Questa è la poesia che un padre scrive alla sua bambina. Un padre lontano, che teme che sua figlia non capisca, che senta la sua mancanza e la scambi per indifferenza…

Ti voglio bene
in qualunque modo
in qualsiasi momento
in ogni luogo
in questo mondo
nell’aldilà
con la pioggia
con il sole
ti voglio bene.

Nel dolore
nel sorriso
nella sofferenza
nella solitudine
con le catene
con le ali
con il vento
con il sereno
ti voglio bene.

Ora che ci sono
quando non ci sarò
sotto le stelle
senza le stelle
con la neve
con la grandine
ti voglio bene.

Con il buio
con la luce
con il rosso
con il blu
sotto la pioggia
con il sole
con amore.
ti voglio bene.

C. M.

E’ un padre che non può abbracciare sua figlia, non può vederla vivere. E soffre per questo senso di impotenza. Cerca di creare un legame fatto di parole, di racconti, di poesie, di fiabe, perchè la sua bambina non si senta sola. E’ un padre chiuso in carcere. Condannato all’ergastolo. La data per la fine della sua pena è MAI.

Quello del carcere è un argomento difficile perchè oggi più che mai chi è chiuso in una cella viene considerato un mostro. E forse, per la tranquillità della nostra coscienza, preferiremmo che quel mostro non fosse in grado di scrivere le parole che abbiamo appena letto, ma che dalla sua bocca e dalla sua penna uscisse solo odio. Che non fosse in grado di provare nessun sentimento, per nessuno… niente di più che una bestia. E invece è una persona. E l’atrocità di un’azione non cancella il fatto di essere una PERSONA.
Quando parliamo di ergastolo è ancora più difficile provare pietà o compassione. Il pensiero comune è che sia una pena commisurata al delitto, in altre parole che i colpevoli se lo meritino, perchè se lo sono andato a cercare. Già tanto che non si invoca la pena di morte! Molti condannati invece la preferirebbero. Nel 2007 310 detenuti con sentenza “fine pena mai” si sono rivolti al capo dello Stato per chiedere che la loro pena all’ergastolo venisse tramutata in pena di morte. Nella lettera al presidente Napolitano hanno scritto: “L’ergastolo è l’invenzione di un non-dio di una malvagità che supera l’immaginazione. E’ una morte bevuta a sorsi. E’ una vittoria sulla morte perchè è più forte della morte stessa“.

Non si prova pena (figuriamoci poi indignazione!) per chi sta in carcere e meno che mai per gli ergastolani perchè siamo bombardati da una quantità sconcertante di menzogne su questa situazione drammatica. Politici incompetenti, insensibili, vendicativi, che cavalcano il tormentone dell’emergenza sicurezza e della certezza della pena per avere voti, non considerando nemmeno il fatto che da eletti dovrebbero rappresentare anche chi è chiuso in una cella, e persone comuni intervistate al mercato come fossero esperti in materia di giustizia e codice panale. Quel commento a caldo, pilotato da una domanda tendenziosa, che dovrebbe far emergere la cosiddetta “saggezza popolare” (mentre magari chi parla di chiudere in carcere e buttare via la chiave sta crescendo figli che si divertono a marchiare a fuoco i coetanei, a stuprare in branco minorenni, a tirare qualche sasso da un cavalcavia o magari a metterlo sui binari di qualche treno).
Partiamo dalla Costituzione:

ART. 27
[...] Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

La prima finalità della pena, quindi, è di rispettare i diritti fondamentali (minimi) della persona; la seconda è di tendere al reinserimento sociale del reo. L’ergastolo quindi non è compatibile con ciò che prescrive la Costituzione. Di fatto è INCOSTITUZIONALE. E visto che ultimamente, con piena ragione, ci troviamo ad esaltare questa Carta straordinaria, che dopo più di 60 anni continua ad essere così attuale e ben fatta da difendere, da feroci attacchi, la nostra democrazia, sarebbe opportuno riflettere anche su questo.

