..:I miei film:..
Febbraio 29, 2008
FAREWELL, Francesco Guccini.
… E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent’anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere che scoppia un giorno e non spieghi il
perché:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos’è.
Giorni lunghi tra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos’era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.
Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino:
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in
sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.
Era facile vivere allora, ogni ora, chitarre e lampi di storie fugaci,
di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell’epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d’avere trovato la chiave segreta del mondo.
Non fu facile volersi bene, restare assieme
e pensare d’avere un domani, restare lontani;
tutti e due a immaginarsi: “con chi sarà?” In ogni cosa un pensiero
costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un’emozione non piena, non
colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.
Ma ogni storia la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni
impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.
“The Triangle tingles”… farewell, non pensarci e perdonami
se ti ho portato via un poco d’estate con qualcosa di fragile come le
storie passate.
Forse un tempo poteva commuoverti ma ora è inutile credo, perché
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me.
Mi ricorda tante cose questa canzone. Emozioni fortissime, intense, la sensazione che descrivesse appieno la mia vita nel momento in cui mi sono innamorata di te. E la certezza che la fine non sarebbe mai stata quella, perchè non bisogna mai rimpiangere niente. Mi ricordo quando cantavo questa canzone con Caterina o con Lele e mi ricordo quando l’ho cantata con te a volte per la strada a volte in macchina. Ricordo la prima volta che scrissi sulla tovaglia “e il peccato fu creder speciale una storia normale”, mentre te scrivevi “cercare l’Uno al di sopra del bene e del male”. Mi ricordo che hai pianto per quella frase. Oggi non sono più sicura che tu riveda noi nella prima parte della canzone. Forse è più adatta all’altra persona che hai voluto vicino a te e a questo punto anche il finale forse è giusto. Per noi non lo so se il finale varrà. Ho l’impressione che in me per tutti questi anni abbiano convissuto due film. Il primo è quello di una storia talmente speciale da non poter essere capita da nessun altro. Di un mondo nostro dove potevamo anche non parlare, dove nessuno si sentiva costretto a fare niente ed era amato proprio nella sua libertà e per questo nella sua totalità. L’altro è un deja-vu di quello che sta succedendo ora. Cioè l’incubo di non aver voluto vedere come stavano veramente le cose e che l’amore per la libertà fosse solo una scusa per pensare e fare i fatti tuoi. Mi sento dilaniata perchè io ti ho amato nel primo modo ma i fatti dimostrano il secondo film. Però in queste ore ho capito che non mi pento per il modo in cui ti ho amato, anche se ancora non so se ne è valsa la pena. Perchè io posso e voglio amare solo così e perchè solo così vale la pena di vivere una storia d’amore. E’ una scommessa in fondo. Io non sono speciale, non credo di essere una gran perdita, ma penso di saper amare ed è l’unica cosa che mi rende pienamente fiera di me.
Giada
La numero due
Febbraio 22, 2008

Immagine: Libre comme l’ombre – book fotografico di gillespinault
Devo dire che nella mia vita le coincidenze non mancano, o forse non le faccio mancare io con la mia tendenza a riscrivere nella mente il romanzo o il film della mia vita. C’è comunque un numero, una posizione o uno stato mentale che ricorre spesso in dei momenti cruciali. Un numero che a volte mi fa sorridere, a volte mi svilisce, ma che in fondo mi caratterizza nel mio essere contemporaneamente un po’ comune e un po’ speciale. Il due.
Innanzi tutto sono una secondogenita, con tutti i pro e i contro del caso: ho cominciato prima ad uscire la sera, ho avuto subito il motorino, ho avuto più libertà; ma ho anche meno foto di quando ero piccola, meno ricordi di quando sono nata, meno cose solo mie, regali e giochi in comune, la difficoltà a potermi distinguere per non alimentare gelosie e rivalità.
