Una laurea…

dicembre 19, 2007

Che bello vedere i miei amici che si laureano! Prima di laurearmi era una cosa che mi spaventava da morire, perché dentro di me temevo di non arrivarci mai, ma ora tutta questa emozione è una cosa che mi rende davvero felice. Io mi sono laureata il 26 giugno, il giorno del mio 25esimo compleanno e io credo molto alle coincidenze! Mi piaceva tanto il mio vestitino bianco comprato da Dixie con Annabel, la migliore amica francese che abbia mai avuto, le scarpe “per forza” bianche”, comprate da Ethic con Chiara, la mia carissima coinquilina, e la borsa che “non potevo non comprare bianca”, presa con mia sorella Michela al negozio vintage sotto casa la mattina della tesi.

Non avevo paura, ero tranquilla, sicura di conoscere Jack London meglio di chiunque altro dentro quell’aula. Mi sentivo in tutto quello che avevo scritto, specie nella critica alla società moderna su cui avevo insistito da morire, tanto per cambiare! Ma quello che più volevo quel giorno era non sentirmi come chiunque altro. Era il mio compleanno e la mia laurea, volevo che quel giorno fosse solo mio. Non volevo che mia mamma si portasse dietro la figlioletta del suo datore di lavoro per non sentirsi in colpa di aver preso un giorno libero, che si trattenesse per non far sentire trascurata mia sorella, non volevo che si programmasse la giornata in base a quello che mia nonna poteva fare, non volevo che Guido tirasse fuori all’ultimo momento una cosa più importante da fare per non venire a cena. Volevo che si pensasse solo a me. È stato un bel giorno, sono stati tutti bravissimi e questo mi ha dato più soddisfazione del voto o di qualunque altra cosa.

 È un bel ricordo, perché hai tutti vicino e tutti sono felici per te e in fondo, in qualunque modo vada, senti di aver fatto qualcosa di importante e non solo per la laurea. Pensi a tutto quello che c’è stato, che hai vissuto durante gli anni che ti hanno portato alla tesi. Forse è quello che ti emoziona, oltre alle lettere inaspettate, ai messaggi, ad alcuni regali che non riesci ad aprire prima di entrare a discutere, perché sennò ti viene un groppo alla gola e scoppi in lacrime ancora prima di cominciare.

 È bello sentirsi speciale. Penso che la sola persona che mi ha fatto sentire così sia stata mio nonno. E lui non ha potuto vedermi laureata. Non ho bisogno di essere rassicurata su di me, però mi piace quando le persone riescono a capirmi. E non mi sento speciale quando qualcuno mi dice che sono meglio di tutti, mi sento speciale quando qualcuno trova parole solo per me, per come sono e per chi sono. Parole che valgono solo per me, per la mia diversità da tutte le altre persone del mondo.

 “Voi siete belle, ma siete vuote – disse ancora – Non si può morire per voi. Certamente un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perchè è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata con il paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”.

Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry.

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