ROMA CAPUT FASCI

Agosto 31, 2008

Bellissima Roma. La città immortale. La città della “Dolce vitae dell’omicidio di Renato Biagetti, del Colosseo e dell’aggressione degli stranieri al Pigneto, del colonnato del Bernini di piazza San Pietro e dell’aggressione fascista di Villa Ada, di Villa Borghese e dell’assalto agli studenti della Sapienza. La città delle svastiche e dei saluti romani il giorno dell’elezione a sindaco di Gianni Alemanno. La città in cui il suddetto sindaco porta al collo una croce celtica. La città che vuole intitolare una strada ad Almirante e dell’esercito nelle strade. Bellissima città Roma.

Non credo che ci sia da rimanere stupiti se i neofascisti, i cui reati sono sempre sottovalutati, si sentono i padroni della città e continuano ad accoltellare chiunque sia ritenuto diverso. Qualcuno gli ha detto o fatto capire che possono e devono farlo.

Ieri al parco Schuster è stata organizzata una serata per ricordare Renato Biagetti, ucciso 2 anni fa a Focene da Vittorio Emiliani (condannato a 15 anni, il massimo della pena richiesta considerato il rito abbreviato), e da G. A., minorenne. Immancabili i fascisti che verso le 4 e 30 del mattino, nei pressi del centro sociale Pirateria, hanno aggredito  al grido di “Zecche, andatevene, abbiamo i coltelli”, 3 ragazzi con armi da taglio e catene: uno di loro è ricoverato al Cto con ferite profonde alla coscia.
Teste rasate, 10 contro 3, coltelli e catene alle spalle, scappati come topi subito dopo: strategia tipica dell’assalto fascista.

I militari dell’esercito magari in quel momento erano occupati a piantonare qualche pericolosissimo bambino rom che dormiva nella sua baracca, o forse si riposavano per la pesante giornata che li attendeva l’indomani a intimare a tutti quei turisti di non mangiare panini sulla scalinata di piazza di Spagna.

E mi viene in mente la discussione che la settimana scorsa ho fatto con un ragazzo a proposito della violenza. Fermo restando che come tutte le persone ragionevoli sono contro la violenza e penso che ci sono sempre e ci devono essere soluzioni alternative all’uso forza, credo che non tutte le forme di violenza siano uguali. Credo che siano diverse le cause e soprattutto le implicazioni e che ci siano gradi diversi di pericolosità per la società. I partigiani hanno usato la forza per liberare l’Italia dai fascisti ma sono indubbiamente degli eroi.

La nostra società forse è più complicata da un certo punto di vista perchè si fa più fatica a capire chi sia il nemico, quale sia il male per noi e quali possono essere le reali e concrete alternative a questo stato di cose. Siamo talmente immersi e complici di tutto ciò che non va che è difficile essere pronti a staccarsi da tutto e a voler davvero cambiare. Ed è anche da questo che nasce la violenza.

Ma è stupido, buonista e ipocrita affermare che la violenza è tutta uguale. Un uomo che uccide la moglie che lo vuole lasciare non è come una donna che uccide il marito dopo 15 anni di violenze fisiche e psicologiche. Allo stesso modo la violenza del nuovo fascismo, di questa nuova corrente razzista, xenofoba e misogina è pericolosa e lo sarà sempre di più se continuerà questo lassismo, questo rifiuto di voler prendere una posizione netta e rigorosa verso questo tipo di comportamenti. Sono in gioco i nostri valori la nostra cultura, il nostro essere umani. Ma probabilmente tutto questo non è abbastanza importante, almeno non quanto gli interessi economici che stanno dietro alla distruzione di un traliccio dell’enel, o alla devastazione della vetrina di una banca (reati per cui l’accusa di terrorismo è quasi scontata). E anche se credo che siano più efficaci altri tipi di lotta non violenta che possono cambiare la società in modo più profondo e maturo, le motivazioni (e non i metodi) di chi vuole difendere i più deboli, il pianeta, i diritti di tutti, perchè pensa che siamo tutti uguali e abbiamo tutti pari dignità, rispetto a chi pensa che esiste una razza superiore, una religione superiore, una cultura superiore, un sesso superiore, mi sembrano senza dubbio più valide.
Non credo che si possa far finta che le cose non stiano così e che basti dire che si è contro la violenza per far si che smetta di esistere e che il mondo cambi magicamente. Il volemose bbene, il perenne compromesso che pende sempre in favore dei più potenti, se non c’è una soluzione concreta non fa altro che irritare le persone che poi sbottano nei modi peggiori.
Ma c’è anche l’odio strisciante dei fascisti che ci sta avvelenando, un odio che non ha scuse, motivi, senso, giustificazioni, se non una cattiva educazione. Un odio che al momento è il più grande pericolo per le belle città come Roma, ma non credo che ci sia esercito o poliziotto addestrato per fermarlo.