L’ergastolo è la massima pena prevista nell’ordinamento giuridico italiano per un delitto. Codice penale ART. 22:
[...] la pena è PERPETUA ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno [...]
Persino l’enciclopedia virtuale Wikipedia, nel definire questa voce si affretta a precisare il carattere “teoricamente” perpetuo della pena:

  • dopo 26 anni il condannato può essere ammesso alla libertà condizionale (sospensione della pena definitiva), qualora venga ritenuto “ravveduto” in base a prove attendibili.
  • anche i condannati all’ergastolo possono godere delle riduzioni previste per buona condotta (45 giorni in meno sulla condanna totale ogni 6 mesi di reclusione).
  • dopo l’espiazione di almeno 10 anni di pena, il condannato può essere ammesso ai permessi premio.
  • dopo 20 anni il condannato può avere diritto alla semilibertà (misura alternativa alla detenzione in cui il condannato trascorre la maggior parte della giornata all’interno dell’istituto di pena e ne esce per partecipare ad attività lavorative, istruttive o utili al reinserimento sociale).

Dalla descrizione di queste attenuazioni della pena emerge con chiarezza che ad essere “teorica” è  la concessione del beneficio e non l’eternità della pena. Tali benefici infatti non scattano automaticamente al decorrere dei termini, ma dipendono da una molteplicità di fattori: dalla benevolenza del giudice, dalla politica di un carcere che può adottare un regime apertamente ostile a tali concessioni, dal modo e dalla forma (espressiva) in cui viene scritta la richiesta di un beneficio o di un permesso (molte richieste vengono respinte perchè non formalmente corrette), dalla capacità di piegarsi e di sottomettersi del detenuto, vero significato di “buona condotta”: questo significa sostanzialmente, non lamentarsi e non fare richieste che possano minimamente impensierire l’istituto carcerario e collaborare, fare nomi e cognomi di persone da rinchiudere a loro volta (talvolta vere e proprie estorsioni di testimonianze già compilate a cui manca solamente una firma), e infine dalla persona e dal reato commesso.

In Italia oggi ci sono circa 1.300 ergastolani reclusi in una cinquantina di istituti differenti. Secondo l’associazione Liberarsi (un po’ più informata della casalinga intervistata al mercato, con tutto il rispetto per la signora, che si agita perchè tutti gli assassini escono di galera) solo la metà degli ergastolani reclusi nelle nostre carceri ha accesso a qualche misura alternativa di detenzione. Esiste infatti l’ergastolo ostativo, a cui è condannata l’altra metà dei detenuti, che non prevede nessun beneficio e dunque garantisce che la reclusione del condannato si protragga fino alla sua morte.

Inutile girarci intorno, molti di questi condannati sono mafiosi (molti di più di quei serial killer pedofili che squartano i bambini per poi mangiarseli e sciogliere i resti nell’acido di cui l’immaginario popolare ritiene piene le nostre carceri). E diventa complicato conciliare, giustizia, lotta alla mafia con i diritti dei condannati. Ma dobbiamo farlo, anche perchè la lotta alla mafia non si può portare avanti solo con il 41 bis. Non è in carcere, infierendo sulla dignità di quegli uomini che si definiscono “d’onore“, che ci sconfigge “cosa nostra”. E quando è ogni giorno più chiaro non solo che lo stato “tratta” con la mafia, ma che la copre, la difende, la usa per rafforzare le sue posizioni e altre schifezze simili, perchè ci illudiamo che il 41 bis serva a qualcosa? La cosa più ovvia del mondo, che mi vergogno quasi a ripetere tanto è diventata un luogo comune, è che la mafia va combattuta innanzi tutto nel suo legame con il potere politico. Fino a che non si applicherà questa VERA lotta, torturare i mafiosi è pura vendetta. Sentimento che può essere comprensibile per le persone comuni, indignate per i meccanismi crudeli e sanguinari di cui le mafie fanno ampio uso, ma che di certo non può appartenere allo Stato.

Nessuno uccida la speranza, neppure del più feroce assassino, perché ogni uomo è una infinita possibilità

David Maria Turoldo

L’ergastolo è una tortura, perchè toglie la speranza, perchè la vita non appartiene più al suo proprietario, ma quello che sarà di lui, se vivrà, se morirà, se verrà curato, o fatto spegnere lentamente, dipende da una quantità di persone e istituzioni a cui spesso non si riesce a far sentire la propria voce.

