La privacy in scatola
gennaio 19, 2010
Solo il primo uomo che è penetrato all’interno della tomba di Tutankhamon potrebbe capire l’emozione di Amelié mentre scopre questa scatola di tesori che un bambino si è curato di nascondere una quarantina di anni fa:
• un mazzo di 36 carte made in China vinto ad una fiera
• fischietto in alluminio: rotto
• una puntata delle avventure di Gaston Choquet: “Le poison qui rends fon”
• cartoline della Svizzera tedesca
• una maserati 2,5 litri della scuderia belga
• una figurina di porcellana
• biglie
• una foto di Just Fontaine: capo cannoniere alla coppa del mondo del 1958 in Svezia con tredici gol
• coltellino a serramanico in madreperla con otto funzioni: cacciavite, apribottiglie, trivello, cavatappi, punteruolo, apriscatole e due lame
• ciclisti di stagno
• astragali
“Dimmi papà, se ritrovassi una cosa della tua infanzia a cui tenevi come a un tesoro… come ti sentiresti: felice, triste, nostalgico? come reagiresti?Pensavo a quelle cose che si tengono segrete come se avessero un grande valore…”
In un attimo tutto torna in mente a Bratodeau. La vittoria di Federico Bahamontes al Tour de France… le sottane della zia Josette… e soprattutto quella tragica giornata in cui vinse tutte le biglie dei compagni dei compagni durante la ricreazione…
“Strana la vita, quando uno è piccolo il tempo non passa mai, poi da un giorno all’altro ti ritrovi a cinquant’anni…
e tutto ciò che rimane dell’infanzia sta in una piccola scatola arrugginita….”
Il favoloso mondo di Amelié, Jean Pierre Jeunet
Questo film mi ha fatto riflettere molto su di me e sul mio modo di affrontare la vita. Anch’io da piccola cercavo di proteggere i miei “tesori” e i miei pensieri. Mi sembrava l’unico modo per proteggere la mia libertà, la mia autenticità e i miei errori di fronte a chi secondo me non era in grado di capire, la mia famiglia. Le loro aspettative, lo sentivo, non sempre rispondevano a quello che io volevo, ma stavo crescendo, non sapevo ancora chi ero e chi avrei voluto essere e quindi non avrei saputo difendere a spada tratta il mio modo di essere. Non sapevo se quella strada che i miei cercavano di indicarmi sarei riuscita a seguirla in tutto e per tutto e non sapevo se sarei riuscita a non deluderli mai. Non sapevo se avrei sopportato di scoprirli delusi di me. Nascondevo i miei diari e le mie lettere dove scrivevo quello che per me era importante. Sapevo che erano cose futili, piacere ai ragazzi, le delusioni, sentirsi accettata dalle amiche, rispetto a i sacrifici che i miei facevano per garantirmi quella vita che loro non avevano avuto. Ma mi sentivo sempre spaccata in due: non volevo essere ingrata, ma anche i miei sacrifici mi pesavano, primo fra tutti quello di dover essere responsabile e matura. Sui miei diari però molto spesso si apriva una vera caccia al tesoro e quando ritrovavo quei piccoli lucchetti rotti mi sentivo violata. Mi sforzavo così tanto di fare quello che andava fatto che sui miei pensieri e i miei sfoghi volevo che mi si lasciasse lo spazio di sognare e immaginare una vita diversa, stupida, superficiale che magari non avrei nemmeno voluto realizzare veramente, ma avevo bisogno di metterla alla prova. Questa per me era la privacy, uno spazio dove capire chi ero, di sperimentarmi prima di propormi agli altri. Per tanto tempo la privacy è stata solo nella mia testa e quando sono andata via di casa per l’Università ho finalmente respirato. Non facevo altro che scrivere, riflessioni di ogni genere, riempivo quaderni su quaderni e decidevo io con chi dividere i miei pensieri. Eppure anche questo eccessivo “curarmi di me” ha avuto i suoi effetti perversi. Piano piano quello che vivevo nella mia mente, il mio mondo così poco condiviso si staccava sempre di più da quello reale in cui non mi ritrovavo più. Fino a quando non arriva il momento in cui con la vita ci devi fare i conti per davvero e non la capisci più e non capisci come fanno gli altri a non capirti. Ho chiuso per un po’ i quaderni ed ho guardato fuori. All’inizio non mi piaceva tutto, poi mi sono accorta che la vita vera dava emozioni diverse rispetto a quelle immaginate e me ne sono innamorata così com’era. Ho scoperto gli altri, tutti gli altri, non solo quelli che erano importanti per me, ed ho cominciato ad ascoltare anche loro e non solo me stessa.
Sono rimasta veramente affascinata dal post di Andreas e mi ha fatto pensare “spendere energie nel conservare o proteggere è per me una forma di suicidio, si può conservare e proteggere solo immaginandovi e costruendovi sopra”.
Ho letto queste parole come un qualcosa a cui vorrei arrivare. Una consapevolezza di se stessi che non teme niente ma che si apre alla scoperta e al tempo. Io non mi sento ancora così libera e lo spazio in cui mi sento in assoluto me stessa è ancora quello intimo, nonostante tutto quello che ho imparato e sto imparando dall’incontro e dalla condivisione con gli altri.