Ho sempre avuto un’altezza media per cui in tutti gli 11 anni di danza classica sono stata in seconda fila. Mi sono presa le mie soddisfazioni durante i saggi, ma l’espressione di quelle nanette che si credevano tanto brave solo perchè basse mi dava un fastidio…
Poi c’è la parentesi ragazzi. E qui le coincidenze e i numeri due si sprecano…
Il primo ragazzo per cui ho avuto una cotta quando avevo circa 10 anni era un mio amico con cui passavo veramente tanto tempo. Ci divertivamo, io lo picchiavo un po’ ma alla fine eravamo sempre insieme. Ero convinta che sarebbe stato il mio primo ragazzo, invece si è messo con una ragazza bruttina, con la voce da gallina e tanto antipatica. Io ero un’amica, la seconda persona con cui avrebbe voluto stare.
Verso i 13 anni c’è una storia molto simile. Un bel rapporto di diversi anni, fino al punto che tutti si chiedevano perchè non stessimo insieme. Io dicevo che era solo un amico, un’altra mia amica si convince che non può essere solo questo e ci va a parlare. Morale della favola si mettono insieme loro due. Sono andata veramente vicina ad essere l’uno. Ricordo un lungo viaggio in pullman ad ascoltare le scuse di questa ragazza mentre facevo finta che non mi importasse e di essere felice per loro.
La più bella però è quella di quando avevo 18 anni. Capodanno. Un giorno indimenticabile: diventavo maggiorenne ed entravamo nel 2000. Ero gasatissima. In più festa a Firenze a casa di un’amica di mia sorella. Quasi tutti più grandi di me, un sacco di gente e una casa bellissima con un terrazzino che dava appena dietro piazza della Signoria. Sono stata quasi tutta la sera a salutare le persone che passavano e ci facevano gli auguri. Arrivano due ragazzi, partiti da Milano solo con uno zaino che non sapevano dove andare e mi chiedono se possono salire. Così ho conosciuto Boccadoro. Era molto dolce, ma nel momento in cui ci stava per provare con me si va a sbaciucchiare con una mia amica. In quel preciso istante io mi chiedevo come mai qualcuno lassù ce l’avesse con me così tanto da farmi apparire una cosa per poi togliermela nel momento in cui cominciavo a volerla (colpa del mio genio maligno. Infatti ho scoperto che mentre tutte le persone hanno un angelo custode io ho un genio maligno che mi fa i dispetti invece di aiutarmi, ma questa è un’altra storia). Quando torna però ricomincia a guardarmi sorridendo e si avvicina mentre ero ancora sul terrazzo. Io non volevo sentirmi la seconda. Due ragazze in due ore circa, troppi numeri 2! E lui un po’ lo sapeva che aveva fatto una cazzata. L’aveva fatto così, tanto perchè c’era stata subito l’occasione. Io credo che fosse sincero, ma soprattutto pensai tra me e me: “se gli dico di no ci guadagno qualcosa? Lui o starà solo tutta la serata, e io pure, o a un certo punto tornerà da lei e io mi sarò persa un tipo carino con cui cominciare il 2000”. Così ho detto si e siamo stati tutta la sera insieme. L’unica volta che mi sono trovata così bene fin da subito con una persona che non conoscevo. La sola nota stonata era che sapevo che tutti gli altri in quella casa mi vedevano come la seconda.
L’ultima volta che sono stata la numero due con un ragazzo è stato verso i 20 anni. Ero un po’ timida e per uscire con un ragazzo che mi piaceva chiamavo sempre un’altra amica che lo conosceva un po’ meglio. Una sera andiamo tutti e tre con il suo camper ad una sagra e durante questa serata lui, coglione, si bacia con lei. All’inizio ho pensato “guardaquestostronzononlovogliovederemaipiùcolcazzochetornoconlorodueincamper”. Poi ho rifatto il mio caro ragionamento: “se li lascio soli ora in camper, loro, che si sono solo baciati, sicuro finiscono a letto insieme”, in fondo potevo ancora provare visto che un po’ gli piacevo. Così sono salita con loro sul camper e dopo meno di un mese stavamo insieme e convivevamo (anche questa è un’altra storia). Ma sono pur sempre stata la seconda, nonostante un altro lieto finale.
