aeroplanino

Sono shoccata dall’ipocrisia del mondo in cui viviamo. Shoccata dal moltiplicarsi di manifestazioni che provino la fondatezza e l’ineluttabilità di queste ipocrisie. Dai film, dai libri, dalla pubblicità, dalle trasmissioni, dalle riviste, dalle persone… che non dicono niente. L’era della multimedialità, delle comunicazioni, è l’era della comunicazione del NULLA. In ogni ambito ormai è solo la forma che conta, una forma che sia il più facile e digeribile possibile per chi è destinato a riceverla. E non importa quanto sia stata masticata prima, purchè sia diluita abbastanza da non far fare al ricevente la fatica di PENSARE. Ed ecco che questa semplice verità viene mascherata con l’ ipocrisia numero 1: fidarsi dell’istinto. Miliardi di anni di evoluzione per poi basare la vita sull’istinto!! Tanto valeva rimanere scimmie!! Qualcuno deve dirci che noi non abbiamo nessun istinto, che qualunque atavico residuo di esso sparisce non appena cominciamo a comprendere e a usare il linguaggio. Tutti i nostri bisogni sono indotti, dalla nostra famiglia, dagli amici, dalla pubblicità, dalle serie televisive e dai film americani, per non parlare di religioni varie, partiti politici, lavoro, insomma di società. No, nemmeno nei sentimenti c’è spazio per l’istinto e per un motivo molto semplice: l’istinto non porta mai all’autodistruzione (a meno che non ci sia qualche disfunzione cerebrale). Quando si schiudono le uova nella sabbia, l’istinto non guida le tartarughe marine ad arrampicarsi sugli alberi, ma ad andare verso il mare. Se la scelta di un compagno fosse un fatto d’istinto, tutti avremmo l’uomo o la donna perfetti per noi, cosa alquanto improbabile! Nel momento stesso in cui ci siamo resi conto di avere una scelta, che ci portava a valutare tutta una serie di fattori (pro, contro, cause, effetti), abbiamo preferito la razionalità all’istinto.
Non appena il pensiero razionale si è impossessato di noi ed abbiamo cominciato i nostri interminabili monologhi interiori, l’istinto si è assopito. Si è operata la scissione tra noi e il mondo, tra interno ed esterno ed abbiamo cominciato a porci domande mettendo in dubbio tutto quello che vedevamo, che sentivamo, la realtà o noi stessi. Così è nata la nostra coscienza. L’evoluzione ci avrebbe dunque portato a diventare degli insicuri, eterni insoddisfatti… gran bel lavoro che ha fatto la Natura! Ma questi siamo noi.

Tutto quello che vediamo oggi o che leggiamo ci vuole far credere che possiamo fidarci solo dell’istinto senza il bisogno e la scocciatura di dover pensare. Ma se da ciò che siamo togliamo il pensiero non torniamo all’istinto originario, ma abbiamo il NULLA. Vale a dire la società di oggi. Una società dove le persone si nascondono dietro alla scusa (anche fondata) della cattiva informazione per giustificare la mancanza di voglia di sapere e di capire, perchè poi questo comporterebbe il dover prendere una posizione, costruirsi un’opinione e magari dover anche fare qualcosa. Potremmo avere ciascuno un premio Pulitzer a testa che viene a spiegarci cosa succede nel mondo, ma non avremmo lo stesso voglia di pensare. E allora c’è bisogno di qualcuno che pensi per noi e ci spiattelli le cose come stanno, meglio se in modo simpatico e divertente, perchè se troppo serio facciamo fatica a seguire e ci annoiamo. Così pendiamo dalle labbra di comici come Beppe Grillo, Sabina Guzzanti, o giornalisti che tra i discorsi troppo difficili mettono qualche battutina come Marco Travaglio. Come quando la mamma per far mangiare le verdure al bambino gli dice “apri la bocca che arriva l’areoplanino“. E noi tutti lì con la bocca spalancata a credere che l’informazione, come la conoscenza debba essere una cosa che fa ridere.