Ed è per questo che credo che la privacy sia ancora un valore che ha senso difendere, specialmente in alcuni momenti della vita in cui si è più fragili o inesperti. Ci siamo accorti del problema del rispetto della privacy essenzialmente con la rivoluzione di Internet, ma la rete non è certo l’unica minaccia. Pensiamo solo al fatto che in ogni angolo delle nostre città è appostata una telecamera. Ci dicono per motivi di sicurezza, anche se sinceramente non credo che la telecamera scoraggi una persona dal compiere un gesto che è comunque intenzionata a fare. L’idea di un occhio che mi osserva mi appare inquietante anche se molti si stupiscono “se non hai nulla da nascondere perchè sentirsi a disagio?”. Vallo a dire a Winston Smith che la telecamera è tanto innocua!! Ma la cosa che più mi stupisce sono le telecamere che con molta fretta si apprestano ad installare in tutti i nuovi edifici universitari. Che bisogno c’è? L’università non è una villa lussuosa né tanto meno una banca e non riesco proprio a immaginare azioni di una gravità tale che il nostro Grande Fratello sia ansioso di registrare tra studenti che si recano a lezione, che escono felici o in lacrime da un esame, segretari che spostano fascicoli, bidelli che puliscono pazientemente i bagni, professori che si prendono un caffè alle macchinette… E che non vengano a raccontare le balle del terrorismo, perchè alla casa dello studente de L’Aquila più che una telecamera sarebbe stato utile quel pilastro portante che si sono scordati di inserire in un’ala dell’edificio. Ma in Italia pensiamo in grande, ci occupiamo di Bin Laden, figuriamoci se abbiamo tempo per controllare la sabbia dentro il cemento per costruire le case!
La grande preoccupazione che ha assalito negli ultimi tempi l’opinione pubblica riguardo alla pericolosità dei social network e di Facebook in particolare, rivela da una parte l’ignoranza che prevale ancora su questi temi, ma anche una profonda diffidenza nei confronti del “nuovo”. Il punto centrale, secondo me è imparare ad usare i nuovi strumenti così da poterne fare una risorsa che vada oltre la semplice curiosità di sbirciare quello che fanno gli altri. La popolarità di Facebook è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, ma credo che molti non abbiano ancora capito cosa si trovano di fronte. Innanzi tutto Facebook è uno spazio pubblico con tutte le responsabilità che questo comporta. Si leggono spesso notizie di utenti che ingenuamente pubblicano le foto delle proprie vacanze mentre si sono dati malati a lavoro o di gruppi palesemente offensivi nei confronti dei quali si applicano procedimenti penali. Se mi viene da offendere e lanciare oggetti contro il televisore di casa mia quando un politico dice cose stupide in qualche salotto televisivo, questo non significa che sia legittimata a farlo pubblicamente!
A volte manca un po’ di buon senso. Ognuno è libero di utilizzare il mezzo come meglio crede, ma più si ha consapevolezza di sé e del mezzo stesso e migliore sarà l’uso che se ne farà e magari si eviterà di utilizzare Facebook come una vetrina in cui mostrare noi stessi con l’ossessione di aggiungere costantemente “amici” per essere più popolari. Il problema dell’eccessiva importanza che si dà all’apparire non nasce con Facebook e purtroppo non morirà con lui. È un problema culturale che rivela quanta insicurezza ci sia nelle persone e quanto sia forte il bisogno di modelli da imitare. Se si impongono modelli sbagliati è perché quelli positivi fanno fatica ad emergere o si dà loro poco spazio. È anche perché non si ha tempo o voglia di ascoltare i giovani e i loro bisogni, è perché il nostro sistema educativo è sempre più lontano dalla realtà quotidiana dei ragazzi. L’uso sbagliato o superficiale che si fa di mezzi o prodotti mediali non è una questione di morale (personalmente credo che moralità e immoralità siano unicamente a discrezione del singolo individuo) ma di piccoli passi verso la realizzazione personale e la felicità.
Per quelli che sono i miei interessi e anche il mio stile di vita Facebook non è così indispensabile. Mi consente di risparmiare un bel po’ in bolletta telefonica (e questo non è affatto male), ogni tanto mi fa sorridere, altre volte mi dimostra che con certe persone non è proprio il caso di essere “amici” solo per fare numero. Ho trovato molto interessante aNobii che mi ha ridato la costanza nel leggere, specialmente la sera, invece di addormentarmi davanti alla tv! Ma soprattutto ho scoperto Flixster un social network sul cinema a cui so che mi affezionerò molto presto nonostante l’inglese!
A volte gli altri mi fanno paura, l’aggressività del mondo, l’incertezza mi paralizzano ma si impara in continuazione, si cresce e tutto passa.
Giada
“… ecco, mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro. Può scontrarsi con la vita. Se si lascia sfuggire quest’occasione, col tempo, il suo cuore diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Allora, si lanci accidenti!”
Il favoloso mondo di Amelié, Jean Pierre Jeunet
L’amore prima del tramonto
novembre 27, 2008

- Vedi non è questo.
stavo bene finché non ho letto il tuo libro. Mi ha riaperto la ferita, mi ha fatto ricordare quanto ero romantica allora, quante speranze coltivavo ora al contrario non credo più in niente che riguardi l’amore. Certi sentimenti io non li provo più è come se avessi speso tutto il mio romanticismo quella notte, non ho più provato emozioni del genere quasi se ne fosse andata via una parte di me che io avevo espresso a te e tu ti eri portato via. Da allora il gelo, l’amore non fa più per me.
- No no, non ci posso credere non ti voglio credere.
- Te ne dico un’altra: realtà e amore sono quasi una contraddizione per me.
Pensa ognuno dei miei ex si è sposato. Uscivano con me, ci separavamo e si sposavano. Mi chiamavano per ringraziarmi di aver fatto loro conoscere l’amore, di aver insegnato loro a trattare le donne con rispetto.
- Eh si, sono uno di loro anch’io.
- Li ucciderei. Perché non hanno voluto sposare me? Avrei detto no ma avrebbero dovuto chiederlo. È colpa mia, so che è colpa mia perché nessuno mi andava mai bene, mai. Che significa l’uomo giusto? Il grande amore, è un concetto assurdo. L’idea stessa di completarci con un’altra persona è deleteria, è chiaro. Ho avuto il cuore spezzato così tante volte che è pieno di cicatrici, perciò ora sono… sin dall’inizio non mi sforzo perché tanto so già che non durerà.