Poi ogni tanto sono la seconda migliore amica, la seconda a sapere le cose, la seconda storia importante. A volte anche i miei bisogni o i miei desideri vengono per secondi (a parità di condizioni ovviamente), dopo gli amici, spesso. La spiegazione che mi do è che sono discreta e non mi piace impormi, per cui è difficile mettermi su un piedistallo. E forse non ci starei nemmeno bene. Ma in fondo sono contenta di essere così, un numero 2!!! E se sono più speciale che comune ho solo uno scalino da fare, o forse hanno solo uno scalino da fare gli altri per accorgersene.
Giada
La caccia alle streghe II (aggiornamento)
Febbraio 19, 2008
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Vista l’importanza dell’argomento, che continua comunque ad essere taciuto o non sufficientemente approfondito in tutte le sue drammatiche conseguenze, credo che sia giusto aggiungere qualche altra riflessione.
Partendo dal fatto che alle 12,40 di oggi, 19 febbraio, l’Ansa batte la seguente notizia: “Una cinese di 20 anni è ricoverata in prognosi riservata in seguito, sembra ad un aborto che potrebbe esserle stato procurato. Sul caso indaga la squadra mobile di Firenze, dopo l’intervento la notte scorsa delle volanti all’ospedale fiorentino di Careggi, dove la giovane si è presentata sembra in compagnia di una parente, dopo aver accusato alcuni malori. E’ stato un medico di Careggi ad allertare la polizia. La ventenne è stata sottoposta ad intevento chirurgico: le condizioni sarebbero gravi. Indagini sono in corso per capire come e dove sia avvenuta l’interruzione di gravidanza. Per i sanitari l’aborto sarebbe stato procurato da terzi. La cinese, secondo quanto emerso al momento, avrebbe riferito alla zia di essersi provocata da sola l’interruzione di gravidanza utilizzando arnesi da cucina. Un sopralluogo nell’abitazione a Firenze della giovane è stato effettuato dalla polizia”.
Nè giornali nè telegiornali nazionali parleranno di questa cosa. Perchè bisogna continuare a spalleggiare Ferrara e la sua maledettissima lista per la vita, e a dare voce solo alle sue farneticazioni. Certo non si può parlare di cosa sta succedendo a questa ragazza di venti anni, perchè ricorderebbe cosa erano costrette a subire TUTTE le donne prima della legge 194. Questa legge che ci vogliono togliere, che ha salvato la vita a migliaia di donne eliminando quasi totalmente la piaga dell’aborto illegale che dava i risultati che vediamo oggi sulla pelle di questa povera ragazza.
La violenza alle donne ha varie forme: quella che ti impedisce di interrompere una gravidanza in modo legale e senza rischi per la salute, quella che in Italia uccide una donna ogni 3 giorni, ma anche quella che viene perpretrata in maniera collettiva. Maria Cristina Ghelli, presidente del Teatro delle donne ha detto: “Questa violenza viene da lontano, viene dallo storico bisogno del potere maschile di controllare la capacità riproduttiva delle donne, potere unico, immenso e non condivisibile che alle donne è stato fatto pagare a caro prezzo, in vari periodi storici e in molti modi, da società che non hanno accettato e non accettano la “diversità” delle donne. E di inaccettabile violenza di Stato si tratta nel recente caso di irruzione della polizia subito dopo un intervento di interruzione di gravidanza in un ospedale pubblico. Episodio d’inciviltà nei confronti di una donna che nasce da un clima nazionale di contestazione dei diritti fondamentali della persona, quando questa persona è una donna. Nessun criminale (camorrista o mafioso) è mai stato interrogato mentre usciva da una sala operatoria. Questo fatto dà la misura di quanto una donna venga ritenuta pericolosa nella sua possibilità di autodeterminazione rispetto alla maternità“.
In questi giorni le donne hanno manifestato in tutta Italia per portare la loro solidarietà alla donna di Napoli, alla faccia degli uomini che dicono che le donne non sono solidali tra di loro. Se la Natura ha deciso che devono essere le donne a dare inizio alla vita un motivo ci sarà. Però è strano come la lista per la vita non si sia anche schierata contro le guerre, quella in Afghanistan o quella in Iraq. Nessuno, nè la chiaesa nè Giuliano Ferrara ha pensato allora a salvare la vita dei bambini, nati e vivi, che sono sempre le prime vittime delle guerre. In Iraq grazie alla guerra di Bush sostenuta in tutto e per tutto dall’Italia sono morti più di 600 mila bambini sotto i 5 anni. Forse fuori dall’utero materno non vale più il diritto alla vita.
