…Dei delitti e delle pene…

dicembre 23, 2007

L’Italia oggi si sente molto orgogliosa per l’approvazione della moratoria contro la pena di morte da parte dell’Onu. Una risoluzione che, forse qualcuno si è dimenticato di dire, non cambierà un accidente di niente perchè non obbligherà nessuno stato ad abolire la pena di morte. Diciamo che per ora 104 membri dell’assemblea generale su 187 si sono messi d’accordo sul fatto che uccidere è sbagliato. E’ già un passo avanti! Ma nell’Italia che ora si sente la paladina della rieducazione morale del mondo, la pena di morte è sempre esistita ed esiste. Esisteva al tempo delle stragi di stato, esisteva quando veniva trovato casualmente morto qualche personaggio scomodo, e esiste oggi quando qualcuno si sente legittimato ad ucciderti dentro un carcere, ad un posto di blocco o ad una manifestazione. Forse non tutti sanno che in Italia c’è la pena di morte se sei un tossicodipendente rinchiuso nel carcere di Livorno, come è successo a Marcello Lonzi morto l’ 11 luglio del 2003 a 29 anni, per una “morte naturale” che miracolosamente gli ha spaccato la testa e fratturato diverse costole. Oppure se torni a casa da solo verso le 6 di mattina dopo essere stato ad una festa ed aver assunto sostanze stupefacenti. Anche in questo caso potresti essere legittimamente giustiziato a colpi di manganello e comprimendoti il torace per diversi minuti fino a farti morire soffocato, come è successo a Federico Aldrovandi, 18 anni, morto il 25 settembre 2005 a Ravenna. Oppure la pena di morte è ancora in vigore per possesso di piantine di marijuana, l’ultimo caso in ordine di tempo è quello di Aldo Bianzino morto il 12 ottobre 2007 a 44 anni nel carcere delle Capanne vicino Perugia, la cui autopsia ha rilevato lesioni non solo compatibili con l’omicidio, ma addirittura con la tortura, per il fatto che non presentavano segni esterni.L’uomo era stato probabilmente scambiato per uno spacciatore internazionale o per un anarchico, cosa che avrebbe sicuramente garantito un assoluto silenzio da parte di tutti gli organi di informazione. Perchè tutti sono tacitamente d’accordo che uccidere un anarchico si può, da Sacco e Vanzetti in poi. Ma pur con le dovute cautele, essendoci qualche sospetto che Aldo fosse una persona perbene, un bravo artigiano e padre di famiglia, qualcuno, tra la notizia dello scandaloso furto di un portafoglio da parte del solito extracomunitario o di qualche emergenza (caldo, freddo, pitbull, rapine, influenza, zanzara tigre…) ha citato quanto successo, certo in modo molto discreto, per timore di risultare invadente, visto che i giornalisti si dimostrano sempre così rispettosi del dolore degli altri! Quindi se non avete mai letto niente di queste persone e delle loro storie è perchè pochi ne hanno parlato, forse perchè non sono state giudicate abbastanza interessanti o perchè c’è la paura che le persone si incazzino e sconvolgano l’ordine mentale e pubblico dei bravi cittadini, cosa che è successa quando è stato ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri (altra vittima del boia). Tristemente c’è da notare che se quella notte Roma non fosse stata messa a ferro e fuoco nessuno il giorno dopo avrebbe preso le distanze dal poliziotto che aveva sparato dicendo addirittura che “aveva sbagliato“. Se il dolore non fosse esploso così violentemente ma fosse stato silenzioso, come succede la maggior parte delle volte, si sarebbe detto che il poliziotto aveva sparato in aria, e che il proiettile era stato deviato da uno stormo di piccioni viaggiatori che si trovavano a transitare proprio sulle teste dei poliziotti nel momento in cui è partito il colpo. Così il colpo che ha ucciso Carlo Giuliani è stato deviato da un sasso, Marcello è stato stroncato da un infarto, Federico è morto per overdose, Aldo…forse una rara malattia genetica che ti stacca contemporaneamente cervello e fegato. Tutto può essere!

E se si riuscisse a dare giustizia solo a Gabriele, l’equazione sarebbe palese, eppure sarebbe già qualcosa.

Giada

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