La privacy in scatola

gennaio 19, 2010

Solo il primo uomo che è penetrato all’interno della tomba di Tutankhamon potrebbe capire l’emozione di Amelié mentre scopre questa scatola di tesori che un bambino si è curato di nascondere una quarantina di anni fa:

•    un mazzo di 36 carte made in China vinto ad una fiera
•    fischietto in alluminio: rotto
•    una puntata delle avventure di Gaston Choquet: “Le poison qui rends fon”
•    cartoline della Svizzera tedesca
•    una maserati 2,5 litri della scuderia belga
•    una figurina di porcellana
•    biglie
•    una foto di Just Fontaine: capo cannoniere alla coppa del mondo del 1958 in Svezia con tredici gol
•    coltellino a serramanico in madreperla con otto funzioni: cacciavite, apribottiglie, trivello, cavatappi, punteruolo, apriscatole e due lame
•    ciclisti di stagno
•    astragali

“Dimmi papà, se ritrovassi una cosa della tua infanzia a cui tenevi come a un tesoro… come ti sentiresti: felice, triste, nostalgico? come reagiresti?Pensavo a quelle cose che si tengono segrete come se avessero un grande valore…”

In un attimo tutto torna in mente a Bratodeau. La vittoria di Federico Bahamontes al Tour de France… le sottane della zia Josette… e soprattutto quella tragica giornata in cui vinse tutte le biglie dei compagni dei compagni durante la ricreazione…

“Strana la vita, quando uno è piccolo il tempo non passa mai, poi da un giorno all’altro ti ritrovi a cinquant’anni…
e tutto ciò che rimane dell’infanzia sta in una piccola scatola arrugginita….”

Il favoloso mondo di Amelié, Jean Pierre Jeunet

Questo film mi ha fatto riflettere molto su di me e sul mio modo di affrontare la vita. Anch’io da piccola cercavo di proteggere i miei “tesori” e i miei pensieri. Mi sembrava l’unico modo per proteggere la mia libertà, la mia autenticità e i miei errori di fronte a chi secondo me non era in grado di capire, la mia famiglia. Le loro aspettative, lo sentivo, non sempre rispondevano a quello che io volevo, ma stavo crescendo, non sapevo ancora chi ero e chi avrei voluto essere e quindi non avrei saputo difendere a spada tratta il mio modo di essere. Non sapevo se quella strada che i miei cercavano di indicarmi sarei riuscita a seguirla in tutto e per tutto e non sapevo se sarei riuscita a non deluderli mai. Non sapevo se avrei sopportato di scoprirli delusi di me. Nascondevo i miei diari e le mie lettere dove scrivevo quello che per me era importante. Sapevo che erano cose futili, piacere ai ragazzi, le delusioni, sentirsi accettata dalle amiche, rispetto a i sacrifici che i miei facevano per garantirmi quella vita che loro non avevano avuto. Ma mi sentivo sempre spaccata in due: non volevo essere ingrata, ma anche i miei sacrifici mi pesavano, primo fra tutti quello di dover essere responsabile e matura. Sui miei diari però molto spesso si apriva una vera caccia al tesoro e quando ritrovavo quei piccoli lucchetti rotti mi sentivo violata. Mi sforzavo così tanto di fare quello che andava fatto che sui miei pensieri e i miei sfoghi volevo che mi si lasciasse lo spazio di sognare e immaginare una vita diversa, stupida, superficiale che magari non avrei nemmeno voluto realizzare veramente, ma avevo bisogno di metterla alla prova. Questa per me era la privacy, uno spazio dove capire chi ero, di sperimentarmi prima di propormi agli altri. Per tanto tempo la privacy è stata solo nella mia testa e quando sono andata via di casa per l’Università ho finalmente respirato. Non facevo altro che scrivere, riflessioni di ogni genere, riempivo quaderni su quaderni e decidevo io con chi dividere i miei pensieri. Eppure anche questo eccessivo “curarmi di me” ha avuto i suoi effetti perversi. Piano piano quello che vivevo nella mia mente, il mio mondo così poco condiviso si staccava sempre di più da quello reale in cui non mi ritrovavo più. Fino a quando non arriva il momento in cui con la vita ci devi fare i conti per davvero e non la capisci più e non capisci come fanno gli altri a non capirti. Ho chiuso per un po’ i quaderni ed ho guardato fuori. All’inizio non mi piaceva tutto, poi mi sono accorta che la vita vera dava emozioni diverse rispetto a quelle immaginate e me ne sono innamorata così com’era. Ho scoperto gli altri, tutti gli altri, non solo quelli che erano importanti per me, ed ho cominciato ad ascoltare anche loro e non solo me stessa.