Giada
La caccia alle streghe
Febbraio 17, 2008

Gli uomini vogliono ancora una volta decidere della vita delle donne, del loro corpo, dei loro pensieri. La nostra società è ancora profondamente maschilista. Non ci sono donne al potere, in compenso si considera che il loro posto naturale se non è proprio a casa a tirare su 15 figli, è perlomeno quello di sculettare come oche stupide su un qualunque canale televisivo. E questo è quello che gli uomini intendono per parità tra i sessi. Le violenze in Italia sono altissime. 6 milioni e 743 mila donne hanno subito violenze fisiche o sessuali da parte di uomini. “I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei. Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. Gli sconosciuti commettono stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente l’11,4% e il 9,1% dei partner”. Questi sono i dati forniti l’anno scorso dal report Istat commissionato dal Ministero dei Diritti e delle Pari Opportunità. Altri numeri tanto per dare un idea:
- il 27% delle donne ha subito ferite a seguito della violenza che nel 24% dei casi sono state gravi al punto da richiedere il ricorso a cure mediche;
- 2 milioni e 77 mila donne hanno subito comportamenti persecutori da partner o ex;
- 7 milioni e 134 mila donne hanno subito o subiscono violenza psicologica (isolamento o tentativo di isolamento, violenza economica, controllo, svalorizzazione, intimidazioni);
- 1 milione e 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni (nella maggior parte dei casi gli autori sono conoscenti, parenti, amici di famiglia);
- 674 mila donne hanno subito violenza ripetuta dal partner e avevano figli al momento della violenza;
- dulcis in fundo, nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate, si supera il 90%. Credo che sia questo il dato più significativo, che dimostra quanto le donne siano sottomesse e in fondo quasi giustifichino i comportamenti violenti degli uomini, che però in generale si lavano facilmente la coscienza con gli cioccolatini per san Valentino e il fiorellino per la festa della donna.
Quello che sta succedendo ora è ancora più sconvolgente. La campagna elettorale si sta giocando sul nostro corpo e quando un ciccione tipo Ferrara ci passa sopra non è una cosa da poco. Al Federico II di Napoli si sono calpestati i diritti di una donna che stava probabilmente vivendo il momento più brutto e difficile della sua vita. E questo vuol dire che stanno calpestando i diritti di tutte le donne. Se nel momento in cui una donna è più fragile gli uomini possono accusarla, terrorizzarla, traumatizzarla, senza che nessuna legge e nessuna PERSONA possa difenderla vuol dire che stanno cercando di annientarci come esseri umani, con quei metodi fascisti che la destra conosce bene.
Una telefonata anonima ha fatto scattare il blitz, per presunto aborto illegale, come diceva De André “spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme”. In realtà al feto era stata diagnosticata la sindrome di Klinefelter, una patologia causata da un’anomalia cromosomica, e la donna, incinta alla 20esima settimana aveva deciso per l’aborto terapeutico. In questa situazione di dolore, senza preoccuparsi di fare ulteriori accertamenti, ha fatto irruzione la polizia sequestrando il feto e torturando una donna che stava soffrendo. D’altra parte gli ordini sono ordini e credo che faccia parte dell’addestramento delle forze armate passare come carri armati sopra la vita di chi non può difendersi, senza la minima obiezione di coscienza. Ma tutto si spiega. Perchè chi ha fatto la telefonata allarmista è un ex carabiniere di 52 anni che lavora come portantino nel reparto di ostetricia e che forse ha avuto un momento di nostalgia per i tempi andati di blitz e irruzioni.
