A qualcuno……….

Giugno 27, 2008

amici

E’ giusto sacrificare l’ amicizia per il sesso?

Ho sempre pensato che lo fosse perchè con il sesso nel peggiore dei casi non cambiava niente e magari guadagnavi la possibilità di una storia d’amore che valeva di più dell’amicizia. E invece con G. ho capito che non è così, che non era così per niente.

Mi manca, e mi manca per tutto quello che c’è stato prima: le passeggiate, i gelati, le cene, i suoi strambi amici, la musica…tutto fino ai film. E non mi manca perchè mi ha sopportato, e questo vorrei che lo sapesse, o perchè avevo bisogno di qualcuno che non mi lasciasse sola, non mi manca perchè ho usato il suo affetto come unico punto d’appoggio per farmi forza e risollevarmi. Mi manca perchè gli voglio bene. E io ho paura di perdere un amico. Perchè il messaggio io non l’ho davvero capito e l’unico senso che sono riuscita a dargli era questo: che il sesso aveva rovinato tutto. Che si era fatto un’idea per cui io lo cercavo solo per riversargli addosso tutto il mio dolore. E lo so che sembra banale, però ha davvero complicato le cose. Perchè se c’è il sesso di mezzo è difficile spiegare ad un amico tutti i tuoi stati d’animo spontaneamente. E io che pensavo che potesse alleggerire anche i sassi…

Mi sembra così strano e inverosimile che significhi questo, perchè vorrebbe dire che ci sono tante cose che non ha proprio capito e che ha frainteso, ma è forse l’unica spiegazione. Era solo il mio compleanno, oggi. Cercavo il modo di festeggiare con qualcuno a cui vuoi bene, …credo sia egoista anche questo. Poi, ci avevo pensato tanto e sentivo di doverlo fare, volevo riavvicinarlo alle sue sorelle. Per caso mi avevano detto di soffrire per questo allontanamento, e io volevo provare con delicatezza, per non fargli capire che ci stavo provando, perchè potevano essere tutti orgogliosi, a riavvicinarli come se fosse spontaneo. E avrebbe dovuto esserlo perchè in fondo, in un periodo difficile della sua vita, lo avevano già aiutato. E se l’avevano fatto una volta, magari, avrebbero potuto farlo ancora, … credo che questa sia una mancanza di umiltà da parte mia, perchè io, non ero di più di una sorella.

E credo che questa sia la situazione.

Se invece nel messaggio quegli “altri” non sono “io”, allora sono contenta che abbiamo resistito anche al sesso.

….”

Ieri era anche il mio compleanno e questo pezzo mi sembrava che ci stesse bene…!

Nel mio diario ho scritto:

“Ho pensato anche che da grande farò la scrittrice. Ho capito, o forse ho raggiunto in questo momento la capacità di visualizzare le storie, così quando scrivi ogni parola viene da sè e si scrive da sola una dopo l’altra. E dirò di più, mi sto perdendo così tanto nello scrivere, la mia mente va talmente lontano tra immagini e parole, che credo pure che sarò una scrittrice per il cinema o al massimo per il teatro. Ecco questo sarà il mio lavoro (o il mio sogno?). E ho capito tutte queste cose il giorno del mio compleanno. Allora non è un giorno come un altro!”

Giada

Volevo salvarti…

Giugno 21, 2008

Pensavo di poterti salvare. E di salvare me stessa, dalla normalità, da tutto quello che gli altri, che non erano noi, non potevano capire. Volevo salvarti e vivere su un’isola, senza bisogno di niente e di nessuno. Pensavo di poter riuscire a farti toccare una parte di vita a cui arrivano in pochi. Pensavo di averti insegnato molte delle cose belle che gli altri vedono in te. Pensavo che amarmi fosse la cosa più facile del mondo. Pensavo che fossimo speciali e non che fosse solo “comodo” stare con me. 

The heart asks the plasure frist, Michael Nyman. Colonna sonora di “Lezioni di piano“. Tutte le volte che l’ascolto mi viene in mente questo pezzo di “Oceano mare“, che è uno dei miei preferiti.

