La memoria

gennaio 23, 2008

 bambino palestinese

E’ uno strano momento. Da una parte tra due giorni si celebra la Giornata della Memoria, dall’altra ad oggi 350 mila Palestinesi sono stati costretti a lasciare la Striscia di Gaza per cercare cibo, benzina e altri generi di prima necessità in Egitto. Un vero e proprio esodo, riconosciuto anche dall’Onu, perchè la stretta di Israele sui Palestinesi è diventata drammatica.

Alcuni miliziani durante la notte hanno fatto saltare in aria con la dinamite un lungo tratto del muro di confine con l’Egitto. I buchi poi sono stati allargati ed il terreno spianato per permettere di far passare più facilmente anche le auto. Tutto questo perchè i Palestinesi sono chiusi da mesi nella Striscia di Gaza, senza alcuna possibilità di uscire, isolati dal blocco militare israeliano (mi ricorda qualcosa questo) imposto come ritorsione contro i lanci di razzi compiuti da alcuni gruppi estremisti. Prima i prezzi dei generi alimentari sono aumentati a dismisura poi sono finite tutte le provviste. Famiglie intere si dirigono ora verso Rafah e el-Arish, in fuga dalle violenze e dall’assedio israeliano. Alcune portano con loro tutto ciò che hanno senza alcuna intenzione di tornare indietro (anche questa mi pare di averla già sentita). Le persone si muovono in macchina, ma anche su carretti, asini o a piedi.

I poliziotti egiziani schierati al confine non intervengono, non riuscirebbero nemmeno a intervenire probabilmente, ma il presidente egiziano Mubarak ha dato l’ordine di lasciare passare i Palestinesi “che subiscono una carestia a causa del blocco israeliano”. Israele non accetterà nessun provvedimento di sicurezza varato dall’Onu e non sospenderà il blocco mantenendo la Striscia di Gaza chiusa probabilmente in modo permanente, anzi fa sapere all’Egitto che è compito suo trovare una soluzione alla situazione che si è venuta nel suo confine. Ma c’è una cosa che preoccupa Israele, ed è il passaggio di armi dal Sinai a Gaza che finora avveniva clandestinamente ed adesso è reso più comodo dalla zona franca che si è venuta a creare. Se i Palestinesi riusciranno a far passare le armi, avranno tutte le ragioni di farlo, a questo punto, perchè hanno tolto loro tutto, anche il cibo. Noi abbiamo avuto i nostri partigiani che si sono battuti contro il fascismo e contro l’occupazione, sono i nostri eroi. Ed è giusto che i Palestinesi abbiano i loro. Perchè non si può chiedere loro di scomparire, non si possono cacciare dalla loro terra, non si può tentare di sterminarli, perchè quel giorno che sarà il 27 Gennaio ci ricorderà che è sbagliato ed è sbagliato per tutti. Chi è che deve ricordare? Cosa vuol dire “fare in modo che certe tragedie non avvengano più”? Io ci provo ad essere imparziale e lo so che non si dovrebbe mescolare l’Olocausto con quello che sta succedendo oggi, ma non mi sento di commemorare niente. Cerchiamo di tenere viva la memoria di una tragedia che è successa, mentre se ne sta compiendo un’altra che forse saremmo ancora in tempo a fermare.

Quello che so sulle deportazioni e sui campi di sterminio io so che non lo scorderò mai. So che mi ricapiterà di leggere “Se questo è un uomo” e il “Canto di Ulisse” mi farà ancora piangere come la prima volta (“…Quando mi apparve una montagna, bruna 
Per la distanza, e parvemi alta tanto
Che mai veduta non ne avevo alcuna”. Sì, sì, “alta tanto”, non “molto alta”, proposizione consecutiva. E le montagne, quando si vedono di lontano… le montagne… oh Pikolo, Pikolo, di’ qualcosa, parla, non lasciarmi pensare alle mie montagne, che comparivano nel bruno della sera quando tornavo in treno da Milano a Torino!

Basta, bisogna proseguire, queste sono cose che si pensano ma non si dicono. Pikolo attende e mi guarda…Primo Levi). So che non mi scorderò mai quello che ho visto a Dachau. Ma tutto questo non mi impedisce di pensare che oggi c’è qualcosa che non va, un punto in cui la logica si è spezzata, un punto in cui la vittima è diventata carnefice, che niente vuole togliere alla gravità che ha quello che è successo prima. E il fatto che io quel giorno non voglia ricordare non vuol dire che dimenticherò, vuol dire che OGGI per me è più urgente ricordare un’altra cosa e cioè i PRINCIPI che hanno fatto nascere questa giornata e che non sono esclusiva di un unico popolo.

Giada 

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2 Risposte to “La memoria”

  1. simone said

    Son morto con altri cento, son morto ch’ero bambino,
    passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….

    Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
    nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…

    Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
    è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…

    Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
    eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…

    Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
    di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…

    Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
    a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…

    Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
    a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà…

    “Auschwitz” – Francesco Guccini

    ….NESSUN ESSERE VIVENTE dovrebbe essere privato della DIGNITA’… e invece succede di continuo, è una lezione che non riusciamo ad imparare nonostante tutta la sofferenza che ciò comporti… forse abbiamo la memoria troppo corta… dobbiamo allenarla di più nella speranza di IMPARARE E RICORDARE!!!….

    ciao giada
    complimenti per l’articolo!!!

  2. giadinskj said

    Come mi aspettavo la notizia di ciò che stanno facendo ai palestinesi è stata letteralmente sommersa dal mare di approfondimenti, film, documentari e quant’altro sulla shoa. Chissà che non sia stato pensato tutto apposta per distoglere l’attenzione dei media che come sempre hanno avuto i paraocchi e hanno parlato solo di ciò di cui veniva loro detto di parlare. Credo che sia giusto ricordare specie in un paese come l’Italia che si ostina ancora a negare le sue responsabilità riguardo allo stermio degli ebrei. Solo che si sbaglia su diversi fronti. Mentre un paese come la Germania fa costamente i conti con il suo passato, l’Italia non lo ha mai fatto e permette che ci sia ancora qualcuno che inneggia al fascismo o che “simpatizzi” (termine fin troppo bonario usato spesso dai media per descrivere quello che è un vero e proprio reato) con la dittatura. Questa poteva essere una buona occasione per parlare del ruolo che abbiamo avuto noi Italiani nello sterminio degli ebrei e invece si è parlato solo di tedeschi e di campi di concentramento polacchi. Così forse si ricorda, ma non si prende una vera coscienza di quello che è successo per non farlo più succedere. E intanto succede ancora. Ma negli stessi giorni in cui si commemorano le eterne vittime non si può certo dire di tutte le persone rimaste senza cibo dalla stretta Israeliana sulla stretta di Gaza. Il senso di colpa nei confronti di questa tragedia non deve impedirci di vedere anche tutte le altre vittime.
    Baci
    Giada

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