Giusto o sbagliato che sia quello che diconoi questi personaggi diventati così popolari da qualche anno a questa parte, quello che più mi spaventa, anche in questo caso è l’assenza di senso critico di chi sta a bocca aperta aspettando l’areoplanino. Perchè se ci pensiamo bene, c’è sempre meno differenza tra i mediocri che votano Berlusconi, vanno ai suoi meeting e lo difendono qualunque cosa faccia (cose per cui ultimamente diventa sempre più difficile trovare aggettivi) perchè è carismatico e simpatico e quelli che ricercano le stesse caratteristiche in personaggi anche opposti per quanto riguarda il credo politico, l’etica o la lealtà. La buona fede con cui Grillo o Sabina facevano i loro spettacoli, li portava a credere che il potere della satira e della risata potesse risvegliare le persone. Ma non avevano fatto i conti con una popolazione afflitta dalla “sindrome del balcone“, che si sta sempre più trasformando in “sindrome dell’areoplanino“. Infatti se prima il senso critico poteva essere sacrificato in nome della speranza, ora viene ritenuto semplicemente inutile. Ci ritroviamo a bocca aperta di fronte ad una forma accattivante e divertente il cui contenuto è ridotto a qualche slogan facilmente ricordabile ma che sapremmo a malapena spiegare.

Siamo vulnerabili. Perchè con il cervello fuori uso è chiaro che può succederci qualunque cosa. Siamo in balia delle opinioni comuni di qualunque genere e argomento. Opinioni che sono spesso anche contraddittorie, ma quando sono accompagnate da immagini sgargianti non ce ne rendiamo nemmeno conto. Il mondo in cui viviamo viene ovunque descritto come terribile, violento, insicuro, spietato, immorale, ma contemporaneamente ci viene vomitato addosso quel melenso ottimismo che dice che posso farcela, che i miei sogni si avvereranno (basta crederci), che avrò un un lavoro che mi farà indossare fantastici tailleur di Chanel, un marito bellissimo che mi aiuterà a lavare i piatti, due bambini perfettamente educati che la domenica mattina mi porteranno la colazione con pane e nutella a letto, un divano bianco, che rimarrà bianco per sempre senza sporcarsi mai, una macchina che sfreccerà su ogni strada senza mai incontrare traffico….. Basta crederci?!  Basta volerlo?! Basta non arrendersi?! Questa è l’ipocrisia numero 2: la nostra mente può influenzare solo i nostri pensieri, non può certo manipolare la realtà.

…to be continued

Giada

Voglia di gridare…

Luglio 19, 2009

manifesto-gati-light

E’ passato del tempo dall’ultima volta che ho scritto. E’ passato del tempo dall’ultima volta che, piena di delusione e rabbia, ho scritto qualcosa che sentivo di dover far conoscere a quei pochi amici che di tanto in tanto mi leggono. E oggi vedendo i miei ultimi post mi sento una stupida, preoccupata a redigere una specie di diario personale mentre sono circondata dai gridi disperati di tutte le verità che si cercano di soffocare.

Oggi per la prima volta ho conosciuto Giuseppe Gatì. Giuseppe aveva 24 anni, era di Capobello di Licata, in provincia di Agrigento e combatteva la mafia con tutte le energie della sua giovane età, di chi sa di essere nel giusto e con tutta la determinazione di chi ama la Sicilia e vuole difendere e riprendersi la sua terra:

Qualche anno fa non vedevo l’ora di compiere 18 anni per prendere il mio diploma e andarmene via dalla Sicilia, perchè io odiavo profondamente questa terra. Perchè le cose non andavano bene, perchè pensavo che la gente la pensasse tutta allo stesso modo, illegalità e malaffare. Poi però mi è successa una cosa strana. Ogni qualvolta uscivo dalla mia terra avevo una sorta di nostalgia, stavo male, come quando si ama una persona e si è lontani. Così ho deciso che non devo essere io ad andare via da qua. Deve andare via chi questa terra l’ha martoriata e continua a martoriarla…Questa è la mia terra e io la voglio difendere“. Tante cose in comune con un altro Giuseppe, il nostro Peppino Impastato, a cui aveva dedicato una lettera pubblicata nel suo Blog “la mia terra la difendo. it“. Lettera che non ha mai finito, perchè come Peppino è morto troppo presto, inaspettatamente e ingiustamente. Sembra che sia stato un incidente (non voglio insinuare dubbi o accendere polemiche al riguardo). Mentre lavorava nel caseificio del padre ha aperto il rubinetto della vasca refrigerante del latte e non si è accorto di un filo scoperto. E’ morto folgorato. Non bastava lo Stato a prendere le difese della mafia. Ora ci si mette anche il destino.