Giada

 

“Nelle terre di Carewall, non smetterebbero mai di raccontare questa storia. Se solo la conoscessero. Non smetterebbero mai. Ognuno a modo suo, ma tutti continuerebbero a raccontare di quei due e di un’intera notte passata a restituirsi la vita, l’un l’altra, con le labbra e con le mani. Una ragazzina che non ha visto nulla e un uomo che ha visto troppo, uno dentro l’altra, ogni palmo di pelle è un viaggio, di scoperta, di ritorno, nella bocca di Adams a sentire il sapore del mondo, sul seno di Elisewin a dimenticarlo, nel grembo di quella notte stravolta, nera burrasca, lapilli di schiuma nel buio, onde come cataste franate, rumore, sonore folate, furiose di suono e velocità, lanciate sul pelo del mare, nei nervi del mondo, oceano mare, colosso che gronda, stravolto sospiri, sospiri nella gola di Elisewin velluto che vola sospiri ad ogni passo nuovo in quel mondo che valica mondi mai visti e laghi di forme impensabili, sul ventre di Adams il peso bianco di quella ragazzina che dondola musiche mute. Chil l’avrebbe mai detto che baciando gli occhi di un uomo si possa vedere così lontano, accarezzando le gambe di una ragazzina si possa correre così veloci e fuggire fuggire da tutto, vedere lontano. Venivano dai due più lontani estremi della vita, questo è stupefacente, da pensare, che mai si sarebbero sfiorati, se non attraversando da capo a piedi l’universo, e invece, nemmeno si erano dovuti cercare, questo è incredibile, e tutto il difficile era stato solo riconoscersi, riconoscersi, una cosa di un attimo, il primo sguardo e già lo sapevano, questo è il meraviglioso, questo continuerebbero a raccontare per sempre, nelle terre di Carewall, perchè nessuno possa dimenticare che non si è mai lontani abbastanza per trovarsi, mai lontani abbastana per trovarsi lo erano quei due, lontani, più di chiunque altro. E adesso grida la voce di Elisewin , per i fiumi di storie che forzano la sua anima, e piange Adams, sentendole scivolare via, quelle storie alla fine, finalmente, finite. Forse il mondo è una ferita e qualcuno la sta ricucendo in quei due corpi che si mescolano e nemmeno è amore, questo è stupefacente, ma è mani, e pelle, labbra, stupore, sesso, sapore tristezza, forse perfino tristezza desiderio. Quando lo racconteranno non diranno la parola amore, mille parole diranno, taceranno amore, tace tutto, intorno, quando d’improvviso Elisewin sente la schiena spezzarsi e la mente sbiancare, stringe quell’uomo dentro, gli afferra le mani e pensa: morirò. Sente la schiena spezzarsi e la mente sbiancare, stringe quell’uomo dentro, gli afferra le mani e, vedi, non morrà.

Ascoltami, Elisewin…

No, non parlare…

Ascoltami.

No.

Quello che succederà qui sarà orrendo e…

Baciami… è l’alba, torneranno…

Ascoltami…

Non parlare, ti prego.

Elisewin…

Come si fa? Come glielo dici, a una donna così, quello che devi dirle, con le sue mani addosso e la sua pelle, la pelle, non si può parlare di morte proprio a lei, come glielo dici ad una ragazzina così, quello che lei sa già e che pure bisognerà che ascolti, le parole, una dopo l’altra, che puoi anche sapere ma devi ascoltare, prima o poi, qualcuno deve dirle e tu ascoltarle, lei, ascoltarle, quella ragazzina che dice

Hai degli occhi che non ti ho visto mai.

E poi

Se solo tu volessi, potresti salvarti.