- Ma non puoi ragionare così è assurdo che tu viva solo per non soffrire.
- No no sai che ti dico, sono solo parole. Io devo allontanarmi da te ferma la macchina devo scendere…
…
- Senti te lo ripeto io sono comunque felice di averti rivisto e anche se sei diventata un’incazzosa attivista maniaco depressiva ancora mi piaci, ancora mi diverte stare con te.
Prima del tramonto, regia di Richard Linklater
Mi sono vista ieri sera. A 32 anni. Un’incazzosa attivista maniaco depressiva… Senza Ethan Hawke. E non è che non vorrei essere così, mi piacerebbe essere così. Ma non troverò nessuno che lo capisca. Che capisca che voglio essere ognuna di queste cose. Che non voglio avere un sorriso idiota stampato sulla faccia, che non voglio pensare solo ai futuri rosei, ma che le difficoltà non mi spaventano e non scappo. Io so sostenere. E nessuno capirà che avere accanto un’incazzosa attivista maniaco depressiva può essere una fortuna (oltre che un’opera di bene!), perché fondamentalmente non vede l’ora di avere torto e di lasciarsi totalmente andare all’amore e di riscoprirlo come se fosse il primo innamoramento. Dividere la follia è difficile in un mondo che vuole che tu progetti costantemente il tuo futuro. E io so immaginarmi strade che portano ovunque, senza programmi o contratti.
Ma a volte gli spigoli vanno smussati e non ci si può calare tutti d’un pezzo in una parte o in una vita, dicendo solo “io sono fatto così”: se si vuole amare bisogna permettere anche agli altri di farlo. Quindi essere meno rigidi talvolta meno incazzosi e molto meno maniaci depressivi, che non incoraggia certo ad amarci!
A volte penso che il mio amore basti a se stesso e che non abbia bisogno di essere spiegato, ma solo sentito. Mi piacerebbe che poggiando una mano sul mio cuore chi mi ama potesse capire tutto.
Giada
Se invece lo facessi ti sarebbe più difficile vivere da solo…
settembre 27, 2008

“John: È una ragazza emotiva io le correrei dietro.
Larry: Non credo che lo farò.
John: Ah no? Se invece lo facessi ti sarebbe più difficile vivere da solo”.
Larry: Ally non scappare da me, non scappare dai sentimenti che provi. Credi che non sia spaventato? Sono uscito con una donna sbagliata dietro l’altra, è diventata quasi un’abitudine ed ora, ad un tratto, ne trovo una che forse è quella giusta. E’ terrificante.
Ally: Senti vuoi sapere quanto sono spaventata io? Da quando usciamo insieme praticamente passo da un’ossessione all’altra, sono ossessionata sopratutto dall’idea di aver dimenticato come si bacia. Che ne pensi di questo?
Larry: Bhè, forse è il sintomo di qualcos’altro… Ascolta quando ti ho vista la prima volta mi sei sembrata una persona che piuttosto aveva dimenticato come si fa ad amare. E ad essere amati… Ti ricordi cosa significa avere un legame con un uomo?
Ally: Cosa cerchi di dirmi Larry?
Larry: Forse la cosa che ti spaventa di più è quello che non sai…
Larry (arringa): Ci sono delle persone talmente abituate a vedere che le cose vanno male che ormai si trovano più a loro agio davanti ad un fallimento che ad un successo. (rivolto ad Ally) Le cose possono funzionare. Non occorre fare altro che lasciarsi andare, tutto qua.
Larry: ‘possiamo uscire qualche volta sarebbe carino?!’ E credi che starò ad aspettare che tu organizzi il programma? Tu hai paura dai quello che c’è tra noi ma io non ne ho.
Ally: Larry tu hai visto solo la punta dell’iceberg della mia nevrosi, sono completamente pazza.
Larry: E cos’altro?
Ally: Sono una vera megalomane.
Larry: E cos’altro?
Ally: Vanitosa
Larry: E cos’altro?
Ally: Bellissima. E questo è positivo.
Larry: E cos’altro?
Ally: Forse sono incapace di permettere ad un uomo di amarmi.
Larry: Dovremmo lavorare su questo.
Ally: Hai un’idea del guaio in cui ti stai cacciando? Ho paura di lasciarmi andare.
Larry: Dovremmo lavorare anche su questo.
(Bacio)
Larry: Direi che ti ricordi come si fa.
….
Ally: Allora ci vediamo domani?
Larry: Ci vediamo domani.
Ally: E…….. anche dopodomani?
Larry: Anche dopodomani.
Da Ally McBeal 4° serie, L’ultima vergine.
Biscottino ha sempre ragione… Anch’io appena ho visto Larry ho pensato “E’ lui”. E quello che mi piaceva del loro modo di stare insieme era il loro modo di prendersi in giro e di ridere e di essere dolcissimi nel completare l’uno i bisogni dell’altra.
Billy era stato un’altra cosa. Lei era rimasta innamorata del ricordo di Billy, della sua idea, che per quanto mi riguarda credo non fosse mai esistita. Amava una persona che aveva davanti solo perchè aveva il corpo di chi aveva amato. Ma era un altro. E forse anche lei era un’altra.
Larry esiste ed è reale. Non è un’idea. Larry può finalmente farla smettere di lottare per essere amata.
E non mi faccio tutte queste pippe mentali per niente!! (Considerando pure che dovrei essere a studiare!!) Ma perchè credo che si avvicini molto a delle situazioni che più o meno tutti hanno o hanno avuto. Da una parte forse c’è anche da considerare il fatto che noi amiamo fare gli psicologi di noi stessi (io più di tutti!!) e quindi è facile farsi prendere dalla foga professionale e andare a vedere legami e intrecci incosci dove non esistono. Ma anche se fosse, per chi ha un po’ di tempo da perdere, non c’è niente di male ad immaginare!!!