Era il 29 gennaio 2009. Un mese prima, il 28 dicembre 2008, alla biblioteca “Franco  La Rocca” di Agrigento, aveva gridato in faccia al sindaco di Salemi  Vittorio Sgarbi (condannato in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato e in primo e secondo grado per la diffamazione del giudice Caselli, caduto poi in prescrizione) “VIVA CASELLI, VIVA IL POOL ANTIMAFIA“, nell’indifferenza e nell’ostilità di decine di persone. Era un grido disperato, tenace, pieno di rabbia, quella rabbia che ti fa tremare la voce e che ti riempe gli occhi di lacrime amare. Il grido di Davide contro Golia, in una Sicilia e in “un’Italia alla rovescia“, come ha scritto Beppe Grillo nel suo primo post dell’anno. Un’Italia dove chi difende la legalità viene malmenato dalla polizia, sequestrato e rinchiuso in una stanza, mentre ogni sforzo viene fatto per proteggere un pregiudicato. Il coraggio dei tutori dell’ordine, di chi dovrebbe tutelare, tra le altre cose, anche il rispetto dell’articolo 21 della Costituzione, di chi dovrebbe identificare e portare in questura chi viola la legge e non i cittadini che chiedono conto e ragione di quello che accade, si è manifestato in tutta la sua infimità nei giorni seguenti alla contestazione di Giuseppe e dei suoi amici. La procura della Repubblica di Agrigento contestò i reati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale ad almeno 5 persone, di cui solo una identificata. Il commissario della polizia municipale Giuseppe Ragusa fu refertato con una prognosi di 3 giorni: “sarebbe stato aggredito da almeno 3 persone mentre tentava di impedire ad una delle manifestanti di riprendere quanto stava accadendo in sala con una telecamera”. Probabilmente si sarà fatto male al collo del piede a furia di darle calci. Giuseppe raccontò delle intimidazioni subite per fargli consegnare il filmato e di un’ultima inquietante frase “Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro…

E viene davvero voglia di urlare. A pensare a questo ragazzo con un cuore talmente puro e onesto da smuovere con il suo grido tutta la merda di questa società sporca e meschina. Sono troppo pochi i gridi “VIVA CASELLI, VIVA IL POOL ANTIMAFIA”, “LA MAFIA E’ UNA MONTAGNA DI MERDA”, anzi sono sempre più sussurri a cui si risponde con un sorrisino a metà tra l’imbarazzo e la compassione, come si parlasse di un’allucinazione che vedono solo i malati di mente o i comunisti, o con la schiuma alla bocca come Sgarbi. A poche ore dal 17esimo anniversario della strage di via d’Amelio, non è cambiato niente. Alla manifestazione delle “agende rosse” a Palermo, non ha partecipato nessun rappresentante dello Stato… e io ogni volta mi stupisco del modo vergognoso con cui il nostro paese non tenta nemmeno di nascondere la sua profonda e radicata collusione con la mafia.

Io non conoscevo Giuseppe Gatì. Non conoscevo il suo atto di coraggio e non sapevo che fosse morto. E non mi do pace. Cercando di ricordare mi è pure venuto in mente che forse avevo sentito la notizia da qualche parte, ma non le avevo dato importanza perchè non sapevo niente. Non sapevo dei reati di Sgarbi, non sapevo quale contestazione potesse aver avuto luogo e forse ho addirittura pensato che non fosse qualcosa di importante. Bastava far vedere i filmati, che solo Blob trasmise, e di cui è pieno youtube, o bastava citare quelle 5 parole gridate con disperazione, come uno schiaffo all’indifferenza  “VIVA CASELLI, VIVA IL POOL ANTIMAFIA”… Invece sono state accuratamente celate, come fossero una bestemmia.

…ora che ho conosciuto Giuseppe non lo scorderò più…

Giada