Come glielo dici ad una donna così, che tu vorresti salvarti e ancora di più vorresti salvare lei con te, e non fare altro che salvarla, e salvarti, tutta una vita, ma non si può, ognuno ha il suo viaggio, da fare, e tra le braccia di una donna si finisce facendo strade contorte, che neanche tanto capisci tu, e al momento buono non le puoi raccontare, non hai le parole per farlo, parole che ci stiano bene , lì, tra quei baci e sulla pelle, parole giuste, non ce n’è, hai un bel cercarle in quel che sei e in quel che hai sentito, non le trovi, hanno sempre una musica sbagliata, è la musica che gli manca, lì tra quei baci e sulla pelle, è una questione di musica. Così dici, qualcosa, ma è una miseria.

Elisewin, io non sarò mai più salvo.

Come glielo dici ad un uomo così, che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le sue carezze voglio fargli capire che il destino non è una catena ma un volo, e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell’unica, orribile, a cui va incontro, solo perchè, lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo chiama. Come glielo dici, a un uomo così, che ti sta perdendo?

Io me ne andrò…

Io non voglio esserci… io vado via.

Io non voglio sentire quell’urlo, voglio essere lontana.

Non lo voglio sentire.

E’ la musica che è difficile, questa è la verità, è la musica che è difficile da trovare per dirselo, così vicini, la musica e i gesti, per sciogliere la pena, quando proprio non c’è più nulla da fare, la musica giusta perchè sia una danza, in qualche modo, e non uno strappo quell’andarsene, quello scivolare via, verso la vita e lontano dalla vita, strano pendolo dell’anima, salvifico e assassino, a saperlo danzare farebbe meno male, e per questo gli amanti, tutti, cercano quella musica in quel momento, dentro le parole, sulla polvere dei gesti, e sanno che, ad averne il coraggio, solo il silenzio lo sarebbe, musica, esatta musica, un largo silenzio amoroso, radura del commiato e stanco lago che infine cola nel palmo di una piccola melodia, imparata da sempre, da cantare sotto voce

Addio, Elisewin.

Una melodia da nulla. Addio, Thomas.

Scivola via da sotto il mantello e si alza, Elisewin. Con il suo corpo da ragazzina, nudo, e addosso il tepore di tutta una notte. Raccoglie il vestito, si avvicina ai vetri. Il mondo di fuori è sempre là. Puoi fare qualsiasi cosa ma stai certo che te lo ritrovi al suo posto, sempre. C’è da non crederci, ma è così”.

Oceano mare, Alessandro Baricco

 

Vorrei…

Giugno 18, 2008

cartier bresson

Ma sarà vero che le cose a volte vanno anche bene? Forse la cosa più sbagliata è farsi questa domanda, cercare il ‘per sempre’ per cui gli esseri umani non sono fatti. Le cose vanno anche bene ma finiscono. E si sta male, perchè ti sembra di perdere il controllo della tua vita quando la tua felicità dipende da qualcun’altro. Ed è sempre così perchè da soli non si è felici e non si è felici se non si può amare qualcuno.

In questo momento vorrei tutto…

Vorrei essere al centro del mondo.

Vorrei che tutti mi capissero e mi stessero vicino a comando, secondo la mia altalena emotiva.

Vorrei che tutti mi amassero e vorrei non amare nessuno.

Vorrei sognare e basta e costruire tutta la mia vita dormendo.

Vorrei non essere sempre incazzata.

Vorrei il sole e il mare.

Vorrei ricominciare ancora da capo e chiedere scusa a tutti per errori che rifarò.

E vorrei che continuassero anche gli altri a chiedermi scusa perchè io non so perdonare.

Vorrei che non fosse un obbligo stare bene.

Vorrei che la mia camera restasse in ordine più di 48 ore.

Vorrei sapere come cavolo si fa a far tornare una maglietta bianca.

Vorrei sapere quando mi metterò il vestito che ho comprato qualche anno fa. E vorrei metterlo per qualcuno di speciale.

Vorrei non aver paura di guidare.

Vorrei ricevere una mail, che aspetto da troppo tempo perchè possa essere sincera. 

Vorrei ritrovare tutto quello che ho perso.

Vorrei non perdere più tempo.

Vorrei essere come gli altri vogliono che sia per sentirmi meno egoista.

Vorrei essere utile agli altri e avere le risposte, almeno per loro.