Per esempio. Quando sentivo parlare della “paura d’amare” mi veniva da vomitare perchè mi sembrava una cosa talmente finta e sdolcinata da far venire la nausea. (Qui in Ally, l’avevo tollerata giusto perchè era lei, ma mi sembrava una cosa mooolto da telefilm). E invece, tac, esiste!!!!!!! E anche se penso ancora che spesso venga rappresentata in modo decisamente troppo drammatico, ci si può cadere, evviva!!
Forse io non è che ho proprio paura d’amare. Un po’ di diffidenza nei confronti delle relazioni mi è venuta, ma è anche il fatto di considerare che il mondo è troppo pieno di persone che non ti meritano. Con che cavolo di probabilità minima pensi che ti tocchi proprio la persona che ti merita e che non ti farà soffrire? Un po’ bisogna ridimensionarlo questo sentimento perchè sennò i fallimenti fanno troppo male. E magari ora un po’ di paura ce l’ho a pensare che incontrerò qualcuno e gli “lascerò in un minuto tutto quel che ho” (tanto per citare anche De Gregori) per poi ritrovarmi in una storia già vista.
Però so che in fondo in fondo, l’incoscienza di voler essere innamorata c’è ancora. Avrà solo bisogno di un po’ di tempo per riprendersi. So che mi dovrò impegnare per applicare fino in fondo quello in cui credo, che tutte le persone sono diverse e che per nessun aspetto della loro vita possono essere categorizzate, generalizzate o discriminate.
Amen!!!!!
Giada
Il Principe Azzurro
luglio 10, 2008
Pieno di soldi, viziato, arrogante e troppo troppo precisino e presuntuoso, privo di qualunque senso pratico e di ogni capacità di adattamento, romantico fuori luogo e banale, tutto cioccolatini e fiori senza un minimo di contenuto o di spirito critico. Ma chi l’ha detto che le donne vogliono il principe azzurro?! Certo, non posso parlare per quelle che hanno fatto di Sex and the City uno stile di vita (o che avrebbero voluto che lo divenisse), ma sicuramente il fascino dei soldi non è una cosa che mi colpisce o che da sola può rendere un uomo interessante ai miei occhi.
Il principe azzurro poi non è nemmeno così bello: di mezza età, brizzolato… e basta con questa storia che il brizzolato è sexy che detta da ragazze di 20 anni fa venire i brividi (unica eccezione ammissibile: George Clooney!). Certo, il principe di Cenerentola era giovane e bello, ma il personaggio, a mio avviso, non è stato approfondito abbastanza per capire quanto in realtà fosse anche stupido. Il finto belloccio ben vestito e curato fino alla nausea, senza un capello fuori posto e senza più un pelo (ma come cavolo fanno?!), con le camice superstirate e le magliette rosa aderenti, abbronzato anche a dicembre (e che il sole lo prende al mare non ci crede più nessuno), palestrato, che dice “a me la politica non interessa” quando gli chiedono “cosa pensi della guerra?”, non può realmente piacere alle donne, a NESSUNA!!! E sarebbe giusto, per evitare disastrose emulazioni, che le donne lo ammettessero una volta per tutte. E’ solo l’illusione che questo fantomatico principe sia pieno di soldi che può portare alcune ad esprimere timidi giudizi positivi. L’illusione che un uomo con i soldi possa offrire una vita migliore. Magari lo può fare, a livello pratico, per il resto però credo che poi le corna con un uomo vero diventino quasi indispensabili!
Bisogna sfatare anche l’altro mito che per conquistare le donne bisogna trattarle male. Alle donne NON piacciono gli stronzi (a parte quelle con una spiccata propensione al masochismo o al martirio) e la maggior parte delle volte li mandano molto velocemente a fanculo! Forse qualcuno si stupirà ma esistono le vie di mezzo e sopratutto esiste l’unicità di ogni singola persona, diversa (grazie a dio) da qualunque altra. Basterebbe che gli uomini fossero più se stessi con le donne, nell’esprimere le emozioni, nell’ammettere quando queste non corrispondono a sentimenti e soprattutto ci vorrebbe molta più sincerità in ambito sessuale perchè, sembra strano, ma anche le donne hanno gli ormoni e certi discorsi non sono poi così lontani dai nostri fantastici mondi di purezza e maternità.
E’ inutile cercare di rispondere alle nostre idealizzazioni che non vorremmo mai si realizzassero! Ci piace pensare di essere al centro del mondo per un uomo, ma in realtà non è questo che vogliamo perchè l’uomo che ci conquista è quello che ha la sua vita e tante cose da raccontare, quello a cui si può dare solo quel qualcosa in più di cui fino a quel momento non riusciva nemmeno a sentire la mancanza e di cui però ora non può più fare a meno. Se appena incontrate diventassimo subito le regine della vita di qualcuno significherebbe che quella vita fino a quel momento è stata vuota e che non ha molto da dire.
Poi come si fa a sapere cosa vogliamo se non conosciamo tutta la molteplicità degli esseri umani? Tutti gli aspetti che ci piacciono magari messi insieme in una persona possono renderla molto lontana da un principe. Oppure potremmo incontrare qualcuno molto meglio di come lo avevamo sognato. La perfezione non è eccitante. Essere salvate può colpirci una volta, quando un nuovo incontro può davvero significare una svolta (SIMBOLICA) per la nostra vita, ma sono altre le cose di cui abbiamo bisogno ogni giorno, cose che questi principi mezze calze non sanno darci.
Non sanno farci sognare i principi attualmente in circolazione.