Sono rimasta veramente affascinata dal post di Andreas e mi ha fatto pensare “spendere energie nel conservare o proteggere è per me una forma di suicidio, si può conservare e proteggere solo immaginandovi e costruendovi sopra”.
Ho letto queste parole come un qualcosa a cui vorrei arrivare. Una consapevolezza di se stessi che non teme niente ma che si apre alla scoperta e al tempo. Io non mi sento ancora così libera e lo spazio in cui mi sento in assoluto me stessa è ancora quello intimo, nonostante tutto quello che ho imparato e sto imparando dall’incontro  e dalla condivisione con gli altri.
Ed è per questo che credo che la privacy sia ancora un valore che ha senso difendere, specialmente in alcuni momenti della vita in cui si è più fragili o inesperti. Ci siamo accorti del problema del rispetto della privacy essenzialmente con la rivoluzione di Internet, ma la rete non è certo l’unica minaccia. Pensiamo solo al fatto che in ogni angolo delle nostre città è appostata una telecamera. Ci dicono per motivi di sicurezza, anche se sinceramente non credo che la telecamera scoraggi una persona dal compiere un gesto che è comunque intenzionata a fare. L’idea di un occhio che mi osserva mi appare inquietante anche se molti si stupiscono “se non hai nulla da nascondere perchè sentirsi a disagio?”. Vallo a dire a Winston Smith che la telecamera è tanto innocua!! Ma la cosa che più mi stupisce sono le telecamere che con molta fretta si apprestano ad installare in tutti i nuovi edifici universitari. Che bisogno c’è? L’università non è una villa lussuosa né tanto meno una banca e non riesco proprio a immaginare azioni di una gravità tale che il nostro Grande Fratello sia ansioso di registrare tra studenti che si recano a lezione, che escono felici o in lacrime da un esame, segretari che spostano fascicoli, bidelli che puliscono pazientemente i bagni, professori che si prendono un caffè alle macchinette… E che non vengano a raccontare le balle del terrorismo, perchè alla casa dello studente de L’Aquila più che una telecamera sarebbe stato utile quel pilastro portante che si sono scordati di inserire in un’ala dell’edificio. Ma in Italia pensiamo in grande, ci occupiamo di Bin Laden, figuriamoci se abbiamo tempo per controllare la sabbia dentro il cemento per costruire le case!

La grande preoccupazione che ha assalito negli ultimi tempi l’opinione pubblica riguardo alla pericolosità dei social network e di  Facebook in particolare, rivela da una parte l’ignoranza che prevale ancora su questi temi, ma anche una profonda diffidenza nei confronti del “nuovo”. Il punto centrale, secondo me è imparare ad usare i nuovi strumenti così da poterne fare una risorsa che vada oltre la semplice curiosità di sbirciare quello che fanno gli altri. La popolarità di Facebook è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, ma credo che molti non abbiano ancora capito cosa si trovano di fronte. Innanzi tutto Facebook è uno spazio pubblico con tutte le responsabilità che questo comporta. Si leggono spesso notizie di utenti che ingenuamente pubblicano le foto delle proprie vacanze mentre si sono dati malati a lavoro o di gruppi palesemente offensivi nei confronti dei quali si applicano procedimenti penali. Se mi viene da offendere e lanciare oggetti contro il televisore di casa mia quando un politico dice cose stupide in qualche salotto televisivo, questo non significa che sia legittimata a farlo pubblicamente!

A volte manca un po’ di buon senso. Ognuno è libero di utilizzare il mezzo come meglio crede, ma più si ha consapevolezza di sé e del mezzo stesso e migliore sarà l’uso che se ne farà e magari si eviterà di utilizzare Facebook come una vetrina in cui mostrare noi stessi con l’ossessione di aggiungere costantemente “amici” per essere più popolari. Il problema dell’eccessiva importanza che si dà all’apparire non nasce con Facebook e purtroppo non morirà con lui. È un problema culturale che rivela quanta insicurezza ci sia nelle persone e quanto sia forte il bisogno di modelli da imitare. Se si impongono modelli sbagliati è perché quelli positivi fanno fatica ad emergere o si dà loro poco spazio. È anche perché non si ha tempo o voglia di ascoltare i giovani e i loro bisogni, è perché il nostro sistema educativo è sempre più lontano dalla realtà quotidiana dei ragazzi. L’uso sbagliato o superficiale che si fa di mezzi o prodotti mediali non è una questione di morale (personalmente credo che moralità e immoralità siano unicamente a discrezione del singolo individuo) ma di piccoli passi verso la realizzazione personale e la felicità.

