Le coincidenze, la bellezza e la poesia…

gennaio 18, 2008

insostenibileleggerezza

Le coincidenze sono la cosa più dolce che c’è nella vita. I momenti più belli vissuti hanno sempre a che vedere con almeno un paio di cose che come per incanto si sono trovate a combaciare perfettamente. Lo stesso avvenimento preciso che si ripete sembra sempre un segno del destino e forse in qualche modo lo è. Ma non del destino che viene scritto da un dio o da qualcun’altro, ma di quello che ci scriviamo noi, nella nostra mente, nei nostri ricordi. Se mi guardo indietro ci sono delle “storie” della mia vita che hanno un disegno preciso, senza sbavature, un percorso così lineare e chiaro che sembra quasi che le cose non sarebbero potute andare diversamente.

Forse sono troppo abituata a ragionare secondo la logica dei film o dei romanzi dove tutto ha un senso e niente succede per caso. Ad esempio nei film ogni inquadratura ha il suo perché. Ogni volta che il nostro sguardo viene accompagnato in una qualche direzione c’è un motivo ben preciso: se viene inquadrato un oggetto o un’azione in particolare è perché dovrà spiegare qualcosa che succederà più avanti, se viene inquadrata una persona è perché le sue parole o i suoi gesti hanno una particolare rilevanza in quel momento. E così è facile orientarsi. E io uso gli stessi schemi anche nella vita perché sennò sarebbe impossibile capire, o darsi una spiegazione di quello che succede. C’è chi non se la dà mai e preferisce lamentarsi. Io detesto profondamente le persone che sbuffano, specie quando lo fanno così per abitudine. Non so se ci avete mai fatto caso ma quando sei tranquillo e sereno e accanto hai una persona che sbuffa per dei problemi insignificanti è davvero irritante. Dà come l’impressione che la vita sia inutile e senza senso.

 Se accettassimo che le cose succedono solo per caso sarebbe tutto confuso. Invece quel caso deve avere un perché e se non c’è vale sempre la pena cercarlo almeno! Non solo perché è divertente e sviluppa il senso dell’autoironia, che ci vuole sempre per saper sdrammatizzare, ma perché diamo un senso alla nostra vita in questo modo. Non è un metodo infallibile, io lo sto collaudando ma ha ancora diverse lacune. Per esempio a volte mi perdo totalmente in questa rete di cause e conseguenze e perdo il senso della realtà (anche se credo che pure questo sia un buon antidoto per non impazzire!) e finisco così come Amelie Poulain, chiusa nella mia cameretta colorata a pensare agli altri senza accorgermi che mi sto chiudendo in me stessa. Un altro aspetto negativo della logica da film è che ci si crede eroi invincibili, sicuri di avere sempre ragione, anche quando diciamo di aver sbagliato! D’altra parte se il film è mio, lo saprò io com’è la sceneggiatura, o no?! Ne consegue la notevole difficoltà a farsi dare consigli dagli altri e ad accettare le critiche. Insomma è un circolo vizioso, però pieno di fantasia! E in qualche modo mi dà sicurezza, come se tutto fosse prevedibile. E questo mi piace tanto. Infatti credo che il posto perfetto per me sia un’isola: una parte di terra che può essere più o meno grande, ma che comunque è finita e circoscritta. Senza bisogno di aggiungere poi, che è delimitata dal mare, la cosa più bella che esista al mondo.

E se non si vedono le coincidenze si toglie la poesia alla vita.

 «La nostra vita quotidiana è bombardata di coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze. Una co-incidenza significa che due avvenimenti inattesi avvengono contemporaneamente, si incontrano: Tomas appare nel ristorante proprio mentre la radio suona Beethoven. La stragrande maggioranza di queste coincidenze passa del tutto inosservata. Se al tavolo del ristorante al posto di Tomas si fosse seduto il macellaio dell’angolo, Tereza non avrebbe notato che la radio suonava Beethoven (…) L’amore nascente ha acceso in lei il senso della bellezza, e quella musica lei non la dimenticherà mai più. Ogni volta che la sentirà sarà commossa. Tutto ciò che accadrà intorno a lei in quell’istante, apparirà nell’alone di quella musica e sarà bello (…) Questa composizione simmetrica, nella quale un identico motivo appare all’inizio e alla fine, può sembrarvi molto “romanzesca”. Si, sono d’accordo, ma a condizione che la parola “romanzesca” non la intendiate come “inventata”, “artificiale”, “diversa dalla vita”. Perché proprio in questo modo sono costruite le vite umane.

 Sono costruite come una composizione musicale. L’uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale in un motivo che va poi ad iscriversi nella composizione della sua vita. Ad esso ritorna, lo ripete, lo varia, lo sviluppa, lo traspone come fa il compositore con i temi della sua sonata (…) L’uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento.

Non si può quindi rimproverare al romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze, ma si può a ragione rimproverare all’uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno, e di privare così la propria vita della sua dimensione de bellezza”.

“L’insostenibile leggerezza dell’essere”, Milan Kundera.

 Lo capite perchè io adoro quest’uomo?!

 Giada

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4 Risposte to “Le coincidenze, la bellezza e la poesia…”

  1. simone said

    “Un romanzo non è una confessione dell’autore, ma un’esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato”

    “L’insostenibile legerezza dell’essere”
    Milan Kundera

    … è la curiosità che ci rende vivi, la voglia di esplorare e di conoscere noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda… per quanto sicura e confortante, capita di sentire l’esigenza di abbandonare l’isola, di costruirsi una canoa e di affrontare il mare, onda dopo onda…. il momento in cui intraprendere il viaggio può coglierci di sorpresa e spaventarci ed è chiaro che c’è il rischio di affogare, ma del resto ogni spedizione ha i suoi pericoli…. e comunque, per adesso, credo sia l’unico modo di conoscere nuove terre…. e margari imparere a scansare qualche trappola…. la mia paura non è tanto quella di affogare, ma di non riuscire a partire, perdendo l’attimo…

    ciao

  2. giadinskj said

    La mia isola non era metaforica era reale! Sono d’accordo che bisogna mantenere la curiosità, senza questa si muore o è come se lo fossimo già e credo che sia giusto sforzarsi di aprirsi agli altri anche quando ci sembra di star bene da soli con noi stessi. In fondo abbiamo sempre bisogno anche del mondo reale, che magari è molto meno rassicurante del nostro personale! Però credo che mantenere vivo questo aspetto di sè sia importante sia per farci sentire individui singoli e diversi da chiunque altro, sia perchè sviluppa quel senso di ingenuità e di stupore con cui è bello affrontare la vita. Quando dal mio film o romanzo personale esco e guardo il mondo (e per fortuna succede spesso!) è bello cercare le stesse logiche, è divertente e forse è quello che mi ha insegnato ad ascoltare davvero gli altri e a capirli. E’ un po’ come mantenere vivo il fanciullino che c’è dentro di noi! Detto questo non è che mi voglio chiudere in qualche carcere naturale, mi piace viaggiare, solo che se penso ad un posto dove mi sentirei tranquilla, sicura e rilassata è un isola. La Corsica e Capraia per ora sono ai primi posti!

    ciao simone!

  3. simone said

    …. a quanto pare ho frainteso, scusa….

    ciao

  4. giadinskj said

    Figurati! non ti devi scuasre, mi fa piacere che scrivi come la pensi!

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