Preatty Woman non è una favola moderna e Richard Gere (Edward Lewis) è uno stronzo. Va a puttane e le sfrutta pure per fare bella figura e poi sembra generoso perchè strapieno di soldi le compra qualche vestito e la porta all’opera? Oppure sembra buono perchè è così magnanimo da non rovinare l’azienda di un uomo anziano per quell’unica volta nella sua vita? Dove sono i lati positivi di questo personaggio triste e maschilista? Questi eroi, fintamente attuali, sono inventati dagli uomini che credono di sapere quello che le donne vogliono e sono talmente presuntuosi da pensare di sapere quello che le donne sognano addirittura. E invece basterebbe solo ascoltarci.
L’ideale più romantico in assoluto è quello di Romeo ma questo personaggio è molto di più di quel giovane imbambolato davanti ad un balcone che dice frasi improbabili alla ragazza di cui si è innamorato. Romeo è vivo, è pazzo d’amore, è tenero ed è terribilmente imperfetto. Non è un principe azzurro anche se, ahimè, è ricco (ma visto che è ricca pure lei in questo caso la condizione si annulla): va in giro a fare casino con gli amici, si imbuca alle feste dove non è invitato e non corteggia Giulietta come chiunque altro farebbe, evitando di toccarla con il pretesto del “rispetto”. Lui la travolge con la sua umanità, le prende la mano, la sente, la bacia. E non è perfetto perchè è una testa calda e fa un sacco di casini. E non salva Giulietta. E’ lei che salva lui. Anche se salvarsi, nel senso di scoprire e vivere l’amore, è una cosa che li porta a morire. Tutti avrebbero potuto innamorarsi di Giulietta, ma Giulietta può amare solo Romeo.
E i nostri Romeo invece, che si credono grandi principi, sono solo dei pallide imitazioni dell’originale.
Io amo le persone vere, non costruite, quelle imperfette e umane, con cui ti puoi capire, con cui puoi condividere, con cui puoi piangere, ridere, soffrire e toccare il paradiso.
ESEMPI DI PRINCIPI IMPERFETTI
- Ethan Hawke: in Prima dell’alba è un ragazzo che sa parlare di sé senza essere egocentrico e megalomane, dolce, bellissimo, un po’ fragile e innamorato; e in Giovani Carini e Disoccupati perchè è incasinato, pessimista, cinico, intelligente.
- Robert Downie Jr.: Larry di Ally McBeal perchè fa ridere, sa cantare e suonare il piano, perchè ha paura, perchè sa far sentire speciale la persona che ha accanto.
- Ewan McGregor: (che amo molto spesso) in Big Fish, perchè sa raccontare storie e sa inventarle per le persone che ama.
- Jude Low: (sempre adorabile a dire la verità) in L’amore non va in vacanza perchè è la sorpresa più bella che ci si può aspettare quando ti sembra che vada tutto male.
- Johnny Whitworth: A. J. di Empire Records perchè è ingenuo, dolce, introverso.
- Zach Braff: in La mia vita a Garden State perchè deve essere salvato e può riuscire a far star bene qualcuno quasi inconsapevolmente.
- Leonard Whiting: in Romeo e Giulietta. Ve lo devo anche spiegare perchè?

…
non ci illudiamo troppo, come lui non esistono!!!!!!!!
Giada
..::Ally, c’est moi::..
maggio 17, 2008

“Sai, ho una grande immaginazione, ma certe volte ho bisogno che le cose accadano veramente…”
Ally
Dopo che il mondo ha ucciso la mia piccola Amelié (e ci si è messo d’impegno a farlo), lasciandola seppellita sotto le macerie del suo (e mio) favoloso mondo crollato sopra di lei (me), il mio approccio alla vita sta seguendo sempre di più le orme di Ally McBeal…
Ally già viveva dentro di me perchè in fondo non è molto diversa da Amelié, anzi forse è il suo proseguimento naturale. Ally non ha un favoloso mondo, ma un mondo di merda per la precisione, che è anche il mondo in cui viviamo tutti noi. Quello dove il ragazzo che hai sempre amato ti lascia e si sposa un’altra, quello dove tutti i giorni provi a mettere da parte i tuoi sentimenti, quello dove nessuno ti capisce, quello dove ti senti sola, quello dove esiste la morte, quello che non riconosce il tuo ruolo nel cuore degli altri, quello che ti tiene in una rete dove se provi a desiderare e a sognare ti fai un male cane…
Ally sono io: egocentrica, paurosa, sognatrice, un’ottimista che si sente più a suo agio nel soffrire…
Pensare che i nostri sogni potrebbero avverarsi forse è la cosa che ci spaventa di più al mondo. Per questo proiettiamo sempre la nostra felicità in un imprecisato futuro. Preferiamo credere nei sogni piuttosto che realizzarli. E il male grande, sofferto una volta ci ha segnato, forse per sempre…
“Ho bisogno di sapere che può funzionare…l’amore…il rapporto di coppia…lo stare insieme. L’idea che le persone che si mettono insieme, restino insieme. Voglio addormentarmi con questo pensiero anche se dormo sola…Questo è un “Mcbeallism…”.
“…Se non altro ho la salute, se non altro ho la salute, se non altro ho la salute…La verità è che io forse non voglio essere troppo felice o soddisfatta, perchè poi che succede? In realtà io amo la caccia, la ricerca. E’ quello il bello, più ti senti perso più cose sogni di ottenere. Chi lo sa, forse mi sto divertendo e nemmeno me ne rendo conto…”
“Oggi sarà un giorno…meno orribile, lo sento. A volte mi sveglio sapendo che le tutto andrà…meno peggio…”
“A volte sono più persuasiva quando non credo a quello che dico..”