…Una volta in una parete di una cella di isolamento ho letto: “la vita di un uomo dipende da un altro uomo, cosi anche la sua rovina”. Vero verissimo, il mio pensiero va a quei detenuti che stanno partendo per ignoti confini.
Giuseppe Musumeci Ex detenuto carcere di Pisa – 30/06/06

Non si vive bene in carcere. Non vive bene nemmeno chi non ha mai ucciso nessuno nella sua vita (e cioè la stragrande maggioranza dei detenuti), e la televisione in qualche cella non può certo compensare tutte le sofferenze che un luogo come quello provoca. Il modo migliore per rendersi conto di come vivono o sopravvivono questi uomini e donne, è leggere le loro lettere , i racconti e le poesie:

…Tra di noi, in quella cella, c’erano anche ragazzi stranieri. Poveracci. Sono loro che, senza neanche poter usare la parola, se la vedono peggio. Lì vedi in silenzio per giorni e giorni, poi all’improvviso te li trovi per terra in cella con le braccia tagliate, in una pozza di sangue. In carcere c’è un metodo per tutto, anche per farsi più male con una lametta. Lasciate a bagno con l’aglio per un po’ di ore, le lamette assicurano ferite più sanguinati. E così è…
Mario, carcere di Livorno


Quando sono arrivata in carcere i miei capelli erano lunghi, ma poi hanno cominciato a cadere perché in carcere non era permesso tenere creme e gli oli che noi mettiamo nei capelli, per fortuna io ho i capelli più leggeri di altre e riuscivo a pettinarli e a farmi una pettinatura però mi mancavano quelle creme, creme per corpo perché non sono abituata a usare quelle che vendevano in carcere. Una signora che stava con me in cella aveva dei capelli molto folti, folti e forti, in questi il piccolo pettine che era permesso tenere non riusciva a entrare, lei usava la forchetta per pettinarsi, il carcere da ad ognuno una forchetta e un cucchiaio, lei mangiava con cucchiaio e si pettinava con forchetta.
Gloria, carcere di Sollicciano

…Non ho più lacrime da versare, sono un uomo forte,
quindi, quando mi danno la mandata al blindo penso: “E’ ferro, ma che fa, sono sempre porte!…”
e quando il cuore batte forte, forte
gli dico:
“Sta buono e dormi, non avere paura,
in fondo sono solo quattro mura
!”…

Nicola Ranieri, carcere di Spoleto

Per ulteriori informazioni visitate il sito dell’ Associazione Pantagruel

Giada

Raccontami

Ottobre 20, 2009

cicogna

“Un uomo che viveva presso uno stagno, una notte fu svegliato da un gran rumore. Uscì allora nel buio e si diresse verso lo stagno e nell’oscurità, correndo in su e in giù, a destra e a manca, guidato solo dal rumore, cadde e inciampò più volte. Finché trovò una falla da cui uscivano acqua e pesci: si mise subito al lavoro per tapparla e solo quando ebbe finito se ne tornò a letto.
La mattina dopo, affacciandosi alla finestra vide con sorpresa che le impronte dei suoi piedi avevano disegnato sul terreno la figura di una cicogna.
«Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò o altri vedranno una cicogna?» si chiede Karen Blixen“.

Adriana Cavarero,
Filosofia della narrazione.

Forse è questo il senso della vita. La nostra storia, che noi non vedremo mai completata, che viene raccontata e diventa un minuscolo granello che arricchisce la vita di qualcun’ altro. Suscita un’emozione, un sorriso, un nodo alla gola o il semplice “rispecchiarsi” nelle parole di chi ci sta di fronte. Ma abbiamo tempo per leggere o ascoltare le storie degli altri? Sappiamo ascoltarle o pensiamo “anche io…” prima che gli altri siano anche solo riusciti ad aprire bocca?
Siamo egocentrici. L’uomo nasce richiamando ogni attenzione su di sé e muore, molto spesso, lamentandosi di non aver avuto abbastanza attenzione da parte degli altri. Ma gli altri siamo noi. E dedicarsi agli altri è un dono, di se stessi e del proprio tempo. Un dono che in egual misura ci torna indietro sotto forma di esperienza e conoscenza. Questa è empatia, che non è un qualche potere paranormale, ma una disposizione dell’anima con precisi fondamenti biologici, processi neurali responsabili dei rapporti tra le persone che rendono indispensabile per la nostra sopravvivenza riconoscere e comprendere le azioni degli altri.