Tutto questo è stato alimentato da un clima di terrore nei confronti della legge 194 che è cominciato con il referendum per la legge sulla fecondazione assistita, è continuato con i vaneggiamenti del papa e di Giuliano Ferrara contro l’aborto, ed arriva fino ad oggi, quando platealmente viene vietato il diritto di una donna, la privacy e il segreto professionale tra medico e paziente e, tanto per gradire, viene pure violata la legge.
Il 15 febbraio Norma Rangeri scriveva sul Manifesto “Noi della vecchia generazione di femministe avevamo l’incubo dei feti sotto vetro esposti in pubblico dal movimento per la vita di Carlo Casini, un cattolico oltranzista che non si faceva scrupolo di violentare, con macabri rituali, le donne che affrontavano il dramma dell’aborto. Oggi, a trent’anni dalla conquista della 194, ci ritroviamo con un neonato movimento per la vita, concepito e partorito da Giuliano Ferrara. Nel 2008 l’aborto torna a essere definito un omicidio e assassine sono le donne costrette a ricorrervi. Fino al punto di essere inseguite nelle corsie d’ospedale da squadre di poliziotti a caccia di feti. Naturalmente, ieri come oggi, a indossare i panni dei difensori della vita sono uomini, mossi dal desiderio di ristabilire il potere della generazione, grande e perduto”.
Ferrara ha anche detto che farà il test per la Klinefelter, perchè secondo lui ne è affetto, ma soprattutto per dimostrare che si può vivere degnamente anche avendo questa sindrome. Io non credo che gli riuscirà fare questa dimostrazione. Perchè tra i feti esposti e la minaccia che ti possa nascere un figlio come Giuliano Ferrara non so cosa può fare più paura. E comunque resta una decisione che solo una donna può prendere, in coscienza, senza pressioni psicologiche, pensando a quello che può essere meglio per lei, per la sua vita e per il suo bambino. Perchè non si può separare la vita di un bambino da quella della madre. C’è poi da far notare come nella maggior parte dei casi le donne decidano di tenere bambini anche con problemi, mentre probabilmente a quel punto sono gli uomini a scappare il più lontano possibile. Perchè le donne sono molto più coraggiose e la decisione di abortire non è mai presa a cuor leggero.
Poi c’è l’obiezione di coscienza di medici e di personale ospedaliero. Diventa così difficile anche avere la pillola del giorno dopo, che potrebbe evitare situazioni più difficili e complicate, perchè dall’alto di non si sa quale potere qualcuno pensa che sia giusto decidere della tua vita. Solo il 20% dei medici in Italia pratica l’aborto e questo comporta liste d’attesa lunghissime per l’interruzione di gravidanza quasi al limite delle 13 settimane stabilite per legge. E anche questo complica lo stato psicologico e emotivo delle donne che hanno preso questa scelta. Per non parlare del fatto che per rendere ancora più deboli e fragili le donne in Italia non si può usare la pillola abortiva RU 486 che eviterebbe l’intervento chirurgico e molte delle conseguenze psichiche e fisiche che dipendono da questo. Ma qualcuno pensa che sia giusto che la donna che abortisce debba soffrire il più possibile.
Non è questione di pensare se l’aborto sia giusto oppure no, se nell’embrione ci sia o no la vita o a quello che faremmo noi in una situazione simile. Quello che ognuno di noi pensa non può precludere la libertà di chi si trova in una situazione diversa dalla nostra o la pensa diversamente. Non si può obbligare qualcuno a fare quello che faremmo noi. Abbiamo anche noi il diritto di scegliere, come tutte le donne d’Europa, della nostra vita. Bisogna smettere di pensare che la libertà individuale di una donna, di scegliere per la sua vita, sia egoismo femminile. In più gli aborti dagli anni 80 ad oggi sono diminuiti del 40%, quindi non siamo quelle scellerate assassine che pensa il Vaticano. E’ triste constatare quanto il dito sia sempre puntato sulle donne: assassine, ammaliatrici, provocatrici, opportuniste, streghe…Si, allora bruciateci sul rogo e fate vedere quanto amate la vita.
