nonna mi ci ha portato per forza. Si è messa le scarpe e le calze grosse della farmacia e mi ha portato in questa festa della chiesa. Mia nonna era vestita da vecchia e in mezzo a noi sembrava vestita da carnevale. Vestita con la maschera da vecchia.

E in parrocchia ci sta pure Pancotti Maurizio che è il bambino più deficiente della scuola. Si mangia la terra e c’ha i denti sporchi. E’ un deficiente mondiale. E lui si è vestito da mago. E la madre gli ha comprato questa maschera accessoriata con tutte le magie da mago, con le carte magiche che Pancotti Maurizio ti dice “scegli una carta” e poi indovina la carta. Con il cappello a cilindro che Pancotti Maurizio ci tira fuori un piccione finto e rinsecchito. Con la bacchetta magica che diventa un mazzo di fiori e Pancotti Maurizio li regala a Marinella e io gli spacco la faccia a Pancotti Maurizio se ci prova a farla innamorare di lui. E il prete quando mi vede arrivare col vestito da coniglio gli dice a Pancotti Maurizio che “l’hai tirato fuori tu dal cilindro questo coniglietto?” e tutti ridono.

E pure il prete è un deficiente.

E io me ne vado in sacrestia a schiacciare gli insetti. E io pure sono capace a mangiarmi la terra. Ma io sono capace a mangiarmi anche le formiche, le mosche e i ragni. Mi metto seduto in mezzo ai santi e alle madonne che il prete ha ammucchiato in sacrestia perché non c’entrano tutti quanti nella chiesa. E ogni tanto gli fa fare il cambio giocatori. Mette sant’Antonio col diavolo che lo tenta e leva san Giorgio che ammazza il drago. Mette san Francesco che parla col lupo e leva san Rocco che parla col cane. Leva qualche santo e lo manda in vacanza in sacrestia.

Io mi guardo questi pupazzi e non ci credo che sono santi. Mi sembrano preti giganteschi mascherati da santi di carnevale con l’aureola di fil di ferro. L’aureola finta come il filo di ferro che sta dentro alla recchia mia di coniglio. E in mezzo a tutto questo squadrone di celebrità della chiesa mi compare Marinella vestita da ballerina. Marinella che pure lei sembra una santa anche se è più piccola delle statue. Marinella è una madonna tascabile. Marinella mi viene vicino e mi dice “non ce la faccio più a sopportare Pancotti  Maurizio che fa le magie” e io gli dico che “Pancotti Maurizio è il bambino più deficiente del secolo!” e lei si mette a ridere. Allora io continuo e gli dico che “prendiamo Pancotti Maurizio e lo spediamo con un razzo spaziale come la cagna Laica che i russi hanno spedito nello spazio. Pancotti Maurizo finisce nel pianeta dei deficienti, ma lui è così deficiente che pure i deficienti spaziali lo prendono per deficiente e lo mettono a fare il pagliaccio nel circo spaziale. E vanno tutti al circo a vedere Pancotti Maurizio, ma nessuno vuole pagare il biglietto perché dicono che noi siamo deficienti, ma non così deficienti da pagare il biglietto per vedere quel deficiente di Pancotti Maurizio. E tutti entrano gratis. e alla fine dello spettacolo i deficienti si sentono come se sono diventati tutti professori perché in confronto a quel deficiente di Pancotti Maurizio loro sono dei geni. E allora gli  abitanti del  pianeta deficiente si danno il premio nobel uno con l’altro. Il sindaco dà il premio nobel di elettricismo all’elettricista, e poi  l’elettricista dà il premio nobel di falegnamismo al falegname, e poi il falegname dà il premio nobel di pescivedolismo al pescivendolo, e poi…” e poi basta.  Non dico nient’altro perché Marinella ride come certi animali che gli cresce un osso nel cervello e diventano pazzi. E io penso che se ride per altri cinque secondi gli scoppia la faccia.