Vorrei un cane o un gatto da strapazzare per non torturare i miei amici.

Vorrei sentirmi dire che va tutto bene. E vorrei crederci. E ci crederei.

Vorrei ascoltare come si sentono gli altri.

Vorrei essere sicura che essere se stessi è sempre la cosa migliore. E vorrei anche sapere un po’ meglio chi sono.

Vorrei che il giorno del mio compleanno non fosse il secondo peggiore dell’anno dopo capodanno. Non perchè mi rendo conto che il tempo passa e che sto invecchiando, ma perchè ho sempre aspettato che in quei giorni stesse vicino a me una persona che invece non c’è mai stata, perchè aveva sempre qualcosa di meglio da fare. Ma perchè aspettare qualcuno o qualcosa di speciale proprio quel giorno?

E quest’anno chi ci sarà?

Giada

EMERGENZA!

Giugno 15, 2008

soldato di città

Chi non ha nostalgia per quel bel periodo tra il 1938 e il 1945 in cui si vedevano gioiosamente pascolare per la penisola Italiana quei bei pezzi di militari tedeschi o americani che tra un rastrellamento, uno stupro e un saccheggio ravvivano le giornate dei nostri connazionali? Chi non si commuove nel rileggere il proclama che Junio Valerio Borghese, ex comandante della X MAS, stava per fare la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970: “ Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo [...]. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l’Italia sull’orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. Le forze armate, le forze dell’ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d’altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi [...]. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore, vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d’amore: Italia, Italia, Viva Italia! “?

Evidentemente c’è qualcuno che rimpiange il tentativo fallito di Golpe del principe nero, che in accordo con diversi vertici militari (tra cui il generale dell’Aeronautica militare italiana Giuseppe Casero, il colonnello Giuseppe Lo Vecchio, il maggiore Luciano Berti e il colonnello dell’esercito Amos Spiazzi) e membri dei ministeri, voleva occupare il Ministero dell’Interno, della Difesa, le sedi RAI e dei mezzi di telecomunicazione (radio e telefoni), oltre che deportare gli oppositori presenti in Parlamento, rapire il capo dello stato Giuseppe Saragat e far assassinare il capo della polizia Angelo Vicari.

E’ proprio vero che l’esercito è sinonimo di SICUREZZA!!!

Meno male che c’ha pensato La Russa a risolvere l’EMERGENZA SICUREZZA schierando per le strade i militari contro i cittadini. Perchè “emergenza sicurezza” in Italia non vuol dire combattere la mafia, la camorra o l’ndrangheta. Non sono un’emergenza sicurezza nemmeno le 469 vittime del lavoro degli ultimi 5 mesi e dunque niente soldatini a piantonare i cantieri o le fabbriche per controllare che tutti gli impianti di sicurezza siano a norma.

In compenso l’esercito pattuglierà le strade.

Ce li vedo proprio bene i carri armati per le vie delle nostre città. Chissà poi di quali innovative armi da guerra saranno dotati i militari chiamati a difenderci: bombe a mano, mine anti-uomo, qualche bombardamento all’uranio impoverito qua e là magari in quei pericolosi incroci cittadini dove si nascondono i temutissimi LAVAVETRI o i MENDICANTI o in quei covi di BULLISMO adolescenziale che sono le scuole medie e i licei. Perchè non dotare invece l’esercito di sacchetti e palette per raccogliere le cacche dei cani per strada e dare una mano agli operatori ecologici, visto che quest’altra emergenza viene sempre sottovalutata!?

Se fosse solo un atto di stupidità e di populismo da parte di chi ci governa per rassicurare tutte quelle vecchiette che hanno paura di essere stuprate dai rumeni, la situazione sarebbe abbastanza grottesca, ma non così grave. “L’esercito ha la funzione di deterrente” come mi disse un giorno un militare molto arrogante che non sapeva nemmeno cosa significasse la parola “deterrente” (mai riso tanto in vita mia!). E per le strade di una qualunque città italiana, quali possono essere gli atteggiamenti da scoraggiare? Scioperi, cortei, manifestazioni, incazzamenti vari contro i rincari, la benzina alle stelle, le prese per il culo, contro i fascisti che spadroneggiano indisturbati…?