Giada
Ps: ultima citazione: “I numerosi ragazzi-padri, gli incoscienti di fronte alle loro eiaculazioni, gli uomini che non hanno nessun rapporto con i “loro” bambini si sono presi l’incomodo di fare leggi sui nostri corpi, sui nostri figli, sulla nostra maternità. E ci fanno pagare il prezzo di averla, non dico scelta, ma accettata. Se esistesse davvero l’uguaglianza dei diritti, all’obbligo per la donna di portare avanti una gravidanza non voluta dovrebbe corrispondere parallelamente l’obbligo per l’uomo al coito interrotto o al preservativo. Se l’uomo ha la libertà di non gestire i suoi spermatozoi, la donna dovrebbe avere la libertà di non preoccuparsi delle proprie ovulazioni, e invece siamo solo noi che dobbiamo continuamente difenderci dalla libertà del maschio: l’unico non punibile dalla legge“.
“Il processo degli angeli“, Gigliola Pierobon sul procedimento giudiziario intentato contro di lei nel 1973, dopo un aborto clandestino a 17 anni, per “delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe”.
Le cose che amo…
Febbraio 10, 2008
Ecco alcune delle cose che in questi 25 anni ho capito che per me sono importanti….ne mancano tante lo so e non sono necessariamente in ordine di importanza:
- Dormire, da sola o con qualcuno che mi abbraccia possibilmente.
- Fare l’amore.
- Sognare, passare da un sogno ad un altro, riuscire a controllare i sogni, interpretarli quando mi sveglio.
- Il mare, prendere il sole dove non c’è nessuno, guardare i pesci con la maschera, l’acqua azzurra e trasparente della Corsica, fare il bagno senza costume, tuffarmi quando non vedo gli scogli sotto, addormentarmi sulla sabbia…tutto
- La doccia calda, quasi bollente, prima di andare a dormire, che toglie il freddo dalle ossa, da sola o con qualcuno, quando non svengo! (nell’eventualità che sia con qualcuno abbassare di qualche grado la temperatura!!)
- Fare colazione a letto, cappuccino e sfogliatina alle mele, o anche pasta di Giorgio, sennò caffèlatte tremila marmellate e miele.
- Andare al cinema, essere totalmente immersi nel film, non ci sono parole.
- Far vedere i film a qualcuno, segno inequivocabile che gli voglio bene e se la persona si fida vuol dire che un po’ di bene me ne vuole anche a me.
- I pinoli, l’odore, la resina che si appiccica alle dita che diventano nere, e mangiarli in qualunque tipo di piatto, tanti, tantissimi, non sono mai abbastanza.
- Il gelato al pistacchio.
- I fichi.
- I film di Jean Pierre Junet e Michel Gondry, il favoloso mondo di Amelie, una lunga domenica di passioni, delicatessen, se mi lasci ti cancello, l’arte del sogno (pessime traduzioni dei titoli).
- Commuovermi per cose stupide, piccoli regali, la gioia di qualcuno, una cosa bella che non mi aspettavo, un film, una canzone ascoltata in un momento particolare.
- Il bagno alle terme di notte, quando c’è poca gente e un leggero freddino fuori.
- L’insalata con tutto dentro, pomodori, carote, sedano, finocchio, cetriolo, mais, carciofo, mozzarella.
- La pasta con il pesce, i pomodorini, uvetta e pinoli al ristorante dell’isola del Giglio.
- Le lettere, da scrivere e da leggere.
- Le foto.
- I diari.
- Scrivere.
- I dischi di quando ero piccola.
- Il bagno al mare di sera, quando il sole sta tramontando verso le 8- 9 di sera.
- I cuccioli, animali e umani.
- Avere amici che mi fanno uscire quando sono triste, tutte le volte che dico “sto bene, voglio solo restare sola”.
- Le cene, solo ed esclusivamente con gli amici.
- Quando mi comincia a passare il mal di testa, come in questo momento, la sensazione di un piccolo stordimento, la testa che diventa leggera leggera.
- Stare con il sedere davanti al caminetto, con serio rischio di bruciarsi ma non importa. Le varianti sono davanti al riscaldamento, ad una stufa, o al climatizzatore che butta aria calda (come si chiama?!).
- I goonies e Navigator, La storia infinita, la mia infanzia.