Penso che fino adesso ho fatto il bambino comico, ma le bambine non amano i bambini comici anche se le fanno ridere. Le bambine amano gli eroi. Così decido che faccio un gesto eroico. Prendo un ragno e me lo mangio vivo mentre la guardo negli occhi. E lei si innamora istantaneamente. Adesso posso fargli tutto quello che voglio. Posso pure ruttare come un drago e leccargli la faccia che lei è completamente ipnotizzata da me. Ma lei mi precede e prima che io apro bocca infila la sua mano perfetta in un buco dove ci sta una tela di ragno zozza di polvere. Pure lei vuole essere un eroe, come me, vuole essere all’altezza della situazione. Tira fuori la mano da quel buco zelloso e se la mette in bocca e dice che “anche io mi sono mangiata un ragno!”.

Ma invece non è vero. Lei dice che se l’è mangiato, ma io lo so che è una bugia. E glielo dico incazzato che “è una bugia. non è vero che te lo sei mangiato. hai fatto solo la mossa di metterlo in bocca , ma non te lo sei mangiato. E’ una bugia. Se è vero che te lo sei mangiato dimmi che sapore c’aveva. Io me li mangio i ragni, , me li mangio davvero e lo conosce il sapore . Ma tu non lo sai perché non te lo sei mangiato. E non lo saprai mai perché non c’hai il coraggio. Hai fatto per finta. Bugiarda!”. e lei rimane con la faccia immobile perché ho smascherato il suo trucco meschino. Così mi alzo di corsa e vado a cercare un ragno, lo strappo da una ragnatela e gli dico “mangiati questo! fammi vedere che te lo mangi”.

Marinella prende il ragno vivo per una zampa e manco lo guarda, perché mi sta a guardare a me. Mi guarda negli occhi con la faccia impunita come se sono io il ragno che tiene appeso per una zampa. E io dico che mai più nella storia si ripeterà che una mano così perfetta e pulita stringe la zampa di un ragno tanto sporco e peloso. Marinella apre la bocca e stringe i denti su quel ragno. Stringe i denti senza chiudere le labbra, per farmela vedere in diretta la morte del ragno stritolato. E quando ripenso a ‘sto fatto mi pare di risentire la crosta del ragno che scrocchia tra i denti di Marinella.

Si ingoia quella carcassa tritata e io sono felice perché adesso anche Marinella è un eroe. Adesso io e lei siamo come Batman e la donna-gatto, siamo due robot atomici indistruttibili. Due bambini bionici.  Poi mi accorgo che lei non ha più smesso di guardarmi dal momento in cui ho denunciato la sua truffa. Adesso sta ferma con gli occhi sbarrati , ma non è più ipnotizzata d’amore per me. Ha incominciato a guardarmi come mi guarda mia nonna quando sta per menarmi… ma poi non mi mena perché gli faccio pena. Mi dice che “potevamo stare insieme per sempre , e invece tu hai fatto a pezzi il nostro amore. Io ti avrei amato fino alla morte. Ci avrei fatto i figli con te e li avrei cresciuti pure nella povertà. Sarei invecchiata accanto a te spartendo ogni cosa, mezza pizza bianca ciascuno, mezzo cremino Algida, mezzo bicchiere di latte macchiato. Ti avrei ricordato di prendere le medicine e ti avrei pure baciato sulla bocca davanti a tutti. E’ vero che era una bugia. E’ vero che non me lo ero mangiato il ragno, ma tu perché non mi hai creduto? Era davvero così importante che mangiavo quella bestia pelosa? Tu dovevi credermi pure se non era vero, tu dovevi credere a me. Credere in me. E io ti avrei scelto per sempre. Invece adesso non lo so più se ti scelgo… Pancotti Maurizio ci avrebbe creduto. Ci avrebbe creduto perché è un deficiente.

I deficienti credono a tutto.”

Ascanio Celestini

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