Per quelli che sono i miei interessi e anche il mio stile di vita Facebook non è così indispensabile. Mi consente di risparmiare un bel po’ in bolletta telefonica (e questo non è affatto male), ogni tanto mi fa sorridere, altre volte mi dimostra che con certe persone non è proprio il caso di essere “amici” solo per fare numero. Ho trovato molto interessante aNobii che mi ha ridato la costanza nel leggere, specialmente la sera, invece di addormentarmi davanti alla tv! Ma soprattutto ho scoperto Flixster un social network sul cinema a cui so che mi affezionerò molto presto nonostante l’inglese!

A volte gli altri mi fanno paura, l’aggressività del mondo, l’incertezza mi paralizzano ma si impara in continuazione, si cresce e tutto passa.

Giada

“… ecco, mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro. Può scontrarsi con la vita. Se si lascia sfuggire quest’occasione, col tempo, il suo cuore diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Allora, si lanci accidenti!”

Il favoloso mondo di Amelié, Jean Pierre Jeunet

La spirale

gennaio 31, 2009

spirale

L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l’abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all’infinito! Che significato ha questo folle mito?
Il mito dell’eterno ritorno afferma, per negazione che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile ad un’ ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che sia stata essa terribile o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla…
… Diciamo quindi che l’idea dell’eterno ritorno indica una prospettiva dalla quale le parole appaiono prive della circostanza attenuante che ci impedisce infatti di pronunciare un qualsiasi verdetto. Si può condannare ciò che è effimero?

L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera

È la nostalgia che ci frega. Quando vediamo partire un amico o quando ci dobbiamo allontanare da qualcuno fisicamente o solo con i sentimenti. Ma i sentimenti tornano e visto che noi in fondo non cambiamo mai, tornano anche le stesse situazioni che quei sentimenti hanno visti nascere. Succede anche con persone diverse e anche con chi non pensavi di sentire così dentro. Succede che soffriamo allo stesso modo perché viviamo i sentimenti allo stesso modo e allora diciamo “mi innamoro sempre degli stronzi”. Ma il circolo dell’eterno ritorno non riguarda gli “stronzi”, riguarda noi e il nostro modo d’amare. E nessuno è stronzo, ma siamo noi ad essere innamorati dell’amore.
Succede che il dolore unisca e che quest’unione dia il via ad un’altra nascita. Succede che questa rinascita divida le vite, ma non i sentimenti. Succede che i sentimenti si scindano: amicizia, amore. E allora comincia la spirale: chi insegue l’amore e chi insegue chi insegue l’amore. A vederla da fuori è una situazione paradossale: storie che si ripetono e non si incontrano mai. A vederla da fuori uno pensa che sarebbe più semplice che i treni invece che sui binari viaggiassero sui roller blade. Ma il cuore non è fuori e a volte non ci sa nemmeno guardare, fuori dal suo mondo.

Vista da fuori sono due persone che vivono i sentimenti allo stesso modo e che condividono le regole dell’amore, anche quelle scritte sui baci perugina. Ma da dentro succede che le leggi non valgano per ogni situazione e che talvolta si escludano a vicenda. La spirale si fa sempre più contorta. Chi scappa fa giri sempre più stretti, per disorientare chi segue, che è cieco, e quindi non si può perdere perché non usa gli occhi per seguire la strada, ma il cuore. Qualcuno ci ha insegnato che bisogna lottare per amore, qualcuno lo ha scritto. Qualcuno che non sapeva che esistono i cerchi paralleli, le spirali o addirittura i vortici. O qualcuno che nel vortice ci s’è buttato e ne è riemerso con il suo desiderio tra le mani. C’è da scommetterci che tutti pensano di essere quest’ultimo qualcuno. Ma se fosse così vedremmo tutte le persone illuminate dal loro desiderio raggiunto. Invece succede che il desiderio non sia qualcosa che ci appartiene, quando questo desiderio è la vita di un altro. Un altro che desidera la vita di un altro che desidera… altro. La spirale si avvolge ancora e quello che credevamo essere il superpotere dell’amore si sgretola e diventa quel puntino lontano che chiamiamo infinito.

E non è colpa di nessuno, se non di quella forza primordiale che ha dato vita al MOVIMENTO!

Succede che l’unica cosa che possa trasformare la spirale in cerchio sia l’amicizia.