- Il campeggio, l’odore dell’erba e degli alberi quando piove, stare a chiaccherare prima di dormire, il cielo che vedi quando sei in campeggio, e la colazione la mattina, l’odore del caffè sul fornellino, gli occhi stropicciati dal sonno e dalla troppa luce, la voglia matta di andare al mare…
- I tramonti, non c’è niente da fare sono i colori più belli che si possano vedere meglio se sul mare, ma credo che la maremma abbia i tramonti più belli del mondo!
- I regali, fatti e ricevuti, non tutti, quelli che significano qualcosa, o dati in un momento speciale, il libretto di klimt, il quadro di Charlie Chaplin, il libro del favoloso mondo di Amelié, un cd, un libro con una frase speciale, anche una cosa scritta su un blog…
- I libri di Kundera.
- La capanna, con mio nonno, i gattini nella vecchia botte del vino, l’altalena, le ciliege.
- Cantare durante i viaggi in macchina.
- Il modo in cui ti guarda chi ti vuole bene, senza parlare.
- Le gite fuori porta e le scampagnate.
- Le isole, il profumo che hanno, il vento che non ti fa sudare nemmeno quando cammini 10 chilometri per trovare una caletta meravigliosa, l’idea che sia tutto lì quello che ti serve per vivere.
- I baci sulla schiena, mmm…
- I massaggi.
- Quando qualcuno prende le mie parti.
- Avere ragione!
- La lettera di mia mamma il giorno della tesi.
- Quando un libro mi fa piangere.
- Incazzarmi per quello in cui credo.
- Gli spettacoli di Marco Paolini, solo lui riesce a rendere il vero significato del racconto così come lo sentivamo da bambini, parlando però di cose da adulti, che ci riguardano, che scopriamo con stupore quanto ci interessano.
- Sapere, la verità.
- Ally Mcbeal.
- Le coincidenze.
- Capire.
….
Giada
Un voto…
Febbraio 9, 2008

Io mi guardo intorno e non ho parole. Invidio profondamente tutti quelli che riescono a guardare il telegiornale senza provare una irresistibile voglia di vomitare che passa solo con le prime note della sigla di “un posto al sole”!!! Devo dire sinceramente che non ce l’ho fatta a stare dietro a tutto quello che è successo da quando è caduto il governo, in me a vinto a man bassa il sentimento “non voglio sapere più niente”. Comunque quello che ho capito, (che ci hanno voluto far credere oppure no, non so davvero cosa sia peggio) è che il nostro incerto governo, che era passato incolume tra uragani e orchi dell’estrema sinistra, è caduto perchè Mastella, come ha sintetizzato il Vernacoliere, “voleva anche un mugolone (n.d.r. pompino), ma Prodi ha preferito la crisi di governo”. Forse si aspettava che il governo eliminasse subito fisicamente tutti i giudici che stavano indagando su lui e la sua famiglia, che fossero spediti al confino, ai lavori forzati in Siberia, a Guantanamo o chissà dove. Per quale cazzo di motivo Mastella ha fatto cadere il governo? Per motivi suoi personali e perchè voleva passare a destra (e che stavolta se lo tenessero pure perchè che uno come lui stesse in una coalizione di sinistra era veramente una vergogna).
E ora che succede? C’hanno detto fino a ieri che una legge elettorale era assolutamente necessaria. Calderoli ha detto che è una porcata anche se non c’erano dubbi visto che l’ha scritta lui che probabilmente aveva imparato a leggere e scrivere per l’occasione. Sembrava che senza una nuova legge elettorale nessun governo potesse essere stabile. Oggi invece ci dicono di andare a votare. Dopo che si sono fatti ben bene i cazzi loro finora, con i loro giochetti di potere, tra veline, cocaina e mafia, hanno bisogno di noi. E ci dicono che è un nostro diritto ma anche un nostro dovere votare. Dovere? L’unico nostro dovere è quello di proporre un referendum in cui si chiede di mandare a casa tutti quelli che hanno governato dal 1945 ad oggi. Sennò non ha nessun senso andare a votare per vedere quanta merda riescono a buttare su quello in cui credevi.
