La spirale
Gennaio 31, 2009

“L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l’abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all’infinito! Che significato ha questo folle mito?
Il mito dell’eterno ritorno afferma, per negazione che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile ad un’ ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che sia stata essa terribile o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla…
…Diciamo quindi che l’idea dell’eterno ritorno indica una prospettiva dalla quale le parole appaiono prive della circostanza attenuante che ci impedisce infatti di pronunciare un qualsiasi verdetto. Si può condannare ciò che è effimero?”
L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera
E’ la nostalgia che ci frega. Quando vediamo partire un amico o quando ci dobbiamo allontanare da qualcuno fisicamente o solo con i sentimenti. Ma i sentimenti tornano e visto che noi in fondo non cambiamo mai, tornano anche le stesse situazioni che quei sentimenti li hanno visti nascere. Succede anche con persone diverse e anche con chi non pensavi di sentire così dentro. Succede che soffriamo allo stesso modo perchè viviamo i sentimenti allo stesso modo e allora diciamo “mi innamoro sempre degli stronzi”. Ma il circolo dell’eterno ritorno non riguarda gli “stronzi”, riguarda noi e il nostro modo d’amare. E nessuno è stronzo, ma siamo noi ad essere innamorati dell’amore.
Succede che il dolore unisca e che quest’unione dia il via ad un’altra nascita. Succede che questa rinascita divida le vite, ma non i sentimenti. Succede che i sentimenti si scindano: amicizia, amore. E allora comincia la spirale: chi insegue l’amore e chi insegue chi insegue l’amore. A vederla da fuori è una situazione paradossale: storie che si ripetono e non si incontrano mai. A vederla da fuori uno pensa che sarebbe più semplice che i treni invece che sui binari viaggiassero sui roller blade. Ma il cuore non è fuori e a volte non ci sa nemmeno guardare, fuori dal suo mondo.
Vista da fuori sono due persone che vivono i sentimenti allo stesso modo e che condividono le regole dell’amore, anche quelle scritte sui baci perugina. Ma da dentro succede che le leggi non valgano per ogni situazione e che talvolta si escludano a vicenda. La spirale si fa sempre più contorta. Chi scappa fa giri sempre più stretti, per disorientare chi segue, che è cieco, e quindi non si può perdere perchè non usa gli occhi per seguire la strada, ma il cuore. Qualcuno ci ha insegnato che bisogna lottare per amore, qualcuno lo ha scritto. Qualcuno che non sapeva che esistono i cerchi paralleli, le spirali o addirittura i vortici. O qualcuno che nel vortice ci s’è buttato e ne è riemerso con il suo desiderio tra le mani. C’è da scommetterci che tutti pensano di essere quest’ultimo qualcuno. Ma se fosse così vedremmo tutte le persone illuminate dal loro desiderio raggiunto. Invece succede che il desiderio non sia qualcosa che ci appartiene, quando questo desiderio è la vita di un altro. Un altro che desidera la vita di un altro che desidera… altro. La spirale si avvolge ancora e quello che credevamo essere il superpotere dell’amore si sgretola e diventa quel puntino lontano che chiamiamo infinito.
E non è colpa di nessuno, se non di quella forza primordiale che ha dato vita al MOVIMENTO!
Succede che l’unica cosa che possa trasformare la spirale in cerchio sia l’amicizia.
Giada
A presto…
Gennaio 30, 2009

Tra partenze rinviate e inaspettate ricomparse questa volta è vero. Mi mancherà una grande coinquilina e amica. Da ora cominciano gli “un posto al sole” da sola e tutte quelle trasmissioni che appena le nomino la gente mi dice “mmmmm che palle”!!!! Le chiaccherate su Pasolini, De André, sulla chiesa, la guerra, il comunismo o l’anarchia, la politica di merda… e sui film e sugli orientamenti sessuali degli uomini di oggi… Certo mi porterò via metà del tuo armadio quindi sarà un po’ come continuare a vivere insieme, però tutto questo mi mancherà. Domani ti sveglierai a Parigi mentre io non mi allontanerò mai da Santo Spirito!!! Buona a fortuna per tutto.
Ti voglio tanto bene
Giada
Dio è morto
Gennaio 17, 2009
Ho visto
La gente della mia età andare via
Lungo le strade che non portano mai a niente
Cercare il sogno che conduce alla pazzia
Nella ricerca di qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già
Lungo le notti che dal vino son bagnate
Dentro le stanze da pastiglie trasformate
Lungo le nuvole di fumo, nel mondo fatto di città,
Essere contro od ingoiare la nostra stanca civiltà
E un Dio che è morto
Ai bordi delle strade Dio è morto
Nelle auto prese a rate Dio è morto
Nei miti dell’estate Dio è morto.
Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede
In ciò che spesso han mascherato con la fede
Nei miti eterni della patria o dell’eroe
Perché è venuto il momento di negare tutto ciò che è falsità
Le fedi fatte di abitudini e paura
Una politica che è solo far carriera
Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto
L’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
E un Dio che è morto
Nei campi di sterminio Dio è morto
Coi miti della razza Dio è morto
Con gli odi di partito Dio è morto.
Ma penso
Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata
Ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi
Perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore è per tre giorni
E poi risorge
In ciò che noi crediamo Dio è risorto
In ciò che noi vogliamo Dio è risorto
Nel mondo che faremo
Dio è risorto,
Dio è risorto
Francesco Guccini
una vita felice…
Gennaio 6, 2009