Giada

Traditi, tradirsi, tradire

ottobre 30, 2008

Gli esseri umani sono imperfetti. In fondo sta proprio qui la nostra bellezza. Un bellezza ingiusta per cui si paga un prezzo molto alto, ma che ci rende vivi, curiosi di imparare, innamorati, disinnamorati, pazzi, desiderosi di viaggi e avventure… Ma se siamo imperfetti, la storia dell’altra metà della mela (o della sfera, che dir si voglia) è una cazzata. Non esiste nessuna parte che combaci con noi, nessun amore puro che semplicemente si completa. E credo che sia l’ora di finirla di considerare vangelo le frasi dei baci perugina.
Questa è la realtà:
1) In tutte le coppie c’è un tradimento. Tutte senza esclusione e chi sta pensando “impossibile” può controllare in questo preciso istante il cellulare o l’e-mail del partner (se non l’ha ancora fatto) per appurare che ho ragione.
2) Se il tradimento non c’è le ragioni sono due:
- non c’è ancora stato, perché la coppia sta insieme da meno di 3 anni;
- la coppia ha un sistema di controllo poliziesco per cui entrambi i partner sono come intrappolati e profondamente infelici, da qui l’impossibilità del tradimento ma anche l’inutilità dello stare masochisticamente insieme.
3) Chi non ha mai tradito nella sua vita è SEMPRE stato tradito dai precedenti partner.

“Il tradimento ci pone di fronte alla più grande tragedia dei rapporti umani: l’inconoscibilità dell’altro”. Dice la sociologa Gabriella Turnaturi.

Ma perché fa tanto male il tradimento?
1) perché crediamo che l’amore lo debba escludere a priori
2) perché in quella che è la scommessa dell’innamoramento deponiamo sempre le armi, dando a chi si ama tutti noi stessi.
3) perché amare è avere fiducia.

“Finché dura, l’amore è in bilico sull’orlo della sconfitta. Man mano che avanza dissolve il proprio passato; non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di guai. E non sa cosa lo attende e cosa può serbargli il futuro. Non acquisterà mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l’ansia. L’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile” Zygmunt Bauman.

Ma se il tradimento è così connaturato nella nostra imperfezione di esseri umani perché non ce ne facciamo una ragione, perché continuiamo a fondare la società sulla famiglia che è la cosa più instabile del mondo?
Perché continuiamo a perpetuare l’idea di un amore eterno e fedele quando questi due concetti sono apertamente contraddittori? Perché continuiamo a farci del male aspirando all’impossibile? Quali sono i motivi sociali (e magari economici) per cui dobbiamo rimanere infelici e insoddisfatti per qualcosa che non possiamo avere?

Partiamo dall’inizio.

Si dice che chi tradisce non ama.

È proprio vero? Si, se non esiste l’amore eterno. Se l’amore ha una scadenza che generalmente non va molto oltre i 3 anni (di amore vero, poi una storia può durare anche più a lungo).
Questo tipo di amore in genere è quello più legato all’idea di passione, di una passione molto spesso fulminante che, raggiunto il culmine non può far altro che scemare. E quando comincia a spegnersi e viene meno quell’iniziale e travolgente coinvolgimento, si può tradire. Con poco senso di colpa, quasi con rassegnazione, come se le cose non potessero andare diversamente. Qui tradimento e amore non stanno insieme. In genere, in questi casi non si è mai in equilibrio con il partner, ma c’è una parte nettamente più forte che decide della storia. E magari è proprio la debolezza dell’altro, la sua poca incisività nella coppia che determina il suo deterioramento.

Si dice che l’amore vero dura tutta la vita.

E allora come è possibile che si tradisca ugualmente? Lo stare insieme da tanto tempo sicuramente può essere una causa, ma non è la sola. Una persona può essere talmente parte di noi, da diventarne quasi inscindibile. Diventa un qualcosa di irrinunciabile perché è ciò che costituisce la nostra identità e la nostra felicità senza che ci sia però un annientamento di una delle due parti, o una perfetta immedesimazione. C’è empatia, com-passione e sostegno reciproco. Complementarietà nelle diversità e crescita e arricchimento costante. E il tradimento qui viene consumato per un errore di valutazione, naturale e costante. L’altro è talmente parte di noi che il nostro subconscio pensa che non lo perderà mai, che quel legame sia indissolubile, che niente potrà spezzarlo. Chi tradisce vive un istinto o un’emozione che non scalfisce il suo amore per l’altra persona ma va a riempire altri bisogni in quel momento irrisolti. C’è un forte egoismo che si giustifica con l’amore comunque costante e immutabile.