Se penso a tutto quello che sta succedendo in questo periodo, i telegiornali che per ogni scippo su un autobus fanno edizioni straordinarie ricapitolando quanti stranieri dalla preistoria ad oggi hanno commesso atti di violenza (senza per altro ricordare mai che in Italia la maggior parte dei crimini più spietati è comunque commesso da italiani), il razzismo sempre più giustificato ecc…, sembra che tutto sia fatto apposta per alimentare un clima di terrore, e giustificare una vera strategia della tensione.

E certamente questo non ci rende più sicuri ma sempre più impauriti e deboli, ed anche un po’ stupidi e ridicoli.

Giada

Oceano mare, Ann Deveirà

Giugno 10, 2008

Stavolta voglio scriverti io una cosa…

Come al solito, parole non mie (non riesco mai ad essere originale!).

Vorrei conoscerti di più per essere sicura di poterti essere un po’ di sollievo, per poter trovare le parle giuste.

Invece sei troppo speciale perchè sia troppo facile entrarti dentro…

Giada

marina d\'alberese, dicembre 2006

“Non so come hai fatto a trovarmi. Questo è un posto che quasi non esiste. E se chiedi della locanda Almayer, la gente ti guarda sorpresa, e non sa. Se mio marito cercava un angolo di mondo irrangiungibile, l’ha trovato. Dio solo sa come hai fatto a trovarlo anche tu.

Ho ricevuto le tue lettere e non è stato facile leggerle. Si riaprono con dolore le ferite del ricordo. Se io avessi continuato, qui, a desiderarti e ad aspettarti quelle lettere sarebbero state abbagliante felicità. Ma questo è un posto strano. La realtà sfuma e tutto diventa memoria. Perfino tu, a poco a poco, hai cessato di essere un desiderio e sei diventato un ricordo. Mi sono arrivate le tue lettere come messaggi sopravvissuti a un mondo che non esiste più.

Io ti ho amato, Andrè, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, ed ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perchè, il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che la vita poi non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. M a non ho cercato di fermarmi, nè, di fermarti. Sapevo che l’avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. E’ scoppiata tutto d’un colpo. C’erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.

Poi sono arrivata qui. E questo non è facile da spiegare. Mio marito pensava fosse un posto dove guarire. Ma guarire è una parola troppo piccola per quello che succede qui. E’ semplice. Questo è un posto dove prendi commiato da te stesso. Quello che sei ti scivola addosso, a poco a poco. E telo lasci dietro, passo dopo passo, su questa riva che non conosce tempo e vive un solo giorno, sempre quello. Il presente sparisce e tu diventi memoria. Sgusci via da tutto, paure, sentimenti, desideri: li custodisci, come abiti smesssi, nell’armadio di una sconosciuta saggezza e di un’insperata pace. Riesci a capirmi? Riesci a capire come tutto questo sia bello?

Credimi, non è un modo, solo più dolce, di morire. Non mi sono mai sentita più viva di adesso. Ma è diverso. Quel che io sono, è ormai successo: e qui, e ora, vive in me come un passo in un’orma, come un suono in un’eco, come un enigma nella sua risposta. Non muore, questo no. Scivola dall’altra parte della vita. Con una leggerezza che sembra una danza.

E’ un modo di perdere tutto, per tutto trovare.

Se riesci a capire tutto questo, mi crederai quando ti dico che mi è impossibile pensare al futuro. Il futuro è un’idea che si è staccata da me. Non è importante. Non significa più nulla. Non ho più occhi per vederlo. Ne parli così spesso, nelle tue lettere. Io faccio fatica a ricordarmi cosa vuol dire. Futuro. Il mio, è già tutto qui, e adesso. Il mio sarà la quiete di un tempo immobile, che collezionerà istanti da posare uno sull’altro, come se fossero uno solo. Da qui alla mia morte, ci sarà quell’ìstante, e basta.