C’è chi lo chiama pessimismo, ma per come la vedo io la felicità non appartiene agli esseri umani. Potremmo discutere su cosa si intende per felicità e allora puntualizzerei che non condanno l’umanità ad un destino di tristezza e miseria ma semplicemenete pretenderei meno dagli esseri umani e darei loro obiettivi molto più raggiungibili: serenità e gioia. Difficile, a mio modo di vedere, averle entrambe nello stesso momento. Per raggiungere la gioia si deve passare attraverso un percorso più o meno breve di difficoltà o dolore, fisico o morale, e questo è tutt’altro che sereno. La serenità è uno stato prolungato di benessere, un equilibrio tra se stessi e ciò che ci circonda. Non c’è la “necessità” di qualcosa al di fuori di ciò che abbiamo o che possiamo avere (cosa che potrebbe portarci gioia). E’ un appagamento.
La felicità è troppo per noi. E’ uno stato di grazia che dovrebbe durare tutta la vita e dvrebbe pervaderla tutta. E come si fa a essere felici per tutta la vita? Non che creda in qualcosa tipo inferno o paradiso dopo la morte, ma felicità e vita per me si escludono a vicenda. La vita è dubbio, curiosità, ricerca, desiderio… Se gli uomini fossero felici non avrebbero più desideri, smetterebbero di sognare e di vivere. Forse non è stata poi una cattiva idea mangiare quella mela che dal paradiso terrestre ci ha scaraventato sulla terra. E non a caso quest’idea l’ha avuta una donna!
Abbiamo bisogno di qualcosa a cui tendere, di obbiettivi, per questo facciamo e disfaciamo, roviniamo cose belle perchè abbiamo bisogno di “altro”, di sentirci più liberi, più appagati, diversi o uguali. Poi rimpiangiamo gli errori, il passato, dicendoci che impareremo da quegli errori, ma non lo facciamo, perchè ci sono degli istinti, comuni a tutti gli uomini, che non si possono dominare. Primo fra tutti l’amore. Abbiamo bisogno di amare e anche se l’amore ci incatena, non possiamo farne a meno. La grande condanna dell’umanità è che l’amore non basta a se stesso, per questo l’uomo lo distrugge così spesso. Lo maltratta, lo sminuisce e lo tradisce, perchè non può farne a meno, perchè non può far altro che scappare, perchè non può far altro che continuare a sentire che c’è “altro”. Altro amore forse, o altra gioia. Non ci basta nemmeno l’unico senso che la nostra vita può avere per essere felici. E non lo saremo mai.
Cosa cerchiamo? Tutto quello che non abbiamo o non possiamo avere. Tutto quello che hanno gli altri. Tutto quello che ci rende uguali agli altri. Non sappiamo distinguere l’orgoglio dalla soddisfazione. Siamo dei pazzi schizzofrenici che non sanno trovare pace. E nessuno ci insega a trovarla. Forse le religioni possono acquietare l’animo di qualcuno, ma mi sembra sempre che scordino il “mondo”, tutto il resto, l’altro, il diverso, il contesto in cui viviamo che è una delle fonti dei nostri difetti peggiori. E come si fa a dimenticare il mondo, pensando solo a sè e alle svariate preghiere?Il mondo cambia e cambiamo noi. Quello che ci rendeva “felici”, o meglio, soddisfatti, non ci basta più perchè siamo in continuo movimento e in continua scoperta. Chi si ferma, forse, può trovare pace, ma dimentica gli altri. E’ difficile camminare insieme, essere coerenti, rispettarsi e l’amore non ci aiuta perchè ci cambia.
Nella nostra imperfezione c’è qualcosa di romantico, qualcosa che ci identifica e che ci rende diversi e speciali. Dovremmo saperla accettare, con la consapevolezza che ci potrà allontanare da chi amiamo o da quello in cui abbiamo creduto. Ma la vita va avanti, ed il bello è questo, che anche se per noi non esiste il per sempre, ci sarà sempre “altro”, perchè il passato non può tenerci bloccati se smettiamo di identificarlo con la nostra storia e lo cogliamo invece nel suo significato: ciò che si trova alle nostre spalle.
Giada