Ma il tempo per ascoltare gli altri ci sfugge, senza considerare il fatto che ci sentiamo perfettamente in grado di distinguere da soli il bene e il male. Non sappiamo forse se una cosa è giusta o sbagliata indipendentemente dalle storie in cui quella cosa si presenta? Quel tempo sarebbe ben investito per la nostra vita, per conoscere quello che ci circonda, per non cadere in depressione non appena ci troviamo ad affrontare un evento che scombina la nostra visione manichea del mondo, per contemplare i disegni della vita cercando di coglierne il significato.

Sono i pregiudizi che cancellano i disegni delle nostre vite. Spesso cancellano gran parte di esse e così se ne va il nostro potere di immaginare, a favore di quello ben più squallido di semplificare. Si, perchè nella fretta, in questo tempo inafferrabile, non possiamo permetterci di fermarci a riflettere. Ci basta attaccare un’etichetta. Ma allora come è possibile amare nella nostra società? Amare davvero, non semplicemente decidere di sistemarsi e di mettere su famiglia. Ascoltare qualcuno, osservarlo vivere e vedere come il suo disegno prende forma, indipendentemente da noi, come qualcosa di estremamente prezioso di per sé. Immergersi in lui e nel suo pensiero, continuando ad essere noi stessi, pronti a restargli accanto nei suoi inferni personali e nella gioia spensierata.

E’ una grande fatica mettere da parte noi stessi per poi tornare ad essere veramente consapevoli di ciò che siamo. E ricevere infine il regalo più grande, di qualcuno che ci guarda negli occhi e ci dice “raccontami“.

Giada

Bolle di sapone

Ottobre 14, 2009

BolleSapone

La situazione sta peggiorando. E se da una parte mi diverto a vedere tutta questa agitazione per le bolle di sapone, ogni tanto purtroppo mi rendo conto che vivo anch’io in mezzo a questa gigantesca vasca da bagno … e c’è poco da ridere!
L’Italia, ahimè, è un paese non solo che non ha memoria, ma che comincia pure a sviluppare quel Bipensiero che, come ci insegna Orwell, è il più grande successo, e nello stesso tempo garanzia, del potere dittatoriale che opprime il popolo. Piano piano il mondo si sta rivelando tutto il contrario di quello che avevamo immaginato eppure non ci svegliamo dal sonno profondo, ma continuiamo come tanti sonnambuli nella stessa direzione. Tutto sta cambiando, le nostre parole stanno cambiando perchè hanno acquisito la possibilità di designare una cosa e il suo opposto. Così si sdoppia il pensiero che diventa incapace di riconoscere le contraddizioni. Obama vince il nobel per la pace. La gente esulta entusiasta di quest’uomo che diventa migliore di giorno in giorno, ma non si chiede perchè ha vinto? Cosa ha fatto per meritare un premio così importante? Ha parlato di pace e di dialogo tra i popoli. In base a queste motivazioni non soloanche io potevo prendere il nobel per la pace, ma penso a persone come Teresa e Gino Strada, Don Luigi Ciotti, associazioni come Amnesty International o Medici Senza Frontiere che non hanno solo parlato ma hanno agito e continuano ad agire, a dedicare la loro vita agli altri. Il presidente degli Stati Uniti, fresco di nobel per la pace, manda 13 mila soldati in più in Afghanistan! E nessuno si incazza perchè ormai è un simbolo. E se è simbolo è simbolo! Anche se è l’unico simbolo, nobel per la pace, impegnato contemporaneamente in 2 guerre. E nessuno ha il coraggio di criticarlo perchè significherebbe essere contro non solo tutte le buone riforme che sta portando avanti, ma anche contro di lui come persona. Tutti concordano con il fatto che Obama sia il presidente migliore che gli americani potessero avere, ma questo non significa che ogni sua decisione è o sarà giusta. Si alzano le bolle di sapone e si affossa il nostro spirito critico.