Giada

“You’re the best listener that I’ve ever met

You’re my best friend

Best friend with benefits

What took me so long

I’ve never felt this healthy before

I’ve never wanted something rational

I am aware now

I am aware now…”

Alanis Morisette, Head over feet

Quasi per caso oggi, in attesa di dover entrare a lavoro per la penultima serata di Festambiente, mi sono imbattuta su un argomento che mi stuzzica molto: FWB, Friends with benefits, per cui comunemente si intende un tipo di relazione tra amici in cui è prevista anche una dose più o meno regolare di sesso.

Dopo essere stato esaltato come rapporto ideale dei tempi moderni e del futuro perchè in grado di coniugare perfettamente assenza di impegno e di responsabilità e divertimento e senso di evasione, una ricerca della Michigan State University, ha ridimensionato un attimo le cose e ha messo in guardia dai vari effetti collaterali dei Friends with benefits: emergenza di aspettative diverse e non previste, innamoramento non corrisposto, stress, rottura dell’amicizia e tante tante complicazioni (come se nelle normali storie d’amore non ci fossero gli stessi rischi!)

La ricerca, (non proprio nuovissima perchè risale ad un anno fa!), condotta su 125 studenti, indica che il 60% degli intervistati ha avuto una relazione di questo tipo. Di questi il 10% ha trasformato il suo rapporto in un “fidanzamento” tradizionale, il 33% ha esaurito l’attrazione sessuale ed è tornato all’amicizia di partenza senza problemi, mentre il 25% ha visto andare in frantumi in suo rapporto di amicizia.

L’amicizia è un sentimento complesso almeno quanto l’amore quindi credo che per prima cosa vada valutato questo tipo di affetto tra le persone. Perchè non è detto che se c’è sesso senza amore, automaticamente siano esclusi tutti i sentimenti. Si parla di friends with benefits anche quando ci si riferisce a due persone che si incontrano quasi esclusivamente per fare sesso. La classica telefonata o messaggio da cui non ti aspetti niente di diverso. Ma se c’è di mezzo l’amicizia è diverso. Sicuramente la situazione può essere delicata perchè c’è in ballo un sentimento ed un legame comunque importante, ma è anche un rapporto a suo modo speciale, che può riservare anche piacevoli sorprese.

In genere si parla in modo piuttosto sarcastico di queste amicizie, con grande diffidenza, come se fossero per forza o segno di superficialità o dell’ insicurezza di chi non sa cosa vuole. Sembra che diventi un problema insormontabile come comportarsi dopo aver fatto sesso oppure davanti agli altri. Naturalezza e spontaneità credo siano le risposte migliori e non solo per gli amici ma per ogni tipo di rapporto e di comportamento nella vita. Senza contare che secondo me il rapporto di coppia “tradizionale” oggi è fortemente stereotipato. E’ bello andare fuori dalle righe, svegliarsi con una cuscinata e una risata invece che con un “buongiorno amore” e forse tutta questa naturalezza è conservata proprio in quei rapporti che più escono dagli schemi, dove non si ha paura di non essere dei buoni compagni o di non dimostrare abbastanza il nostro amore. Tra amici non si litiga per una telefonata in meno, per un interesse non dimostrato e ci sono momenti nella vita dove si ha solo voglia di leggerezza, di dare a qualcuno il proprio affetto senza che questo implichi il decalogo del “buon fidanzato/a”.

Non voglio sminuire l’amore in quanto sentimento e nemmeno fare un paragone. Sicuramente amore e amicizia sono i due sentimenti fondamentali per la vita di chiunque, ma credo che le persone abbiano molto da imparare dall’amicizia, soprattutto il senso di libertà. Credo che all’interno delle coppie ci sarebbero meno nevrosi e meno drammi se ci fosse la spontaneità e la lealtà che c’è nell’amicizia.
E a volte anche l’attrazione sessuale tra amici ci può stare, senza che questo significhi che non si è veri amici o che si è pronti ad un ruolo diverso. E se c’è del buon sesso non vedo quali possano essere i motivi per non rifarlo se si è entrambi single e consenzienti!.  Le statistiche e le percentuali sono inutili perchè nessuno può sapere cosa ci succederà nella vita: ci innamoreremo, litigheremo, ci allontaneremo da un amico, sono tutte eventualità che possono accadere a chiunque, anche a chi è felicemente fidanzato, quindi perchè non cogliere tutte le occasioni possibili per stare bene. E non solo nel senso fisico di appagamento sessuale, ma anche ad un livello più intimo, quello che ti fa sentire vicino vicino a qualcuno.
Magari a volte non sappiamo gestire queste relazioni perchè “non ci sono regole” e ci sentiamo un po’ spaesati e allora forse è preferibile fare marcia indietro prima di rischiare troppo, ma credo che sia una cazzata che “si chiuda una delle arterie emozionali che regolano i rapporti di amicizia”.