Una volta un padre ha detto ad una figlia “non ho mai trovato nessuna donna per la quale valesse la pena lasciare tua madre”. E a me ha fatto piangere. Quest’uomo è sicuramente un egoista, ma il suo sentimento probabilmente è più forte di quello di tanti altri, perché è rimasto immutabile nonostante tutta una vita passata a cercare anche altre relazioni. Lei rimane l’unica. E questo mi fa piangere perché mi rendo conto di quanto è complesso e difficile l’amore.
«Sognare ognuno per sé, scrivere l’ uno per l’ altra»
«La mia vita non appartiene a me solo, voi siete sempre me, l’ essere stesso del mio essere, il cuore del mio cuore»
«Non posso essere separato da voi, la mia vita non appartiene soltanto a me, voi siete sempre me stesso e non si può essere più uniti di quello che siamo voi ed io»

Questo è quello che Sartre diceva a Simone de Beauvoir e per me sono le parole più belle che si possano sentire. Tutta una vita insieme senza aver bisogno di niente per “giustificare” il loro amore. Un amore che esisteva di per sé e al di là di tutto. Passato attraverso i tradimenti come se non fossero parte dell’amore, del loro amore, ma della vita. E il fatto che il loro amore sia stato grande lo si vede dalle persone splendide che sono state. Il fatto di amarsi e di sostenersi li ha resi eccezionali e al di sopra di tutti. E a me commuove il loro amore.

Per la maggior parte delle persone gli interrogativi sono altri

Chi tradisce ama davvero? Merita l’amore di un altro? E come ci si deve comportare? Cosa ci consigliano i nostri cari, le abitudini sociali, etiche e morali? Cos’è meglio per noi?

Inutile dire quanto il tradimento possa fare male quando si ama. È come se ci venisse strappato l’amore e  il respiro. Non crolla solo la fiducia, ma tutto il nostro sistema di credenze, si crea un vuoto di giudizio e di coscienza. Non si può vivere il tradimento come un evento naturale nella coppia e nella vita, perché lo viviamo come un’ingiustizia, un malaugurato accidente che non doveva capitare proprio a noi. Spesso diventa un problema irrisolvibile che cambia tutta la nostra storia, è un punto di non ritorno con cui continueremo a fare i conti per molto tempo.

Ma se noi avessimo un’altra concezione dell’amore soffriremmo allo stesso modo?

Dopo un tradimento o si perdona o ci si lascia. Chi, comprensibilmente, non riesce a ricostruire il suo quadro di comprensione dell’altro, rinuncia all’amore e abbandona, sperando in una storia migliore, che forse ci sarà, ma non sarà comunque risparmiata dalla minaccia del tradimento. Perché noi siamo così. Gli uomini e le donne sbagliano in continuazione, rischiano, perdono e sono sconfitti e poi ripartono con una speranza nuova che non sempre corrisponde alle aspettative. Chi rimane insieme, vuole continuare a credere in quell’amore e va incontro ai vari giudizi della società che ai giorni nostri considera forti le persone orgogliose e vigliacche quelle che amano. Ma il problema non è solo la società. Chi decide di rimanere insieme ogni mattina farà i conti con quel maldicuore, fino a che non riacquisterà fiducia nel mondo.
Siamo dunque in uno stato di perenne infelicità: se non tradiamo veniamo traditi, se veniamo traditi chi ci vuole bene ci dice che lui/lei non ci merita e magari scegliamo di rinunciare all’amore. Perché non si tratta solo di lasciare la persona con cui abbiamo condiviso la nostra vita, ma di rinunciare al nostro sentimento, di svuotarci, per aspettare che quel vuoto venga riempito da altro.  Sempre alla ricerca di una storia che non sarà mai quella che avevamo sognato, semplicemente perché è impossibile da realizzare e contraria alla nostra natura imperfetta di uomini/donne.
Se accettassimo questo, se non avessimo pressioni sociali o morali su come vivere la nostra vita e il nostro amore, forse ci avvicineremmo alla felicità, perché non ci sentiremmo obbligati a scegliere tra il rispetto per noi stessi e l’amore.

Non voglio dire che si debba accettare di venire traditi, riaccogliere a braccia aperte chi ci fa soffrire e portare le corna come una croce come si faceva un secolo fa. Dico che dobbiamo aspirare a storie d’amore UMANE e non sovraumane. Ma non ho la minima idea di come si faccia. L’utopia della perfezione è un bellissimo stimolo che ci spinge a migliorarci sempre di più, ma si deve accordare con noi stessi e con il nostro cuore, che è diverso da quello di chiunque altro. Tutti noi sbagliamo ma non esiste una scala di valore e di gravità uguale per tutti da applicare a tutte le situazioni, a tutti gli uomini e a tutte le intenzioni.
La società ci fa credere che ci sia. Che i nostri comportamenti e dunque le nostre reazioni siano sempre naturali e per nulla influenzate dal giudizio degli altri.

Per fortuna gli uomini/donne hanno una grande capacità di ricominciare, di ricostruirsi, magari è proprio la speranza di quel sogno impossibile che dà loro la forza.