Per tornare in Italia, abbiamo così tanta informazione e controinformazione a nostra disposizione, che siamo aggiornati ogni 30 secondi della situazione del pianeta (anche se in modo frettoloso e talvolta superficiale). Certo, noi ci preoccupiamo sempre per gli altri, per quella parte che rimane nell’ignoranza perchè non ha Internet o perchè si lascia abbagliare dalle lucette degli studi televisivi (per non dire da tette e culi). Come se fossero solo questi, poveri disgraziati, ad aver votato per questa maggioranza parlamentare, e come se noi avessimo qualcosa di così radicalmente diverso da proporre…! Noi magari ce l’avremmo pure, ognuno sicuramente ha la sua idea di cosa servirebbe per migliorare la situazione del nostro paese, peccato che non ce l’abbiano i nostri “portavoce” (che se portassero veramente la nostra voce non tradurrebbero le sedute parlamentari in altro che turpiloqui), che sono stati così uniti, saldi e irremovibili nell’opporsi allo scudo fiscale, da scordarsi di andare alla votazione!! Cose che capitano: quando uno è troppo impegnato a far vedere come si oppone in televisione, poi si scorda di opporsi veramente in parlamento! Ma noi continuiamo ad essere fiduciosi di fronte alle “mille bolle blu” che si alzano in questo momento: le minorenni, le escort, i festini che fanno invidia ai rave meglio organizzati, il lodo Alfano, i continui crolli di nervi e lapsus di Berlusconi… Forse si tratta solo di un calcolo di probabilità: tra tutte queste ci sarà pure una bolla che non sarà di sapone ma di marmo??

Eppure io mi ricordo un vecchietto simile, appena un po’ più ricurvo in avanti, che ha governato quasi ininterrottamente per 20 anni, guidando l’Italia tra stragi di stato, servizi segreti deviati, tentativi di colpi di stato, aerei colpiti da missili (americani? libici?), accordi con la mafia suggellati da passionali baci, suicidi illustri, omicidi misteriosi…. eppure oggi, il vecchietto, non si trova nè in galera nè in un ospizio. Assolto (o prescritto) da ogni accusa, innocente come un bambino, se ne sta ancora seduto in parlamento (quando non rimane imbambolato in qualche show televisivo). E il tutto senza possedere nemmeno una televisione o un giornale! Oggi invece uno degli strumenti di lotta più estremi è spegnere la tv e dimostrare in questo modo di essere individui pensanti e indipendenti. In molti blog si moltiplicano gli interventi di chi è orgoglioso di fare a meno del mass media più conformista e omologante e soprattutto quasi interamente controllato dal presidente del consiglio, direttamente o meno. Però poi si sta attaccati a Internet dalla mattina alla sera: metà del tempo lo si passa su Facebook e l’altra metà a scaricare le trasmissioni che ci interesserebbero ma che non “possiamo” vedere. Alla fine dei giochi ad essere messo sotto accusa è il televisore come elettrodomestico e non il suo contenuto e domani potremmo diventare ancora più estremisti staccando tutte le lavatrici! Se invece quello che stiamo mettendo in atto è un boicottaggio, benvenga, ma allora va allargato a Mondadori (e a quegli scrittori di sinistra che pubblicano con questo editore), a Medusa (e a tutti quei registi di sinistra che distribuiscono con questa etichetta), Endemol ecc.. ecc… e infine chi tifa per il Milan bisogna che diventi Interista!

Le bolle di sapone ci fanno stare con il naso all’insù invece di guardare noi stessi. Ci fanno allungare le braccia al cielo invece di impegnarle in un lavoro costruttivo. Negli ultimi anni abbiamo lasciato morire valori, idee, buonsenso, per seguire solo la logica del potere. E’ l’ora di tornare tutti a scuola.

Giada