Il mio giudizio sui Friends with benefits è positivo perchè lo trovo molto più spontaneo di quanto spesso siamo disposti ad ammettere e penso che sia un’esperienza speciale che se ha buoni presupposti, vale la pena di essere vissuta!

Giada

Santa Lucia

Agosto 4, 2008

Santa Lucia, per tutti quelli che hanno gli occhi
e un cuore che non basta agli occhi
e per la tranquillità di chi va per mare
e per ogni lacrima sul tuo vestito,
per chi non ha capito…

Santa Lucia per chi beve di notte
e di notte muore e di notte legge
e cade sul suo ultimo metro,
per gli amici che vanno e ritornano indietro
e hanno perduto l’anima e le ali…

Per chi vive all’incrocio dei venti
ed è bruciato vivo,
per le persone facili che non hanno dubbi mai,
per la nostra corona di stelle e di spine,
per la nostra paura del buio e della fantasia…

Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata
e un ragazzino al secondo piano che canta,
ride e stona perchè vada lontano,
fa che gli sia dolce anche la pioggia delle scarpe,

anche la solitudine….

Francesco De Gregori

Credo che questa canzone abbia la capacità di unire le persone. Di stupirle, di consolarle. E credo che la volta che l’abbiamo cantata insieme mentre suonavi il piano non la dimenticherò mai. Io incasinata come sempre ma in più avevo 17 anni, un ragazzo più grande che mi aveva spezzato il cuore, che mi aveva dato l’illusione che la mia vita potesse essere ad una svolta e un altro ragazzo carino, più piccolo, che il giorno prima mi aveva detto che gli piaceva la mia amica. E non era facile, capire cosa volevo e perchè mi bruciasse quella confessione. Ti sei sempre ricordato che nel momento in cui mi hai detto quelle parole io ho abbassato la testa, perchè mi aspettavo altro, e ti sei pentito, subito. Siamo nati proprio male come coppia!

Ho riascoltato questa canzone, che era la mia preferita anche prima di conoscerti, e ho pensato che in quel momento abbiamo condiviso qualcosa.

Io e “facciamo il caffè?”

Io, il tuo primo bacio

Io che sono una stronza

Io che cerco altro e che mi dico che era troppo presto

Io che non ti voglio più vedere

Io che non ti vedo più

Io che ho avuto un rancore ingiustificato di cui ancora mi vergogno

Io che cerco di sistemare le cose

Io che ti vedo stare con un’altra e sto male

Io che ti sto addoXo

Io che mi dico “con lui basta”

Io che ti dico di non dire più a tutti che stavamo insieme ma che mi viene da ridere ogni volta che lo ridici

Sento questa canzone e penso a tutto questo.

E ora ti voglio bene, semplicemente, perchè è come se ti avessi visto crescere e se fossi cresciuta anch’io, ma in due strade parallele. Siamo mai stati veramente insieme

E penso agli amici che “hanno perduto l’anima e le ali” e spero le ritrovino presto…

Giada

ODIO

Agosto 2, 2008

Stavolta non sono io ad essere incazzata con il mondo. Ce l’ho con me stessa per essere sempre stata una bambina che non ha mai fatto domande, che non ha mai voluto sapere niente perchè forse dentro di sè lo sentiva che c’era qualcosa che non avrebbe saputo affrontare. I miei mi direbbero che i panni sporchi si lavano in casa e alla faccia dei loro sforzi per nascondere sempre tutto, per non far parlare la gente voglio scrivere che cazzo pare a me.

Facciamo sempre finta che il male non esista, siamo talmente ipocriti da ripetere in tutti i modi più sdolcinati possibili che i legami di sangue e la famiglia rappresentano l’affetto incondizionato, i punti saldi della nostra vita. Sono tutte stronzate. Ci prendiamo per il culo da soli a guardare commossi la famigliola del Mulino Bianco, mentre ci sono padri, nonni e zii che stuprano figli e nipoti, mariti che uccidono le mogli e madri che uccidono figli. Una strage. Se pensassimo che in realtà sono queste le famiglie tipo forse meno persone soffrirebbero di depressione e si sentirebbero pure fortunate. La famiglia è il posto meno sicuro al mondo soprattutto per donne e bambini. E l’amore non è scontato, mai.