E chissà che fine fa quell’amore che credevano eterno…

Giada

Il Principe Azzurro

luglio 10, 2008

romeo e giulietta

 

Pieno di soldi, viziato, arrogante e troppo troppo precisino e presuntuoso, privo di qualunque senso pratico e di ogni capacità di adattamento, romantico fuori luogo e banale, tutto cioccolatini e fiori senza un minimo di contenuto o di spirito critico. Ma chi l’ha detto che le donne vogliono il principe azzurro?! Certo, non posso parlare per quelle che hanno fatto di Sex and the City uno stile di vita (o che avrebbero voluto che lo divenisse), ma sicuramente il fascino dei soldi non è una cosa che mi colpisce o che da sola può rendere un uomo interessante ai miei occhi.

Il principe azzurro poi non è nemmeno così bello: di mezza età, brizzolato… e basta con questa storia che il brizzolato è sexy che detta da ragazze di 20 anni fa venire i brividi (unica eccezione ammissibile: George Clooney!). Certo, il principe di Cenerentola era giovane e bello, ma il personaggio, a mio avviso, non è stato approfondito abbastanza per capire quanto in realtà fosse anche stupido. Il finto belloccio ben vestito e curato fino alla nausea, senza un capello fuori posto e senza più un pelo (ma come cavolo fanno?!), con le camice superstirate e le magliette rosa aderenti, abbronzato anche a dicembre (e che il sole lo prende al mare non ci crede più nessuno), palestrato, che dice “a me la politica non interessa” quando gli chiedono “cosa pensi della guerra?”, non può realmente piacere alle donne, a NESSUNA!!! E sarebbe giusto, per evitare disastrose emulazioni, che le donne lo ammettessero una volta per tutte. E’ solo l’illusione che questo fantomatico principe sia pieno di soldi che può portare alcune ad esprimere timidi giudizi positivi. L’illusione che un uomo con i soldi possa offrire una vita migliore. Magari lo può fare, a livello pratico, per il resto però credo che poi le corna con un uomo vero diventino quasi indispensabili!

Bisogna sfatare anche l’altro mito che per conquistare le donne bisogna trattarle male. Alle donne NON piacciono gli stronzi (a parte quelle con una spiccata propensione al masochismo o al martirio) e la maggior parte delle volte li mandano molto velocemente a fanculo! Forse qualcuno si stupirà ma esistono le vie di mezzo e sopratutto esiste l’unicità di ogni singola persona, diversa (grazie a dio) da qualunque altra. Basterebbe che gli uomini fossero più se stessi con le donne, nell’esprimere le emozioni, nell’ammettere quando queste non corrispondono a sentimenti e soprattutto ci vorrebbe molta più sincerità in ambito sessuale perchè, sembra strano, ma anche le donne hanno gli ormoni e certi discorsi non sono poi così lontani dai nostri fantastici mondi di purezza e maternità.

E’ inutile cercare di rispondere alle nostre idealizzazioni che non vorremmo mai si realizzassero! Ci piace pensare di essere al centro del mondo per un uomo, ma in realtà non è questo che vogliamo perchè l’uomo che ci conquista è quello che ha la sua vita e tante cose da raccontare, quello a cui si può dare solo quel qualcosa in più di cui fino a quel momento non riusciva nemmeno a sentire la mancanza e di cui però ora non può più fare a meno. Se appena incontrate diventassimo subito le regine della vita di qualcuno significherebbe che quella vita fino a quel momento è stata vuota e che non ha molto da dire.

Poi come si fa a sapere cosa vogliamo se non conosciamo tutta la molteplicità degli esseri umani? Tutti gli aspetti che ci piacciono magari messi insieme in una persona possono renderla molto lontana da un principe. Oppure potremmo incontrare qualcuno molto meglio di come lo avevamo sognato. La perfezione non è eccitante. Essere salvate può colpirci una volta, quando un nuovo incontro può davvero significare una svolta (SIMBOLICA) per la nostra vita, ma sono altre le cose di cui abbiamo bisogno ogni giorno, cose che questi principi mezze calze non sanno darci.

Non sanno farci sognare i principi attualmente in circolazione.

Preatty Woman non è una favola moderna e Richard Gere (Edward Lewis) è uno stronzo. Va a puttane e le sfrutta pure per fare bella figura e poi sembra generoso perchè strapieno di soldi le compra qualche vestito e la porta all’opera? Oppure sembra buono perchè è così magnanimo da non rovinare l’azienda di un uomo anziano per quell’unica volta nella sua vita? Dove sono i lati positivi di questo personaggio triste e maschilista? Questi eroi, fintamente attuali, sono inventati dagli uomini che credono di sapere quello che le donne vogliono e sono talmente presuntuosi da pensare di sapere quello che le donne sognano addirittura. E invece basterebbe solo ascoltarci.