Io non ti seguirò, Andrè. Non mi ricostruirò nessuna vita. Perchè ho appena imparato ad essere la dimora di quella che è stata la mia. E mi piace. Non voglio altro. Le capisco, le tue isole lontane, e capisco i tuoi sogni, i tuoi progetti. Ma non esiste più una strada che mi potrebbe portare laggiù. E non potrai inventarla tu, per me, su una terra che non c’è. Perdonami mio amato amore, ma non sarà mio, il tuo futuro.

C’è un uomo, in questa locanda, che ha un buffo nome e studia dove finisce il mare. In questi, giorni mentre ti aspettavo, gli ho raccontato di noi e di come avessi paura del tuo arrivo e insieme voglia che tu arrivassi. E’ un uomo buono e paziente. Mi stava ad ascoltare. E un giorno mi ha detto: “scrivetegli”. Lui dice che scrivere a qualcuno è l’unico modo di aspettarlo senza farsi del male. E io ti ho scritto. Tutto quello che ho dentro di me l’ho messo in questa lettera. Lui dice, l’uomo col nome buffo, che tu capirai. Dice che la leggerai, poi uscirai sulla spiaggia, e camminando sulla riva del mare ripenserai a tutto, e capirai. Durerà un’ora, o un giorno, non importa. Ma alla fine tornerai alla locanda. Lui dice che salirai le scale, aprirai la mia porta e senza dirmi nulla mi prenderai tra le braccia e mi bacerai.

Lo so che sembra sciocco. Ma mi piacerebbe succedesse davvero. E’ un bel modo di perdersi, perdersi uno nelle braccia dell’altra.

Niente potrà rubarmi il ricordo di quando, con tutta me stessa ero là.

tua Ann”.

Alessandro Baricco.

IN-TOLLERANZA ZERO

Giugno 4, 2008

ART. 1. (RIORGANIZZAZIONE DEL DISCIOLTO PARTITO FASCISTA).

AI FINI DELLA XII DISPOSIZIONE TRANSITORIA E FINALE (COMMA PRIMO) DELLA COSTITUZIONE, SI HA RIORGANIZZAZIONE DEL DISCIOLTO PARTITO FASCISTA QUANDO UNA ASSOCIAZIONE O UN MOVIMENTO PERSEGUE FINALITÀ ANTIDEMOCRATICHE PROPRIE DEL PARTITO FASCISTA, ESALTANDO, MINACCIANDO O USANDO LA VIOLENZA QUALE METODO DI LOTTA POLITICO O PROPUGNANDO LA SOPPRESSIONE DELLE LIBERTÀ GARANTITE DALLA COSTITUZIONE O DENIGRANDO LA DEMOCRAZIA, LE SUE ISTITUZIONI E I VALORI DELLA RESISTENZA O SVOLGENDO PROPAGANDA RAZZISTA, OVVERO RIVOLGE LA SUA ATTIVITÀ ALLA ESALTAZIONE DI ESPONENTI, PRINCIPII, FATTI E METODI PROPRI DEL PREDETTO PARTITO O COMPIE MANIFESTAZIONI ESTERIORI DI CARATTERE FASCISTA.
Legge 20 giugno 1953, n. 645 (GU n. 143 del 23/06/1952).

Non sono “bravate” di qualche giovane ricco annoiato, non sono bulli che se ne vanno in giro come i drughi di Arancia Meccanica, non sono ultrà che per tifare la loro squadra ricorrono alla violenza, non sono normali cittadini sfiniti dall’impunità degli extracomunitari e dalla mancanza dello stato, non sono uomini che cercano solo di difendere le loro famiglie, sono FASCISTI. E credo sia l’ora di ricominciare a chiamare le cose ( e i pezzi di merda) con il proprio nome perchè se chi è contrario alla guerra è Comunista chi uccide o tenta di uccidere qualcuno solo perchè diverso è un Fascista. E non ci sono scuse o giustificazioni. E’ patetico cercare di nascondere l’appartenenza politica e soprattutto umana o dis-umana di queste persone. E’ offensivo che l’ideologia fascista non costituisca un’aggravante per questi tipi di reati. E’ inaccettabile che si chiami “rissa” un agguato.