Una madre può odiare la figlia. Può odiarla da quando è nata perchè pensa che sia brutta, perchè non è un maschio, perchè piange e le fa venire il mal di testa, perchè non ha voglia di accudirla e di crescerla e di curarla, perchè non ha nessun istinto materno, perchè riesce solo a darle la colpa di tutte le sue frustrazioni e del male e della cattiveria che ha dentro, per il fatto che è totalmente incapace di amare, perchè dentro di sè spera che muoia così in una volta sola si libererebbe di un peso e potrebbe recitare la parte della vittima inconsolabile di fronte a quella falsa platea che è un minuscolo paesino alle pendici del monte Amiata. E il pubblico ammaestrato che è sempre stato zitto, che si è voltato dall’altra parte o che forse era abituato a cose ben peggiori.

Non l’avevo mai vissuto così tanto odio. E stasera mentre mi esplodeva in faccia ho aperto gli occhi e non ho potuto più far finta di niente. E vorrei proteggere mia mamma da quest’odio ma non so come fare. Non so cosa posso fare ora o cosa avrei potuto fare prima. Forse avremmo dovuto prendere mio nonno e portarli tutti e due via da lei, perchè smettesse di far loro del male e di farli ammalare. E invece ora vive con noi e il suo odio sta avvelenando tutti. Sono 4 anni che abbiamo totalmente stravolto le nostre vite per far star bene solo lei. E mai un sorriso o una parola dolce. E non è perchè è vecchia è perchè ci odia ormai tutti quanti. Ci odia perchè vogliamo bene a mamma e perchè vogliamo starle vicino e prenderci cura di lei, perchè tutti hanno sempre amato mio nonno più di lei.

Mi odia perchè tra me e mio nonno c’era un rapporto speciale, come ora c’è con mia madre. E forse solo stasera mi chiedo come sono sopravvissuti quei due, stasera che non so nemmeno perchè sto piangendo. Forse perchè mi sembra ingiusto. Perchè ora lo so che non puoi costringere qualcuno ad amarti, non puoi! Che quel qualcuno sia un ragazzo, una madre, o una nonna. E se siamo abituati che le cose vadano diversamente e quello che dovrebbe essere amore per te è invece odio, allora fa male. Dà la sensazione di essere totalmente impotenti.

Mia mamma si sente in colpa. Non riesce a liberarsi di tutti i pesi che le ha scaricato addosso, nonostante si stia totalmente annientando per farla stare bene. Io sono arrabbiata. Perche ha rovinato la vita alle due persone che amo più: mia mamma e mio nonno.

Quando mio nonno è morto e mi dicevano di non piangere perchè aveva avuto una lunga vita felice, io piangevo di più, perchè sapevo che era stato tanto male e gli unici momenti felici forse li aveva quando vedeva noi. Quando andavo a trovarlo e appena scesa di macchina correvo alla capanna a salutarlo. E mi portava dalle galline a prendere le uova (quando ancora le facevano!) e prendeva il gatto per le orecchie e per la coda e io piangevo perchè pensavo gli facesse male. Quando mi faceve vedere i gattini nella botte del vino e mi diceva di non toccarli sennò la mamma li spostava e poi gli facevo venire il pelo “stregato” ma io li dovevo toccare subito sennò poi diventavano selvatici, non si sarebbero più fatti accarezzare e mi avrebbero riempito di graffi. Come sempre. Quando mi faceva il solletico, e quando dicevo “aiuto” mi diceva “faccio solo”. Quando dopo pranzo mi portava a prendere un “gelatetto” e prima di ripartire mi comprava le “patatine per il viaggio”. Quando mi chiamava patatina perchè mangiavo le patate anche crude. Quando mi chiamava “straniera” perchè avevo cominciato a studiare a Firenze. Quando gli camminavo dietro come un’ombra ovunque andasse e dicevo che se babbo e mamma avessero divorziato io sarei andata a vivere con lui.

E ora penso che avrei potuto farlo stare meglio se fossi andata a trovarlo più spesso, se lo avessi lasciato meno solo con quella strega che gli ha reso la vita impossibile. E quando stava male non gli è stata vicina un momento, se n’è addirittura andata perchè diceva che “doveva pensare per sè perchè era stanca”. Non vedeva l’ora che morisse. E quando le vedo quelle lacrime finte al cimitero, penso che dovrei fare qualcosa per impedire che in quel buco vuoto accanto alla tomba di mio nonno ci vada a finire lei. Dovrei promettergli che gliela terrò lontana.

Stasera ho smesso di volerle bene, di provare pena, dispiacere, compassione per lei. Perchè tanto dei sentimenti degli altri non gliene frega niente e poi per una vita come la sua non ci sono scuse. E spero che nessuno mi venga a dire che “le devo voler bene perchè è mia nonna”. Credo che ho cominciato a capire di più mia madre e in molte cose mi vedo sempre più simile a lei. C’è un film stupido che dice “non diventerai come tua madre se non vuoi essere come tua madre”. Io spero che lei continui ad essere forte e si liberi per sempre dalla paura di sbagliare. Allora sarei veramente felice di diventare come lei.

Giada