L’ideale più romantico in assoluto è quello di Romeo ma questo personaggio è molto di più di quel giovane imbambolato davanti ad un balcone che dice frasi improbabili alla ragazza di cui si è innamorato. Romeo è vivo, è pazzo d’amore, è tenero ed è terribilmente imperfetto. Non è un principe azzurro anche se, ahimè, è ricco (ma visto che è ricca pure lei in questo caso la condizione si annulla): va in giro a fare casino con gli amici, si imbuca alle feste dove non è invitato e non corteggia Giulietta come chiunque altro farebbe, evitando di toccarla con il pretesto del “rispetto”. Lui la travolge con la sua umanità, le prende la mano, la sente, la bacia. E non è perfetto perchè è una testa calda e fa un sacco di casini. E non salva Giulietta. E’ lei che salva lui. Anche se salvarsi, nel senso di scoprire e vivere l’amore, è una cosa che li porta a morire. Tutti avrebbero potuto innamorarsi di Giulietta, ma Giulietta può amare solo Romeo.

E i nostri Romeo invece, che si credono grandi principi, sono solo dei pallide imitazioni dell’originale.

Io amo le persone vere, non costruite, quelle imperfette e umane, con cui ti puoi capire, con cui puoi condividere, con cui puoi piangere, ridere, soffrire e toccare il paradiso.

ESEMPI DI PRINCIPI IMPERFETTI

- Ethan Hawke: in Prima dell’alba è un ragazzo che sa parlare di sé senza essere egocentrico e megalomane, dolce, bellissimo, un po’ fragile e innamorato; e in Giovani Carini e Disoccupati perchè è incasinato, pessimista, cinico, intelligente.

- Robert Downie Jr.: Larry di Ally McBeal perchè fa ridere, sa cantare e suonare il piano, perchè ha paura, perchè sa far sentire speciale la persona che ha accanto.

- Ewan McGregor: (che amo molto spesso) in Big Fish, perchè sa raccontare storie e sa inventarle per le persone che ama.

- Jude Low: (sempre adorabile a dire la verità) in L’amore non va in vacanza perchè è la sorpresa più bella che ci si può aspettare quando ti sembra che vada tutto male.

- Johnny Whitworth: A. J. di Empire Records perchè è ingenuo, dolce, introverso.

- Zach Braff: in La mia vita a Garden State perchè deve essere salvato e può riuscire a far star bene qualcuno quasi inconsapevolmente.

Leonard Whiting: in Romeo e Giulietta. Ve lo devo anche spiegare perchè?

romeo

non ci illudiamo troppo, come lui non esistono!!!!!!!!

Giada

..::Ally, c’est moi::..

maggio 17, 2008

ally mcbeal

“Sai, ho una grande immaginazione, ma certe volte ho bisogno che le cose accadano veramente…”

Ally

Dopo che il mondo ha ucciso la mia piccola Amelié (e ci si è messo d’impegno a farlo), lasciandola seppellita sotto le macerie del suo (e mio) favoloso mondo crollato sopra di lei (me), il mio approccio alla vita sta seguendo sempre di più le orme di Ally McBeal

Ally già viveva dentro di me perchè in fondo non è molto diversa da Amelié, anzi forse è il suo proseguimento naturale. Ally non ha un favoloso mondo, ma un mondo di merda per la precisione, che è anche il mondo in cui viviamo tutti noi. Quello dove il ragazzo che hai sempre amato ti lascia e si sposa un’altra, quello dove tutti i giorni provi a mettere da parte i tuoi sentimenti, quello dove nessuno ti capisce, quello dove ti senti sola, quello dove esiste la morte, quello che non riconosce il tuo ruolo nel cuore degli altri, quello che ti tiene in una rete dove se provi a desiderare e a sognare ti fai un male cane…

Ally sono io: egocentrica, paurosa, sognatrice, un’ottimista che si sente più a suo agio nel soffrire…

Pensare che i nostri sogni potrebbero avverarsi forse è la cosa che ci spaventa di più al mondo. Per questo proiettiamo sempre la nostra felicità in un imprecisato futuro. Preferiamo credere nei sogni piuttosto che realizzarli. E il male grande, sofferto una volta ci ha segnato, forse per sempre…

“Ho bisogno di sapere che può funzionare…l’amore…il rapporto di coppia…lo stare insieme. L’idea che le persone che si mettono insieme, restino insieme. Voglio addormentarmi con questo pensiero anche se dormo sola…Questo è un “Mcbeallism…”.