Se non è fascista chi con una croce celtica tatuata nel braccio uccide a coltellate un ragazzo di 26 anni, chi ammazza a calci e pugni un ventinovenne solo perchè il suo aspetto non è quello del figlio di papà, chi al grido di “sporchi stranieri” con svastiche nelle bandane devasta i negozi degli extracomunitari picchiando i proprietari, chi armato di spranghe e catene attacca alle spalle alcuni militanti del collettivo, chi picchia e terrorizza un giovane di 24 anni perchè gay, chi stupra una ragazza uscita da una festa perchè lesbica…ecc…ecc…, allora QUALE SCONSIDERATA TRAGEDIA DEVE COMMETTERE UN ESSERE VIVENTE PER ESSERE CHIAMATO FASCISTA? C’è la soglia di un minimo di 6 milioni di persone da uccidere sotto la quale gli omicidi non possono essere dichiarati di stampo fascista? Ci devono essere nelle immediate vicinanze dei forni crematori per far subito scomparire i corpi delle vittime? Bisogna dichiarare guerra almeno ad un paese o invaderlo militarmente mentre si sta commettendo il reato? Basta saperlo e noi persone per bene ci mettiamo l’anima in pace ed evitiamo di spendere soldi ed energie cercando la verità in processi FARSA.

Circa 400 tra aggressioni fasciste, atti vandalici, danneggiamenti e inneggiamenti al fascismo dal 2005 ad oggi. (Se loro stessi si identificano e si chiamano fascisti non vedo perchè tutto questo impegno nel voler dimostrare che non lo sono). Atti di violenza con cadenze regolari a sedi di centri sociali, di partito, di sindacati, di ANPI, ma anche a simboli che ricordano lo sterminio degli ebrei, a Moschee e campi rom. Le vittime delle aggressioni non sono solo militanti e antifascisti, ma anche immigrati, omosessuali e chiunque abbia una religione diversa da quella cattolica (ebrei, mussulmani, testimoni di Geova…). Molti sono militanti e simpatizzanti di Forza Nuova, il Partito neofascista fondato da Roberto Fiore, LATITANTE in Inghilterra perchè coinvolto nel processo sulla STRAGE DI BOLOGNA, che nel 1998 torna in Italia dopo che la Corte d’Appello dichiara PRESCRITTA l’associazione sovversiva. Altri sono leghisti, molti dei quali hanno un passato di picchiatori fascisti. Poi c’è il caso di Napoli dove la Camorra cerca di guadagnarsi l’appoggio popolare a scapito dello stato, organizzando la messa a ferro e fuoco dei campi rom. E’ paradossale il fatto che di fronte ad una piaga come quella della Camorra che insanguina da 30 anni la Campania, che ha ucciso una quantità enorme di giovani, ciò che rende Napoli invivibile sono i rom! Troverei molto più logico che fossero questi ultimi a manifestare contro tutte le schifezze che la Camorra continua a fare, dalla spazzatura ai rifiuti tossici e sarei dalla loro parte se cercassero di buttare giù con una ruspa le case dei camorristi dopo avergli dato fuoco!
Ma questa è un’altra storia…