“Solo dire “sì” ad un drink mi fa correre a casa a farmi una doccia…tra poco prenderò un drink con un uomo solo per “fare” carriera…non importa che in questo momento non ho una relazione fissa…qualche volta sento di tradire l’amore come concetto astratto…”
“Avevo un amico che non voleva un cucciolo perché diceva che poi sarebbe morto e ne avrebbe sofferto. Forse è la stessa cosa per le storie d’amore… chi lo sa!”
“Forse dividerò la mia vita con qualcuno, o forse no. Ma la verità è che, quando ripenso ai miei momenti più tristi, mi accorgo che c’era sempre qualcuno seduto vicino a me…”
Ally è in bagno, prende dell’acqua dal lavandino come per lavarsi il viso, ma poi la lascia cadere dalle mani, più volte. Entra Giorgia.
Giorgia: Che cosa fai?
Ally: Sarà una lunga giornata, ho pensato di rinfrescarmi il viso con un po’ di acqua fredda.
Giorgia: Ma a quanto vedo non ti stai sciacquando il viso.
Ally: Certo che no. Se lo facessi veramente poi dovrei rifarmi il trucco, non trovi? Questa è l’ennesima dimostrazione che viviamo in un mondo dominato dagli uomini. Non possiamo nemmeno sciacquarci il viso liberamente.
Giorgia: C’è qualcosa di cui vuoi parlare?
Ally: No, no, non c’è niente. Ho solo un cliente che non vuole che riveli in aula il suo feticismo, se me lo permettesse riuscirei a scagionarlo, anche se basterebbe che annusasse una scarpa puzzolente davanti a tutti. Sai, io avevo un progetto, Giorgia. Tutta la mia vita era programmata. A 28 anni mi sarei presa un congedo per maternità, ma avrei comunque continuato a tenermi aggiornata. Alla sera sarei tornata a casa e con mio marito avrei letto “Come affrontare allattamenti e processi, grandi soddisfazioni in famiglia e sul lavoro”. E invece dormo con un bambolotto gonfiabile, rappresento un cliente che adora succhiare le dita dei piedi. Questo non rientrava nel mio progetto, e tu… tu… con quel tuo nuovo taglio di capelli… (Giorgia la guarda storta) …Grazie, avevo bisogno di sfogarmi, ciao.
Giorgia: Ally, perché i tuoi problemi sono sempre più grossi di quelli degli altri?
Ally: Perche sono i miei!
Poi però arriva Larry. E un senso ce l’ha. Perchè è l’unico che riesce a vedere quanto Ally sia speciale. A Billy non mi sono mai più di tanto affezionata perchè non era per lei. Era un uomo come tutti: infedele, egoista, maschilista, codardo. Era anche dolce e (soprattutto) era il primo amore, cosa che merita un’attenzione particolare. Perchè il primo amore, quello che ti conosci quando siete ancora bambini poi ti rivedi e ti viene un tuffo al cuore e pensi che l’hai sempre saputo che sarebbe andata a finire così….(ma sto parlando di me o di Ally?!)… è molto subdolo…
Noi Ally non siamo fatte per tutti, effettivamente. Siamo delle grandi rompipalle con i nostri principi che non si sa bene dove abbiamo preso, con il mito della leggerezza (che a volte è un mcigno), di non stravolgere le vite degli altri, ma di entrarci piano, in punta di piedi, con alcune parole, con un abbraccio o un bacio, nella speranza di lasciare qualcosa in quella vita. E se quel qualcosa rimanderà per sempre al nostro ricordo, allora siamo ancora più contente! Non ci piace chi non ha o non ha mai avuto problemi o pensieri… o sogni o desideri. Ci piace sentirci utili e vicino a qualcuno. Ci piace rendere felici gli altri. Larry è l’unico che può far sentire Ally amata.
Ally e Larry si possono salvare l’un l’altro e questo è il senso più bello e romantico che riesco a dare all’amore…
Perchè anche se Larry se n’è andato e BonJovi era veramente una schiappa in conforto a Robert Downey Jr, saremo di nuovo felici…
Giada
…Tutti i film della mia vita…..
aprile 4, 2008
Sono i gioielli della mia vita. Quelli che ricordo con più affetto, che mi sono entrati dentro, sono ormai cose a cui non potrei più rinunciare. Il cuore di Mathilde che pulsa nella mano di Menech (una lunga domenica di passioni), i sogni liberi di sconfinare nella realtà (l’arte del sogno), la lotta contro la propria mente per difendere un amore (se mi lasci ti cancello), il racconto della vita come una favola meravigliosa (big fish), la rabbia per un ragazzo che viene ucciso nel silenzo, in un’ Italia che vuole dimenticare la mafia e in quel giorno commemora solo Aldo Moro (i 100 passi), il dubbio tra il bene e il male, tra l’amore e la violenza, tra la vita e il coma (parla con lei), la consolazione di un affetto involontario e inspiegabile che non vuole niente in cambio, solo sentirsi meno solo (le vite degli altri), quel dolore talmente assoluto che sembra che ti fermi il cuore (tutto su mia madre), il desiderio di vendetta che ti svuota dalla rabbia e che puoi permetterti di provare perchè è solo un film (dogville), la semplice quotidianità della guerra e della povertà (Roma città aperta), la dolcezza di chi nasconde la sofferenza in una ingenuità da bambina (colazione da Tiffany), una storia d’amore che è semplicemente unica nella sua normalità e la difficoltà a rinunciare a quella normalità (io e Annie), la stupidità esilarante (la cena dei cretini), Humphrey Bogart che insegna a vivere come in Casablanca anche ai più imbranati (provaci ancora Sam), una colonna sonora che smuove l’anima (lezioni di piano), la perfezione dei bambini (essere e avere), un abbraccio bellissimo e inteso tra follia e amore (prendimi l’anima), la comicità nelle cose di tutti i giorni (febbre a 90, about a boy), il confine tra ciò che è giusto o sbagliato in vite lontane che in fondo sono anche le nostre (fa’ la cosa giusta ), l’olocausto che diventa un tenero racconto ( train de vie), la presa di coscienza di aver buttato via la tua vita per una cosa stupida (la 25° ora), la voglia di spaccare il mondo (lavorare con lentezza) ecc… ecc… ecc…
Non è solo intrattenimento, non è solo alleggerire una giornata faticosa, distrarsi, i film possono insegnare a vivere, possono e devono farci anche piangere, incazzare, odiare. Anche l’amore, non ha sempre il solito colore delle storie per gli adolescenti di oggi, che comunque sono molto più intelligenti di quanto questi filmetti vorrebbero rappresentare. Alcuni cercano solo di farsi rassicurare dai film con il lieto fine, con la storia d’amore che arriva al “ti amerò per sempre”. Io vado a momenti: a volte ho voglia di sentire che la magia esiste, a volte ho voglia di pensare, di capire il mondo dal punto di vista soggettivo di chi vive cose che mi sembrano incomprensibili, a volte ho voglia di leggerezza, a volte ho voglia di ridere, di aver paura, di svuotarmi, di vedere semplicemente un bel film, o di farlo vedere a qualcuno…
http://giadinskj.wordpress.com/film/
questa è la mia lista, eternamente incompleta!