“…Se non altro ho la salute, se non altro ho la salute, se non altro ho la salute…La verità è che io forse non voglio essere troppo felice o soddisfatta, perchè poi che succede? In realtà io amo la caccia, la ricerca. E’ quello il bello, più ti senti perso più cose sogni di ottenere. Chi lo sa, forse mi sto divertendo e nemmeno me ne rendo conto…

“Oggi sarà un giorno…meno orribile, lo sento. A volte mi sveglio sapendo che le tutto andrà…meno peggio…”


“A volte sono più persuasiva quando non credo a quello che dico..”


“Solo dire “sì” ad un drink mi fa correre a casa a farmi una doccia…tra poco prenderò un drink con un uomo solo per “fare” carriera…non importa che in questo momento non ho una relazione fissa…qualche volta sento di tradire l’amore come concetto astratto…”


“Avevo un amico che non voleva un cucciolo perché diceva che poi sarebbe morto e ne avrebbe sofferto. Forse è la stessa cosa per le storie d’amore… chi lo sa!”


“Forse dividerò la mia vita con qualcuno, o forse no. Ma la verità è che, quando ripenso ai miei momenti più tristi, mi accorgo che c’era sempre qualcuno seduto vicino a me…”


Ally è in bagno, prende dell’acqua dal lavandino come per lavarsi il viso, ma poi la lascia cadere dalle mani, più volte. Entra Giorgia.


Giorgia: Che cosa fai?


Ally: Sarà una lunga giornata, ho pensato di rinfrescarmi il viso con un po’ di acqua fredda.


Giorgia: Ma a quanto vedo non ti stai sciacquando il viso.


Ally: Certo che no. Se lo facessi veramente poi dovrei rifarmi il trucco, non trovi? Questa è l’ennesima dimostrazione che viviamo in un mondo dominato dagli uomini. Non possiamo nemmeno sciacquarci il viso liberamente.


Giorgia: C’è qualcosa di cui vuoi parlare?


Ally: No, no, non c’è niente. Ho solo un cliente che non vuole che riveli in aula il suo feticismo, se me lo permettesse riuscirei a scagionarlo, anche se basterebbe che annusasse una scarpa puzzolente davanti a tutti. Sai, io avevo un progetto, Giorgia. Tutta la mia vita era programmata. A 28 anni mi sarei presa un congedo per maternità, ma avrei comunque continuato a tenermi aggiornata. Alla sera sarei tornata a casa e con mio marito avrei letto “Come affrontare allattamenti e processi, grandi soddisfazioni in famiglia e sul lavoro”. E invece dormo con un bambolotto gonfiabile, rappresento un cliente che adora succhiare le dita dei piedi. Questo non rientrava nel mio progetto, e tu… tu… con quel tuo nuovo taglio di capelli… (Giorgia la guarda storta) …Grazie, avevo bisogno di sfogarmi, ciao.


Giorgia: Ally, perché i tuoi problemi sono sempre più grossi di quelli degli altri?


Ally: Perche sono i miei!

Poi però arriva Larry. E un senso ce l’ha. Perchè è l’unico che riesce a vedere quanto Ally sia speciale. A Billy non mi sono mai più di tanto affezionata perchè non era per lei. Era un uomo come tutti: infedele, egoista, maschilista, codardo. Era anche dolce e (soprattutto) era il primo amore, cosa che merita un’attenzione particolare. Perchè il primo amore, quello che ti conosci quando siete ancora bambini poi ti rivedi e ti viene un tuffo al cuore e pensi che l’hai sempre saputo che sarebbe andata a finire così….(ma sto parlando di me o di Ally?!)… è molto subdolo…

Noi Ally non siamo fatte per tutti, effettivamente. Siamo delle grandi rompipalle con i nostri principi che non si sa bene dove abbiamo preso, con il mito della leggerezza (che a volte è un mcigno), di non stravolgere le vite degli altri, ma di entrarci piano, in punta di piedi, con alcune parole, con un abbraccio o un bacio, nella speranza di lasciare qualcosa in quella vita. E se quel qualcosa rimanderà per sempre al nostro ricordo, allora siamo ancora più contente! Non ci piace chi non ha o non ha mai avuto problemi o pensieri… o sogni o desideri. Ci piace sentirci utili e vicino a qualcuno. Ci piace rendere felici gli altri. Larry è l’unico che può far sentire Ally amata.

Ally e Larry si possono salvare l’un l’altro e questo è il senso più bello e romantico che riesco a dare all’amore…

Perchè anche se Larry se n’è andato e BonJovi era veramente una schiappa in conforto a Robert Downey Jr, saremo di nuovo felici…

Giada

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