  • Il 16 marzo del 2004 a Milano una bella e allegra famigliola composta da Mattia (17 anni), Federico (28 anni) e Giorgio Morbi (54 anni) uccide accoltellandolo in un agguato Davide Cesare “Dax” (26 anni), militante del Centro Sociale O.R.So (Officina di Resistenza Sociale) e ferisce altri due suoi amici.
  • Il 27 agosto 2006 a Focene viene ucciso sempre a coltellate Renato Biagetti, 26 anni, mentre tornava da una festa reggae organizzata dal Centro Sociale Acrobax. Vittorio Emiliani, 18 anni, sul braccio un tatuaggio con una croce celtica e accanto la scritta ‘forza e onore’, ed un suo amico minorenne sono accusati dell’omicidio. “Ragazzini che giocano a scimmottare i fascisti”, si minimizza. Mentre intanto sotto casa del ragazzo ucciso appare la scritta ACROBAX meno 1” con una svastica.
  • Il 24 maggio 2007 a Biella una ragazza marocchina di 15 anni viene sfregiata con una svastica sul viso. L’episodio era già accaduto 2 anni prima: nel settembre 2005 lo stesso ragazzo, che allora aveva 16 anni, le aveva inciso una svastica sul braccio con una pietra urlandole «sporca negra».
  • Il 28 giugno 2007 a Roma circa cinquanta persone col volto coperto armati di spranghe e coltelli irrompono a Villa Ada durante il concerto della Banda Bassotti inneggiando al duce. Gli aggressori lanciano tre bombe carta e accoltellano due persone. Nel febbraio 2008 vengono arrestati 20 neofascisti appartenenti a gruppi ultras della lazio.
  • Il primo maggio 2008 viene aggredito a calci e pugni Nicola Tommasoli, 29 anni. Morirà il 5 maggio dopo un agonia di 5 giorni. I 5 assassini neonazisti sono: Raffaele Delle Donne, 19 anni, già indagato per altri atti di violenza e xenofobi sferrati in città, Guglielmo Corsi, 19 anni, Andrea Vesentini, 20 anni, Nicolò Veneri e Federico Perini, in un primo momento fuggiti a Londra.
  • Il 24 maggio 2008 al Pigneto, quartiere multiculturale di Roma, un gruppo a volto coperto distrugge 2 alimentari ed un call center gestiti da stranieri. Una vera e propria spedizione punitiva al grido di “sporchi stranieri”. Quando un ragazzo, magari di sinistra, tira un sasso alla vetrina di una banca, di un’agenzia di lavoro interinale o di un McDonald’s viene accusato di terrorismo e associazione sovversiva così in fretta da fargli girare la testa e poi magari anche terrorizzato con la minaccia del carcere a vita. Ma contro gli stranieri non si tratta di Terrorismo. E’ forse giustizia divina o malaugurato accidente?
  • Il 27 maggio 2008 a Roma un gruppo di studenti viene aggredito davanti all’università La Sapienza. I ragazzi della rete per l’autoinformazione attacchinavano per l’università coprendo i manifesti fascisti attaccati nella notte che indicevano l’incontro sulle foibe organizzato (e poi annullato dal rettore) da Forza Nuova per il giovedì mattina. Una ventina di fascisti sono scesi di corsa da 4 macchine armati di spranghe bastoni e cinghie uncinate. Martin Avaro, responsabile della sezione piazza Vescovio e Coordinatore provinciale di Forza Nuova, fermato dagli inquirenti era già coinvolto nell’inchiesta sul raid avvenuto a Villa Ada l’estate scorsa.

Queste sono solo alcune delle aggressioni di evidente matrice fascista, quelle che i media, nonostante tutti i loro sforzi, non hanno potuto non trattare. A volte però sarebbe meglio che certi giornalisti tacessero invece di riportare le loro parziali verità. Non si può chiamare rissa un attacco in cui un gruppo armato accerchia e colpisce persone inermi. Basta parlare di ragazzi deviati dal disagio giovanile. Qui c’è qualcosa di molto più grosso dietro, qualcuno che manovra e manipola queste persone, (che già devono venire da famiglie discutibili dal punto di vista umano) che le arma e che le incita e le fomenta contro il diverso. L’aumentare della violenza squadrista negli ultimi tempi è un chiaro segno dell’impunità di cui godono gli affiliati dei gruppi neonazisti e neofascisti. Poi i segnali da parte del governo non sono incoraggianti se addirittura si intitola una via di Roma ad Almirante…

…..c’è ancora speranza?.….

Giada

ps: i video sono ripresi dal documentario “Nazirock” di Claudio Lazzaro

ps2: per ulteriori informazioni sulle aggrossioni fasciste visitate il sito ANTIFA