Giada
Paradise now, di Hany Abu-Assad
gennaio 13, 2008
Credere nel Paradiso è l’unico modo per sopravvivere, per sopportare o per lottare? Sono cose talmente lontane da noi che non riusciremo mai a SENTIRE. Perchè è facile applicare la nostra impeccabile idea di bene e male, di buoni o cattivi, parlare di stati, di nazioni, di politica e di terra. Chiedere scusa, tracciare confini, spostare persone come pedine, costruire ancora muri…Le ultime 48 ore di Said e Khaled, due ragazzi Di Nablus, terroristi palestinesi, chiamati a morire per la “missione santa”, durano circa 1 ora e 20. 80 minuti della vita di due giovani amici molto diversi, che non sono degli esaltati e non sono eroi, sono persone. Senza giudizi e senza retorica, senza lacrime e senza sangue, perchè basta immaginarlo.
Queste sono due parti del film:
- Che vi succede, perchè lo fate Khaled?
- Non c’è uguaglianza in questa vita, allora vuol dire che saremo uguali a loro nella morte.
- Se sei davvero disposto a morire per ottenere l’uguaglianza, mi domando perchè non trovi una maniera per raggiungerla da vivo per esempio.
- E come? Con la tua organizzazione per i diritti dell’uomo?
- Certo, perchè no? Almeno così non fornisco agli israeliani l’alibi per continuare ad ucciderci come cani.
- Povera Suha come sei ingenua… Non c’è libertà senza lotta, l’unico mezzo è il sacrificio. Finché c’è ingiustizia bisogna sacrificarsi.
- Questo lo chiami sacrificio? È vendetta non lo capisci? Se uccidi ti comporti esattamente come loro, così non esiste differenza tra la vittima e il carnefice.
- La differenza è che non abbiamo gli stessi loro mezzi per lottare, se ce li avessimo, sta tranquilla, che non ci sarebbe bisogno del sacrificio di nessuno.
- Ma tu dimentichi, Khaled, che il loro esercito è molto più forte, non puoi farci niente e tu non sarai mai forte come loro.
- Può darsi, allora saremo uguali a loro nella morte. A noi soltanto spetta il Paradiso.
- Il Paradiso non esiste sta soltanto nella tua testa Khaled!
- Che dio ti perdoni, che dio ti perdoni.
- Comunque è sempre meglio avere il Paradiso nella testa che continuare a vivere in mezzo a quest’inferno. E poi siamo già morti, si sceglie di morire solo per sfuggire al peggio.
- Che cosa succederà a noi, a noi che restiamo? Che conseguenze ci saranno? Dove ci porteranno queste operazioni? Tu non vuoi capire che quello che stai per fare ci distruggerà e darà ad Israele un ennesimo pretesto per continuare.
- Ah perchè senza un pretesto Israele si fermerà?
- Magari, è possibile. Potremmo farcela se questa diventasse una lotta morale.
Said: Sono nato in un campo profughi. Mi hanno permesso di allontanarmi soltanto una volta quando avevo 6 anni perchè dovevo subire un intervento chirurgico. La vita qui è una prigione, eterna. I crimini dell’occupazione non si contano più ormai ma il crimine peggiore è sfruttare i deboli e farne dei collaborazionisti distruggendo la resistenza e le famiglie e la moralità della gente. Mio padre è stato ucciso, io allora avevo 10 anni. Era un brav’uomo ma debole, di questo l’occupazione è responsabile. Devono capire che se reclutano dei collaborazionisti e sfruttano la loro debolezza devono anche pagarne il prezzo. La vita senza dignità è nulla, specie se te lo ricordano giorno dopo giorno umiliandoti e insultandoti. E il mondo guarda con vigliaccheria senza reagire così quando sei solo a dovere affrontare l’ingiustizia devi trovare una via per fermarla. Devono arrivare a capire che la nostra sicurezza è anche la loro sicurezza. La forza sulla quale contano non gli servirà a niente. Ho tentato di fargli arrivare questo messaggio ma non ho trovato altri mezzi per farlo. Il peggio è che hanno convinto il mondo e si sono persuasi anche loro di essere delle vittime. Com’è possibile che siano oppressori e vittime. Se loro recitano il ruolo del carnefice e della vittima io non ho altra scelta che essere una vittima e un assassino per reazione. Non so quale sarà la tua decisione ma io non ci torno al campo.