Qualcuno nei giorni scorsi mi ha detto che voterà Berlusconi perchè è l’unico che può garantire un governo stabile e senza di questo la nostra economia rischia di crollare. Questo è l’impoverimento di tutto quello che credo sia necessario per vivere: le idee. Una buona economia è quella che fa morire i 7 operai della ThyssenKrupp e i 90 dall’inizio dell’anno ad oggi. E’ quella che mi obbliga a fare il quarto tirocinio della mia vita a 300 euro al mese e in più non cambia la mia qualifica di “segretaria”. E’ quella che toglie le tasse ai ricchi e il reato di falso in bilancio. Quella in cui le banche non ti fanno un prestito nemmeno a morire ma a Tanzi danno i miliardi per truffare gli italiani. Questo è quello che succede quando si pensa che sia più importante l’economia e l’immagine di potenza a livello internazionale della vita delle persone.
Questa è una canzone di Frankie Hi Nrg, Rap Lamento. Non so ma mi ricorda qualcosa!
Per fare una partita alla “Repubblica” occorre essere iscritti a una compagine politica: ce ne son decine tra cui scegliere a seconda del colore (anche se ultimamente il nero va per la maggiore).
Una volta che si è in squadra – o in squadraccia – è importante aver le natiche al posto della faccia per riuscire a reggere la fase atletica, con più tensioni: la campagna acquisti, detta anche “le elezioni”.
Caratteristica della “Repubblica” è di esser gioco a palla multipla, ma senza limiti di numero, volume o qualità di sorta: ognuno inventa le sue palle e poi le spara a propria volta.
E il pubblico pagante che finora è stato zitto decide chi tifare, esercitando un suo diritto, credendo a quelle palle che lo fanno più contento e premiandone l’autore con un posto in Parlamento.
Quando sei in cabina e giochi la schedina ricordati che sei la colonna di un sistema. Valuta un po’ prima: rametto o bandierina? Scegli attentamente il tuo prossimo problema.
II Parlamento è uno stadio tutto pazzo: 2 curve a gradinate senza un vero campo in mezzo, rinchiuse in 2 palazzi in cui s’attizzano gli scazzi tra schiamazzi e rubamazzi, istituzionalizzando gli intrallazzi.
Si aprono le danze tra le squadre elette e parte il walzer delle alleanze, in cui vengono stretti tutti i gatti con i sorci, i cani con i porci, in quell’unico bestiario che dovrebbe governarci.
La maggioranza vince, il resto fa l’opposizione, un manipolo di eletti forma una delegazione, va dall’arbitro sul colle per prestare giuramento forgiando nuove palle da buttare in Parlamento.
‘Ste palle – dette “leggi”, per via del peso scarso – avuto un voto, un veto, un Vito ed un ricorso, galleggiano tra i banchi tutto quanto il santo giomo: da destra a sinistra a destra e poi ritorno.
Quando sei in cabina e giochi la schedina ricordati che sei la colonna di un sistema.Valuta un po’ prima: rametto o bandierina? Scegli attentamente il tuo prossimo problema.
Nell’ ultimo periodo il gioco è fatto statico, monotono, le palle son talmente enormi che manco rimbalzano, ma schiacciano le regole e all’ arbitro che estrae un cartellino danno pure del daltonico: bazzecole, il peggio ha da succedere.
Qui stanno convincendo il pubblico a pagare senza scegliere, abbonandosi al satellite e restando tutti a casa, usando il nome di “Repubblica” per tutta un’altra cosa: uno sport che si gioca su una piazza da un balcone, dove uno urla qualcosa e tutti gli altri che ha ragione.
Brutta razza ’sti tizi che in terrazza dirigon con la mazza un gioco in cui s’ammazza chi non si sollazza!
Da un bel pezzo c’è st’andazzo e non prendetemi per pazzo se ipotizzo ’ste compromissioni storiche, ma qui nel nostro Stato il campionato vien giocato solamente da due squadre con le maglie identiche.
Quando sei in cabina e giochi la schedina ricordati che sei la colonna di un sistema.Valuta un po’ prima: rametto o bandierina? Scegli attentamente il tuo prossimo problema.
Giada