Il paradosso della deterrenza dice che si può dissuadere un nemico solo minacciandolo apertamente di una ritorsione, che però si sa di non voler compiere, perchè sarebbe insensata e autodistruttiva, non si sarà in grado di volere davvero compiere una ritorsione, perchè si sa di non poterla mettere in pratica.
E se questi paesi fossero riusciti a raggiungere un accordo sul disarmo. Possiamo anche immaginare che siano Israele e la Palestina. Se questo patto fosse troppo facilmente eludibile e ognuna delle due parti potesse segretamente mantenere le sue armi, cosa succederebbe?
- Se Israele rompesse il patto e la Palestina disarmasse, la Palestina sarebbe alla mercé di Israele.
- Se la Palestina rompesse il patto e Israele disarmasse, Israele sarebbe alla mercé della Palestina.
- Se entrambe rompessero il patto ci sarebbe la guerra.
- Se entrambe disarmassero ci sarebbe la pace.
Qual è la scelta più razionale da fare? Quale di queste scelte porta il vantaggio maggiore? E quale invece porta la situazione più disastrosa? E soprattutto, arrivati a questo punto, cosa si intende per vantaggio maggiore, la pace o la vendetta?Non si chiede mai ai filosofi di risolvere questi problemi. Si chiede invece ai generali.
Giada
ps: Mi rendo conto che questa è una situazione assolutamente non realistica. Uno di questi paesi non possiede nemmeno un esercito e l’altro è una delle potenze militari più forti del mondo. E’ assurdo metterle sullo stesso piano e parlare di disarmo. Ma da un punto di vista puramente speculativo questo problema filosofico ha un suo significato e anche molto esplicativo.
Piccolo, dolce Charlot…
dicembre 26, 2007

30 anni fa, il 25 dicembre del 1977 moriva un genio, un attore incredibile che ha creato uno dei personaggi più belli e puri del cinema, Charlie Chaplin. Charlot mi rimarrà sempre nel cuore per tanti motivi, magari con l’immagine di quel poster di “Vita da Cani” dove è seduto su uno scalino insieme al cucciolo bianco che è attaccato davanti al mio letto. Il suo sorriso triste, gli occhi dolci e malinconici, la sua irresistibile ingenuità, l’essere fondamentalmente un eterno bambino che non smetterà mai di ispirare tenerezza. E questo personaggio, così perfetto nelle sue forme di vagabondo delicato, nel suo bianco e nero, è riuscito a rappresentare la sociotà nelle sue contraddizioni e nella sua malvagità.
Attraverso i suoi occhi abbiamo visto un mondo freddo, menefreghista, dove gli emarginati sono gli unici capaci di veri e buoni sentimenti. Charlot ha un’anima pura, non corrotta dalla falsità e dalla supericialità del mondo. In “Tempi Moderni” fotografa una società industriale che è ancora la nostra. Sembrano tutte cose scontate e banali, ma siamo ai primi decenni del secolo (ormai scorso) e il fatto che in tutti questi anni sia cambiato poco o niente dimostra che forse tanto scontate e banali non erano. Charlot forse sembra sciocco, nei suoi movimenti e nella sua raffinatezza fuori luogo, ma non piega la testa. Al contrario di tutti gli altri uomini lui non si omologa alla massa, né nel lavoro, né nelle idee, come nel “Grande dittatore“. Forse è facile prendere in giro Hitler quando si è dall’altra parte dell’oceano, resta però il fatto che l’ha fatto solo lui. Questo dimostra che il mondo sapeva ed ha sempre saputo cos’era la dittatura e cos’era il fascismo. Charlie racconta tutto con una delicatezza poetica, che fa sorridere e commuovere.
“Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, neri o bianchi.
Noi tutti vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell’oca, verso l’infelicità e lo spargimento di sangue.
Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi in noi stessi. Le macchine che danno l’abbondanza ci hanno dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’abilità ci ha resi duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d’intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.
L’aviazione e la radio hanno ravvicinato le genti: la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. La mia voce raggiunge milioni di persone in ogni parte del mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che costringe l’uomo a torturare e imprigionare gente innocente.
A quanti possono udirmi io dico: non disperate. L’infelicità che ci ha colpito non è che un effetto dell’ingordigia umana: l’amarezza di coloro che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà al popolo. Qualunque mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non consegnatevi a questi bruti che vi disprezzano, che vi riducono in schiavitù, che irreggimentano la vostra vita, vi dicono quello che dovete fare, quello che dovete pensare e sentire! Non vi consegnate a questa gente senz’anima, uomini-macchina, con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuore!
Voi non siete delle macchine! Siete degli uomini! Con in cuore l’amore per l’umanità! Non odiate! Sono quelli che non hanno l’amore per gli altri che lo fanno.
Soldati! Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà! Nel diciassettesimo capitolo di san Luca sta scritto che il regno di Dio è nel cuore degli uomini.
Non di un solo uomo, non di un gruppo di uomini, ma di tutti voi. Voi, il popolo, avete il potere di creare le macchine, di creare la felicità, voi avete la forza di fare che la vita sia una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci tutti e combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia agli uomini la possibilità di lavorare, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza.
Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Mentivano: non hanno mantenuto quella promessa e mai lo faranno. I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo, allora combattiamo per quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e barriere, l’avidità, l’odio e l’intolleranza, combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere.
Soldati uniamoci in nome della democrazia!
Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia abbi fiducia, guarda il cielo.
Hannah! le nuvole si disperdono, comincia a splendere il sole. Poi usciremo dall’oscurità verso la luce, vivremo in un mondo nuovo, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio e della loro brutalità..
Guarda il cielo, Hannah! L’animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare sull’arcobaleno.
Guarda il cielo, Hannah! Guarda il cielo!”
Charlie Chaplin “Il Grande Dittatore“, 1940.

